Visualizzazione post con etichetta Letture. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Letture. Mostra tutti i post

sabato 2 ottobre 2021

Gap generazionale nella vecchia letteratura britannica

   (Questo articolo è stato scritto il 18 aprile 2018 sul blog della sottoscritta Opinioni a Go-Go)

Se devo essere sincera, ci ho messo un po' a trovare il nome per questo post. Il motivo? Semplice: era difficile trovare il giusto taglio da dare.



Di recente ho voluto fare un esperimento e mi sono autoinflitta una punizione per me notevole: leggere Ragione e sentimento di Jane Austen.

Permettetemi di dire due parole sull'argomento. Più di due, ma sono prolissa e lo so.
Checchè dicano le sue estimatrici, è una storia mediocre di tizie inutili che findono di non volere un buon partito, ma in verità cercano solo un marito ricco.
La stessa autrice, è indubbio, opta per dare il suo punto di vista tra le righe ed è palese che per lei non esiste un amore passionale, ma solo un modo per accasarsi con un uomo che ci ama e che ci possa mantenere.
Essenzialmente non so se ha bassa stima negli uomini o nelle donne.
Lei scrive di quello che sa e che pensa debba essere la vita di una donna. Ogni tanto mi viene il sospetto (e la speranza) che avrebbe voluto scrivere qualcosa di più audace, ma ha preferito evitarlo per la mera questione del guadagno.
Tornando al libro, ho trovato la maggior parte dei personaggi inutili, pedanti e irritanti.
Il personaggio che più viene amato è Marianne e io l'avrei presa a schiaffi due giorni due giorni dopo averla conosciuta: egoista, antipatica, cafona ed agocentrica, e poi io detesto i piagnisei e il suo non era morire d'amore, ma una mera posa più nel suo ruolo di derelitta che altro.
Elinor ha avuto più di un sorriso da parte mia, anche solo per la sua scelta di fare la martire silenziosa, ma perchè almeno ha tentato di avere più polso.

Certo, mi direte voi, parliamo di DUE SECOLI FA. Certo, dico io e aggiungo che sono due ragazze di 17 e 18 anni, quindi so perfettamente che non sono due adulte anche se si atteggiano a tale.
Se penso alla loro età mi viene da sorridere: la pensano nè più nè meno come il 90% delle loro coetanee anche contemporanee, soprattutto Marianne quando parla dell'amore... poi penso alle 18enni che basano l'idea dell'amore e del romanticismo e di quello che dovrebbe essere il loro ideale di vita a questi libri e penso di dare loro un colpo in testa, poi guardo le trentenni che inneggiano queste storie e mi chiedo se non devo dare a me stessa un colpo in testa.

Comunque Marianne si innamora di un vanesio che di bello ha palesemente solo l'aspetto, mentre Elinor del timido cognato del suo ottuso fratellastro che però riesce a far intendere a tutti il suo interesse verso di lei anche senza parole.
Entrambi gli amori sono infelici. Il bellissimo Willoughby  infatti dopo poche settimane appassionate sparisce e non si fa risentire se non fino al momento in cui lo trova per puro caso ad una festa in cui è in compagnia della ricca fidanzata (con cui sta - e comunque tradisce - da anni), tratta con indifferenza Marienne fino a chiudere con un britannico insulto il suo rapporto con lei. Lei si dispera facendo una sceneggiata napoletana in piena regola, di quelle che ho visto da innumerevoli 17enni. Ah... gli ormoni...
Elinor invece ha una storia più urticante: scopre che una ragazza che lei pensa come inferiore (per inteletto, indole, cultura e bellezza) è la fidanzata del ragazzo che ama e di cui lei sa, anche se sarebbe meglio dire suppone, di essere amata.
Ovviamente finisce tutto per il meglio, per quello che potrebbe essere il meglio per delle ragazze inglesi di inizio ottocento.
Ci sono un paio di elementi urticanti e altri interessanti, indubbuiamente, in questa inutile storia di mediocre amore da inizio ottocento.
La prima nota positiva è la deliziosa capacità di scrittura dell'Autrice. Non pretende di essere altro che un piacevole passatempo per il lettore, pur nascondendo qua e là dei moralismi molto convenzionali e adatti al suo tempo e alla sua cultura. Capisco perchè pur essendo un romanzetto rosa, è un romanzetto rosa che dopo 200 anni è ancora letto: è scritto bene.
Poi c'è una grandissima capacità della resa dei discursi pieni di sottointesi. Quando Elinor parla con la sua rivale, entrambe si detestano cordialmente ed entrambe lo sanno, ma nessuna delle due dice parole offensive e, anzi, sono due zuccherini. Dicono quello che vogliono dire senza semrbare delle stronze.
Poi basta.
Ho odiato moltissime cose che non sono solo riscontrabili al mio femminismo, piuttosto ai personaggi e a come spesso me li descrivono o le persone li giustifichino solo perchè gli ricordano persone reali che avevano conosciuto.
Mi chiarisco citando poche delle cose che ho odiato, giusto quelle più palesi.
Willoughby. Lui è uno dei tasti dolenti. Ancora ricordo quando me ne parlavano sospirando (manco fosse vero) e che dicevano "lui la ama così tanto... lo vedi dalla sua disperazione...".
Cazzate.
Willoughby è quello che è: un inutile paraculato egoista.
Un libertino che seduce ragazzine alla prima uscita nel mondo (forte della sua parlantina e della sua superiorità non tanto mentale quanto intellettuale), le ingravida come si farebbe con una vacca e le abbandona (leggete SCAPPA) lasciandole prossime al parto e senza possibilità di sopravvivenza. Perchè? Perchè è bello, sa di essere bello, è un affabulatore e oggettivamente pensa che siano inferiori e non meritevoli di alcuna attenzione. A lui interessano poche cose: se stesso e il suo piacere. Ammette lui stesso alla fine che Elinor era solo un modo per rendere più piacevole la sua vacanza, come dà la colpa alla studidità di Eliza se era disperata e incinta in una stamberga e che se fosse stata un minimo intelligente lo avrebbe trovato eda pure una giustificazione poco credibile sul perchè l'ha lasciata senza un soldo, ma comunque non è tronato indietro perchè non gli interessava. Poi dà colpa alla moglie che dice di avergli dettato le "brutte cose da dire". E' un uomo inutile che piagnucola sempre e non ha mai colpa di nulla, senza spina dorsale. Si dice innamorato di Marienne, alla fine, ma in verità non lo è così tanto, semplicemente al massimo si è sentito lievemente in colpa ma non poi così tanto. Non avendo più quel giocattolo, lo vuole riavere comunque a sua disposizione e sapere che gli appartiene.
Trovo AGGHIACCIANTE che ci siano donne che pensano che questo sia un ideale di uomo.
Edward Ferras. Altro essere inutile. Eddire che quando mi costrinsero a vedere i film di questo libro era uno dei pochi che non volevo uccidere (ironciamente, volevo uccidere la fidanzata perchè sembrava troppo stupida, ma in veirtà era una donnina parecchio sveglia almeno nel libro ma che per qualche strano motivo riducono sempre a semplice oca...). Lui si fidanza con una che poi non ha il coraggio di mollare? Mah... La stessa Elinor legge le sue lettere alla fidanzata che in fin dei conti solo alla fine è felice di non aver sposato. Non dubido di quello, mi lascia però perlessa in parecchie occasioni: quando scrive alla ragazza fa l'innamorato, quindi vuol dire che comunuqe ha del trasporto verso di lei. Sembra esserne felice per tutto il tempo. Semplicemente, poi gli piace un'altra ragazza. Quando è con una ama una e idem quando è con l'altra.
Che uomo.
Eliza Williams. Figlia nautrale che ha una figlia (o un figlio) naturale, come se ci fosse un'ereditarietà. Eliza è una povera disgraziata figlia della brutta educazione di quel tempo. E' solo nominata e non fa mai la sua comparsa, probabilmente perchè l'autrice non voleva dare voce a un personaggio così sfortunato, ma mi chiedo perchè: l'intera sotria è piena di luoghi comuni e stereotipi, tanto valeva usasse anche lei (ma forse sarebbe stato troppo sconveniente, magari poi diventava una moda...). Avrei preferito dall'autrice qualcosa di più incisivo per lei:  contraria all'idea che potesse condannarla, altrimenti l'avrebbe già fatto, io avrei fatto ereditare alla "sua creatura" il patrimonio della Smith, altro personaggio che si sente nominare e che dopo aver reso Willoughby suo erede lo disereda perchè non sposa la Williams (e perchè non è stato abbastanza con lei durante quella vacanza).
Un'altra cosa che ho odiato è quando dicono che "il colonello è un ripiego". Incredibilmente io non parto prevenuta solo perchè nell'ultimo film era Alan Rickman (che se permettete è sempre stato tanta roba sia da giovane che da anziano), ma proprio per il personaggio.

 A parte, alla faccia del ripiego, io mi sento di dissentire: ha lo stesso spessore di personaggio del suo rivale quindi sono piuttosto identici nella loro bidimensionalità. Non capisco perchè se un autore dice certe cose sui personaggi, gli altri pensano che no, non è vero. Alla fine viene scritto che Marienne lo ama quando avrebbe mai amato Willoughby, solo perchè non è stato un "colpo di fulmine", questo non vuol dire che non sia amore. Entrambi sanno che hanno amato qualcun altro prima ma a nessuno dei due sembra importare. Io mi chiederei piuttosto un'altra cosa. Visto il periodo storico in cui è stato scritto e il gretto puritanesimo vittoriano... non è che la Austen intendeva che la cara Marienne non è arrivata illibata al giorno delle nozze? I momenti per essere deflorata (e quindi disonorata) ci sono ampiamente stati...


Ok... ok! Passo all'altro argomento, per me più interessante.


Vedete, Ragiorne e Sentimento è stato scritto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. L'anno in cui l'autrice lo ha definitivamente concluso (e un anno prima della sua pubblicazione) è nata un'altra Elizabeth Gaskell che, negli anni '50 dello stesso secolo ha pubblicato Nord e sud.
Questo libro che non dico sia scritto meglio, ma sicuramente ha argomenti più interessanti di donne (ragazzine) che cercano marito.
Soprattutto, dimostra quanto la società sia cambiata nel corso di mezzo secolo, in tutte le differenze generazionali che si possono vedere.
Una è rurale e fatta di balli in lussuose case, l'altra conosce sì quel mondo, ma viene catapultata in un nuovo mondo, fatto di fumo, macchine e gente che lavora duramente.
Una, molto più sottile, è la differenza di età per il matrimonio. Se a vent'anni già sei zitella per la Austen, a 19 per la Gaskell non è così impellente il matrimonio. Certo, ci sono giovani spose di quell'età, ma comunque capita anche più avanti o per lo meno, l'età si è alzata.
La Gaskell potremmo quasi definirla di una generazione di scrittori "impegnati", se mi lasciate passare il termine. La sua è una generazione importante per la letteratura inglese: per la rivista di Dickens (suo coetaneo) lei stessa ha scritto a puntate questo romanzo, fu amica di Charlotte Brontë (di cui, come della Austen, non mi azzardo leggere i libri proprio per la reputazione che hanno tutti i lavori di quelle sorelle), di William Makepeac (ricordo che non mi dispiacque il film tratto dalle sue Memorie di Berry Lindon) e di Geroge Eliot (di cui apprezzo più la vita che le opere).

Nord e Sud ha dentro di sè interessante spaccato sociale.
Il primo contatto che ho avuto con questo libro è stato tramite una miniserie della BBC e ho trovato questa storia molto più coinvolgente delle altre in costume Made in UK.
La storia principale (of course!) è ovviamente la relazione tra Margarett, bella e sofisticata figlia di un ex pastore anglicano del sud, e il signor Thorton, rude e taciturno e ricco imprenditore (del cotone) del nord.
Lei è piena di pregiudizi contro gli abitanti di Milton dove ora abita e del nord in generale, pensando con disprezzo a tutti coloro che lavorano per vivere,  e pensa che il signor Thorton sia, oggettivamente, solo un parvenu, mentre lei è, anche senza un soldo, una gentildonna. Ha un animo molto romantico, ma del romanticismo del tempo: è passionale per le giuste cause, meno per il romanticismo.
Lui è un rigido uomo (e mammone ma per buone ragioni) che si è fatto da sè: costretto a fare il garzone da piccolo, e avendo sofferto la fame, è un uomo determinato ad avere successo e orgoglioso. Pensa che gli uomini del sud siano, essenzialmente, dei fancazzisti. Per quanto trovi Margaret altezzosa, etc-etc, se ne innamora all'istante, suggestionato dalla sua alterigia oltre che dalla sua bellezza.
I due si muovono in una serie continua di incomprensioni non dettati dalle ipocrisie formali della Austen e della buona società inglese (una delle poche cose della buona società londinese che la bella Margarett non rimpiange), ma proprio da incomprensioni, mentre attorno a loro la nuova società industriale si riversa attorno a loro e nella mente del lettore.
Tutto nasce dalla decisione paterna di rinunciare alla toga e iniziare a fare l'insegnante privato dell'industriosa e ricca città di Milton e costringe la moglie e la figlia diciannovenne a trasferirsi.
Prima di partire lei rifiuta la proposta di matrimonio di Henry Lennox, avvocato suo caro amico e cognato di sua cucina, per cui prova del sinciero affetto, ma che è solo amicizia. Lui le chiede di dimenticare quello che ha fatto e fingono che non sia successo nulla.
La città di Milton è grigia e fumosa, molto diversa dal loro paesino della campagna meridionale da cui lei proviene e che continua a utilizzare come termine di paragone, innalzandolo al luogo ideale dove vivere.
La ragazza pian piano comincia a conoscere il vicinato e comincia a notare le sostanziali differenze tra il ricco e sofisticato ambiente in cui ha passato la sua adolescenza, allo spartano, acerbo e rude ambiente popolare. La cosa che più le ha fatto effetto sono i commenti degli operai: essendo una bella ragazza e loro non aducati alle sue stesse buone maniere, le fanno dei complimenti aperti ma che lei non riesce a sentire come volgari, perchè dettati dall'innocenza della loro non cultura, come quando viene fermata e interrogata per i suoi vestiti dalle operaie.
Non c'è nulla di affettato o viziato nelle loro azioni che sono "genuine come quelle dei bambini".
Un uomo in particolare attira la sua attenzione: costui la vede sorridere, la ferma e le fa i complimenti ringraziandola per aver reso la giornata più bella. I due non si rivolgeranno più la parola (per quanto rimangono a strette comunicazioni non verbali di saluto), fino a quando lei non pogre il mazzo di fiori appena raccolto alla giovane donna che passeggia con lui. Bassy Higgins è una sventurata e malata ragazza, come ce ne erano tante all'epoca, che si ara ammalata sin da piccola e Nicolas, suo padre, è quello che noi ora chiameremmo sindacalista, ma uno di quelli che ci crede, come forse ci credevano allora.
Le due comunque fanno amicizia e in questo modo Margarette comincia a conoscere anche il mondo della classe operaia.
Scoppia poi uno sciopero tra gli operai della fabbriche del cotone e quando il signor Thorton chiama degli operai irlandesi per fare il lavoro, alcuni scioperanti irrompono nella fabbrica. Anche Margaret è lì per una fortuita coincidenza e convince Thurton a parlare con gli scioperanti per salvare gli irlandesi arrivati a sostituirli e quando lui comincia a rischiare seriamente la vita, lei - sentendosi in colpa per averlo convinto e forte del fatto che non aggredirebbero mai una donna - si precipita a difenderlo prima facendogli da scudo e tentando di parlare con gli scoperanti e poi, quando lui tenta di farla rientrare, gli butta le braccia al collo. Lei alla fine viene colpita in testa da una pietra, poco prima dell'arrivo dei poliziotti.
Lui lì esplode nella sua dichiarazione d'amore a una incosciente donna e capisce di essere innamorato, ma quando il giorno dopo le chiede di sposarlo, lei (che era già in paranoia per la cosa per i fatti suoi) sentendosi offesa dal suo comportamento che sembrava pure essere un obblogo perchè aveva fatto qualcosa che comunque avrebbe fatto per chiunque anche con più cuore.
Qui lui la offende irrimediabilmente: dicendole che anche se lei lo respinge lui continuerà ad amarla.
Giuro che lei si dice offesa. Io avrei riso, anche solo perchè un'uscita del genere implcia che l'amore sia una cosa davvero... meccanica, ma il suo amico della Londra che conta in fondo ha agito prorio in quel modo, quindi dovrebbe essere una consuetudine... badate comunque che lui non ha più fatto scenate d'amore nè ha palesato i suoi sentimenti.
Mentre i disordini si estinguono, così come lo sciopero, cominciano per Margaret una serie di lunghissima di lutti (e sfighe) che la segnano profondamente: come ogni romanzo figlio del suo tempo infatti gli muore la madre, il fratello che rischia la galera e che è lì per la madre moribonda, rischia di essere scoperto e per salvarlo lei mente alla polizia scoprendo poi di aver infangato la sua pia reputazione proprio con Turthon (che li ha visti a braccetto e già rosicava per la gelosia) che evita l'istruttoria, muore il padre, se ne va da Milton tornando a vivere con la cugina e la sua famiglia, scopre che suo fratello non verrà mai riabilitato, muore il suo tutore... tutto in due anni. Una sfiga quasi alla fantozzi. L'unica cosa buona è che eredita dal tutore i terreni di Milton su cui sorge la fabbrica di Thurton e un bel patrimonio in contanti.
Questa scena è diversa da miniserie a film,
ma è ben cogeniata
Sì, come anche le ragazze della Austen, non potendo lavorare (perchè gentildonne) l'unico modo per sopravvivere senza l'elemosina altrui è ereditare.
Neanche a Thurton le cose vanno bene se non il matrimonio (comunque costoso) della vizziata sorella minore e un rinnovato interesse per il suo lavoro che lo fa avvicinare a certe esigenze dei suoi lavoratori (quella che noi ora chiameremmo mensa): lo sciopero infatti ha creato dei danni economici non indifferenti alla sua fabbrica e, invece che rischiare i soldi di creditori e operai in una speculazione che rischiava di fargli perdere tutto, ma un tutto che era di altri, ha preferito chiudere i battenti e non avere debiti.
I due si ritrovano per affari a Londra e... beh. Finisce bene, come ogni storia d'amore che si rispetti leggere. 



Sì, non nego che questo romanzo sia una storia d'amore.


Ci sono molti elementi belli e altrettanti brutti.
Il phatos di Margaret quando salva Thorton fa tanto pantomima. Se vedete la miniserie, capite come l'attrice mentre lo fa, si chiede come cavolo pensasse la scena l'autrice... sembra una scena da fumetto di serie b, scegliete voi la nazione.
Quando il padre della ragazza tenta di pagare Mary, la seconda figlia di Higgins, per la settimana che ha prestato servizio da loro lui rifiuta affermando che neanche lui ha pagato Margaret per i servizi della ragazza nei confronti della sua compianta Bessy, mostrando che, per quando chiami l'uomo "padrone", lo consideri comunque un suo pari, per lo meno in dignità.
La Gaskell tende un po' troppo a fare polpettoni moralistici che tendono a spiegare un po' troppe idee, con un intendo quasi istruttivo, rendendo la storia un po' pesante.
Ironico che proprio per quello è estremamente interessante: non è un romanzo storico, ma è contemporaneo e parla di eventi a lei contemporanei.
Come la Austen, anche Gaskell parla di quello che sa, ma è totalemnte diverso: il suo mondo è fatto di operai e industrie, di forza lavoro, di opinioni politiche e sociali. Ci sono due classi sociali distinte che si scontrano, non ricchi e non ricchi della buona società: la Gaskell osserva anche i "popolani" e da loro voce, volto, idee e opinioni. Per la Austen era impensabile proprio perchè nella sua società non l'avevano.
Se si pensa che l'una potrebbe essere la figlia dell'altra, è disarmante.
E' un mondo femminile totalmente diverso dove le prospettive verso il mondo sono diverse e dove anche il mondo è diverso.
Il fine ultimo di Gaskell non è il matrimonio, ma l'uguaglianza tra classi, o forse neanche quello. Forse è solo poter raccontare la nuova era a chi è ancora cristallizzata in quella vecchia e ricordare che un futuro migliore è possibile, o semplicemente vuole far sentire alla massa le motivazioni che spingono i movimenti operai a manifestare.


           

Se recupero Mogli e Figlie vedrò di comrpare un altro dei mallopponi della Austen... 

sabato 25 settembre 2021

Come scrivere un giallo.

   (Questo articolo è stato scritto il 08 aprile 2018 sul blog della sottoscritta Opinioni a go-go)




Se devo essere sincera, non sono una grande amante dei manuali "Come scrivere", perchè non sono mai particolarmente brillanti.
Spesso quando li leggo sembrano i primini della classe che in verità non dicono niente di male.
Alcuni però sono deliziosi. E questo è il caso di un libro di una delle più interesanti autrici americane del novecento.


Come si scrive un giallo. Teoria e pratica della suspense, di  Patricia Highsmith è uno di qui (troppo) numerosi libri che palrano di come scrivere un libro di suspance. 
C'è da dire che l'atteggiamento e l'approccio dell'autrice è semplice e lineare. Non è nè pretenziosa, nè saccente e, per fortuna, non vuole fare la maestrina. Sembra quasi un'amica più grande che vuole dare consigli non per dire "guarda quanto ho fatto io"/"guarda come si fa sei una pezzente"/etc, ma piuttosto qualcuno che non vuole farti perdere tempo facendo gli errori più grossolani che invece farai. Non c'è saccenza, ma la grande esperienza che si espone e si racconta dando spunti di rilessione, conferme di quello che si pensa o scoperte inaspettate.
E' pragmatica e piena di argomentazioni. Sicuramente, come lei stessa spera, il libro è adatto a chiunque voglia avere "consigli" per scrivere narrativa. Sembra che dica ovvietà ma sicuramente dice ovvietà meno ovvie di tanti altri e che è bello sentirsele dire cose che si pensa ma di cui magari non si è sicuri. Non è biografico, ma si usa come esempio, avendo ben vissuto all'insegna dello scrivere.












domenica 1 dicembre 2019

Sezione Giallo Storico.

Finalmente, dopo un sacco di tempo, mi sono decisa a (ri)iniziare e finire l'unico libro mai comprato dalla sottoscritta da Danila Comastri Montanari e mi sono decisa di fare una recensione su dei libri gialli storici.
Anzi: più che recensire, direi sproloquiare.

la Signora Comastro Montanari scrive soprattutto i gialli storici, ambientati in periodo romano, ma ha scritto anche un libro ambientato durante la Rivoluzione Francese.
Io sentii  l'esistenza di questo libro tramite un podcast su Robespierre che mi ha portato a un video  da cui comprai il libro:
TERRORE.
rosascioccato.blogspot.com
Terrore è un giallo ambientato nella Parigi del 1793.
A un giorno della proclamazione del Terrore, viene trovata la testa di un giacobino. Ma non sarà il solo.
Etienne Verneuil verrà chiamato dal suo migliore amico ad indagare su questi atroci delitti, districandosi tra i nemici della neonata rivoluzione, vendette personali e la fame del popolo.
Il mio giudizio? Non sono di bocca buona, quindi non apprezzo un libro solo perchè parla della rivoluzione francese (e sono figlia degli anni '80: Lady Oscar è sempre Lady Oscar) e, anzi, forse tendo a essere persino più stronza.
Non posso infatti negare di aver storto un po' il naso. Il protagonista a volte tende ad essere troppo modernizzato e attivare la mentalità del senno di poi, con quesiti che per quanto legittimi, raramente qualcuno si fa nel mentre. E lui è nel pieno di un evento semplicemente unico ed epocale.
O anche aggrottato un po' la fronte per i nomi che spesso fanno la loro comparsa per nessun motivo preciso, se non per ricordare al mondo che sono esistiti. Ho apprezzato Lazare Carnot, ad esempio, a cui ha dato respiro e pure un ruolo che ho trovato molto interessante, ma non ho capito perchè citare Etta Palm, se non per invogliare qualcuno a ricercare informazioni su certi personaggi e scoprire che sì: la Parigi rivoluzionaria era piena di Persone per lo meno interessanti.
In se la lettura è carina e scorrevole e ti affezioni pure a un paio di personaggi, ma ho come l'impressione che l'autrice abbia tagliato troppo. Verneuil è come noi vogliamo che sia e va bene, ma gli indizi che dovrebbero farti arrivare al colpevole non mi sono sembrati abbastanza anche se il convincerti fino all'ultimo della colpevolezza di qualcun altro è in verità ben orchestrata.
Il senso degli omicidi c'è, ma qui forse è la mia mente troppo contemporanea (o italiana, o femminile, boh) che mi fa pensare che il colpevole era un idiota a pensarla così. Ma fondamentalmente era un esaltato e si sa che gli esaltati non ci stanno molto con la testa.
Ho comunque la sincera convinzione che se fosse stato più lungo (anche se parliamo comunque di 300 pagine con un foglio poco più piccolo di un A5) e più approfondito in certe parti, oltre che una bella lettura, sarebbe stata fantastica. Lo dico sinceramente perchè la lettura è scorrevole e veloce. Non ci si annoia e sarebbe stato piacevole leggerlo anche se avesse avuto altre 200 pagine in più.
Ammetto, comunque, che mi sarebbe piaciuto sapere che dell'esistenza di un seguito: che fine a fatto Verneuil? Alla fine è stato uno di quei figli divorati? O alla fine ha fatto a patti con il suo sangue?

O forse, semplicemente, è il periodo che è sbagliato. Troppa passione, troppe emozioni, troppa...rivoluzione. Pure troppa Parigi: mette troppe aspettative. Molte sono assolte, molte altre no.

Se considerate, ad esempio, un altra serie di libri storici prodotti alla sintetica mano inglese di Ellis Peters: I misteri dell'Abazia, tutte risulta essere più chiaro.
Sono una serie di libri gialli dove ad investigare abbiamo padre Cadfael, ex crociato ora frate benedettino in uno sperduto monastero al confine tra Galles e Inghilterra. Lo sfondo pieno di pathos c'è: ci sono delle lotte per la conquista del regno, ma sono lontane (per quanto anche qui i nobili si fanno pesantemente la guerra per difendere la propria fazione) e quindi ci si più focalizzare anche sul resto, ovvero sulla storia.
Anche Cadfael pecca di troppa modernizzazione, ma come Verneuil non lo è in maniera particolarmente eccessiva e quindi puoi simpatizzare per lui e non pensare che sia un alieno viaggiatore del tempo.
La differenza sta ance nei personaggi: qui non ce ne sono più di quanti ce ne devono essere, ma è innegabile che la Rivoluzione Francese e Parigi sono un connubio pieno di troppa passione e troppi grandi uomini perchè non si citino e, sicuramente, citarne solo due o tre sarebbe quantomeno forzato (ci sono troppi nomi che si è obbligati a citare), mentre col monaco Cadfael possiamo trasportarci nella tranquilla routinne di un monaco benedettino al confine del mondo.
Il lettore deve appassionarsi alla storia e quindi quella vera deve essere uno sfondo, ma la rivoluzione a Parigi non può essere comprimaria ma solo protagonista e il canto corale che pretende è troppo complesso e articolato per decidere di metterne solo pizzichi e bocconi.

lunedì 23 settembre 2019

DI IT E DEI SUOI LETTORI

Non era ancora uscito il Secondo Capitolo di IT di Stephen King, ora nelle sale, quando cominciai a tentoni a leggerne il libro.
L'ho letto un po' a singhiozzi, soprattutto la prima parte. Non ho molto tempo per poter leggere, quindi spesso ho letto qualcosa che mi sentivo più congeniale.
Negli ultimi giorni, però, mi sono concentrata sulla sua lettura e quasi tutte le ultime sere, prima di collassare nel mondo dei sogni, ho passato qualche minuto a leggere. Uno-due capitoli, raramente di più.
Non starò di certo lì a farne un riassunto, ma qui racconterò altro.

Vedete, come tutti quelli nati negli anni '80, io il primo film di IT l'ho visto che ero bimbetta. E quello è stato, per anni e anni, il mio unico approccio al film.
Bella storia con mostri, sì, ma quel pagliaccio non era certo più terrificante di quello del Mc Donald's (di cui non metterò l'inquietante foto)

Ero alle medie quando sentii parlare del libro. Fu con la madre di una mia compagna di classe (una donna non particolarmente convenzionale - nel suo essere una donna divorziata, all'apparenza indipendente, con figlia e vita propria - ma che manteneva sempre un certo livello di perbenismo un po' bigotto da paesana coatta - non sciatta, sicuramente non è mai stata una donna sciatta...) che raccontò di come non era riuscita ad andare a leggere più di una cinquantina di pagine perchè era davvero terrificante, ma che ricordava, comunque, che il "teppista disadattato" della storia, all'inizio, è protagonista di una scena omosessuale. Lo disse con l'imbarazzo di chi racconta qualcosa di sconveniente a un coetaneo e non tanto alla figlia e una sua amica... Col senno di poi mi chiedo il perchè di tanto imbarazzo: non era lei che raccontava di una sua avventura saffica, prima di Madre Teresa. Notai anche un (non tanto) velato avvertimento di non leggere quell'osceno libro che ha dentro tutte cose... pruriginose oltre che stridenti. Siamo seri: a un ragazzino non puoi dire "non leggere il libro, fa paura".
Ricordo che io aggrottai la fronte e pensai: "non c'è questo nel film".


Il tempo passò e non lo comprai, né lo lessi non per gli avvertimenti di quella signora, ma piuttosto per una questione sia economica che di numeri. Troppo lungo e troppo costoso.
La vita è sempre stata troppo breve... e i telefilm più interessanti.
Poi si arriva a tre anni fa e la moda anni 80 rilanciata da Strange Things... e da questa moda il ritorno di It e dei Sette fortunati.
Il primo film andai a vederlo a una programmazione organizzata per i suoi fan lettori.
Ne ho già parlato qui, quindi passo oltre.

Però anche qui c'è un racconto ulteriore.

L'amico non rimase particolarmente deluso, non tanto perché amante del libro (mai visto neanche i primi film)  che non ricordava il libro, ma comunque Beverly se li faceva tutti.
Non ricordava nulla della dinamica, ma si ricordava che lei se li faceva tutti.



Io lì gli dissi semplicemente:
"Ma non c'è nel primo film" (e grazie a Dio... quelli erano davvero 11-12enni) "e hai visto anche tu che non c'è niente in questo".
Sì, avevo proprio questa faccia

L'anno scorso saltò fuori anche con amici di amici. La coppia ricordava il libro. Lui era un appassionato dei libri di Stephen King e ha dovuto rallentare la lettura da qualche anno solo perchè con due bambini non era facile (praticamente impossibile) avere la possibilità di leggere la sera come un tempo.
Lei non ricordava molto il libro (vagamente la parte omosessuale ma non ne era neanche così sicura) e sinceramente neanche lui se non che... lei se li faceva tutti.

Gli chiesi se si ricordava delle scene omoerotiche ma lui rispose di no.


Fu solo qualche mese dopo che cominciai la lettura (non che non avessi decine di altri libri pronti a essere letti) e ora eccomi qui a tirare le somme.
Un po' lo ammetto: l'ho fatto per vedere se erano per lo meno vere le cose che ricordavano o era solo perché la loro mente li faceva galoppare con la fantasia. Mi è capitato fin troppo spesso di recente...

All'inizio sì, ci sono degli omosessuali, ma di Bowers neanche la minima traccia. Parla della prima preda di It nel 1985.


Se googolate però i personaggi di It, scoprite che in effetti qualcosa c'è, ma è praticamente alla fine.
sì... a qualcosa come "pagina 999". Praticamente alla fine. 



Lì ho cominciato a pensare che forse pure l'unica cosa ricordata dai maschi... fino a quando Beverly non ha un'illuminazione.
E purtroppo il signor King ne scrive...



Io me li sono immaginati, quei due uomini lettori, lo sapete? che sgranano gli occhi e stringono le labbra a buco di gallina mentre leggono, somigliando incredibilmente a certe ragazze nei selfie che loro prendono in giro (come la volpe con l'uva) e continuano a leggere morbosamente. Io ho pensato a qualcosa di simile a un "What a fuck?!" perchè per quanto avessi capito il senso e il motivo
della cosa, non ho apprezzato il modo sbrigativo in cui ha affrontato il modo in cui Bev ci arrivava. Sembrava che semplicemente, l'autore volesse finire in fretta il pezzo per dedicarsi piuttosto alla descrizione della scena. Triste, visto le pagine e pagine sprecate a descrivere cose del tutto inutili e che potevano essere esaustive con metà delle parole.




Io?
Io penso che come minimo 1/4 del libro poteva essere evitato. Ha appesantito la lettura.
Per quanto scorrevole (per bravura di autore e traduttore) non mi ha particolarmente appassionato leggere cose che alla storia hanno dato ben poco.
Conosco persone che lo hanno mollato a metà perchè era tremendamente pesante (persone che un libro di questa mole se lo leggono in pochissimo) e che sono più terrorizzati di perdere altre ore per leggerlo più che della storia in sé.
Non sarei così lapidaria, ma non posso neanche non capirlo.
La storia è bella, abbastanza coinvolgente, ma ... boh


Ci sono alcune parti un po' stomachevoli, magari... ma ho sempre dormito benissimo.
Ho però apprezzato le scene finali del combattimento e li ho trovati più coinvolgenti di tutto il resto del libro che ha indubbiamente gran belle scene, ben descritte e avvincenti, che non mi hanno fatto chiedere per l'ennesima volta perché perdere tanto tempo a leggere certa merda. E io ne ho letta.
E posso sinceramente dire che la parte di Ben e le uova...



Ho però apprezzato il tema di fondo e credo sinceramente che da una parte avrei apprezzato di più il libro se non avessi già conosciuto la storia, dall'altra è stato il conoscerla che mi ha fatto andare avanti: sapevo che era bello. Un po' pesante e a tratti noioso, ma una bella storia e volevo leggere la fine in cui Ben (il mio preferito) se ne andava verso il tramonto con la sua bella. Anche lì... gli avrei dato più spazio, piuttosto che di altre parti (di cui sopra). Io ho sempre parteggiato per Ben.

Un'altra cosa che non ho apprezzato è la ripetitiva questione della loro predestinazione momentanea. Il dover ripetere che erano loro e solo loro.
Succede troppo spesso... a metà libro ho sbottato: "lo abbiamo capito!"
Non è bello... avrei preferito il sottinteso.

Per il resto... Boh.
Avevo solo voglia di condividerlo e di dire un'altra cosa.

La terza stagione di Strange Things (ne parlerò) non avrebbe avuto senso senza Dustin e Stive. Mitici!