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lunedì 22 dicembre 2025

DI INSULTI ALL'INTELLIGENZA DELL'ITALIANO MEDIO E CORRUZIONE (ovvero: "la legge siamo noi"? Ma ora hanno riaperto il caso Garlasco e si spera qualche testa cada)

 Era un po' di tempo che non scrivevo su questo blog. Sono successe tante cose e sinceramente avevo poca voglia sia di comunicare che di fare altro.

Ho letto qualche libro che ho deciso di condividere e che   per questo ho fatto la bozza di un post.

La cosa che mi ha ha di più interessato E che ora voglio condividere però è un caso che sta interessando proprio come me parecchia parecchia gente. Ebbene sì parlo del Caso Garlasco.


Non sono un’amante di quello che ora viene chiamato True Crime. Devono essere vecchi di un secolo, per interessarmi, perché spesso noto solo lo squallore della vicenda. Mi interesso solo se questo crimine è un effetto dei crimini di stato, dei colletti bianchi e se parlano del marcio di quella parte della società che detta le regole ma non le segue (magari ci farò dei post) oppure si tratta di discriminazione di genere. Tutto ha una base ben precisa: voglio un mondo migliore e i crimini legati alle ingiustizie sociali sono per me la fonte di non tutti, ma della maggior parte dei mali del mondo. 


Visto che per forza non voglio fare le cose normali, non tratterò direttamente da questo argomento, ma di tutta la melma che ci sta attorno.

Voglio però specificare, con questo articolo, come mi sono avvicinata a questa storia e cosa mi interessa davvero, perchè anche nel Caso Garlasco c’è qualcosa di sociale, in particolare della comunicazione che ne viene fatta e che, lo so, come me irrita molte persone.

Perchè in ogni media: dal giornale, alla televisione, fino ad arrivare ai nuovi media (YouTube, podcast vari, e mi sa anche Tik Tok) spesso sono vettori di un messaggio troppo di parte e che allontana dalle vere questioni: l’omicidio di Chiara e il mal costume delle autorità.


Ma per prima cosa, voglio raccontarvi il mio personale antefatto: come mai sono tra i milioni di italiani che segue questo caso.

Premessa ovvia, ma che a quanto pare bisogna sempre esplicitarla: tutto quello che leggerete non è da intendersi come un’accusa o una diffamazione nei confronti di nessuno, ma è solo la personale rappresentazione di come ho percepito la vicenda (e come me, anche molti altri) e quindi se volete che ci sia un’accusa, allora è nei confronti dei media e di chi, a qualsiasi titolo, ha distorto o falsificato la realtà.


Ma ora partiamo dall'inizio: quali furono le mie impressioni all’epoca dei fatti e quello che ricordo.


Io, del 13 agosto del 2007 io non ricordo nulla.

Avevo 22 anni e probabilmente (visto la data in questione) ero a casa da sola, in Lombardia.

Come e quando venni a conoscenza dell’omicidio di Chiara Poggi, non lo ricordo, so solo che, certamente, non ebbi paura a rimanere a casa da sola.

Ricordo che si parlasse di un delitto “da vicinato”, ovvero che l’assassino fosse un vicino con cui Poggi ebbe una discussione. Anzi, non un vicino: una vicina. Perché le prime indiscrezioni affermarono proprio che a commettere questo omicidio fosse una donna con cui la vittima litigò anche con un toni piuttosto accesi.

Ricordo ancora reputai la cosa piuttosto verosimile: di vicini che ti fanno montare un bel po’ di rabbia ci sono ovunque e, soprattutto se hai vent’anni e il tuo vicino ha l’età per essere un tuo genitore, spesso usa atteggiamenti saccenti in cui pretende non solo di sapere tutto della vita e di esserti superiore per intelligenza e moralità, ma pensa anche di avere il diritto di ordinarti di fare quello che vuole pure in casa tua.

E quindi sì: io me la immaginai mandare a quel paese la vicina che la uccise per lesa maestà. 


Sbagliavo? Sicuramente, ma nessuno sa ancora con chi e perchè lei avesse litigato in quei giorni.


Un’altra cosa che ricordo è legata a un servizio di un telegiornale che mostrava varie foto di repertorio, principalmente del funerale.

Parlo di immagini di repertorio, perché Chiara Poggi fu seppellita il 18 dello stesso mese, ma in quei giorni i miei genitori erano sicuramente ancora in vacanza e io, quel servizio, lo vidi con mia madre.

Rimasi colpita da due mie coetanee bionde che se la ridevano complici davanti alle telecamere. Ricordo ancora cosa commentai: che erano delle amiche di merda: più esaltate dalla presenza dei giornalisti che della morte dell’amica (avevano fatto vedere il funerale quindi dedussi che fosse in quell’occasione, ma che fosse durante il funerale o no poco importa: era squallido allora ed è squallido anche ora). 

Mia madre commentò che non erano delle sue amiche ma le cugine.

Io sorrisi e dissi, col tono di chi la sa lunga: 

“Allora sono state loro. Sicuro!”. 

Lei mi sgridò dicendo che non sapevo di cosa parlassi e che era impossibile. Io ribadii la mia tesi e non mi mossi da quell’idea.

Perché, capiamoci, so di cosa parlo: io ho delle cugine, ne ho molte, e sono per la maggior parte delle merde, che ti venderebbero per poter fare un servizio orale al ragazzo e sentirsi gratificate nell’essere preferite a te, che fanno di tutto per sminuirti perché per loro è l’unico modo in cui si possono sentire davvero bene (spero che ora abbiano fatto un percorso  di psicoterapia, anche solo per i loro figli). Però, per quanto io possa avere una bassa stima di queste mie parenti, sono assolutamente sicura che se avessero ammazzato una qualunque di noi (per quanto spostano sentirsi superiori e fighe) non si presenterebbero mai in quelle condizioni. Non sorriderebbero con compiacimento alle telecamere, parlando come se la vittima in questione non fosse una loro parente.

Le cugine di Chiara (che non distinguo e non m’interessa distinguere, se non quando tratterò dell'alienante narrazione che viene fatta su queste due) hanno mostrato un totale disinteresse davanti alle telecamere, senza un qualunque sentimento affettivo nei confronti della cugina. Era vero? I retroscena di chi si parla ora mi farebbero pensare che non era proprio così, perché ci sono delle piccole attenuanti. Attenuanti che non le scagionano del tutto, ma delle attenuanti.

Mi ripeto, per quanto io abbia una bassa, bassissima!, opinione sulle mie cugine (anzi: ci piazzo pure i cugini) un comportamento del genere sarebbe ben lontano da quello delle Cappa.


L’ultimo ricordo del periodo riguarda l’arresto o, comunque, le accuse rivolte ad Alberto Stasi. Quello che chiamavano Il biondino dagli occhi di ghiaccio, ma che a me sembrava soltanto un mammone figlio di papà, col culo moscio e soprattutto lo sguardo di chi non era riuscito a dormire la notte perchè è in ansia per un esame.

Probabilmente avrò pensato che tra un fidanzato del genere (piusttosto scialbo e inutile) e quelle cugine orribili, la ragazza era messa davvero male.

Ma l’ho mai visto come colpevole? No.


Non seguii particolarmente le indagini, la mia vita mi bastava per non dover sentir parlare dell'ennesima Mary Sue, così pia da diventare martire della Chiesa Cattolica.

Quando parlarono della condanna di Stasi, io feci solo la faccia di chi dice: “Boh, sarà…”, ma poi proseguii con la mia vita.


Il mio ricordo poi passa a qualche anno dopo, quando, in treno, l’algoritmo di google mi propose un articolo il cui titolo diceva che, se non sbaglio, parlasse di un amico del fratello, nuovo probabile indagato e ex-amore (ma forse non tanto ex) di Chiara.

Era un articolo breve, che parlava di come fossero spuntati fuori degli indizi che attenzionavano un nuovo probabile assassino, un amico del fratello di Chiara Poggi, Marco

Nell’articolo si affermava che Chiara Poggi e Andrea Sempio avessero avuto una sorta di relazione prima che lei si mettesse con Alberto Stasi e che lei stesse riallacciando i rapporti (o per lo meno qualche contatto sporadico) con lui. 

Lo descrivevano come un ragazzo sportivo che insegnava arti marziali e che da come era impostato l'articolo sembrava che all'epoca dei fatti avesse 28 anni.

Pensai che, effettivamente, la cosa potesse starci: c’era una certa logica nel vedere la ragazza allacciare i rapporti con un amico del fratello, un ragazzo più grande che magari riuscisse a darle più attenzione del primino della classe ossessionato dai buoni voti con cui stava.

Sarebbe stata plausibile la possibilità che, rivisto per caso l’amico del fratello (che a 28 anni magari viveva già fuori casa) questi ci avesse provato (Chiara Poggi non era certo brutta) ma che lei, magari dopo essersi goduta qualche lusinga, avesse comunque preferito il fidanzato e da qui si poteva ricadere al classico femminicidio. La foto di repertorio lo mostrava come il classico cazzone con un mega ego e l’arroganza dell’uomo che non vuole chiedere mai e a cui tutto è dovuto (se poi ora si sentono i suoi monologhi nelle intercettazioni… non sbagliavo particolarmente).

Quando di recente ho scoperto che era un diciannovenne, mi sono stupida. Non nego la probabilità che lessi male l'articolo e quindi scambiare l’età, ma trovai subito alquanto inverosimile che lei, di 26 anni, intrecciasse dei rapporti con un ragazzino di 19. A 26 anni, non presti attenzione a un adolescente che ha appena finito il liceo, se non per quello che è: un ragazzino ancora sporco del latte materno e che ha ancora il coprifuoco. A 26 anni (e io li ho avuti) ti può interessare un neo maggiorenne solo se sei tanto bello da essere impossibile non notarlo. E no, Andrea Sempio non rientrava in quella categoria di ragazzo.


Tre o quattro anni fa, poi, mi capitò di rimanere un sabato pomeriggio a casa senza, nulla da fare se non accendere il televisore intrattenendomi con zapping. Non so se lo sapete ma il sabato pomeriggio non c'è assolutamente niente di decente in televisione.

Finii per guardare su Tv8 (o era il 9) l'unica cosa vagamente passabile: un documentario sui casi di cronaca nera: quella puntata trattava dell'omicidio Garlasco.

Mi stupirono una serie di cose. Io ricordavo solo che lui avesse una faccia da cazzone e che le cugine per me avevano un comportamento colpevole.

Nonostante fossi sicura che non avrei guardato quel documentario fino alla fine, non fu così. Il racconto aveva tutto quello che poteva catturare la mia curiosità, tanto che arrivai alla certezza che Alberto Stasi fosse solo un capro espiatorio, scelto perchè era il colpevole perfetto e che i carabinieri si fossero piegati con il solito servilismo. 

Certo, quando ascoltai la cagata pazzesca che disse sul sangue mestruale di Poggi (per quanto avrei voluto mandare a quel paese la PM perchè faceva la bulla) digrigni i denti, fino a quando non dissero che il test dei carabinieri era un falso positivo, confermando che, sì, lui era un coglione, ma quello non era un indizio, ma solo un’analisi sbagliata a cui non avevano fatto le dovute verifiche prima di interrogarlo. Ergo: tutti dei coglioni.

Poi ci furono i tempi che non riuscivano a rendere fattibile l’omicidio, l’alibi cencellato Stasi (a cui si aggiunge ora della chiavetta usata per copiare file, ma vabbeh) e il movente mai scoperto (anche solo lei che gli da del buffone, sembra assurdo, ma conosco donne finite in ospedale per questo motivo). 

Quello che mi fece più specie fu scoprire che lo zio era intervenuto intimando alla procura di stare lontano dalle figlie.

E diciamocelo: l’avvocato Cappa, con quella faccia da schiaffi, quei baffi e quei modi di fare alla Guido Nicheli da milanese imbruttito (che poi l’attore era Bergamasco, pace all’anima sua) certo non suscita la simpatia di nessuno. La mia no di certo.

Questo e la mia diffidenza verso le istituzioni mi fece sentenziare che erano loro le colpevoli e che le autorità si erano come al solito piegate davanti a qualcuno di potente e della dignità delle istituzioni e della giustizia… chissenefrega.


E poi? poi niente: era la solita storia di lecchinismo e innocenti in carcere, mi capitò qualche mese dopo di parlarne con un’amica (per lei Sempio era colpevole) ma la discussione durò qualcosa come 5 minuti. 


La vita poi è andata avanti senza che la cosa mi interessasse, almeno fino a quest’anno perchè, come tutti, sono stata travolta anche io dal Caso Garlasco.

L’attuale procuratore di Pavia, Giorgio Napoleone, ha riaperto le indagini su Andrea Sempio e da quel momento, ovvero dal momento in cui è apparsa la notizia, tutto il resto, guerre e genocidi compresi, sono scomparsi dall’interesse italiano.

Io lo scoprii con youtube, credo da Darkside

Da lì, passai alle interviste dell’autore delle iene (Alessandro de Giuseppe) a cui si deve molto di questa apertura.

Per poi passare a Luigi Grimaldi (l’unico che apprezzo davvero ascoltare, perchè è l’unico che sa raccontare davvero bene) e tanti altri, di cui apprezzo alcune cose, ma non tutte.

Tutta la questione però, mi lascia sempre più perplessa: i media distorcono la verità, per amore di bagarre, dove per forza che gli innocentisti di Stasi vogliano Sempio colpevole. Lo ripetono tanto spesso che chi li ascolta ma non si interessa davvero del caso, lo ripete a pappagallo. Chiunque ascolti io e che vuole Stasi libero, invece, a volte non considera nemmeno se è colpevole o innocente (figuriamoci quindi mettersi a disquisire su Sempio) ma perché è la condanna ad essere fallace.

Poi ci sono le illazioni pindariche (e tutti a parlarne) palesi depistaggi (e tutti a parlarne) insulti all'intelligenza altrui (e tutti a parlarne) guerra tra procure (e noi tutti qui a parlarne) fino a parlare di veri e propri complotti (e tutti a parlarne) .

E io continuo a chiedermi: ma sul serio?!


Che poi per me la parte importante non è tanto che un innocente è in galera, ma che finalmente si sta indagando anche su chi ce l’ha mandato.


(e aspetto al varco con chi sarebbe in concorso Sempio… ho il mio TOTO NOMI personale… ma solo perchè ormai mi sono appassionata)

sabato 4 settembre 2021

Io rimango qui a combattere.

   (Questo articolo è stato scritto il 23 ottobre2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Come tutti gli abitanti di questo pianeta, siamo stati tartassati dagli "scandali sessuali" che hanno sconvolto Hollywood. Ho messo tra virgolette, perchè non era nascosto e fino a quando non c'è stato l'articolo di denuncia, era tutto normale, conosciuto e lecito.
Essenzialmente, un tizio che molestava da trent'anni le donne per farle lavorare.
Tutto questo pseudo movimento liberatorio nasce dopo un anno di ricerche che Ronan Farrow
Roman Farrow - NON COMMENTO CHE SIA UN UOMO
CHE DEVE ESSERE ASCOLTATO PER UNA VIOLENZA
SULLE DONNE (ANCORA UNA VOLTA)
(che per forza di cose conosce questo mondo, visto i genitori) e che ha portato alla luce qualcosa che sapevano tutti.
Il trentenne ha infatti dichiarato che per più di un anno ha raccolto testimonianze su testimonianze di celebrità che hanno denunciato (e poi taciuto a volte dopo essersi dati un prezzo) le violenze subite.
Il signor Farrow è corrispondente per la NBC, ma l'emittente ha deciso di ignorare l'inchiesta e di non pubblicare nulla e lui, ovviamente, non ha piagnucolato in un angolino bofonchiando contro i suoi capi come fosse un giornalista italiano, ma ha proposto a qualcun altro, l'emittente rivale e il New Yorker infatti non si è fatto sfuggire questa succulenta opportunità.
(sì, so che in Italia non è possibile, visto che sono tutti la stessa melma che umilia la memoria di Terzani e ha ucciso il povero (grande) Biagi buttandolo fuori perchè per dieci minuti di messa in onda, lavorava davvero e faceva lavorare davvero). Figuriamoci dei grandi corrispondenti di guerra da cui prendevano le informazioni le testate straniere negli anni '60-'70!

Ora ci sono donne che si fanno avanti con le testimonianze (elenco troppo lungo, ma ovviamente qui sotto parlerò del "caso italiano"), alcune che fanno le scandalizzate e fingono di non aver mai saputo (Meril Streep, questa non te la perdona nessuno, soprattutto per l'uscita ipocrita), altri che vanno ai ripari facendo un mea culpa (perchè in fondo Tarantino tira avanti solo con il nome che si è fatto a inizio carriera e voleva solo far parlare di sè).
Saltano però fuori racconti spettacolari, come quello sulla compianta Principessa Leila: leggenda vuole, infatti, che quando una sua amica è stata molestata dal maniaco lì sopra, lei abbia risposto mandandogli una lingua di mucca, minacciandolo (in maniera molto più delicata di come la butto io ora) di evirazione
Ancora più sconvolgente però è stato dover stimare Cortney Love che già dodici anni fa aveva consigliato alle ragazze di rifiutare di andare a colloqui privati col produttore e non perchè lei è stata molestata (perchè lo sapeva) e sapeva di rischiare una denuncia per diffamazione, venendo comunque estromessa da molti ambienti dello spettacolo subito dopo questo. Ora, diciamocelo: il mondo non ci ha perso nulla, ma qui quindi dimostra che non si parla di meritocrazia, o talento inesistente, ma di altro. E, lo giuro: trovo assurdo che io abiti in un mondo dove devo stimare Cortney Love!
Nei fatti lo hanno subito buttato fuori da non so che consiglio supremo degli imbecilli di Hollywood, ma Roman Polansky che ha abusato di una tredicenne è ancora bellamente osannato dai più. E hanno coraggio di dire "Poverino, le hanno brutalmente ammazzato la moglie incinta mille anni fa!". Col cazzo! Povera Tate che comunque non era una sua proprietà!
No, non hanno agito per onore, orgoglio e nuova era.
Hanno agito per correre ai ripari e per salvare il salvabile.

Ora c'è il caso ITALICO (sì, perchè quando ci dimostriamo così squallidi, meritiamo di tornare indietro anche nel lessico).

Asia Argento.

Diciamocelo: non è una grande attrice. Mi vergogno pure un po' a pensare che nel mondo quando pensano ad un'attrice italiana, in molti pensano a lei. Personalmente trovo in lei sempre qualcosa di volgare e viscido, il tutto condito con una buona dose di sciatteria. Mi irrita come parla, mi irrita come recita, mi irrita la sua ipocrisia.
Parliamoci chiaro: quando lei ha fatto la santarellina perchè l'ex ha ammesso di fumare cannabis, il mio pensiero è stato, depurandolo da ogni volgarità: "parla quella che pippava con lui fino a ieri". 
Capirete quindi che no, non ho una grande stima nei suoi confronti e, sinceramente, il nostro paese italico (sì, il minuscolo è APPOSTA) migliorerà soltanto se non rischiamo più di vedercela in televisione.
Però è questo il problema.
Il motivo per cui se ne va, non è perchè è talmente pessima come attrice, ma perchè altre sgallettate senza morale, nè cervello dicono che avrebbe dovuto farlo prima.
Quelle che ora chiamiamo le grandi attrici dei vecchi tempi, sono note anche per avere avuto dei figli di cui non si conosce il padre e che comunemente, tranne che in televisione, vengono chiamati "i figli del lavoro": per fare i film, la dovevano dare.
Che avessero talento oppure no, le gambe comunque dovevano aprire.
Lo hanno fatto e fingono di no.
Come gira il mondo, tutti sanno che per fare quel mestiere, devi pure fare il mestiere.
Soprattutto se vuoi farlo per essere famoso.
Niente illusioni, solo rassegnazione.
Personalmente: non avendo mai alcune velleità da attrice, non mi sono mai posta il problema. Già combatto le mie battaglie, figuriamoci se devo combattere quelle che non vengono combattute neanche da chi dovrebbe farlo: vuoi man forte? Eccomi, ma non sarò io a fare il lavoro per te.

Tornando a coloro ormai troppo vecchie per aprire le gambe e che ora vantano l'ipocrisia guadagnata di un rispetto fasullo, ora dicono "dovevi dirlo prima".
La figlia del più pavido maestro dell'horror della storia del mondo, poi, si è vendicata tirando fuori anche abusi da parte di altri italici grandi uomini del nostro cinema. Di cui non si è fatto nome.
E per fortuna che papino è sempre stato il suo maggiore sostenitore...

Ma no, non me la sento di giudicare il suo tacere sul nome. Tanto in questo paese (sì, come sopra), non avrebbe alcun valore.

Le persone dimenticano qualcosa di fondamentale. E parlo di persone, perchè non distinguo lo schifo di genere: si è persone senza considerare il sesso, ma intelligenza.
Quella che ormai manca nella maggior parte degli individui.

Non abitiamo in un mondo veramente perbene, ma perbenista e ipocrita.
Pieno di restrizioni culturali, sociali e discriminatori che vanno palesemente a sfavore del più debole.
Il problema è vivere in un mondo dove certe cose sono comunemente accettate e dove la vittima (soprattutto dalle nostre parti) è colpevole solo perchè è vittima: non ha davvero detto no, non l'ha detto troppo forte, non ha denunciato subito, non si è buttata dalla finestra pur di schivare la deflorazione, se sono molestate è solo perchè hanno dimostrato di volerlo, per come si sono vestite o per aver sorriso (come se non ci insegnassero che dobbiamo sempre sorridere - è il mantra che ci insegnano sin da piccole), come se non fosse colpa loro, quando si sa che lo stupro e l'aggressione non è un fatto legato all'altro, ma al prevalere sull'altro. 
Non si stupra perchè l'altro ha provocato, ma per dominarlo, distruggerlo, sottometterlo e prevaricarlo. E' un atto di odio e non di libido. 
La libido viene generata dall'odio e dal togliere la dignità all'altro e non dall'attrazione.
Non è legato alla libido, ma alla dominazione. All'esigenza di fare del male a qualcuno non perchè qualcosa manca nel tuo cervello, ma piuttosto al tuo carattere.
Si sa che la violenza è l'atto di chi è nel torto, soprattutto in una discussione. Lo stesso è per la violenza: non accetti un verbale no, costringi fisicamente al sì.
Oltre al fatto che certi tipi di violenza, sono eseguiti verso chi si pensa inferiore e quindi non meritevole di rispetto.

Peggio ancora è il luogo comune che sia "il passo che devi fare per...". 
E per le donne che l'hanno subito "se l'ho fatto io..."
Concordo: una donna che non denuncia, consente a un uomo a rifare violenza, ma se tutto il modo ti dice "è la norma", alla fine ti convinci che è così e su questo non si piò fargliene una colpa. 

Ci vogliono convincere che ce lo meritiamo, ma non è vero.

Come donna, ma prima ancora come PERSONA, perchè E' QUESTO CHE SONO!, non accetto l'omertà, ma ancora di più, non accetto chi accusa di omertà una donna vittima di violenze.
Perchè sono proprio queste accuse che rendono difficili le denunce. 
Poi non solo si colpevolizza la vittima, ma si dice che è tutta una messa in scena.
Da noi gli stupratori diventano eroi, come là, se sono abbastanza ricchi, vanno in clinica. In clinica e additati come malati, qui nel paese degli italici succede quando cocainmani e pippaioli del Jet Set, si fanno scoprire in festini con transessuali a base di coca, e altre sostanze (tutti gli altri sono dei drogati di merda).

Che poi forse nei suoi confronti io ho la stessa reazione che in molti hanno nei miei confronti. Con il mio corpo esile, il mio faccino infantile e i miei capelli lunghi (e perchè no, anche gli occhiali), chissà perchè gli uomini pensano sempre di potermi prevaricare fisicamente, moralmente e intellettualmente. E io devo sempre capire e pure ringraziare. E sono una stronza quando mando a 'fanculo.

Perchè per quanto Asia Argento non mi piaccia, mi piace ancor meno chi l'accusa.
Che se ne vada e, per favore: che si porti dietro pure tutti gli altri.



IO RIMANGO QUI A COMBATTERE
!!!!!

Per approfondire:
1, 2, 3, 4
Per il resto: googolate. 

sabato 28 agosto 2021

Piccoli Geni Onlus

 (Questo articolo è stato scritto il 16 ottobre2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Piccoli Geni Onlus è un'associazione fondata da una mamma. Una mamma che come tante altre ha avuto la sfortuna di avere una bambina che ha scoperto non essere sana. 
Una bambina nata con una malattia che ancora non ha cura.

Piccoli Geni Onlus vuole dare l'opportunità a quei bambini che, malati di patologie neurologiche, necessitano di una concreta assistenza, oltre a quella delle loro famiglie.

Dalla sua fondazione l'Onlus ha già acquistato:

  • Un elettroencefalografo dinamico con video, per registrazioni prolungate e monitoraggio video EEG 24 ore, per il Reparto di Neuropediatria del Policlinico Umberto I di Roma;
  • Inanziato un progetto di terapia riabilitativa per pazienti con patologie neurologiche, fra cui Sindrome di Dravet, Paralisi Cerebrali Infantili e Stroke Pediatrico, per aiutare i bambini e le loro famiglie nella loro lotta per raggiungere ogni tappa dello sviluppo;
  • Finanziato uno studio sul Deficit di Adenilsuccinato Liasi, malattia rara metabolica che si manifesta in età pediatrica.
Ma non si ferma, ha altri progetti. Molti altri progetti: di riabilitazione e ricerca, investimenti su tecnologie che diventano essenziali per l'aiuto dei Piccoli Malati, aiutare la formazione dei futuri tecnici e dei dottori che aiuteranno a combattere assieme alle famiglie dei piccoli pazienti. Parliamo ti chi aiuta alla diagnosi, alla cura e al sostegno di persone che hanno bisogno di aiuto.
Vogliono finanziare un anno di ricerca contro le encefalopatie epilettiche genetiche e metaboliche, intensificare il monitoraggio EEG in terapia pediatrica (TIP), neonatologia e terapia intensiva neonatale (TIN), nelle emergenze pediatriche, retribuendo un tecnico di neurofisiopatologia, si propongono anche di sostenere le famiglie dei bambini con epilessia, malformazioni celebrali congenite, disturbi dell'apprendimento e PANDAS.


sabato 7 agosto 2021

Lettera Aperta a un Giudice

(Questo articolo è stato scritto il 03 aprile 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Giudice Minucci,
È da qualche giorno che tento di capacitarmi come è possibile una cosa del genere, lo sa? In effetti succede tutte le volte che sento parlare di una cosa del genere, ma al momento il programma su cui sto lavorando è bloccato e quindi scrivo ora, che poi, non devo mica giustificarmi per avere ragione.
In fondo dovrei farci il callo: sei già stata picchiata da tuo marito? Allora non c’è reato, lo sostengono i giudici a Genova. Chiessene frega degli studi sulla violenza di genere, su quella domestica e sulle loro vittime. I giudici ne sanno di più e ne sanno meglio.
Ma lei non è di genova, Giudice, lei è di Torino ha ragione.
Io mi senti indignata come persona e come essere umano prima che come donna.
In Svezia, è vero, la vittima di studio che non presenta lividi non è vittima di stupro, ma le donne svedesi stanno combattendo una lotta d'opinione per cambiare questa legge e sono sicura che non ci metteranno molto a vincerla. In Svezia c’è un così basso tasso di violenza sulle donne che per loro le punizioni sono meno severe. Per noi le punizioni non ci sono per gli stupratori, perché giudici come lei, Minucci, che danno loro ragione.
Dire “Basta” a quanto pare per lei non è abbastanza. Bisogna chiedere aiuto e urlare. La prego, giudicem scriva “il manuale di chi subisce uno stupro” così quando capiterà nuovamente (e sappiamo che è già successo dalla sua sentenza fino ad oggi, ma loro le tralasciamo perché non avevano le sue direttive) a una donna di subire violenza saprà come comportarsi.
Sa vero che dovrebbe bastare? Quel basta? E dire che ha studiato molto per diventare giudice, come fa a essere così ignorante?
Non usi la scusa dei sui colleghi, giudice, sappiamo tutti che la misoginia tra quelli della sua categoria hanno permesso più stupri, omicidi e violenza di genere che impedirli anche solo liberando gli aguzzini perché non erano un pericolo. E immagino ne andiate tutti molto orgogliosi.
Che poi io sono tremendamente ignorante dell’emotività femminile e nella lingua italiana, pur essendo io donna e italiana, ma quando leggo che le motivazioni sono date dal fatto che lei avrebbe tradito quell’emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona… io lo ammetto: non lo capisco. Che significa?
Si sa che voi persone di legge siete come i giornalisti: parlate pomposo e male per non dire niente, ma magari se dice a una donna stuprata che se l’è cercata perché non ha fatto abbastanza, dovrebbe dirlo meglio.
Oltre il danno, la beffa: la vittima di stupro deve pure subire un’accusa di calunnia. E lei, Giudice? Lei sarà così orgogliosa della sua persona e della sua toga, che interpreta in maniera arbitraria le legge e decide come devono comportarsi le donne. Già che ci siamo, andiamo dal Papa e dirgli di toglierci l'anima, non l'abbiamo avuta per così tanti secoli! Non ci serve più!
E lei, Giudice Minucci, sicuramente si è sentita un vero Giudice della nostra amata repubblica, dopo quella sentenza. Sono molto felice per lei.
Non mi chiedo neanche come fa a dormire la notte, o guardarsi allo specchio, Giudice: sappiamo entrambe che lo fa benissimo. Perché questo non è di certo il paese di William Murray.
Lei, Giudice, smetta di guardate la televisione e cominci a guardare la vita vera. E si ricordi: anche il suo è stato uno stupro. Ha stuprato la dignità stessa di tutte le persone e tutte le donne. Avvalorare tesi come la sua sono un insulto dei Nostri Tempi, del Nostro Paese e della Libertà e Dignità umana. Ma immagino che i giudici del suo calibro amino follemente poter decidere del corpo di una persona.
Poi ci si chiede perché le scrivono quelle cose sui muri...
Finchè ci saranno persone come lei.


Avrà capito,  Giudice, che a me non interessa il suo sesso. Interessa il suo ruolo. E non mi interessa di che sesso sono io, perchè IO sono una Persona. E non piagnucoli perchè la trattano male, se lei non avesse protetto gli stupratori. Si ricordi: non serve dire basta. Ma lei immagino abbia anche il culo parato per poter fare la voce grossa.

mercoledì 14 luglio 2021

Per poter pensare a un mondo migliore

(Questo articolo è stato scritto il 03 settembre 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Sul serio, dopo le mille schifezze di questo periodo, tra stupro di gruppo, abusi sulle proprie figlie, isteria pro-royal-britannica-senza-un-vero-motivo-se-non-occupare-vuoto-televisivo, tizi che si suicidano in svizzera perchè depressi e che lo fanno così solo perchè così si parli di loro (sì, se no ti pigliavi un paio di pillole o una corda, o un coltello), non riesco a non volermi aggrappare a qualcosa di bello. C'è poco in questo periodo. Ma il prossimo 23 settembre al centro commerciale di Curno fanno la colletta alimentare per Amici Baffi Onlus.


Questa onlus gattara è di un paese che, diciamocelo, chi se lo incula, ma è una delle onlus più gattare della lombardia. La domenica, d'inverno, ti invita ad andare a coccolare i mici (già questo fa meritare loro un sacco di scatolette per me).
Io ho una gatta che c'è rimasta in casa e appena potrò, un giorno lontano quando lei non mi impelosità più il letto, penso che prenderò un miciotto adulto da un gattile
Io e Micia/Stronza/Principessa/Gatta/.... abbiamo un bel rapporto perchè è piccola (per quanto non anagraficamente) e per anni è venuta a mendicare alla porta di casa mia in cerca di cibo e coccole, non è espansiva, ma affettuosa. Non è diffidente, ma ruffiana. Insomma: piace a tutti perchè è proprio una gatta coi baffi.
L'imperativo a casa mia era quello di non farla entrare (cosa impossibile, perchè nonostante le sue infinite gravidanze, Micia era agile più di una gazzella) e di non farle pensare di poter essere adottata, darle da mangiare, ma non un posto dove vivere: ristorante sì, albergo no. Il motivo, tra gli altri, era semplice: lei aveva già dei padroni. E a ben vedere noi siamo quelli che, nel vicinato, gli abbiamo dato meno cibo di quanto invee non gli dessero metà degli abitanti della nostra via.
I padroni però non ne erano degni e lei ne ha subito le conseguenze ma, caparbia come sempre, alla fine è riuscita a rimanere con noi, complice la sua ultima cucciolata (dopo l'abbiamo sterilizzata).
E' lungo il racconto squallido sul comportamento arrivista dei precedenti padroni: basta dire che appena mia madre gliel'ha messa in mano, lei ha combattuto come fosse stata in pericolo di vita ed è scappata alla porta di casa mia per non uscirne per tre giorni.
Lei mi prendeva il polso con le zampine e ci appoggiava la mano per dormire. Lei che mi si sedeva vicino per coi scattare ogni cinque minuti a guardare i suoi cuccioli prima di tornare indietro. Lei che quando è rimasta sola mi guardava un po' triste, ma senza la paura per la loro sorte. Lei che mi vede tornare in macchina e mi viene incontro con la coda a punto di domanda, ma a un metro da me si mette a stiracchiarsi per costringermi ad aspettarla di più. Lei che si butta sulla coperta del mio cane quando questi manca da qualche giorno perchè sente la sua mancanza o che va ad accoglierlo quando torna, anche se poi rimane a un metro da lui, attaccata al muro, strusciandosi ad esso prima di avvicinarsi al suo amico ritrovato per annusarlo... e tentare una attacco felino. A cui lui, codardo e buono come tutti i cani che hanno vissuto per strada, scappa immancabilmente... prima di tornare a annusarla a sua volta. Quello è amore, amici miei. Quel tipo di amore che si chiama amicizia.
Lei che alla fine fa il bello e il cattivo tempo in casa mia.

Se siete interessati: qui vi rimando il link. Sicuramente al mondo c'è chi mi capisce. Perchè in fondo i nostri cuccioli ci fanno sentire più umani e ci fanno vedere più umanità (buona) mentre il mondo sprofonda all'inferno.

Se avete altri eventi da proporre: sono a disposizione col mio blog.

domenica 11 luglio 2021

Essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata.

 (Questo articolo è stato scritto il 01 luglio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Non farò la guerra al paese più misogino e quello meno in Europa. Ci sono troppi dati da contare che spesso non vengono mia davvero diffusi per essere distorti e, soprattutto, molte donne non ammettono neanche a se stesse di aver subito un reato, figuriamoci a terzi.

L'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) ha condotto un'indagine che prendeva quarantaduemila (42.000) donne provenienti un egual modo da tutti i 28 paesi.
Si evince che, in Europa, una donna su tre subisce abusi. Parliamo di sessantadue milioni (62.000.000) di donne.
Una donna su cinque invece subisce violenza domestica.
Solo il 13% di loro ha però sporto denuncia se questo è il proprio partner o un altro uomo.
Una donna su venti ha subito uno stupro.

Dall'indagine, comunque, si avvince che sì, le donne subiscono violenza anche da altre donne, ma il numero risulta irrilevante rispetto all'azione maschile che rende praticamente inesistente quella cifra.

Il problema è l'ammissione in sé della violenza. 

Spesso se un uomo dice ridendo insulti o denigrazioni, noi donne lo accettiamo come se fosse un dazio da pagare.
Approcci sgradevoli come uno scotto tollerabile per essere accettate.
La stessa paura di rimanere sole è alla base di denunce mancate e di non accettazione della realtà. 
Ci hanno insegnato che senza l'accettazione maschile non possiamo vivere.
Non lasciamo perché essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata dal proprio partner.
Almeno così ci insegna la nostra cultura progressista europea: anche la ministro bavarese Ilse Aigner che subisce ingiustizie perchè non ha un partner, perchè anche solo l'idea di una donna single rimane un abominio agli occhi di molti. 
Figuriamoci qui da noi...

Non c'è infatti solo la paura delle critiche (spauracchio di base per le mancate denunce) o per le denigrazioni di vario genere, ma soprattutto la paura del rimanere sole.
Magari senza casa o senza alcun tipo di sussistenza.
A volte si ha paura di perdere anche il lavoro che non è necessariamente legato all'uomo che ne abusa.
Un tempo si voleva definire la violenza sulle donne come legato all'odio razziale, perché non guarda solo il trattamento di un'altra persona, ma perchè prende il 50% della popolazione mondiale come oggetto di discriminazione, odio e ghettizzazione.
Ma si sa, non siamo così importanti.

Poi c'è la coscienza che tanto le autorità non fanno nulla, essere umiliate anche in questo modo, quando ti dicono che c'è un maniale per la donna maltrattata e se non rientri in quegli standard allora non è vero. 
A volte è davvero troppo da sopportare. Anzi, lo è di sicuro, per qualunque essere umano.

Perché per quanto dicano no al burca, mentono e ancora ci vogliono pie relegate in casa e uscire solo col permesso e ben coperte.
Senza desideri, aspirazioni e appetiti.


E intanto sale il numero delle vittime di odio da parte di uomini.

Fonti:
1 - 2

lunedì 5 luglio 2021

A che stai a fare nel mondo?

(Questo articolo è stato scritto il 16 marzo 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Qualche giorno fa è apparso online il resoconto di un signore, tale Martin Schneider, che raccontava di come fosse stato orribile il trattamento che lui ha subito nel momento in cui i suoi collaboratori hanno pensato che fosse donna.
Un genio.
Ma andiamo con ordine. Martin lavora in un’agenzia interinale e ha una collega con cui si smezza il lavoro, Nicol Hallberg. Per quanto, sicuramente, le stesse simpatica, ma non aveva un’altissima opinione di lei come collaboratrice. Perché? Beh, se il tuo capo (che anagraficamente era un loro coetaneo e quindi sicuramente - notate l'ironia please - non era un misogino e le cose non se le inventava) si lamenta di lei dicendo che è troppo lenta, mentre tu sei ineccepibile, beh! Magari ha tutte le ragioni per non averla.
La vita di Martin era tranquilla e il suo lavoro gli andava bene, fino a quando un giorno, non gli capita di ricevere scorbutiche risposte da un cliente che gli contesta tutto. A lui? Impossibile!! E infatti, si accorge che l’email ufficialmente non è stata mandata da lui, ma dalla collega. Lui allora, risponde che è Martin. Il cliente quindi muta immediatamente i toni. Immagino si scusi pure, ma comunque… trovo interessante che lui deduca subito che il motivo dell’astio del cliente sia dato che era lei e non lui a mandare l’email…
Probabilmente poi, i due hanno parlato e, immaginando il dialogo tra i due, lui si è sicuramente sentito piccato dall’accondiscendenza del sorriso della collega sull’ipocrisia del “non sapevo”. Soprattutto quando lui le chiede “Ma succede tutte le volte?” e lei risponde “Beh, non tutte le volte, ma sì. Spesso”.
Da qui lo scambio di identità. Almeno per quel che riguarda quella digitale. Mi immagino anche come sia successo. Lui che risponde “Non ci credo, magari stai antipatica solo a lui” e lei “vuoi provare?”.
Il risultato? Per lui (solo per lui, dubito per lei) fu qualcosa di stupefacente. Nei fatti dopo una settimana piagnucola in un angolo perché ogni cosa che viene da lui chiesta o proposta viene criticata (e bocciata). Più di tutto ha notato il tono accondiscendente come se fosse la povera bambina fiammiferaia delle storie di due secoli fa, fino alle avance di uno di loro. 
Lei? Ah! Lei non è stata così facile (perchè non è più produttiva, è più facile).
Alla fine lui rimane sconvolto e lei ha l’ennesima conferma della solita solfa: per un uomo è più facile. Non perché lui sia più bravo, ma perché a lei le cose le complicano apposta e solo perché è donna.
Nei fatti lei nei resoconti aggiunge anche la storia vera, quella fisica, che il signor Martin ovviamente né ha visto, né ha voluto vedere. Sapeva solo che per il suo capo era lenta, non vedeva i commenti e le battute sessiste che le indirizzava concludendo che si chiedeva (un po’ ipocritamente, perché non è una questione lavorativa e lo sa) cosa ci guadagnasse il loro capo a farlo e a negare l’esistenza del suo sessismo. Non solo da parte sua, ma anche dai clienti: in fondo per una settimana si sono comportati male con lui perchè avevano la luna storta, mica perchè faceva la collega.
Lei rammenta nache altri adorabili aneddoti del loro capo, ma non sono importanti, visto che l’articolo in Italia è stato pubblicato da un uomo e in fondo concorderò con quei commenti.
Quando lei chiese come era Marty, lo definiva “un bravo scrittore, ma troppo emotivo, era un po’ una ragazza”. Lei si era stupita: lo vai a dire all’unica ragazza, capisci che nota la discriminante? È come dire: si è dire “è bravino in matematica, ma non abbastanza, strano perché è cinese” o “è bravo nello sport, ma è lento nella corsa, strano perché è senegalese”, “uccidiamo tutti quelli con gli occhiali: sono intallettuali”… e queste sono in positivo. Non ho voglia di essere particolarmente volgare, quindi non dirò altre uscite razziste, ma si sa, io non darei mai il mio gatto in affidamento a un vicentino. Comunque lui capisce la gaffe e non la ritira come sbagliata, ma solo che era detta alla persona sbagliata. Lei però i conti li sa fare. Nei fatti già all’assunzione si era sentita dire “Non pensavo di assumere college femmine, ma sono felice di averlo fatto. Mi hai colpito”. Perché le idee del testosterone sono migliori, si sa. Ma lei non si scompone e commenta “E allora perché non assumente tutte donne?” la sua risposta? Non voleva perdere la bella atmosfera.
Nei fatti il caro Martin seguiva l’andazzo e ignorava le parole della ragazza, fino a quando lei non lo ha preso di petto e non gli ha detto di smetterla. E lui, l’ha fatto. Quindi almeno uno sapeva di essere palesemente a torto, aggiungo io. Ma qui conferma la mia ipotesi detta poco sopra.
Nicole sa solo di essere felice che ora, dove lavora (perché sì, ha cambiato lavoro) non deve essere sempre sotto attacco.

Ora parliamo di numeri.
Perché questo resoconto, che io fatto riprendendo un articolo del corriere della sera, è un resoconto di stampo… anglosassone? Angloamericano? Beh, diciamo di un mondo dove è più facile cambiare lavoro, per mentalità e opportunità. Perchè lo sappiamo no? Franca Viola non era coraggiosa e ammirevole, quando rifiutava di sposare il suo stupratore. Il coraggioso era l'uomo che l'ha sposa, Giuseppe Ruisi, che sposa una svergognata (che comunque le disse la cosa che vorrebbero sentire tutte le donne "Meglio vivere dieci anni con te, che tutta la vita con un'altra" a memoria che qualche uomo degno di nota, c'è!).
Qui le donne la maggior parte delle volte se lo devono tenere, anche solo per il terrore di non avere altre possibilità. Oltre al fatto che a trent’anni non ti assumono perché vuoi avere figli, come se loro prima di te sentissero il tuo utero urlare di voler ospitare vita e a ventisei anni ti dicono che, se poi vuoi sposarti e avere figli, la distanza tra casa tua e il lavoro sarebbe per te un problema (cose veramente avvenute).
I numeri dicono che lo stipendio di un non laureato maschio è del 10% superiore di un non laureato di sesso femminile. Se c’è una laurea di mezzo, ironicamente il divario è superiore (nonostante la cultura e il sapere che sia semplicemente ignobile): arriviamo al 36%. E sono valori di media.
Ma si sa, se sei laureata, hai ventisei anni, vorrai sposarti e avere figli. Anzi, devi farlo. Se no che donna sei? Che ci stai a fare al mondo? 

Perchè lo sappiamo, in Italia le avrebbero detto: "Te la sei cercata, a conciarti così".


Altri link:
http://www.infodata.ilsole24ore.com/2016/03/03/lavoro-ce-differenza-tra-uomo-e-donna-lo-stipendio-dice-di-si-per-le-donne-109-in-meno/?refresh_ce=1
https://medium.com/@nickyknacks/working-while-female-59a5de3ad266#.70vavi9fy

sabato 3 luglio 2021

Diritti d'autore, libertà di mercato, libertà di scelta.

(Questo articolo è stato scritto il 31 marzo 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Fermento nel mondo dei diritti d'autore.
O forse tanto casino per rimanere sempre nella solita monopolizzazione del mercato a favore di un mondo dittatoriale e castrante.
Dall'11 aprile di quest'anno entra in vigore un decreto legislativo che deriva da una Direttiva Europea del 2014.
Questa direttiva riguarda la gestione collettiva dei diritti d'autore e di quelli connessi, nonchè la concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali perl 'uso online nel mercato interno. Cosa vuol dire? Bella domanda.
Gli autori potranno scriversi a società di altri Stati UE, tanto che le società straniere europee potranno legittimamente lavorare sul nostro territorio e con gli artisti Italiani, senza portare qui la loro sede legale.
Ma guardiamo bene cosa succede in Italia. Come l'hanno recepita i nostri estremi difensori del governo?
Beh, è la direttiva Barnier per la liberalizzazione del diritto d'autore all'interno dell'Unione Europea, quindi...
Quindi sappiamo che la migliore amica di ogni scrittore, cantante, artista che sia, la SIAE potrebbe avere qualche rimostranza. Ma no. Non sapete? Pretende di gestirli lei e poi dare agli altri enti. Perchè? Perchè gli hanno confermato il monopolio.
Insomma, intendiamoci: se l'ennesimo governo dittatoriele di strozzini assassini che non abbiamo votato (Gentiloni) gli ha lasciato amorevolmente l'esclusiva sulla gestione come UNICO ente autorizzato in Italia, potrà avere anche da ridire se non fa i suoi porci comodi, no?
Vedete, il decreto stabilisce come debbano essere gestiti i diritti d'autore da parte dei vari organi o entità, requisiti a cui si dovranno adeguare antro sei mesi, vigilati dall'AgCom (Atorità delle Garanzie per le Telecominicazioni) che darà l'elenco degli Organismi di gestione collettiva nel nosro Paese alla Commissione Europea e in futuro lo farà per eventuali modifiche.
Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore, il Ministero dei Beni Culturali (innegabile che letteratura e musica e affini lo siano, anche se visto l'andazzo ce ne stiamo dimenticando) dovrà emanare un decreto che riguarderà le nuove disposizioni sui compensi degli artisti, che questi siano interpreti o esecutori.
Il 31 marzo (oggi) entra invece in vigore quello dell' AgCom per contrastare la pirateria e il copyright online, anche se ancora non sappiamo bene come verrà fatto.
Sarà che io detesto il termine MONOPOLIO, se non concerne me stessa e l'utilizzo del mio corpo, ma che ci sia scritto o che lo si faccia in effettivo.
Quindi non riesco a sopportare che se è presente una legge di liberalizzazione del mercato che ci hanno imposto non la si voglia seguire e si continui con la dittatura.
Non sopporto neanche che ci debbano imporre la liberalizzazione del mercato, ma sappiamo che l'italiano medio, arrivato a una poltrona, ammazza chiunque pur di tenersela anche se vantava grandi idieali.
Che poi se voglio, potrò scegliere lo stronzo che mi difende i diritti d'autore? Perchè devo essere sempre costretto a sentire SIAE dietro il culo? Non sono uno di quegli uomini che va con i Trans, che dice che non lo vuole prendere in quel posto ma alla fine ci gode da morire (giudico l'ipocrisia della cosa non l'atto in sè, ma so che chi leggerà amerà puntarsi su questa frase che sul resto).
Questo articolo un po' senza senso per dire...
Sarà che io voglio dire NO.
Non mi piacciono le dittature, non mi piacciono di alcun tipo.



sabato 14 marzo 2020

Sfogo per una perdita

Oggi è morto lo zio di mio padre: un ottantenne, prete.
Mio padre lo ha saputo questa mattina tramite un lapidario messaggio di sua sorella maggiore. Lei è avvezza a messaggi estremamente concisi: da brava bergamasca va dritta al sodo e non si dilunga oltre.
E' sempre stato un uomo gentile e divertente, a cui piaceva far divertire i bambini con giochi di prestigio: era il migliore.
Noi nipoti gli volevamo tutti un mondo di bene e lo adoravamo, quando eravamo piccoli.
Ora è col Dio a cui ha dedicato tutta la vita e, in fondo, forse per lui andrà bene così.
Però... c'è un però.
Sono stati degli infami, quelli della comunità religiosa a cui apparteneva e dove dormiva.
La versione ufficiale era 

"ha avuto un po' di influenza settimana scorsa, ma era passata... ieri non ha voluto mangiare a cena e stamane è stato trovato morto".

Peccato che erano dieci giorni che il fratello continuasse imperturbabilmente a chiamarlo e lui non rispondeva, gli dicevano 

"lei richiami", lui richiamava e ripetevano "lei richiami".

Lui però sapeva che c'era qualcosa che non andava: suo fratello richiamava sempre al massimo entro dieci minuti. Sempre. 
Non si vedevano più molto, non perchè non volessero ma non potevano: tra la patente tolta di uno (il prete) e i ricoveri dell'altro, si vedevano quando c'erano le congiunzioni astrali che lo permettevano.
Ma si sentivano: avevano i cellulari e si sentivano.
Tranne in questa occasione.
Motivo per cui ha chiamato un amico, anch'esso prete, che viveva in un'altra comunità ma che sarebbe dovuto andare dove risiedeva mio zio. Lui gli avrebbe riferito.
Sarebbe dovuto andare stamattina, ma un parrocchiano gli ha detto della perdita.

Dei parenti? Chissene frega. Se fosse stato per loro, avrebbero continuato a dire "lei provi a richiamare più tardi".

La mia opinione? Lo hanno lasciato morire da solo come un cane e la cena non gliel'hanno proprio portata.

Venite a chiedervi i soldi.

domenica 1 marzo 2020

Corona agli imbecilli

Sapete, con lo scoppiare dell'Isteria del Corona Virus qui in Italia, mi sono ritrovata a pensare molte cose.
Che siamo un popolo di imbecilli già lo sapevo.
La mia stessa famiglia è nel loop degli ansiogeni ma, contrariamente a molti altri, non siamo presi dentro dalla foga degli acquisti convulsi forse solo perchè abbiamo ascoltato davvero gli avvisi.
Mentre dicevano che i negozi normali sarebbero stato chiusi, esclusi gli alimentari, qualcuno di sicuro ha capito che sarebbero stato chiusi anche quelli e visto che abbiamo un governo di merda, è ovvio che ti aspetti che blocchino tutto da un giorno all'altro e che di certo (basta vedere cosa hanno fatto nella zona rossa) non si preoccupano di dare viveri e assistenza ai poveracci che costringono a casa (mica siamo cinesi, che si preoccupano di avere frutta e verdura fresca distribuiti in tutti i condomini) e quindi un bel sacco del supermercato... Diciamocelo: sarebbe stato credibile che nella notte ci chiudessero tutto, dopo averlo saccheggiato loro.
Poi parliamo dei 150 antibatterici acquistati da una farmacia al Pam di Milano (a circa 2 euro) poi rivenduti a 9,90... 
Tranne un paio di persone che conosco, nessuno vicino a me è andato del tutto fuori di testa
Dalla stupidità, quella sì.
Ho da raccontare un aneddoto in particolare.
Nell'immancabile chat di famiglia che abbiamo tutti nel cellulare, la mia ha avuto un apice di stupidità che ancora poco tollero nel solo ricordo.
Mia cugina, Nia, è una mamma super impegnata: con una figlia in prima liceo e uno in seconda elementare, entrambi pieni di impegni extrascolastici, un lavoro e una casa da gestire e un marito che arriva a casa si siede sul divano. La normalità delle donne italiane con figli, insomma.
Nia è anche una donna estremamente attiva nei social. Così impegnata che non ci puoi parlare... perché deve sempre rispondere a cose importantissime: gruppi di "mamme per la scuola", gruppi di amiche...
In uno di questi stupidi gruppi, oppure una sua amica imbecille (non so come altro chiamarla) l'hanno informata che per entrare al supermercato avrebbe dovuto avere la mascherina.
Nia si è allarmata immediatamente: lei non ha mascherine a casa! Come fa a fare la spesa?
Immediatamente scrive al gruppo di famiglia per chiedere conferma: Lu, nostra zia, è commessa nel banco alimentari in un supermercato a Milano... lo sa sicuramente!
Peccato che prima di lei, leggo io. La mia risposta è stata una:
"Sicuramente no." non sto qui a dire perché, non ho voglia di sprecare dita sulla tastiera. 
Lei incalza: le hanno detto che ci sono addirittura i cartelli davanti ai supermercati.
Al che ribatto io: dove sono questi cartelli? Chi le ha dato questa informazione? Ha fatto una foto della nuova direttiva? Andrebbe bene anche solo la direttiva del supermercato, sarebbe assurda, ma andrebbe bene pure quella.
Lei non risponde, ma piuttosto devia, rispondendo a mia sorella, Chichi, che le dice di ordinare online con l'App. App che ovviamente era in tilt (lei lo aveva già fatto per evitare il supermercato) visto l'eccessivo utilizzo di tutti. Certo, le sua amiche hanno tempo da perdere perchè sono mamme e piuttosto che preoccuparsi dei figli, possono schiacciare per 40 minuti un pulsante di un'App.
Finalmente, dopo mezz'ora, risponde Lu che rassicura: nessuna imbecillità del genere. Lei si rassicura e passa ad altro.
La cosa che mi ha irritato di più (oltre all'intrinseca affermazione che io ho per forza torto) è il sapere che con molta probabilità uno ha detto "e se ci fanno andare con le mascherine?" (Come qualche giorno prima ha detto "e se ci chiudono anche gli alimentari senza avere il tempo di rifornirci?!") e i caproni hanno voluto credere a quel pensiero perchè così giustifica la possibilità di comportarsi senza un minimo di logica.
Ci dicono pavidi ed egoisti... 
Non è così: siamo anche intolleranti con gli imbecilli.
Tra cui quelli che chiamano dall'Australia da una trasmissione radio e chiedono "Dica la verità, quanto è grave?!" e tu devi riuscire a non scoppiare a ridere.
O quella che dice "io mi rifiuto di uscire di casa! Lavoro in Smart Working! Non ci vado dai clienti veneti!" per poi chiedere di andare a trovarla perché si annoia (si sa, gli altri non hanno un lavoro abbastanza importante da non correre al suo capezzale!).
O sarà che io di tempo per guardarmi gli arretrati in TV non l'avevo...

Che poi... io continuo a pensare ad un'altra cosa... molto più vicino di 'sto Covid19, qui avevamo la Meningite e se lo sono dimenticati tutti tranne me: l'unica che non teme altro che la gastroenterite... 

Ma poi mi devono spiegare come è possibile che una persona che sta due giorni in Italia, dopo altrettanti che rientra nel suo Paese e ha i sintomi dell'influenza, è colpa dell'Italia anche se il virus necessita di 8 giorni di incubazione... 

E vorrei fare anche notare che è scoppiato tutto dopo Atalanta-Valencia... Cavoli, forse a furia di insinuarlo, qualcuno sarà così stupido da crederci. E comunque, dovrebbero bloccare tutte le gare di due settimane ed evitare le solite pantomime dei corrotti incorruttibili.

E comunque... io preferisco uno Stato che fa mille tamponi a cazzo, piuttosto che a nessuno come negli altri perchè tanto la salute pubblica non frega nulla a nessuno. Ma magari... un po' di discrezione non avrebbe fatto male.
E soprattutto, dovremmo immergere nella candeggina almeno un centinaio di politici: così il Virus Ignoto che li rende la feccia del mondo non infetta altri.

Ho sclerato abbastanza... ma sono stufa.

sabato 26 ottobre 2019

Una tragedia alla Don Matteo... forse? Ma? Purtroppo col senno di poi non si fanno rivoluzioni.

(Questo articolo è stato scritto il 9 febbraio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)



QUESTO ARTICOLO A NUMEROSE ARGOMENTAZIONI PARTICOLARMENTE SCORRETTE CHE POTREBBERO INDISPORRE LA MAGGIOR PARTE DEI (PER ME IPOCRITI) BENPENSANTI, SE LEGGETE LO FATE A VOSTRO RISCHIO E PERICOLO E NON VI LAMENTATE.

Vasto. Non sto qui a raccontare nuovamente la stesse cose che sono perfettamente leggibili su tutti i giornali e gli articoli disponibili anche online.
Ma fare solo mere considerazioni personali.

Forse perché ora si divertono a pubblicare la lettera del ragazzo suicida che dice addio dando la colpa agli altri di tutto quello che non andava nella vita.
Forse perché il 14 gennaio di quest'anno si è spento Gabe Marcela, poco più giovane del suicida, morto per un difetto congenito al cuore, dopo che la madre ha mosso il mondo (del web) per fargli giocare in anteprima l'ultimo videogioco di Legend Of Zelda, sua unica fonte di gioco perchè di correre davvero non poteva neanche pensarci.
Forse perché ci sono ragazzi seviziati dalla polizia che dovrebbe difenderli e poliziotti che muoiono eroicamente provando a salvare una sola vita.
Forse è per l'aria di cospirazione sui cambiamenti delle leggi del Tuom.
Forse è per l'Abruzzo.
Forse è per il senso di catastrofe che ci attanaglia.
Forse è il senso di impotenza davanti all'inesorabile avanzata del tempo.
Forse è per la voglia di non arrendersi, ma mandare a 'fanculo tutti quelli che parlano di perdono come se fosse una cosa facile.

Fabio di Lello era sicuramente caduto in un profondo stato depressivo per la morte della moglie Roberta. Comprensibile: parliamo di un uomo felice ed innamorato, soddisfatto della sua vita che gli andava bene e che di colpo ha perso ogni significato.
Io raramente credo che le persone possano amare fino al punto di autodistruggersi, ma lui amava davvero in questo modo, a quanto pare. I racconti che vengono fatti del suo modo di affrontare la perdita, la fanno da padroni su ogni articolo. E ogni volta penso che quest'uomo, in qualche modo, dovesse essere aiutato. In che modo? Non saprei, ma si vedeva che non stava bene. So cosa vuol dire quando un tuo famigliare perde troppo presto la persona cara. Sicuramente non lo lasci in uno stato di commiserazione, tristezza ed odio.
Se no scusatemi ma uno non prende una pistola e spara. Anche se lo vorrebbe.
O dobbiamo cominciare ad analizzare il senso di megalomania di un uomo che visibilmente non ha, perchè se no non sarebbe andato a piangere ancora sulla tomba dell'amata e non avrebbe aspettato lì l'arrivo dei carabinieri. Quello era semplicemente disperato. Solo e disperato, anche se circondato da migliaia di persone.
Italo D'Elisa era il colpevole dell'omicidio e per questo lo ha punito, anticipando la comparsa del giovane davanti al tribunale al quale, ovviamente, non credeva. Altrimenti avrebbe lasciato fare alla giustizia.
Purtroppo su questo non posso dargli torto. Neanche io ho più fiducia nella giustizia. Non l'ha più nessuno. Lenta e a favore dei delinquenti troppo spesso. Arroccati nei loro diritti e incapaci di voler fare il loro dovere. E se penso al loro sotto organico, che è indubbio che ci sono posti dove davvero lavorano per amore della legge, penso a quelli che lavorano mezza giornata scarsa. 


Qui comunque scatta la prima riflessione: la differenza tra incidente e omicidio stradale.
L'incidente è dato da una serie di fatalità che hanno portato ad un tale evento, l'altro invece è causato da circostanze che potevano essere evitate.
Tralasciamo innanzitutto quelli che salgono su un veicolo pensando seriamente di ammazzare in questo modo qualcuno, o quelli che lo fanno nel flip imbecille di un gioco mentale o di fara con un altro amico con lo stesso livello di intelligenza. Parliamo dei casi più comuni.
Mi capita spesso, davanti ai piagnistei dei morti stradali, di tacere per quieto vivere. Perché? Perchè sono urticata dall'idea di dover compiangere chi è morto perchè ha sbattuto contro un palo o è andato fuori strada perchè ubriaco o sotto effetto di stupefacenti. A volte penso che sia meglio così, perchè se rimaneva paralizzato toccava pure che le famiglie se lo dovessero prendere in carico e spenderci dei soldi, tempo e salute. Nessuno li ha costretti a prendere alcun che e se dicono il contrario è una cazzata. I casi sono così esigui da essere irrisori. Non sono donne a cui rifilano del roipnol o dopo aver preso qualcosa vengono violentate. Non siate così vili e meschini da metterli sullo stesso piano: se tu agisci sotto effetto di qualcosa sei un criminale: sai che non sei nello stato di poterlo fare davvero ma te ne fotti.
Se questi buon "temponi" invece causano la morte di qualcuno, allora è tutto un altro paio di maniche. Qui mi incazzo. Non sono innocenti, sono dannatamente colpevoli. Per me non è neanche omicidio colposo, ma volontario: guidare in stato alterato vuol dire essere consapevoli di essere una mina vagante.
Poi ci sono gli incidenti.
Gli incidenti sono dettati dalla leggerezza.
Dalle sceme che parlano con il vivavoce e il telefono in mano (sì sono statisticamente le donne) pensando così di essere fighe e sagaci, agli imbecilli che se lo tengono all'orecchio (questi sono gli uomini, dei geni).
A quelli che non mettono la freccia a chi ha l'ansia del sorpasso.
Poi c'è chi cambia la stazione radio e chi parla con quello affianco.
C'è semplicemente chi sta pensando ai fatti suoi, perchè ha avuto una bella giornata o perchè è stata pessima ed è così concentrato da distrarsi.
A volte si è solo stanchi.
Corriamo tutti, senza sapere davvero dove. Non pensiamo davvero a quello che stiamo facendo e... ne veniamo travolti.

Ammetto che quando cominciai a leggere il primo articolo su questa tragedia, nel titolo, mi aspettavo che lui rientrasse del primo caso e non il secondo. E invece no. Mi sbagliavo.
Più passa il tempo più penso seriamente che sì il ragazzo abbia causato la morte della donna, ma non ne sia l'assassino. Se non sapete la differenza, è inutile che crediate di saper pensare.

Qui sembra proprio che sia stato un incidente. Una distrazione che, brutto a dirsi, capita: sfido chiunque a dire che MAI nella loro vita non abbia dovuto inchiodare, uscendo da un parcheggio o da un incrocio, perchè si è visto di colpo l'arrivo di un'altro (che magari ha pure accelerato per non farti passare).
Qui lui si molto probabilmente si aspettava al massimo fosse giallo e di avere tempo e lei è partita nell'istante esatto in cui è scattato il verde.
Probabile e non impossibile che sia andata così e io conosco fin troppe persone che sono così "furbe" (ed è il motivo che preferisco muovermi per i fatti miei: per personalità non riesco a pensare "e vabbeh" ma  "le la regola è così, è così. Se penso che sia sbagliata è un conto, ma se non lo penso, faccio la cosa giusta").
Dirò di più: conosco una storia analoga, ma al contrario. La vittima è sempre il motociclista: un giovane uomo che una sera passava col rosso. Il conducente della macchina che il ragazzo ha preso in pieno invece passava col verde. E' stato un incidente fatale e l'autista ha ripreso la macchina solo perchè aveva una famiglia da mantenere e non perchè non fosse letteralmente terrorizzato dalla sola idea di salire dentro l'abitacolo.

Ora compaiono anche i resoconti di come il ragazzo aveva affrontato la tragedia (giusto per la cronaca: a 22 anni sei un ragazzo, a 30 sei un uomo. Giovane ma uomo. sì, c'è differenza, per esperienze di vita e testa). Perchè ovviamente il ragazzo prima non non poteva parlarne in tv, non era un caso nazionale.
Il padre racconta come si fosse ritrovato solo e isolato (anche abbandonato) da tutti, ossessionato dall'incidente, tanto da pensare di non rendere più la macchina in tutta la sua vita. Non è uscito di casa per molto tempo ed era rimasto sconvolto sia dall'esperienza che dalle urla di vendetta contro di lui (e sarò brava: non ironizzerò sugli incitamenti che avrebbero detto se fosse stata una donna). Alla fine Italo poi non si è fatto scoraggiare e ha deciso di ricominciare a uscire e, al massimo, si muoveva con la bici.

Qui la seconda considerazione.
Qui nasce il giallo.
Di Leo afferma che lo vedeva sbeffeggiarlo in motorino, quando lui il motorino non l'aveva.
Quindi c'era qualcuno che lo faceva, godendo del suo lutto, conscio tra l'altro del fatto che l'uomo non lo riconosceva, coperto dal casco.
O peggio: qualcuno lo salutava per stima ed empatia per la tragedia e lui, nella mente alterata dal dolore pensava a una beffa e pensava che la beffa fosse fatta proprio dal suo "nemico".
Perchè la sua famiglia temeva che facesse un gesto estremo su se stesso, gesto che ha fatto: solo verso un altro.
Perchè tutti pensiamo di fare il minimo indispensabile e istigare alla violenza siano le soluzioni migliori. E con lui hanno fatto questo.

SONO TUTTI COLPEVOLI, ORA.

Terza considerazione.
Due cose, in verità.
Che dicono di sentirsi vicino alla famiglia D'Elisa e probabilmente, quando loro si sentivano allo stesso modo, gli hanno risposto (non ufficialmente) peste e corna. Ma non si può imputare loro l'incapacità di dare perdono, perchè per un grande torto, vi vuole un lungo percorso e ormai questo pretendiamo che non sia così.
E la cosa più raccapricciante: gli avvoltoi giornalistici che li perseguitano sperando in una dichiarazione in lacrime, manco fossimo tutti la strana famiglia di Gaber.