Visualizzazione post con etichetta sulla criminalità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta sulla criminalità. Mostra tutti i post

sabato 26 ottobre 2019

Una tragedia alla Don Matteo... forse? Ma? Purtroppo col senno di poi non si fanno rivoluzioni.

(Questo articolo è stato scritto il 9 febbraio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)



QUESTO ARTICOLO A NUMEROSE ARGOMENTAZIONI PARTICOLARMENTE SCORRETTE CHE POTREBBERO INDISPORRE LA MAGGIOR PARTE DEI (PER ME IPOCRITI) BENPENSANTI, SE LEGGETE LO FATE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO E NON VI LAMENTATE.

Vasto. Non sto qui a raccontare nuovamente la stesse cose che sono perfettamente leggibili su tutti i giornali e gli articoli disponibili anche online.
Ma fare solo mere considerazioni personali.

Forse perché ora si divertono a pubblicare la lettera del ragazzo suicida che dice addio dando la colpa agli altri di tutto quello che non andava nella vita.
Forse perché il 14 gennaio di quest'anno si è spento Gabe Marcela, poco più giovane del suicida, morto per un difetto congenito al cuore, dopo che la madre ha mosso il mondo (del web) per fargli giocare in anteprima l'ultimo videogioco di Legend Of Zelda, sua unica fonte di gioco perchè di correre davvero non poteva neanche pensarci.
Forse perché ci sono ragazzi seviziati dalla polizia che dovrebbe difenderli e poliziotti che muoiono eroicamente provando a salvare una sola vita.
Forse è per l'aria di cospirazione sui cambiamenti delle leggi del Tuom.
Forse è per l'Abruzzo.
Forse è per il senso di catastrofe che ci attanaglia.
Forse è il senso di impotenza davanti all'inesorabile avanzata del tempo.
Forse è per la voglia di non arrendersi, ma mandare a 'fanculo tutti quelli che parlano di perdono come se fosse una cosa facile.

Fabio di Lello era sicuramente caduto in un profondo stato depressivo per la morte della moglie Roberta. Comprensibile: parliamo di un uomo felice ed innamorato, soddisfatto della sua vita che gli andava bene e che di colpo ha perso ogni significato.
Io raramente credo che le persone possano amare fino al punto di autodistruggersi, ma lui amava davvero in questo modo, a quanto pare. I racconti che vengono fatti del suo modo di affrontare la perdita, la fanno da padroni su ogni articolo. E ogni volta penso che quest'uomo, in qualche modo, dovesse essere aiutato. In che modo? Non saprei, ma si vedeva che non stava bene. So cosa vuol dire quando un tuo famigliare perde troppo presto la persona cara. Sicuramente non lo lasci in uno stato di commiserazione, tristezza ed odio.
Se no scusatemi ma uno non prende una pistola e spara. Anche se lo vorrebbe.
O dobbiamo cominciare ad analizzare il senso di megalomania di un uomo che visibilmente non ha, perchè se no non sarebbe andato a piangere ancora sulla tomba dell'amata e non avrebbe aspettato lì l'arrivo dei carabinieri. Quello era semplicemente disperato. Solo e disperato, anche se circondato da migliaia di persone.
Italo D'Elisa era il colpevole dell'omicidio e per questo lo ha punito, anticipando la comparsa del giovane davanti al tribunale al quale, ovviamente, non credeva. Altrimenti avrebbe lasciato fare alla giustizia.
Purtroppo su questo non posso dargli torto. Neanche io ho più fiducia nella giustizia. Non l'ha più nessuno. Lenta e a favore dei delinquenti troppo spesso. Arroccati nei loro diritti e incapaci di voler fare il loro dovere. E se penso al loro sotto organico, che è indubbio che ci sono posti dove davvero lavorano per amore della legge, penso a quelli che lavorano mezza giornata scarsa. 


Qui comunque scatta la prima riflessione: la differenza tra incidente e omicidio stradale.
L'incidente è dato da una serie di fatalità che hanno portato ad un tale evento, l'altro invece è causato da circostanze che potevano essere evitate.
Tralasciamo innanzitutto quelli che salgono su un veicolo pensando seriamente di ammazzare in questo modo qualcuno, o quelli che lo fanno nel flip imbecille di un gioco mentale o di fara con un altro amico con lo stesso livello di intelligenza. Parliamo dei casi più comuni.
Mi capita spesso, davanti ai piagnistei dei morti stradali, di tacere per quieto vivere. Perché? Perchè sono urticata dall'idea di dover compiangere chi è morto perchè ha sbattuto contro un palo o è andato fuori strada perchè ubriaco o sotto effetto di stupefacenti. A volte penso che sia meglio così, perchè se rimaneva paralizzato toccava pure che le famiglie se lo dovessero prendere in carico e spenderci dei soldi, tempo e salute. Nessuno li ha costretti a prendere alcun che e se dicono il contrario è una cazzata. I casi sono così esigui da essere irrisori. Non sono donne a cui rifilano del roipnol o dopo aver preso qualcosa vengono violentate. Non siate così vili e meschini da metterli sullo stesso piano: se tu agisci sotto effetto di qualcosa sei un criminale: sai che non sei nello stato di poterlo fare davvero ma te ne fotti.
Se questi buon "temponi" invece causano la morte di qualcuno, allora è tutto un altro paio di maniche. Qui mi incazzo. Non sono innocenti, sono dannatamente colpevoli. Per me non è neanche omicidio colposo, ma volontario: guidare in stato alterato vuol dire essere consapevoli di essere una mina vagante.
Poi ci sono gli incidenti.
Gli incidenti sono dettati dalla leggerezza.
Dalle sceme che parlano con il vivavoce e il telefono in mano (sì sono statisticamente le donne) pensando così di essere fighe e sagaci, agli imbecilli che se lo tengono all'orecchio (questi sono gli uomini, dei geni).
A quelli che non mettono la freccia a chi ha l'ansia del sorpasso.
Poi c'è chi cambia la stazione radio e chi parla con quello affianco.
C'è semplicemente chi sta pensando ai fatti suoi, perchè ha avuto una bella giornata o perchè è stata pessima ed è così concentrato da distrarsi.
A volte si è solo stanchi.
Corriamo tutti, senza sapere davvero dove. Non pensiamo davvero a quello che stiamo facendo e... ne veniamo travolti.

Ammetto che quando cominciai a leggere il primo articolo su questa tragedia, nel titolo, mi aspettavo che lui rientrasse del primo caso e non il secondo. E invece no. Mi sbagliavo.
Più passa il tempo più penso seriamente che sì il ragazzo abbia causato la morte della donna, ma non ne sia l'assassino. Se non sapete la differenza, è inutile che crediate di saper pensare.

Qui sembra proprio che sia stato un incidente. Una distrazione che, brutto a dirsi, capita: sfido chiunque a dire che MAI nella loro vita non abbia dovuto inchiodare, uscendo da un parcheggio o da un incrocio, perchè si è visto di colpo l'arrivo di un'altro (che magari ha pure accelerato per non farti passare).
Qui lui si molto probabilmente si aspettava al massimo fosse giallo e di avere tempo e lei è partita nell'istante esatto in cui è scattato il verde.
Probabile e non impossibile che sia andata così e io conosco fin troppe persone che sono così "furbe" (ed è il motivo che preferisco muovermi per i fatti miei: per personalità non riesco a pensare "e vabbeh" ma  "le la regola è così, è così. Se penso che sia sbagliata è un conto, ma se non lo penso, faccio la cosa giusta").
Dirò di più: conosco una storia analoga, ma al contrario. La vittima è sempre il motociclista: un giovane uomo che una sera passava col rosso. Il conducente della macchina che il ragazzo ha preso in pieno invece passava col verde. E' stato un incidente fatale e l'autista ha ripreso la macchina solo perchè aveva una famiglia da mantenere e non perchè non fosse letteralmente terrorizzato dalla sola idea di salire dentro l'abitacolo.

Ora compaiono anche i resoconti di come il ragazzo aveva affrontato la tragedia (giusto per la cronaca: a 22 anni sei un ragazzo, a 30 sei un uomo. Giovane ma uomo. sì, c'è differenza, per esperienze di vita e testa). Perchè ovviamente il ragazzo prima non non poteva parlarne in tv, non era un caso nazionale.
Il padre racconta come si fosse ritrovato solo e isolato (anche abbandonato) da tutti, ossessionato dall'incidente, tanto da pensare di non rendere più la macchina in tutta la sua vita. Non è uscito di casa per molto tempo ed era rimasto sconvolto sia dall'esperienza che dalle urla di vendetta contro di lui (e sarò brava: non ironizzerò sugli incitamenti che avrebbero detto se fosse stata una donna). Alla fine Italo poi non si è fatto scoraggiare e ha deciso di ricominciare a uscire e, al massimo, si muoveva con la bici.

Qui la seconda considerazione.
Qui nasce il giallo.
Di Leo afferma che lo vedeva sbeffeggiarlo in motorino, quando lui il motorino non l'aveva.
Quindi c'era qualcuno che lo faceva, godendo del suo lutto, conscio tra l'altro del fatto che l'uomo non lo riconosceva, coperto dal casco.
O peggio: qualcuno lo salutava per stima ed empatia per la tragedia e lui, nella mente alterata dal dolore pensava a una beffa e pensava che la beffa fosse fatta proprio dal suo "nemico".
Perchè la sua famiglia temeva che facesse un gesto estremo su se stesso, gesto che ha fatto: solo verso un altro.
Perchè tutti pensiamo di fare il minimo indispensabile e istigare alla violenza siano le soluzioni migliori. E con lui hanno fatto questo.

SONO TUTTI COLPEVOLI, ORA.

Terza considerazione.
Due cose, in verità.
Che dicono di sentirsi vicino alla famiglia D'Elisa e probabilmente, quando loro si sentivano allo stesso modo, gli hanno risposto (non ufficialmente) peste e corna. Ma non si può imputare loro l'incapacità di dare perdono, perchè per un grande torto, vi vuole un lungo percorso e ormai questo pretendiamo che non sia così.
E la cosa più raccapricciante: gli avvoltoi giornalistici che li perseguitano sperando in una dichiarazione in lacrime, manco fossimo tutti la strana famiglia di Gaber.


mercoledì 16 ottobre 2019

Notizie dal mondo, tanto che fanno pensare, ma forse troppo poche per fare qualcosa

(Questo articolo è stato scritto il 2 febbraio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)



Credo sinceramente che ci siano note e informazioni che in questo periodo non possono che colpire il lettore.
Perchè tra le manifestazioni americane contro il proprio presidente, manifestazioni che non stanno cambiando le cose, ma almeno fanno esprimere le proprie opinioni (non come noi) e che li rende degni di rispetto per l'amore che dimostrano per quello in cui credono o che dicono di credere (ma lameno non si lamentano soltanto nascosti in casa), ci sono innumerevoli storie che non fanno altro che far pensare.
Ci sono Ray Johnstone che non vuole farsi abbattere dalla solitudine e dalla vecchiaia e che cerca dei nuovi compagni di pesca. Ha provato con Facebook, ma non ha ricevuto risposta, ma non si è arreso e ha messo un annuncio su Gumtree (sito popolare per gli annunci in Australia), sotto la dicitura "usato", il che denota anche un certo senso dello humor. Un annuncio che ha avuto migliaia di riscontri, dai vicini di casa e da persone anche più lontane, olre a imbarcazioni che lo vogliono ospitare sulla loro barca. Ancora ricordo amarmanete il vecchio romano che chiedeva di fare il nonno a una famiglia (e piangeva per la sua solitudine) e che poi ha finito per derubarla, ma mi consolo e credo ci sia ancora speranza nel mondo.
Un mondo sommerso che riemeprge, un po' come quello che dicono di aver trovato grazie alle rocce vulcaniche sulle isole Mauritius, che ancora permettono di sognare mondi nuovi senza cercarli fuori dal sistema solare, probabilmente soprattutto per le vittime di abusi in famiglia nel grande Stato/Continente che è la Russia, dove a quanto pare hanno rimosso dal codice penale russo il reato di "percosse in famiglia", declassandolo a illecito amministrativo, punibile con un'ammenda ridicola con un arresto altrettanto ridicolo. Un po' come il fondatore della Jingbei Investiment che denota solo di odiare e aver paura delle donne, non di avere ragione, a dimostrazione che il mondo arretrato è ovunque e in qualunque ceto sociale. In fondo si sa, di schifosi imbecilli ne è pieno il mondo ed è così pieno che comandano e impediscono al mondo di evolvere... poi ci si chiede perché dalla Cina scappano tutti.
Finiamo con il piangere in modi diversi le nostre amiche: Nadia Pulvirenti, che muore a 25 (venticinque) anni mentre svolgeva il suo lavoro di riabilitatrice spichiatrica e che è stata accoltellata dal suo paziente e mentre sdrammatizzano dicendo "sapeva i rischi che correva", quando in certe strutture dovrebbero stare attenti e no, non te lo devi aspettare, i suoi familiari chiedono al suo spirito di aiutarli a imparare a perdonare. Perché il perdono non è qualcosa che di lungo e tortuoso, qualcosa che è personale e che nel perbenismo buonista dei nostri giorni è del tutto abusato dando sempre ragione al male e mai alla vittima di quel male. Se la si smettesse di farla così facile con l'idea di perdonare e ci si interessasse di più di star vicino a chi soffre... magari Fabio di Lello non avrebbe ucciso l'assassino di sua moglie, non avrebbe passato questi mesi struggendosi dell'amore che tutti sogniamo di avere e che lui ha perduto, perchè forse avremmo più fiducia della giustizia. Anche se, lo so, in Italia è una parola vuota.

E concludo con la felicità degli animalisti, dove i falchi viaggiano in aereo meglio delle persone normali. Basta avere i soldi.

















domenica 6 ottobre 2019

Autocelebrazione a dio del maschio

(Questo articolo è stato scritto il 25 settembre 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


L’autoproclamazione di dio e l’autocelebrazione del maschio non mi sorprende.
Purtroppo sta diventando un problema: non sorprendendosi più di qualcosa non ci si indigna più e se non ci si indigna più… si manda tutto a puttane.

Questa volta andiamo in provincia di Brescia a Borgosatollo.

Infame (così chiameremo il quarantaduenne in questione) è l’esempio eclatante di tanti infami del mondo.
Infame era solito picchiare la moglie, tanto che se cerchi online parlano di “abitudine a risolvere diatribe coniugali”. Nessuno se ne preoccupa quindi e tutto sarebbe andato tutto bene (il che è davvero tutto dire) se non fosse stato che il 25 agosto scorso era stato particolarmente violento arrivando a fratturarle uno zigomo e l’ha segregata in casa. Donna (così chiamo ora la vittima trentaquattrenne) si è quindi ridotta a un’apatica creatura pronta ad accettare tutto pur di non subire ulteriori maltrattamenti: le aggressioni infatti come la maggior parte delle volte in questi casi, avviva per le questioni più banali.
Un vero Infame, non c’è che dire. Anche perché Donna, da quando Infame aveva perso il lavoro, si occupava di tutto in casa. L’inutilità di Infame come essere umano quindi sembra volersi giustificare dalla sua sensazione di non essere più il capo del mondo e per rilassarsi menava la compagna.
Futili motivi è infatti segnalato anche nel rapporto dei Carabinieri di San Zeno dopo che questi sono intervenuti.
Il là ai tutori dell’ordine è stata data da una segnalazione di un conoscente (che chiamerò Uomo) della coppia che era venuto a conoscenza della cosa si è comportato come una vera persona e ha deciso di informarli sui fatti dopo che Infame lo ha messo a conoscenza delle sue azioni.
Infame, infatti, aveva condiviso la cosa con Uomo e altri amici (anche colleghi di Donna), vantandosi addirittura di avere delle prove della violenza e si è procurato dei trofei come ogni bravo Serial Infame fotografandole le ferite, mandandole poi condividendole con gli amici.
Donna, raggiunta dai Carabinieri, ha quindi raccontato e dato un senso alla ricostruzione dei fatti e ha formalizzato la denuncia contro Infame che è stato arrestato ed è finito in carcere e lì sta in attesa del processo, dove dovrà rispondere di maltrattamenti in famiglia, lesioni e sequestro di PERSONA (perché sì, non illudetevi, anche le donne sono persone).

Ci sono delle domande però che non possono che non assillare la mia mente.
Uomo ha denunciato. Secondo i dati non era la prima volta che dava in giro le fotografie della sue Infamità, ma non c’è molto da chiedersi, se è vero, perché non l’ha fatto prima o perché non è intervenuto: l’intervento lo avrebbe reso passibile lui stesso di denuncia e l’altro può essere passato dall’essere convinto a uno scherzo, per poi essere turbato fino a prendere la decisione di intervenire e al diavolo se gli dicevano che non poteva farlo (capita anche questo in Italia).

Ma gli altri?

Io di mio li denuncerei tutti per concorso in aggressione e rapimento.

sabato 28 settembre 2019

Basta dire no allo sharing

(Questo articolo è stato scritto il 16 settembre 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Come tanti altri siti, io pure cado nel clichè di parlare della violenza telematica perpetrata ai danni di DONNE.
La prima a una mia coetanea (quindi sento una connessione emotiva data dal "potrei essere io") che umiliata per gli insulti subiti si è ridotta a trovare rifugio nell'atto più estremo.
La seconda è invece solo una diciassettenne (e qui arriva l'istinto di protezione: "potrebbe essere mia nipote") e quindi potrei dire che donna ancora non è, è poco più di una giovane ragazza, tra qualche anno la considererò praticamente una bambina (quando mia nipote, appunto, avrà quell'età).

Tutto poi è considerare la questione di una violenza data dal (mal) costume italico e un'altra che ha l'aggravante di quella fisica.

Qui infatti parlo dello sharing: la condivisione a terzi di immagini che non sono tue.

La questione è lo sharing: hai chiesto il permesso di diffusione? No. Allora non lo diffondi.

Io per prima ho ricevuto un filmato di un ragazzo che per salvare un albero ci è salito, fermando il traffico (la persona che poi mi ha inviato il link, oltre a conoscerlo, era una di quelle che si è ritrovato nella via del fatto ferma in macchina).

Il video è reperibile su facebook, fino ad arrivare al giornale locale.

Personalmente, visto che le sue azioni (dettate da ottime intezioni) hanno portato a far muovere qualcosa, prima dell'arrivo degli articoli online volevo pubblicarlo io con tanto di video.

Non l'ho fatto.

Perchè? Perchè volevo che si vedesse quel video, volevo caricarlo e diffonderlo. Non fare un altro articolo così, per mettere una pagina in più. 
Quindi ho chiesto se potevo farlo e mi è stato detto di no. 
Il video mi era stato passato su whatsapp perchè io non avevo facebook (dove mi avevano detto che stava diventando praticamente virale tra i concittadini) ed era un video che testimoniava l'operato (o meglio il non operato) dell'amministrazione pubblica e dello scempio botanico conseguente e che voleva far smuovere le acque, cosa che era già successa prima del mio articolo: il protagonista del video è stato convocato in comune (e vedremo come finirà). Ed era una cosa che fa dire "avrei voluto farlo io", quando guardi quel video.

Non era qualcosa che sapevo che, una volta pubblicata, avrebbe umiliato il soggetto ,sapendo che sarebbe stato deriso, ma comunque ho chiesto il consenso.
Ho chiesto anche quello di diffonderlo su whatsapp, tra l'altro.
Non serve un genio, non serve neanche essere una buona persona. 
Basta essere una persona.

La prima vittima dello sharing negativo è Tiziana.
Lei è una normalissima ragazza di trentun'anni che ha fatto quello che in molt fanno, ma che nessuno dice di fare ammantandosi dello stesso onore degli ipocriti: un sex tape.
Adesso, sappiamo tutti che l'idea di essere attorni porno (o dotati come attori porno) piace al 99,9% degli uomini, se no non avrebbero fatto un reality show con il signor Siffredi e, soprattutto, non conosceremmo mai il nome di Rocco Siffredi. Il signore in questione poi viene ammantanto dalla gloria che si danno agli attori del grande cinema e ai calciatori, mentre una corrispondente femminile vive inondata di volgari risatine della serie "so che ti piace, viziosa" (geni, vi svelo un segreto: se il sesso non piacesse alle donne, ci saremmo già estinti).
Che poi è vero: la donna media non è entusiasta di farli, ma li fa e solo per far contento l'imbecille con cui hanno una relazione, come se la propria opinione non fosse importante. Ci sono poi quelle che lo fanno volontariamente perchè trovano la cosa deliziosamente erotica.
E, vaffanculo, ci sta: se l'idea piace a un uomo, perchè non dovrebbe piacere a una donna?

Sai cosa ti dico bigotto vizioso?




Il problema, nei fatti, è stata la condivisione del video che è finito sul web con tanto di nome e cognome e gli insulti pesanti che ne sono arrivati.

Iporcrite mezze seghe, evitate i finti perbenismi del vademecum di come si dovrebbe comportare una donna, che avete rotto, che siate uomini o donne non m'interessa: dovete finirla, perchè solo perchè non vi piace quello che vedete quando vi guardate allo specchio e nessuno lo farebbe con voi, non vuol dire che dovete vomitare la merda che avete dentro agli altri.Italiano medio? Non sei lo stallone che il resto del mondo ancora pensa che tu sia, sei solo una eiaculazione sempre più precoce, piuttosto.

Ora. Sua madre dice che la figlia era "plagiata" altimenti non l'avrebbe mai fatto.
Perchè, appunto, per compiacere l'italiano medio si torna all'idea che "una brava ragazza (come sicuramente era lei e qui non si mette in discussione) non l'avrebbe mai fatto".
La domanda è? Perchè no?
Era il suo ragazzo, quello? Sì? Bene.
Era un ragazzo che gli piaceva e basta? Sì? Bene.

Non c'è stato il suo consenso di metterli online? No? Male.
Antonio Iacuzio
Enrico Iacuzio
Christian Rollo
Antonio Villano

Fate schifo.
Immagino che le vostre vite fallite vi abbiano dato soddisfazione solo in quel momento, quando sapevate di stare per rovinare la vita a una donna.
Non usate la mia morale contro di me: sappiamo già che io non l'avrei fatto non perchè non lo doveva fare lei, ma perchè non era da fare. Il sistema morale attuale in Italia è tale per cui 
E perchè non ci sono gli altri nomi?
Punto.
Sapevi perfettamente che la cosa avrebbe leso moralmente quella Persona e hai scientemente deciso di farlo.
E' uno stupro.

Giudice che le ha detto che deve pagare lei?
Devono indagare anche te, lo sai, vero?
Sai che non sarebbe stata lei a dover pagare, ma piuttosto il sito che non aveva il consenso firmato dei soggetti dell'opera? 
E/o chi ha messo il video sapendo di non averli?
Non ci vuole essere un bravo giudice per saperlo.
E ti paghiamo con le nostre tasse?
Ma non ti vergogni?
Sei fortunato che non so il tuo nome, se no riempirei il web col tuo nome con l'accusa della misoginia e dell'assoluto arbitrio e abuso che fai del tuo ruolo per avvalorare tesi assurde e anticostituzionali.
Fai schifo.
Come e quanto loro.
Ti sei divertito?
Immagino di sì. Voglio il tuo licenziamento e la radiazione dall'albo se esiste un albo dei giudici.

I giornalisti dicono "ma pensavamo fosse una che voleva farsi pubblicità"?
No, davvero, questa come la posso commentare se non con la speranza che vi venga almeno un attacco di diarrea verde (e che quindi vi cloniate in questo modo)?
No, davvero, e poi rendete impossibile diventare giornalisti se non si ha fatto cosa? L'università per i falliti?



Che poi non finisce qui, ovviamente.
Ma mi permetto solo di dire una cosa (forse solo una) sulla questione di Tiziana: Selvaggia Luccarelli, sei una signora. Io ad Antonio Leaf Foglia avrei non solo augurato quello che lui e vorrei ricordare anche che la Filarmmonica di Salerno che hanno tutti i presupposti per un licenziamento (non so se definito per giusta causa) in quanto la sua pubblica appartenenza alla loro società e la lesione che le sue azioni hanno fatto alla reputazione di questa, darebbero un buon motivo per farlo.

Ma si sa... è un uomo, quindi come al solito si salva.










E ora passiamo all'anonima ragazza di 17 anni.
Immagini che i giornalisti ci stanno male a non poter dire il loro nome, sospirarlo con piacere mentre raccontano la sua tragica storia.
Persona, così la chiamerò io, ha subito violenza qualche giorno fa in una serata in discoteca.
Che questo genere di cose non sia una novità è fin troppo ovvio dirlo.
Che si stiano chiedendo se lei avesse bevuto troppo o cosa pure, come se questo giustificasse la cosa.
Immagino che per voi Esseri Immondi, bere qualcosa di più vuol dire "Stuprami".
Perchè lo sappiamo no, di chi è davvero la colpa? Stupratore (che a quanto si dice è un ventun'enne albanese) aveva tutti i diritti, no? 
Ma lo notate il disgusto che suscitate a un individuo normale?


Mentre le ultime novità vogliono che Stupratore le abbia fatti visita nei giorni successivi all'aggressione sessuale per essere sicuro che non si ricordasse nulla, cosa che non è allarmante, è decisamente agghiacciante, ma che ironicamente non risulta così stridente come per l'altro fatto.

Le amiche hanno filmato e condiviso.
Le amiche di lei, non di lui.

Il mondo alienante dove viviamo ha fatto questo alle diciassettenni d'oggi?

Perchè ancora oggi io mi crogiolavo nell'illusione che questo servizio delle iene ancora funzionasse a distanza di 5 anni (cosa volete che vi dica, forse sono solo un'eterna ottimista ben nascosta), mi arriva questa coltellata. Non immagino (perchè non ce la posso nè voglio farlo) come si senta lei.

Orribile, Mostro, Immonda, Lurida, Fallita sono le cosiddette amiche di Persona sono così coscienti e consapevoli (quindi non ubriache) da filmare tutto e passarsi il video su whatsapp.
Video che arriverà il giorno dopo anche a Persona.

La brava e bella Orribile, autore del video, affermerà poi:
Ero ubriaca anch'io e non sapevo cosa stesse succedendo lì dentro. la porta comunque era chiusa.

Ok, va bene, Orribile. Ci voglio credere (ma questo lo diranno le inquadrature che hai fatto se sono davvero così poco inquadranti) ma poi cosa fai? Lo diffondi?
E quella sera? Quando l'hai vista? Cosa hai fatto? Un applauso?


Giusto per la cronaca: lo sai che per lo meno sei imputabile di diffusione di materiale pedopornografico (ancora l'anagrafe non mente)? Lasciando perdere tutto il resto: ovvero che sei palesemente complice di uno stupro? Pechè non eri così poco lucida da capire cosa stava succedendo, quindi hai avvalorato l'azione di Stupratore.
Va bene, no. Abbiamo capito: in quel momento non avevi capito cosa succedeva...
Come no.
Tu, Mostro, Immonda, Lurida e Fallita non l'avete capito.
Ma appena avete visto, subito ve lo passate e lo passate agli amici.
Questo sì che è essere delle grandi.

Ah, se eravate di più, ditemelo: ho altri epiteti che si addicono benissimo a ognuna di voi.


Concludo con Jo Squillo.
Perchè?
Perchè questa subrettina inutile e mediocre che ha fatto strada solo grazie all'amichetto di allora e che ha portato nelle televisioni italiane la versione patinata del punk nostrano (io sto col Marco Philopat di allora, per intenderci) ha pubblicato un video che lei ora di dice "di denuncia per la situazione orribile che le donne italiane vivevano in quegli anni, dove non potevano girare - da sole - in metropolitana a milano", ma che in molti video si vede fin troppo contenta di essere in tv, per non essere (nel testo e nell'espressione esaltata che ha in molti live dell'epoca) un'espressione estremamente concorde dell'idea che ormai sembra che gli italiani abbiano sullo stupro.



sabato 29 giugno 2019

Divagazioni dal caldo e copri femminili a pezzi

Ditelo anche voi...
con questo caldo non avete resistito e avete voluto rivedere La Finestra sul Cortile.
Io l'ho fatto... due volte.
Non ha aiutato: il caldo del film aumentava il mio... ma è così bello che qualche giorno dopo averlo visto la prima volta, non ho resistito col bis.
Di rimando oggi, sotto l'effetto del "primo giorno libero da 10 giorni", ho cominciato a sistemare e buttare via cose inutili,
In questo caso, si trattava di carta.
Mentre guardavo se buttare o no ogni singolo pezzo di carta ho trovato un foglio con scritto:

NOTIZIE DA TENERE D'OCCHIO

Il caso di Rika Okada . Giappone 26/05/2014
I suicidi misteriosi in UK (Bridgend) che sembrano collegati tra loro.


Ricordo entrami i casi perché mi colpirono, mentre facevo uno dei miei infiniti viaggi in treno.
All'epoca non c'erano novità per entrambi e col tempo e la vita che incombe, me ne sono dimenticata.

Oggi ho controllato Rika Okada.
Il caso di Rika Okada è inquietante come ogni horror giapponese che si rispetti.
La donna, un'infermiera di ventinove anni, è stata ritrovata fatta a pezzi dentro un pacco spedito da una donna che ha detto di essere proprio lei. Il pacco (partito da Osaka per la volta di Tokyo) ed era contrassegnato come "bambola".
Il suo passaporto poi fu usato anche per prendere un aereo e... sparire.
Di mezzo c'erano una o due donne.

Sono passati 5 anni e in Italia, ovviamente, non se n'è riparlato, ma ho recuperato una recente notizia dal sito inglese "Japan Today"
Il 23 febbraio, infatti, il sito riporta la notizia che il processo dell'accusata del caso di Rika Okada è iniziato il giorno prima, ad Osaka.
L'accusata e rea confessa dell'omicidio si chiama Yuri Ketty Oishi, una donna giapponese-brasiliana di 34 anni che ha ammesso di aver ucciso la donna.
Il giorno del processo il suo avvocato ha detto che la donna ha sofferto di una malattia psicologica (disturbo dissociativo della personalità, a quanto dice questo sito)e che non è del tutto responsabile penalmente vista la ridotta capacità mentale (fonte Shakei Simun).
Poco credibile, visto che dopo l'omicidio della Okada, la donna è uscita dal Giappone per scappare in Cina proprio usando il passaporto della vittima e prima che la polizia Giapponese emanasse un mandato di cattura, e poi spendere più di un milione di yen con le carte di credito della sua vittima.
Alla base del gesto, sembra che principalmente ci sia la scadenza del suo visto che le ha fatto pensare di sostituirsi all'altra donna.
Il 27 maggio dello stesso anno (la Okada era stata trovata solo pochi giorni prima), la Oishi era già sotto custodia delle autorità di Shanghai, anche se per sospetto reato di immigrazione clandestina. Probabilmente, la donna è andata in Cina perché i due paesi non anno accordi di estradizione e infatti, il caso è il primo del genere dall'inizio del millennio.
La corte ha sentito che il corpo di Okada è stato trovato in un deposito a Hachioji, Tokyo, il 21 maggio 2014, dopo essere stato spedito in una cassa contrassegnata con "bambola" da Osaka.
Le due donne si conoscevano dai tempi della scuola. Poco prima di scomparire la donna aveva scritto su Facebook che avrebbe incontrato un vecchio amico che non vedeva da tempo.


Ora ammettetelo: avete un brivido freddo che vi percorre la schiena, vero?

Ecco: spegnete il condizionatore. E' alienante.


Attenzione SPOILER!



Il 14 marzo è finito il processo e si è presa l'ergastolo.

venerdì 26 ottobre 2018

domenica 23 settembre 2018

HISSENE HABRE CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

(Questo articolo è stato scritto il 31 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


http://finestradonna.blogspot.it/



Segnalo questo articolo (da cui poi si possono leggere anche approfondimenti sull'argomento nell'intero sito) per tutti gli amanti dell'Africa e della giustizia.
Il Tribunale di Dakar oggi ha dato il verdetto sull'ex dittatore del Ciad Hissene Habre: è stato condannato all'ergastolo, ma non alla confisca dei beni guadagnati con i suoi crimini,

Chiedo scusa, ma non essendo molto "dentro" l'argomento, mi preoccupo solo di segnalarlo.



FONTI

http://africalive.info/hissene-habre-condannato-allergastolo/

giovedì 13 settembre 2018

Risarcimento per molestie sessuali sul luogo di lavoro

(Questo articolo è stato scritto il 28 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Gli articoli di giornale cominciano tutti nella medesimamaniera "Marina (il nome di fantasia) è stata assunta il 14 settembre 2011 e pensava di aver cronato un sogno...

Comunque. 
Persona (ho appena deciso di rinunciare al nome di Donna, per quello più azzeccato di Persona), viene assunta il 14 settembre del 2011 e fin da subito è stara ripetutamente vittima di molestie tanto che hanno avuto il loro climax meno di un mese dopo, il 5 ottobre dello stesso anno, quindi 21 giorni dopo niente popo di meno che dal padre della legale rappresentante della società, ma che era de facto quello che comandava.
Quindi, capiamoci: per ragione fiscali e non di certo per altro Padre ha intestato la società a Padrona, facendone però da padrone, pensando tra l'altro di poter essere il padrone delle stesse persone che lavoravano lì: sapete com'è, no? Le paga, gli appartengono.
Lei quindi si dimette (chi non le darebbe ragione? Un uomo?).
Devono però passare CINQUE ANNI prima che il tribunale di Firenze di degna di dare ragione alla ragazza.
Questa sentenza è stata raggiunta grazie alle sue ex-colleghe di Persona che hanno testimoniato una ad una-
Finale: l'azienda doveva impedire all'uomo di fare il porco, visto che lui si sentiva il diritto perchè aveva un mignolo tra le gambe, ma ovviamente non l'ha fatto. E paga.
Almeno quello.

Ma quindi, riepiloghiamo.

Padre probabilmente per questioni fiscal-legali  rifila l'azienda alla figlia (o le da' il contentino perchè vuole fare l'imprenditrice, ma non è importante, no?), ma ovviamente è lui che comanda lì dentro (dare davvero il ruolo a un altro? Ma dove pensate di essere? Chi comanda mica ha il titolo del capo, come dire chi rompe paga... o che bisogna assumersi le proprie responsabilità): dall'organizzare il lavoro al dare gli ordini di vario tipo.
Tra i suoi doveri, a quanto pareva, c'era molestare le dipendenti. Loro hanno taciuto perchè temevano di perdere il lavoro.
Nei fatti, secondo l'istato tra il 2008 e il 2009, UN MILIONE E TRECENTOOTTO MILA (1.308.000) lavoratrici hanno subito molestie nell'arco della loro vita, non solo in fase di assunzione, ma anche per mantenere il posto o per una promozione (una ragazza che conosco era considerata una subalterna dal suo pari perchè nel supermercato dove entrambi erano vice-direttori, l'altro vice faceva comunella con il direttore e lei era un'altra commessa e non le veniva consentito di svolgere il suo lavoro al pari del collega per quanto avesse più esperienza lavorativa alle spalle e lui facesse 8 pause sigaretta l'ora) , ma il 91% (1.190.280) non vengono denunciate: il 91% degli stupri o tentati stupri e il 99,3 % dei ricatti sessuali non venegono infatti segnalati.
Donna invece l'ha fatto e, forse rassicurate dall'ambiente legale, anche le altre donne si sono messe a parlare, per lo meno al giudice.

In cosa consistevano queste molestie?
I grandi classici: apprezzamenti pesanti per poi passare alle richieste.

In caso di Persona, Padre le metteva le mani addosso non appena si trovavano soli nella stanza adibita allo spogliatoio e l'aggrediva fino a quando non arrivava un altro dipendente e quindi la porta d'ingresso non suonava.
Persona, come ogni altro individuo, ha subito forti conseguenze fisiche e psicologiche dovute dai continui assalti e dalle incessanti aggressioni.
La cosa sconcertante, è che Imprenditrice (la figlia di Padre), era perfettamente a conoscenza che suo padre fosse uno stupratore ma non ha fatto assolutamente nulla (da qui la denuncia alla ditta, infatti), aiutata anche dall'omertà dilagante in quel posto di lavoro che ha coinvolto in precedenza anche altre operaie e alcune di queste molestie erano già state penalmente sanzionate, quindi l'Imprenditrice sapeva perfettamente quale fosse il modus operando del padre, ma semplicemente se ne fregava. Personalmente il mio giudizio è lapidario contro ogni genere di omertà, ma ammetto che quello che probabilmente è il compiacimento della donna nella questione m lascia semplicemente sconcertata. Perchè non è vero che la donna non poteva impedirlo: se sei il capo lo butti fuori, anche solo per pararti il culo gli fai una scenata davanti a tutti. Cos'è? Paura che papino si arrabbi? Hai bisogno della sua approvazione? Lei aveva il potere di fermarlo e non l'ha fatto. Da brivido.

Il tribunale ha quindi accolto il ricordo della ragazza e ha condannato la ditta a liquidare il danno biologico in quattordicimila euro (14.000  €) e quello non patrimoniale di ventimia euro (20.000 €) oltre alle spese processuali. 
Poca cosa, ma almeno è qualcosa.

Più in particolare: Persona è stata molestata e per questo si dimette. L'aggressione sessuale (di qualunque tipo) è una giusta causa e ha quindi diritto all'indennitò sostituitva e al risarcimento dei danni. E in caso di molestie sul luogo di lavoro, la società è tenuta al risarcimento per mancata adozione di iniziative preventive o repressive dello stesso.
Finalmente, insomma, viene applicata la responsabilità del datore di lavoro anche per le molestie sessuali, CHE SONO LESIVE DELL'INTEGRITA' FISICA E MORALE DI UN DIPENDENTE, che esse siano fatte da altri dipendenti o soggetti connessi all'azienda.


Che lo capiscano i signori: ALLE DONNE NON PIACE ESSERE MOLESTATE E NON LO ACCETTANO SOLO PERCHE' SIETE VOI.




Fonti di Base:

https://soluzionilavoro.wordpress.com
http://www.today.it

domenica 9 settembre 2018

Primo arresto per Omicidio Stradale e Lesioni persnali stradali ?

(Questo articolo è stato scritto il 23 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Il 20 maggio 2016 è stata eseguita la prima ordinanza di custodia cautelare.
Quindi è stato arrestato.
O meglio: messo ai domiciliari.
Siamo a San Felice Extra, frazione di Verona.
A subire questa terribbbbbbbile ingiustizia (notate l'ironia?) è un 28enne che, al volante della sua auto, ubriaco e con la patente sospesa (sempre perchè trovato ubriaco) il 16 aprile precedente è passato col rosso ed ha guidato CONTROMANO fino a centrare un vent'enne con lo scuter. Ovviamente è scappato senza aiutare che poi a casa mia pure l'omissione di soccorso è un reato, ma sappiamo come funzionano le cose, eh? Anche perchè la vittima non è che ha poi così TANTO da lamentarsi. No, non ironizzo sul fatto che è morta, anche perchè non lo è: ha subito gravi lesioni ad un braccio, ma si è salvato.

A me comunque, anche se non c'era la legge per questo specifico reato, sembrava lo stesso omicidio (per lo meno) colposo, o aggressione, pure il tentato omicidio anche perchè se sei ubriaco e ti metti a al volante di una macchina e con questa vai contro mano, minimo minimo ammazzi qualcuno. Lasciando stare l'omissione di soccorso.

La condanna? Massimo 12 anni e la revoca della patente. Come se qualcuno li facesse davvero... e tornato in libertà non salisse ancora su un'auto.

Ma rifacciamo il conto dei reati:
- guida in stato di ebrezza
- guida con patente revocata (per guida in stato di ebrezza)
- guida contromano... ovvero infrazione del codice della strada (credo, lo ammetto ho il dubbio, io lo chiamerei tentato omicidio e basta)
- aggressione (a casa mia se vai contro mano e investi una persona è perchè lo volevi fare, quindi direi anche tantato omicidio ma oggi mi sento magnanima)
- omissione di soccorso


Ed è agli arresti domiciliari, perchè, poverino: mica possiamo punirlo.

Comincio a pensare di voler andare in galera: lì dentro di sicuro di criminali ce ne sono meno che fuori.

domenica 12 agosto 2018

Tentato stupro in mezzo a una strada ad Iglesias

(Questo articolo è stato scritto il 21 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

20 maggio di quest'anno. Mattina.
Un quarantaduenne finisce in manette per tentato stupro, perché ormai anche è fattibile anche in pieno giorno, visto che nessuno interviene di certo a difesa delle vittime.
L'uomo ha molestato e minacciato un mezzo a una strada una donna che rientrava a casa dopo aver fatto la spesa nel supermercato vicino (anche se qualcuno dice che "passeggiava", si perché vicino al supermercato si fanno le "vasche" come in centro al paese per passare il tempo e attirare gli uomini, eh? Ma visto che il genio che l'ha scritto poi parla di "alcune suppliche" sicuramente da adito a chi pensa che l'esame per diventare giornalista sia non superando il test minimo della decenza). Lui l'ha inseguita, bloccata in mezzo alla strada, palpeggiata.
Lei è riuscita a fuggire e ha chiamato il 113 che ha dato il via alle ricerche e ha arrestato l'uomo (che nel frattempo era fuggito) per violenza sessuale.
Ora è stato portato al carcere di Uta su disposizione del magistrato.
Ci rimarrà molto?
Scherziamo? In che Paese pensate di vivere? In uno civile?
Anche perché conosciamo anche i giornalisti incivili che daranno la colpa a lei: camminava per strada, una sterrata (come se il 70% delle strade italiane non lo fossero) poi, doveva aspettarselo, no? Doveva aspettarsi di fare la fine di cappuccetto rosso e, a trenta tre anni, sapere che c'era un uomo in agguato tra i cespugli pronto a saltare fuori per "abbracciarla" (giuro che il giornalista dell'Ansa rischia che lo prendo a calci: ha davvero scritto così) prima di tentare di baciarla e palpeggiarla.
Per quanto la velocità di reazione e la velocità in cui quell'uomo (fuggitivo dopo il crimine) è stato arrestato, non riesce a non lasciarmi al quanto scettica sulla capacità investigativa della polizia e mi fa temere, piuttosto, che il signor L.A. (le iniziali sono date da unione sarda, non da ANSA che si preoccupa di parlare di cespugli e strade sterrate) fosse già ben conosciuto dagli inquirenti.

Aspettate, controllo un attimo.

Nei fatti ho continuato a indagare e l'AGI (e ora che guardo pure qualche altra da questa informazione) da altre informazioni: nei fatti l'uomo è un pregiudicato (appunto).

Quindi ricostruiamo.
La donna (che da ora in poi, visto l'anonimato della vittima, chiameremo Donna - no, non ve la chiamo Cappuccetto Rosso, mica è una favola questa) ieri mattina ha fatto la spesa e stava tornando a casa. Era presto: le nove del mattino.
Non ci è dato sapere se ha figli e li ha portati a scuola per poi passare al supermercato, o se, semplicemente, si è alzata presto la mattina e ha deciso di andare a fare la spesa presto.
Essendo nel negozio vicino casa, cosa ha fatto?
Ha preso la macchina per fare 100 metri? No, mica è scema (o un uomo), è andata a piedi al negozio.
Nel tragitto deve attraversare un punto che è nascosto da alte sterpaglie, ma è donna e dovrebbe sapere che certe cose non si fanno: la libertà di girare per strada sta solo agli uomini!
Nei fatti AL è sceso da un cavalcavia poco distante e dopo averle impedito il passaggio l'ha aggredita in pieno giorno, perché si sa: doveva aspettarselo. Non solo non puoi camminare da sola di notte, ma anche di giorno.
Donna però lo conosceva e si è divincolata per liberarsi e lo ha implorato. Solo allora lui, anima pia, ha deciso di lasciarla andare e allontanarsi.
Da lì la denuncia e l'arresto.
Questo cosa vuol dire?
Che lui la conosceva. Adesso, dubito fortemente che Donna abbia cambiato di colpo il suo modus operandi e il suo stile di vita, vuol dire che da quel posto, ci passa spesso.
Se di solito lavora fuori casa, probabilmente il venerdì mattina l'ha di riposo e quindi, come tutte le donne di sto mondo, invece di riposare, va a fare la spesa. Se poi va presto è perchè è conscia che così non si rovina tutta la giornata.
Se poi invece è casalinga, la mattina è normale che faccia la spesa per poi tornare a casa e cucinare.
AL lo sapeva, sicuramente.
La conosceva, lei lo ha implorato di fermarsi e lo conosceva.

Cosa lo abbia spinto a  farlo non interessa a nessuno. Non ha giustificazioni di nessun genere.
Sicuramente, se andiamo più indietro, Donna deve aver ricevuto avance da AL, prima magari scherzoso, poi forse un po' più esplicite alle quali Donna probabilmente ha risposto prima ignorando e poi ridendoci su, magari rifiutando gentilmente, facendo pensare che il NO di Donna fosse in verità un sì. Insomma, come può una donna negarsi a un uomo qualsiasi?
Quindi ha deciso di tenderle un agguato, letteralmente.
Sapeva che sarebbe stata sola e se non lo fosse stato sarebbe rimasto in disparte, denotando quindi di sapere che lei di certo non era consenziente ma decretando che la cosa non aveva importanza.
Tutto calcolato.

Trovo interessante che, comunque, se si parla di una donna aggredita si dice che la "palpeggia e tenta di bacciarla", se fosse stato un uomo sarebbe stata "terribile aggressione".

sabato 28 luglio 2018

IL caso di Debora Nori: perchè partono gli emboli

(Questo articolo è stato scritto il 09 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Arturo Saraceno è stato arrestato dai carabinieri di Legano (provincia di Milano) per l'omicidio di Debora.
La ragazza di venticinque anni è stata uccisa a coltellate già allora ex fidanzato nella loro casa di Magnano (sempre provincia di Milano).

Secondo quando dice l'assassino, lui stava cenando (anche se era pomeriggio, eh! Anche se forse, visto che erano le 14:30, si dovrebbe parlare al massimo di pranzo... ma ci crediamo?) quando i due hanno cominciato a litigare: lei era lì per un chiarimento, ma la discussione è infatti degenerata in un litigio e a lui è "partito un embolo".
E quindi gli ha inferto QUINDICI coltellate.
Dai, rifacciamo la stessa cosa che abbiamo fatto per Michela Noli: contiamo fino a quindici. Coraggio:
UNO
DUE
TRE
QUATTRO
CINQUE
E non barate. non contate tagliando le parole. Infilzare e togliere la lama da un corpo è un processo lungo. Su, da bravi...
SEI
SETTE
OTTO
NOVE
DIECI
UNDICI
DODICI
TREDICI
QUATTORDICI
QUINDICI

No, non è un embolo. Voleva scientemente ucciderla. Punto.
E ha pure fato la scena: si è ferito al petto (ma non abbastanza, perchè gli faceva male: infatti non è passato molto tempo ed è stato dimesso dall'ospedale).
Anche perchè, signori: i carabinieri che sono stati chiamati da un vicino hanno trovato Debora riversa sulle scale, vuol dire che è scappata e lui l'ha inseguita.
Lui è stato trovato tranquillo e cosciente (tanto i giudici gli daranno ragione e lo manderanno a casa con un buffetto, visto pure che ha fatto la scenetta di tentare di uccidersi, visto pure che per quanto la storia fosse turbolenta, lei non avesse mai parlato di violenze da parte del giovane... perchè tutte le donne lo dicono, eh?).

Ora il pm Cardellicchio dovrà valutare gli elementi raccolti per vedere se modificare o no le accuse a carico dell'uomo: per scrupolo (e spero solo per quello, anche se di certo non sono delle giustificazioni) hanno richiesto i test alcolemici e tossicologici per Saraceno.

Probabilmente farà male lasciarsi ad aprile: perchè anche Noli aveva chiuso col marito proprio in quel mese.

Ma i giornali veleggiano che è quasi giustificabile la cosa; sapete: è la quarta volta che si mollano in sei anni... e qui casca l'ipocrita: la maggior parte delle volte che due si lasciano per rimettersi assieme (soprattutto se non c'è una terza persona di mezzo) quindi è fin troppo comune e se poi i due hanno cominciato una relazione quando lei aveva diciannove anni, la statistica aumenta vertiginosamente (!) e hanno pure il coraggio è una lite d'amore diventata in tragedia: signori? Se si è ex, di amore non ce n'è. 


E basta parlarmi di amore.

martedì 10 luglio 2018

Il caso di Michela noli

(Questo articolo è stato scritto il 18 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Michela Noli era una trentunenne come tante: una donna il cui percorso di vita l'ha portata a sposarsi un uomo dal quale ha poi divorziato. L'ex marito si chiamava Mattia Di Teodoro.

L'uomo, nel pieno delle sue facoltà mentali, aveva annunciato l'intenzione di ammazzare l'ex moglie.

Cosa che ha scientemente fatto il 15 maggio del 2016.

Nonostante il divorzio implichi la conclusione dei rapporti tra i due nell'idea di una vita comune, Di Teodoro si sentiva ingiustamente in diritto di sapere dove fosse la sua ex moglie e ha posizionato un gps per cani nell'auto di lei, per poterla poi controllare. In questo modo, la mattina di tre giorni fa, l'escremento umano (o forse canino?) si è recato a casa del nuovo compagno della donna, trovandoli assieme.

Figuriamoci, no? Una donna che decide di frequentare un altro uomo, chissà su facebook gli avranno detto che è assolutamente inconcepibile, che un figo come lui sia stato sostituito, vero?
Lui allora cosa fa, chiama Michela e gli dice di scendere, ma al posto suo lo fa il suo nuovo compagno. I due conversano e il criminale (perchè già allora si tratta di un criminale, perchè già si può parlare per lo meno di stalking) se ne va.
Le ore passano e quella stessa sera la donna è a casa sua con i genitori e dice loro che "Scendo cinque minuti, non prendo neppure il cellulare", perchè deve adnare a prendere le cose che l'ex le aveva portato e la vedono salire in macchina.
Nel frattempo in questi giorni un amico di Di Teodoro riceveva messaggi in cui annunciava di volerla uccidere (per poi suicidarsi - già sapeva che non aveva le palle per affrontare le conseguenze e soprattutto, era troppo egoista e inutile per crepare da solo e non rompere i suddetti agli altri), ma il suo amico, ovviamente, ora dice di non averlo preso sul serio e invece di provare a prevenire, da bravo uomo delle caverne se ne fotte, o ora dice che non si era reso conto della serietà della cosa. Peccato che una persona normale, per scrupolo, lo squillo alla donna l'avrebbe fatto. Ma davvero, anche solo per scrupolo. L'omertà del "tanto non sono affari miei, io non mi voglio mica mettere in mezzo a situazioni che poi faccio lo stronzo che si impiccia" è così tanto nostrano che dovremmo metterci il DOP sopra, così le altre nazioni non lo toccano, tanto che piange le lacrime di coccodrillo perchè si è messo in allarme quando lui gli dice  "l'ho uccisa". Perchè, diciamocelo, la prevenzione non è mai stata nel nostro stile di vita.



Ora dicono che nessuno si immaginava un epilogo simile, che lui ha agito nel raptus del momento, ma siamo onesti. Non è così.
So che molti individui di questo Paese non hanno il coraggio di ammetterlo, e quelle persone non dovrei neanche definirle tali.


Si può dire che Michela abbia sottovalutato la cosa: quante volte non si pensa che l'uomo che si ha amato non sia un essere così infimo? E' vero: lei si sentiva perseguitata su Facebook e per questo lo ha cancellato.




Ma signori, andiamo. Un uomo non manda messaggi a un amico se non sa che questi la pensa esattamente come lui: potrete dirmi che parlava nella foga del momento, per supportare l'amico sventurato che soffriva per una separazione che era troppo stupido per ammettere e accettare, le avrà insultato la moglie e con lei tutte le donne in generale (e non negatelo, voi uomini fate sempre così, ridendo come ebeti nel sentir umiliare un intero genere) e lui, si è sentito confortato da chi gli dava ragione e l'altro si sentiva compiaciuto nel suo sentirsi superiore.

I messaggi poi non erano solo "voglio ammazzarla" che poi, fino a qui si può dedurre una semplice esigenza di sfogare la rabbia interiore, ma sono arrivati a:

  • Dove va accoltellata per farla morire sul colpo?
  • Deve morire e anche io devo morire. Non voglio andare in galera. L'aspetto in auto, l'accoltello alla gola e poi mi ammazzo.
  • La riempio di pugnalate al cuore e poi mi pianto a forza un coltello in gola


E i grandi metodi per farlo ragionare?
  • Lascia perdere
  • Non dire cazzate
  • Smetti di guardare internet
  • Non ti ucciderai, smetti di dire queste cose.


Che poi la cosa è quindi ridicola: i presupposti della violenza ci sono tutti, visto che gli amici (sicuramente di lui) la definiscono molto riservata, perfino schiva, ma soprattutto, lo squallore delle giustificazioni delle persone è la cosa inquietante (perchè ormai di imbecilli che non hanno le palle e usano la violenza per affermarsi i disumani che sono, ne sono piene le cronache) che i suoi amici dicevano che "era una persona con alcuni problemi, disagi di natura psichiatrica" che "non parlava d'altro", ma soprattutto "abbiamo cercato di aiutarlo in tanti, ma non è servito a nulla". I grandi tentativi ora sono agli occhi di tutti: sono questi qui sopra.Ironicamente, poi vi chiedete perchè poi ha scritto "Mi hanno deriso, mi sento tradito e abbandonato"? Con degli amici del genere...

Capite che qui non si parla di una donna, ma di una vacca e quindi chi lo scrive non è un uomo, ma un essere che doveva morire attraverso la tecnica della Pera rettale.


L'ha uccisa con QUARANTA coltellate. Coraggio, contate fino a quaranta.
UNO
DUE
TRE
QUATTRO
CINQUE
SEI 
SETTE
OTTO...
Manco a contare si fa in fretta, figuriamoci a infilzare una persona.
Poi si suicida. Il codardo. L'avesse fatto prima.


Che nessuno mi dica che ci sia di mezzo un raptus di follia. Vuoi parlare di Raptus di follia? Li chiamavano gli omicidi del cacciavite, quelli fatti per colpa dell'abuso di eroina/cocaina e dalla tendenza, negli anni ottanta (se non ricordo male) di avere un cacciavite in macchina per mere questioni di manutenzione legato al finestrino, comunque la dinamica era sempre quella: si litigava tra autisti, uno dei due preso da un raptus d'ora prendeva il cacciavite e lo ficcava nel collo dell'altro. UNA volta. Massimo DUE.
La definizione di raptus implica qualcosa di veloce e che subito dopo, pochi secondi dopo, ci si rende conto del fatto e si smette.

La chiesa cattolica definiva il suicidio l'atto più infame che un individuo poteva macchiarsi, l'unico atto impuro che ti faceva finire lontano dalla terra consacrata (ora sì, giusto per la cronaca) perchè è l'unico atto di cui non puoi dirti pentito confessandoti (e quindi il prete si vuole arrogare il diritto di perdonare in nome di Dio e non di sentirsi mero tramite, come se Dio non potesse perdonare un'anima volata da lui con quell'atto o che davvero non potesse prendere in considerazione un pentimento finale senza che questo venga confessato per questionidi tempostica), ma soprattutto perchè è un atto di estremo egoismo, di nefandezza e non rispetto altrui. Ma come si può pensare che un individio meschino e infame, abbia poi il coraggio di affrontare le sue azioni?
Il suicidio è l'atto dei peggiori egoisti, è questo è uno di quei casi.

giovedì 5 luglio 2018

Donne e Chiesa: discriminazione di genere e misoginia perbene

(Questo articolo è stato scritto il 18 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Voci di corridoio non tanto sussurrate vorrebbero che nelle stanze più importanti della chiesa cattolica, si stia pensando di aprire le porte alle donne al ruolo di diacono. A quanto parrebbe c'è stata una conversazione piuttosto interessante con le Superiore delle religiose di diverse parti del mondo che parrebbe incoraggiare l'ipotesi di dare veri compiti ecclesiastici alle donne che decidono di dedicare al propria vita ad Dio, anche perché, diciamocelo: in certi luoghi di preti non ce n'è neanche l'ombra, ma invece di suore che si dedicano alla comunità (anche cattolica ma non solo), sì. Se poi si continua a dire che se non si va a messa si fa un peccato mortale, quei poveri credenti sono bel che spacciati e quindi anche solo per questo bisognerebbe trovare una soluzione (ma nei fatti, anni fa si parlava del permesso che il Vaticano aveva conferito a tre suore di fare messa - ASSIEME - visto che di preti non ce n'era neanche l'ombra in quella zona dell'Africa). I presupposti nella chiesa cattolica, poi, ci sono: non solo tra i protestanti, ma anche all'inizio della religione cattolica, le donne potevano essere diaconi, ma poi questi ruoli sono spariti visto l'esigenza oppressiva di sottomettere col potere spirituale ogni forma di libertà che gli uomini hanno sempre avuto: stupidi non erano e sapevano perfettamente che non bisogna lasciare libertà per poter schiavizzare.
Tornando ai nostri giorni, a quanto si dice, Francesco I pensa di costituire una commissione per prendere in esame questa eventualità (tipo quando sono serviti i 10 saggi per sapere come risollevare l'economia, pagandoli come si farebbero pagare degli strozzini, dicendo le cose che il primo imbecille al bar poteva dire meglio) prima di riprendere la questione con maggiore chiarezza.

Cosa vuol dire questo? Ovvio, che chi pensa che quell'uomo sia davvero un rivoluzionario, è il solito imbecille. Anche perché non ha detto: anche perché ha ammesso che l'idea di dare potere sacerdotale a una donna è ben lontano dalle sue idee.
Più quest'uomo parla, più non solo mi sembra un politico italiano, ma più mi fa pensare che se davvero ha fatto il coraggioso patriota del vero senso della chiesa, quando ha assunto il nome del più vero dei santi, ha del tutto dimenticato il vero esempio che il Santo di Assisi ha volut dare consacrando in quel modo la sua vita.
Ha dato il contentino, come quando dice che la pedofilia nella chiesa è un brutto male, ma è solo nel 2013 che Pietro Vittorelli è fuori dalla vita ecclesiastica (e nei fatti è fuori perché è LUI ad aver dato le dimissioni, non perché il papa lo ha mandato fuori a calci in culo), Francesco Micciché è stato rimosso da Papa Benedetto XVI dal suo ruolo, per poi vedere l'ex vescovo piangersi addosso come vittima di un complotto, sarà che Domenico Mogavero è ancora vescovo? E cosa dire di Don Antonello Tropea a cui piacciono le ragazzine? O Francesco Milito che ha cercato di insabbiare tutti i reati di Tropea? 
Vogliamo parlare degli altri prelati presenti su Vatileaks che sono ben liberi, mentre le magagne legali sono state inflitte ai giornalisti, Fittipaldi e Nuzzi, che sono stati rinviati a giudizio per i loro reati: ovvero indagare suoi reati commessi dai massimi esponenti della nostra chiesa? 


Quando blaterale che si usano scarpe usurate perchè la ricchezza non è tutto... il potere si sa corrode e le sceneggiate piacciono tanto alla GGGENTE, nè?

 Perchè diciamocelo, ci siamo capiti, no?