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sabato 1 giugno 2019

Tutta colpa dell'arrivo della luce e dell'estate: Haruki Murakami

E' da un po' di tempo che non riuscivo a scrivere e finalmente riesco a tornare qui a scrivere.
Ho fatto le ore piccole per lavoro e in questi ultimi giorno ho dimibuito ulteriormente le mie ore di Haruki Murakami: L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio.
sonno leggendo uno degli ultimi libri di
E' stato un acquisto d'impulso
Il primo libro che lessi fu il suo grande successo: Norvegian Wood (che all'epoca aveva ancora il secondo nome italiano: Tokyo Bluse) e che mi fece innamorare di quelle atmosfere malinconiche.
Lessi poi A Sud del Confine a Ovest del Sole che mi piacque abbastanza.
Passai a Kafka sulla Spiaggia e a Tutti i Figli di Dio Danzano.
Il mio problema è nato con La fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie: sono anni che sono ferma ai prime cinquanta pagine. L'unica cosa bella, ormai, per me era solo l'unicorno della copertina.
Sinceramente convinta che ormai Murakai era perduto (tanto mi aveva inorridito la poca fluidità del romanzo) che non ho mai cominciato a leggere L'Elegante Scomparso.

Il mio problema era che arrivata la bella stagione (e più in particolare l'estate o comunque la luce), con l'arrivo dell'estate sentivo l'esigenza del genere di racconti scritti dall'autore giapponese.
Ho sofferto molto: io non leggo Banana Yoshimoto, nonchè praticamente unica autrice giapponese davvero popolare qui in Italia. Il suo solo nome mi basta per escluderla come possibile autrice. Che volete farci: ho le mie fisime.
Comunque, di recente ho prestato Norvegian Wood a una mia amica: sta scrivendo un romanzo e mi parlava del suo problema di trattare argomenti delicati come la dipartita di una persona cara. Lei non è una di quelle scrittrici che scrive cose che non conosce, ma sicuramente è una di quelle che non vuole sembrare patetica (e quindi con pathos lezioso e inutile) e quindi gli ho presentato (metaforicamente parlando) il signor Murakami. 
Ovviamente con il primo libro che ho letto.
Di recente ha comprato per il suo compleanno ho deciso di comprarle A Sud del Confine, ad Ovest del sole.
Mentre ero lì, ho visto  L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio e, non sto qui a raccontarvi i miei moti interiori: l'ho comprato, mentre mi chiedevo perchè cavolo avesse dato un nome così contorto al libro. Personalmente, sono arrivata alla conclusione che è stato scelto perchè sembrava filosofico (quindi molto giapponese) ma che l'autore non era riuscito a trovare nulla di meglio e così anche gli editori.
Ho fatto bene.
La storia non è la più allegra del mondo, ma chiunque legga mezza pagina di Murakami sa che è piuttosto difficile che succeda. La sua bellezza sta nel velo che scopre sulla vita che racconta e nella fluidità estrema della sua penna, oltre che della placidità in cui racconta tutto nella massima normalità.
Che dire: mi è tornata (quasi) la fiducia in Murakami.
Comincia nella maniera più esasperante che potrebbe... per un italiano.
Dice che Trukuro, a vent'anni, voleva morire. Questa drastica decisione, assolutamente ben descritta, è data dal fatto che i suoi migliori amici (praticamente un'anima in 5 corpi) gli hanno praticamente escluso dal loro gruppo. Senza spiegazioni.
Sedici anni dopo.... bla bla: leggetevi la quarta di copertina del libro.
La storia è fluida e estremamente godibile della lettura. In stile Murakami, ovviamente.
Lo stile è impeccabile: riesce a raccontare la sofferenza come se fosse una piuma. E' delicato e impalpabile come il dolore.
Un po' meno lo è stato nella scelta degli escamotage narrativi. Sinceramente, credo sapesse che non aveva una via di uscita particolarmente brillante, soprattutto per avere il suo protagonista come "nel giusto", quindi quando ha affrontato i suoi vecchi amici, lo ha fatto con la coscienza pulita.
Poi però c'è il solito stile di Murakami che può non piacere: l'autore infatti sceglie di raccontare una precisa parentesi di vita di un individuo, né più, né meno. Usa spesso qualcosa che è una particolarità, un' assenza o qualcosa che distacca il soggetto da chi lo circonda: in A sud del confine [...] lui è l'unico figlio unico nella sua classe, a parte quella che diventerà la sua migliore amica dell'infanzia e Tsukuro è l'unico che nel suo nome non ha un colore.
Non ti parla di come finirà e ti lascia spesso con un finale sospeso (tanto che lo stesso Murakami ha dovuto confermare che non avrebbe mai scritto un secondo libro sul protagonista di Norvegian Wood) e lo stesso fa con questo libro. 
Personalmente a metà del libro mi sono detta "no, non sapremo mai perchè! " e a due capitoli dalla fine, sapevo che l'ultima risposta di Tsukuro noi non l'avremmo saputa.
In questo libro, inoltre, l'autore sfiora altre temi delicati che non sono esattamente nella sua zona confort, decidendo e dimostrando così di volersi sempre mettere alla prova.
Una chicca interessante? Tsukuro potrebbe essere figlio di Watanabe Tōru: è della generazione successiva, ci fai caso quando Haida (leggete il libro e scoprite chi è) racconta di come suo padre era studente durante i moti studenteschi di Tokyo... e quasi ti viene voglia di leggere Norvegian Wood per vedere se c'è un Haida che compare fugacemente... o magari il pianista Jazz.

mercoledì 28 novembre 2018

Fanfiction in continua evoluzione.

Oggi farò il commento di una storia che, incredibilmente, pur essendo una fanfiction, non è ancora stata abbandonata.
Sto parlando di Annoiati Pericolosi, una fanficion ambientata nei giorni nostri, ma comunque ispirata alla ben famosa opera letteraria del diciottesimo secolo Relazioni Pericolose di De Laclos.
Fatto sta che per lo meno il numero di capitoli (anche se alcuni piuttosto piccoli) permettono uno svago di qualche ora... non tante, ma ci arriveremo.
Io lessi anni fa il libro e ancora oggi ho un paio di sassolini nella scarpa per la disparità uomo e donna, non tanto perché lì ci sono, ma perché sono ancora le stesse.
L'autore (qui il suo blog) è un amante dello scrivere e del condividere i suoi racconti, ma non ha bene bene a mente come funzioni il mondo del web.
Lo capisco. Io non riesco più a scrivere le storie di cui ho raccontato qui, ma tra il lavoro e la casa non ho molto tempo per stare al pc... e non sono di certo un'esperta del mondo online. 
Sarà che non ho facebook: sospetto che Franco de Michele lo abbia solo con la sua vera identità... manco fosse Batman.

Voi che ne pensate?


giovedì 4 ottobre 2018

Letture per bambini veri e cresciuti

Arrivato l'autunno, è arrivata la scuola.
Questo mi ha fatto tornare in mente quello che leggevo o che avrei dovuto leggere da ragazzina.
Molti dei grandi classici della letteratura per ragazzi, infatti, non sono stati mai presi in considerazione quando avevo la fascia che è considerata ottimale per loro.
Alcuni li ho riscoperti da poco e molti mancano nella mia (sempre troppo piccola) biblioteca di letture.
Ormai leggo poca letteratura, preferendo ad essa saggi storici a volte un po' troppo monotematici (ma batto il chiodo fin che è caldo se no non concludo mai nulla) ma mi capita di indulgere ancora nella narrativa.
Il romanzo è quindi un modo per immaginare grazie agli altri, che indirizzano la mia fantasia seguendo loro direttive, così da tenere imbrigliata in un certo qual modo la mia.
Un ottimo esempio di questo tipo di lettura, appunto, è la letteratura per ragazzi che, indubbiamente è un genere di lettura bistrattato per la qualità che ha nelle sue perle e che spesso, ormai, è semplificato come se sotto una certa età si è stupidi e non immaturi... anzi: si pretende che siano maturi su certi frangenti e tanto stupidi da accontentarsi del mediocre.
Qui sotto propongo quindi delle letture che sono adatti a un preadolescente (e uno ad un adolescente) ma che risultano essere più complicati di certi finti romanzi cervellotici.

Di Ave Gagliardi


Questo è decisamente uno dei libri che più consiglierei a un ragazzino delle medie.
Io stessa lo lessi a quell’età e non posso non tornarci di tanto in tanto.
Ha tutto quello che si può volere: un grande mistero, un evento eccezionale, amicizia…
Domizia è la figlia di un nobile romano (braccio destro di Tiberio) che, un giorno, è protagonista di un evento eccezionale: dopo un rumore stridulo e assordane, si ritrova a parlare con una voce senza corpo. Una voce che ha macinato molto spazio per arrivare fin lì, pur non muovendosi affatto. È la voce di Claudio, un suo coetaneo, un romano come lei, ma un romano dei nostri tempi. Il ragazzo stava armeggiando col computer del padre e il risultato è un contatto diretto con la Roma Antica.
Non è l’unica cosa che accade: viene anche a sapere che suo padre rischia di essere (ingiustamente) accusato di alto tradimento, si farà aiutare da vecchi amici e ne conoscerà di nuovi. Tutto nello sfondo della meravigliosa Roma Imperiale di Cesare Augusto, il primo imperatore i cui quarant’anni di regno diedero 400 anni di storia al mondo.
Ave Gagliardi merita di essere letta.
In fondo al libro c'è anche un interessantissimo glossario che anche un adulto dovrebbe consultare.


L'isola del tesoro. Ediz. integrale
Di Robert Luis Stevenson


I romanzi di formazione non sono tutti belli, anzi, ma l’Isola del Tesoro è certamente una perla della letteratura d’avventura. Io l'ho trovato appassionante quando l'ho letto e l'ho letto che ero decisamente adulta. Se lo si legge d'estate, forse l'alta temperatura ti aiuta ad entrare nell'atmosfera, ma leggerlo d'inverno di fa dimenticare il freddo che c'è fuori.
Anche nei momenti di minore tensione, il lettore è sempre portato a vedere cosa c’è dopo.
Tutti i personaggi, anche quelli abbozzati, sono ben descritti e quelli si sfondo sono animati di vita propria.
Bellissimo. Nient'altro da dire.


Scuola per canaglie
Di Danny King 


Romanzo senza pretese, ma estremamente carino. Trama ben costruita e sequenze d’azione scritte come dovrebbero essere scritte: immagini chiari e ben definite che non sono difficili da immaginarsi.
Il protagonista è Wayne Banstead (non capirò mai sta fissa di avere per nomi dei cognomi) un quindicenne espulso da scuola e che ha come soprannome ladro nato. I suoi genitori decidono quindi di mandarlo alla Gafin School, una scuola specializzata proprio nel trattare personalità come Wayne.
La Gafin non è una scuola normale e non lo sono nemmeno i suoi insegnati, tutt’altro.
Gli studenti della scuola si ritroveranno loro malgrado a diventare non più solo ladri, ma addirittura rapinatori. Il loro bersaglio? Il British Museum.
Se vi piacciono le letture non impegnative ma comunque appassionanti, questo è il vostro romanzo.

giovedì 8 settembre 2016

Letture da scaricare gratuitamente

L'autrice di Simbolo Vuoto, di cui ho parlato tempo addietro, ha appena aperto un blog.
Non è un blog con una storia già ben definita.
Probabilmente vuole avere un blog punto e basta. Buttare fuori se stessa, un po' come facciamo tutti noi.
Ho però notato che ha messo in download gratuito un paio di sue storie.
Non sto qui a discutere sulla bellezza o no di un racconto/lettera quale "Lettera da un padre mai conosciuto", ma ho trovato semplicemente divertente il racconto precedente "Storia di una vendetta - missione cacca".
Probabilmente il gioco di ruolo di cui l'autrice parla è così noioso da costringere i giocatori a inventarsi vendette con degli escrementi, con un risultato che ho personalmente trovato davvero divertente. Cosa non può ideare una donna per vendicarsi di un traditore? Whahahha!
Ha pubblicato anche Simbolo Vuoto che è ora scaricabile, se siete interessati.


Al massimo, chi di voi lo legge, mi dica cosa ne pensa.

giovedì 28 luglio 2016

Distopie vecchie e nuove

Oggi parliamo di libri.
Ebbene sì. I libri, quella cosa strana che tutti hanno ma in pochi usano.
L'argomento di oggi sono le disutopie.
Un genere poco commentato nel mondo, ma i due libri che qui tratterò sono particolarmente conosciuti nel mondo: uno perchè un classico, l'altro perchè - a quanto mi è sembrato di vedere - non solo ha fatto un buon lavoro di marketing, ma anche perchè... beh, merita.
I due libri sono Il mondo Nuovo di Aldos Huxley e Solo per sempre tua di Louise O'Neill.

http://lamiasolaopinione.blogspot.it/ http://rosascioccato.blogspot.it/


I due libri, scritti a quasi un secolo di distanza, dimostrano indubbie similitudini e personalmente ho notato molto del primo nel secondo, senza che questi però ne risulti un clone, anzi, ma è indubbio che un colosso del genere fantascientifico de Il nuovo mondo è il massimo riferimento del genere e se si vuole scrive un libro di questo genere, è impossibile non averlo preso almeno in parte come modello.
Le mie recensioni qui sotto riporteranno la mia personalissima opinione, senza farne un riassunto per un ovvio motivo: il primo libro è un classico e la sua storia se non è nota è facilmente recuperabile, il secondo è parecchio commentato sul web e quindi non è difficile trovarne il riassunto che quindi anche in questo caso è superfluo.


Questo libro, scritto nel 1932 è una straordinaria perla del genere fantascientifico.
Per argomento e sviluppo, si può pensare che il libro sia incredibilmente attuale, nonostante i suoi ottant'anni.
Scritto più di quindici anni prima del più famoso 1984, è come lui un lampante colpo di genio del suo scrittore.
In questo libro abbiamo tutto quello che si può volere nelle paranoie di chiunque, sia nel campo scientifico che politico: dall'eugenetica al controllo mentale, ma anche i comportamenti sociali hanno un secco e ben definito modello.
Come ogni brava storia, questa società è nata dopo una guerra e la nascita di un unico grande governo, dove non si sa l'origine di tutto questo e parlano di quello che era il passato, come un'era barbara.
In questo mondo ci sono tutti gli elementi che possono alimentare le fantasie dei paranoici e far penare i pensatori:

  • un governo unico i cui capi sono gli unici a sapere perchè sono così e come erano prima
  • ossessione per il nuovo e il buttar via le cose recuperabili anche se solo lievemente scheggiate
  • serializzazione di ogni cosa
  • sessualizzazione precoce indotta già in giovane età
  • alienazone ai sentimenti perchè sbagliati
  • nascite in laboratorio e in serie
  • divisione in caste (con tanto manipolazione dei feti per intervenire sullo sviluppo di chi non è destinato agli alti livelli)
  • utilizzo di droghe euforizzanti per compensare il mancato condizionamento che induce ad amare la propria vita ed è impossibile non prenderlo
  • parole tabu come padre e madre (che sono usate come insulti)
  • vita collettiva e inaccettabile scegliere di passare il tempo in solitudine (Benni? In questo c'entri anche tu? Eh, Benny? Tu e la tua casa Balilla?)
  • e avere opinioni politiche? Ma scherziamo!

Tutto però ha un cambiamento proprio quando questa bella società incontra un suo simile: gli abitanti quindi incontrano un giovane uomo nato per errore da una donna e un uomo (lei viene mollata dove ci sono dei primitivi e, creduta morta, passa lì la vita dall'abbandono in avanti) di un'alta casta e che, confrontandosi contro di loro si scontra.
Nei fatti lui è stato allevato con lo stile non civilizzato, pur sapendo leggere e scrivere grazie alla madre.
Lo stratagemma è geniale e non puoi fare a meno di parteggiare per il giovane John e nel uso conflitto con il mondo da cui teoricamente dovrebbe venire. 
Se da un lato, infatti, ti viene voglia di mandare a quel paese le donne della riserva che si arrabbiano con sua madre perchè "gli ruba i mariti" manco fosse la puttana di turno e i loro compagni non avessero scelta (ma parliamo comunque di un libro scritto da un uomo nei primi anni trenta del 900, non posso chiedere un cervello e comunque rispecchia bene anche molte situazioni qui contemporanee) e quando ritornano i contatti col nuovo mondo è allontanata da questo perchè... tatatadaaan: è una madre.

Il libro incuriosisce e appassiona e personalmente, avendolo letto per la prima volta a diciassette anni, lo reputo interessante per tutte le età e tutti i generi.
Non è complicato, nè contorto. Piacevole alla lettura e affascinante. Non ha idee di cospirazione, ma certo ti fa pensare, quasi a chiedersi il mondo non si sta dirigendo davvero fino a quel punto.
In fondo, guardatevi attorno: davvero non trovate un po' di tutti i punti in quella società?



Questo libro è decisamente un altro paio di maniche.
Lo ammetto, forse è un po' sessista (ma anche no, se Salvini più dire certe cose sulla Boldrini e non esserlo), ma non credo che sia una lettura per uomini.
Le premesse sono le stesse del libro precedente: il mondo per un qualche motivo (in questo caso le nostre amate catastrofi naturali) si è trasformato in Zone.
La storia è ambientata in una specie di scuola femminile dove le eva, le nuove donne (anche queste  nate progettate in laboratorio) vengono allevate per diventare le compagne degli Eredi della loro zona.
La protagonista tale freida (notare che no, la f non è maiuscola, ma nessuna donna avrà il nome maiuscolo), una eva insucura e bisognosa di conferme. Il suo ultimo anno di scuola è l'anno decisivo: come eva dell'ultimo anno, dovrà conoscere gli eredi ed essere scelta: o diventerà una compagna (come lei e la sua migliore amica isabel hanno sempre sognato), una concubina o una casta.
Il suo piccolo mondo però si sconvolge in quanto la presenza costante di isabel viene a mancare: lei, la favorita del loro anno, smette di essere l'ape regina della situazione e anzi, comincia a essere il genere di donna che nessuno vorrebbe essere: grassa.
Durante tutto il racconto ci sono costanti riferimenti all'indottrinamento che le eva subiscono sin dalla tenera età, o il comportamento feroce che lor hanno tra di loro che va dall'ipocrisia alla cattiveria sempre celate in un sorriso per amore della richiesta di accettazione.
Oltre a freida e isabel, un altro elemento fondamentale della storia e megan, altra eva del loro anno che, sparita isabel, diviene la nuova ape regina.
Premetto (e conoscendomi lo ripeterò anche alla fine) il romanzo è estremamente veloce e fosibile. Non è pesante e anche quando è futile, non è stopposo e che l'innumerevole numero di pagine è assolutamente veloce, vuoi perchè di solito i libri hanno caratteri più piccolì, così come la spaziatura.
Ma c'è quel però. 
Oh, c'è, ma è totalemente personale.
Perchè?
Perchè se Il nuovo mondo lo guardi con un certo distacco, questo libro un po' di colpisce, urtando il tuo ego.
Ormai trent'enne, posso permettermi di guardare la me adolescente e darle un bel calcio sul fondo schiena ossuto, ma non ho voglia di rivedermi in un personaggio come quello di freida.
Tutte le ragazze si illudono di essere come isabel: bella, carina, simpatica, sincera, onesta... insomma, l'ape regina che tutte noi gregarie sogniamo di incontrare, ma in verità sono tutte delle stronze come megan.
La questione gregaria, in fondo, è il vero problema. Più leggi di freida più ti immedesimi. Purtroppo non è per la bravura dell'autrice (o della traduttrice), ma è per quella bruciante vocina nella tua testa che ti fa vedere troppo di lei in te, o nella vecchia te. Da come non risponde quando dovrebbe, pur di non farsi nemica dal capetta di turno, della sua esigenza di piacere.
In un certo senso, la sua dipendenza da sonniferi te la rende più accettabile perchè tu non necessariamente sei dipendente dai farmaci.
Forse è vero che, non essendo un'adolescente, vedo al questione "social network" in maniera più distaccata di come farebbe una diciassettenne (e quando viene tolto loro non l'ho reputato così tremendo), ma l'ossessione della magrezza è una costante della vita di tutte le donne. Io personalmente sono magra e il mio problema non è mai stato dimagrire ma ingrassare, ma non ho passato una settimana degli ultimi dieci anni, senza sentire qualcuna che non se ne lamenta anche se non ne ha decisamente bisogno. Poi c'è l'insana esigenza di dover piacere che ti fa venir voglia di tagliarti le vene, visto che ti fa ingoiare rospi davvero grossi offerti dal falso sorriso della stronza di turno che è prona a distruggerti appena non la veneri.
Io ho avuto la mia megan e la mia megan mi ha distrutto con le diffamazioni di rito quando a un certo punto l'ho mandata a 'fanculo, quindi personalmente ho avuto la mia vittoria, ma la freida che è in me, nonostante gli anni e il lavoro su me stessa, è rimasta. E nonostante tutto, non sarebbe stato difficile per me rimanere freida.
Perchè lasciate perdere tutte le parti di condivisione virtuale della storia, per il resto, con o senza fotografie postate in rete e commenti del cavolo, siamo state tutte fredia e una delle sue sorelle eva.
Leggendolo non ho però potuto non pensare alla mia nipotina di undici anni e a come, in effetti, le cose si stiano avvicinando a quelle descritte.
Lasciamo perdere le assurdità messe solo per far arrivare alla creazione della scuola (la nascita di soli maschi per pillola che elimina la possibilità di concepimenti femminili), ma l'induzione delle donne di essere sottomessa, senza lamentele, stupida e analfabeta, ubbidiente, servizievole e a pura e sola disposizione maschile non è così lontano da quello che ti inducono a pensare ora: mia nipote, ad esempio, dopo aver ricevuto uno skateboard come regalo per la promozione mi ha commentato "lo so, ti sembrerà assurdo che io abbia voluto un gioco del genere, ma..." e si è sorpresa quando le ho detto che alla sua età anche io ci giocavo e che non era un gioco da maschi.
La presenza anche degli eredi, poi, è del tutto irrilevante se non nel mostrare come queste eva siano del tutto anonime e intercambiabili tra di loro per quanto quei ragazzi possano professarsi coinvolti, e che anche questi eredi lo sono, basta che loro riescano a finire nella categoria che hanno scelto (poi, più in alto va, meglio è), ma il problema della loro presenza è proprio non tanto l'impossibilità delle eva di scegliere se andare o no con uno di loro, ma anche di come attualmente ci mettiamo in mostra per dimostrare quali brave serve (non mogli) potremmo essere perchè dobbiamo essere etichettate e dimanere in quelle etichette e perchè devi essere sempre in relazione con un uomo se no non sei nessuno. 
E che hai una data di scadenza.
Sfumature poi sulle modifiche genetiche che eliminano il gene Arcobaleno poi è solo pura inutilità dell'essere e l'autrice poteva evitarlo se non vuole poi approfondire la cosa in un altra storia (che allora ben venga, io me lo leggerò volentieir).
Il finale di freida è piuttosto scontato, anche se non lo è il modo in cui si arriva: passando per isabel, fino al crudele destino che di isabel che alla fine ha ceduto le armi, o forse ha vinto.
L'amicizia/non-più-amicizia tra le due è un elemento costante nella storia e comunque un elemento estremamente interessante per l'interazione e nel far riflettere sull'amicizia, peccato che in fondo, non sia particolarmente approfondito e sembra solo la parte della (forse troppa) carne al fuoco della storia (come la questione del gene, ma questa non è più sviluppabile).

giovedì 30 giugno 2016

MARIA ANTONIETTA E LO SCANDALO DELLA COLLANA di Benedetta Craveri



Maria Antonietta è di certo la più famosa regina di Francia.
Più di Caterina de Medici, che tenne unito il regno mentre a uno a uno i suoi figli passavano a miglior vita.
Più di Anna, infanta di Spagna, che ha protetto il figlio con maestrale eleganza dalla Fronda e ha dato alla Francia il Re Sole.
Potrei continuare citando anche la cara Maria Leszczyńska o la povera e sola Maria Teresa e andare zizzagando per tutta la storia del regno che più di tutti rappresenta l' Ancier Regim.
Ma è Maria Antonietta, rosa di Versailles, che ha le sfumature più malinconiche di tutte.


Il clamoroso Affare della Collana, poi, è forse l'emblema dell'incredibile impiccio in cui lei e il marito si stavano andando a cacciare (un impiccio che farà saltare migliaia di teste tra cui la loro, ma che soprattutto ha cambiato il mondo intero).
In questo libro, praticamente un compendio viste anche l'esiguo numero di pagine, ha l'incredibile capacità di lasciare al lettore un'intensa e precisa idea dei fatti, analizzando i personaggi principali di questa che, se non fosse successa davvero, sarebbe semplicemente un'opera rappresentabile alla Scala, suggestiva e surreale a tratti, divertente per altri, sicuramente con note drammatiche di interessante rilievo.

E' inutile, per me, stare qui a parlare della storia in sè: tutti la conoscono. Quindi scusatemi, passo direttamente al libro.


 La Craveri qui analizza in maniera metodica i fatti, raccoglie le fonti e il suo punto di vista rimane velato, anche perché sono i fatti che si commentano da soli e questo aneddoto, che accomuna la figlia illegittima di una casa reale decaduta e la sua sventurata regina, è esemplare sul mondo che fu.

Personalmente, lo ammetto senza mezzi termini, mi è piaciuta molto una certa ambiguità che si può notare alla conclusione della storia.
Un'ambiguità che certo è data anche dalle pieghe del tempo, ma che non può non lasciarti avvolti nel suo mistero.
E' un aneddoto che la Craveri non si risparmia di notare e che invece risulta essere estremamente interessante proprio perchè denota la superficialità che era ben ritratta anche dai libri di Watteau: quando guardi la nobiltà ritratta dall'artista e leggi della stessa superficialità nella fine di quel libro, non puoi non capire perfettamente come mezzo secolo dopo la morte dell'artista, i francesi hanno fatto una (la) Rivoluzione.




Se sei interessato...


giovedì 16 giugno 2016

Vendetta in rosa

Sto scrivendo ancora il nuovo capitolo di uno dei racconti, che mi sta prendendo più tempo del previsto. Spero di finirlo a breve, per intenderci.

Intanto mi permetto di segnalare la storia di una vendetta al femminile. Una storia vera e piuttosto simpatica. E' comparsa sul Corriere della Sera e per quanto ci siano delle premesse sulla situazione attuale della ragazza quando il giornalista parla della trasformazione su cui avrei da ridire su un paio di punti, è la storia in se che non ho potuto non apprezzare e mi è venuta voglia di condividerla. Lui chiede anche scusa con le frasi di circostanza, ma lei ha ribattuto la verità. Spero poi non gli dia una possibilità, perché quelle parole sono talmente vecchie che le ho già sentite pure io. E no, sono stufa di dare il beneficio del dubbio.

Perché?
Perché io stessa sono stata una di quei mostri che poi si è trasformata in una ragazza piacevole da guardare anche senza i mille chili di trucco (che sono troppo pigra per mettere) e ho avuto a che fare con amici che a distanza di tempo hanno fatto apprezzamenti che denotavano quanto mi sottostimassero prima come oggetto di probabile desiderio. Il che comunque insulta la mia dignità in primis (perché non sono solo un oggetto scopabile, ma una persona), e la loro che se pensano così di relazionarsi con le donne, allora sono i primi a non essere scopabili.

Un altro motivo è perché le commedie americane che ci costringono a tenere come stereotipo l'idea che la ragazza brutta (che brutta non è) e sfigata, diventa la strafiga (perché da pantalone, passa a minigonna) di turno e poi è felice che il tipo che prima la tormentava ora la ama.
Ma quella protagonista non merita il meglio. Le donne vere sì.

giovedì 9 giugno 2016

IL CALORE DEL SANGUE di Irène Némiruvsky e PAESI TUOI di Cesare Pavese

Volevo scrivere un post solo sul primo dei due libri del titolo, ma poi non ho potuto non fare mentalmente il paragone all'altro e la passione di quella lettura ancora è tanto forte in me che non ho potuto non decidere di metterla in atto.
Due libri che sono stati scritti nello stesso periodo, due libri che hanno una morte tragica al loro interno, due libri che indubbiamente mostrano una differenza abissale: quella dei due autori.

L'anno scorso il nome di Irène Némiruvsky è diventato famoso grazie a un film d'amore ambientato nella seconda guerra mondiale dove una donna francese si innamora di un soldato nazista che, se non ricordo male, è stato ospitato a casa sua. 
Ammetto di non aver visto il film per due motivi fondamentali: è una storia d'amore ed è ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale. 
Ebbene sì, in questo blog parlo essenzialmente delle (dis)avventure morose di gruppo di donne, basandomi su storie veramente accadute, ma di romanzi rosa ne leggo ben pochi e, di sicuro, i film d'amore sono ben lontani dalla mia classifica dei film da non perdere.
Devo anche ammettere che la seconda guerra mondiale è in argomento piuttosto controverso per me. Sono una che legge documentari e resoconti di prima persona, che si è commossa con Elie Wiesel (pubblicherò certamente un riassunto del suo libro La notte e aggiungerò il link qui), ma non guardo i documentari sul nazifascismo, figuriamoci guardare un film simile.

Nei fatti, la signora Némiruvsky la conosco per un altro racconto.

http://rosascioccato.blogspot.it/
Il libro non è altro che il racconto controverso ed estremamente realistico. Provate a seguirmi. La storia comincia con il narratore Sylvestre che viene invitato al matrimonio della figlia di alcuni suoi amici di vecchia data a cui è molto legato: sua cugina Helene ed il marito Francois. Da qui sappiamo già qualcosa dei due coniugi: sono sempre stati molto innamorati e fin dal primo momento che Francois la incontrò quando ancora era una bambina, aveva deciso che si sarebbe sposato con lei. Già dalle prime battute, però, sappiamo che c'è qualcosa che non viene detto, che viene taciuto e che non tutti sanno; non era il primo marito di lei, non era nulla di che... forse. La storia comunque va avanti e parla del matrimonio dei due giovani innamorati (Colette e Jean) e si scopre anche molto sul perchè Sylvestre, un tempo di famiglia ricca e agiata, avesse invece perso tutto. La storia poi precipita in un giallo e i nodi vengono al pettine. Cose che il lettore intuisce solo o ha il sospetto, alla fine hanno un senso compiuto.


Questo breve racconto (scusate, ma per me è davvero difficile chiamarlo romanzo visto che il formato della Piccola Biblioteca Adelphi è di un A5 e il numero di pagine si aggira ai 150 con una velocità di lettura che può essere da un giorno a un'ora - dipende dal lettore) racconta quello che in verità era quasi la norma nelle storie di paese, parlando di una certa omertà dilagante, dove la noia porta ad azioni che in facciata non si farebbero mai, dove il rancore da tempo nascosto viene alla luce in tutto il suo fuoco. Se inizialmente puoi patteggiare per un personaggi, poi non puoi non trovarlo insofferente per il finto perbenismo che impone. Le persone del villaggio poi sembrano così simili a tutti gli abitanti di un certo mondo antico, dove devi obbedire alle loro regole, essere con loro e rimanere dalla loro parte e dove non c'è spazio che per l'assecondare un volere collettivo, dove, soprattutto, tutti sanno tutto ma nessuno sa niente e anche quando hanno deciso e voglio ammonire, comunque non parlano della verità di quello che è e che tutti sanno.
Il libro riesce ad essere in una così veloce lettura, tutto quello che molti libri tendono a voler essere in molte più pagine, anche se forse non sarebbe mai riuscito ad andare più nel profondo nella denuncia dell'ipocrisia di una finta vita perfetta dove il mondo agreste è idilliaco che non lo è e dove i rancori e le passioni non sono latenti, ma solo mal celate.

Insomma: un classico: nessuno parla ma tutti sanno tutto, tranne chi dovrebbe.




Autore di tutt'altro calibro è invece Cesare Pavese, sopratutto in PAESI TUOI .

Lessi questo libro bella più completa ignoranza. Solo dopo associai uno dei libri-polettone (La luna e il falò) di cui mi parlavano alcuni compagni e che il mio professore di italiano non ci fece mai leggere (preferendo molto di più Memorie dal Sottosuolo).  


http://rosascioccato.blogspot.it/


Anche Paesi Tuoi è un libro campestre, come l'altro. Ma qui il narratore non è un uomo ormai ritiratosi dal mondo, ma piuttosto un giovane ragazzo torinese: Berto.
Berto incontra in cella Talio, un contadino che non gli si scolla di dosso e che infine segue, finendo in un posto a lui del tutto estraneo: la campagna.Qui fa la conoscenza della famiglia di Berto: dal padre Talino (che guai a chi gli tocca l'unico maschio), alla madre alle quattro sorelle.
La differenza tra Berto e i suoi ospiti è profonda, lui non ha un'alta considerazione, se non per la più giovane, Gisella, che è l'unica ad avere un minimo di attrattiva ai suoi occhi.
Il ragazzo veleggia, come il lettore, che c'è qualcosa che non va, ma come il lettore prosegue con la sua storia fino all'atto tragico e Berto, sconvolto, l'unica cosa che vuole fare è tornarsene a casa. Qui di idilliaco non c'è nulla, solo la cruda realtà del mondo.Tutto è intenso in quello che accade e non c'è nessun mistero da svelare. Anche qui tutti sanno e tutti tacciono e solo Berto, che è estraneo, rimane veramente sconvolto dalle azioni che vengono perpetrate. Qui Pavese affronta temi forti e terribili, dalla violenza, all'incesto, dal maschilismo alla violenza di genere in un libro che sconvolge e quando lo finisci non puoi ancora credere di averlo letto davvero.
Qui si parla di passioni profonde, di ingiustizie inaudite e di rifiuto, della Bestialità della condizione umana.Nei fatti, Pavese vuole mostrare anche il cambiamento del mondo, come si stanno evolvendo le cose, dal malessere delle persone alla sempre attuale migrazione.
Temi allegorici usati o no, non riesci a rimanere indifferente davanti alla storia che Berto racconta, non puoi farlo.
Nel romanzo c'è la misoginia che ancora è ben presente nel nostro Paese, dove il figlio maschio viene difeso da tutto: dagli incendi, dallo stupro, dall'omicidio.
E' un libro intenso e, ben lontano dall'essere splatter, ti da meglio di altri un forte senso di orrore, come un pugno allo stomaco: perchè anche se non è reale, è indubbio che abbia un che di realistico.


Se anche tu sei interessato a leggerli...

    

mercoledì 18 maggio 2016

LA LISISTRATA di Aristofane

Ho deciso di proporvi, oltre che a delle storie scritte da me, anche dei libri veri, scritti da professionisti.
Ho deciso di introdurre questa sezione per ovvi motivi:
  • Sono molto lenta
  • Non sono così brava
  • Mi piace l'idea di condividere anche questo.
Ho deciso però di selezionare attentamente i libri che consiglio optando per:
  • Storie che mi sono piaciute e che mi hanno colpito: perché la bellezza non va tenuta segreta, ma condivisa;
  • Storie intrise della forza che c'è in ogni donna, perché anche se ne sono pallidi esempi.
  • Storie che possono insegnare qualcosa, o anche solo far riflettere un poco;
  • Storie che, soprattutto, possono tenerci compagnia in un momento di relax.


Lisistrata di Aristofane
Ed è per questo che vi parlo della Lisistrata di Aristofane.
Ho scelto di proporvi questo libro perché è piccolo, divertente e senza particolari pretese.
Ha continue idee di fondo che l'autore vorrebbe o no comunicare, ma principalmente è davvero una gran bella commedia teatrale.

Infatti, questa commedia dell'Antica Grecia è forse una delle opere classiche più famose senza sapere che è di questa opera che si tratta.
La Storia è, ovviamente, di ambientazione greca, durante la guerra del Peloponneso.
Lisistrata, donna ateniese, decide di chiamare a raccolta le donne greche per affrontare il gravoso problema di questa guerra: se gli uomini sono così stupidi da non saper trovare la pace di loro iniziativa, allora saranno le donne a costringerli.

Come?
Beh... come... ovviamente con lo sciopero del sesso.

E non solo alcune: tutte le donne greche si devono astenere dal darla al loro coniuge fino a quando questi non si applicherà per trovare la pace.
Come rispondono le altre? Beh, se inizialmente rifiutano, per poi convincersi che sì, questa è la soluzione migliore: se gli togli il giocattolo più piacevole, in fondo, l'uomo farà di tutto per riaverlo.
A quel punto le donne prestano giuramento e occupano l'acropoli di Atene.
Da qui nascono aneddoti che lasciano semplicemente divertiti, mantenendo l'attenzione del lettore (che in verità dovrebbe essere spettatore) stimolato e acceso fono all'immancabile lieto fine: perché è di Commedia che si tratta.

Se La Lisistrata è considerata una delle migliori commedie di Aristofane, è pur vero che questa storia non è prettamente femminista.
Più che altro ha soggetti femminili.
Non ci sono donne che "lottano" per la parità dei sessi (e per quel poco che so io, la vita della donna ateniese non era certamente libera e la loro volontà era praticamente nulla), ma è quasi messo come ovvio che loro, pur essendo delle persone, sono allo stesso momento degli oggetti e usano se stesse per il fine più alto.
E' quasi un pre-femminismo: loro si stanno rendendo conto che hanno un potere, anche se dato dal proprio corpo, un potere che è inferiore solo alla loro mente e tenacia.
Queste cittadine combattive, combattono per la pace e a loro basta questo, invece di imporre sempre la loro volontà agli uomini, cosa per altro impossibile solo con l'astinenza sessuale.
Ma loro collaborano e ottengono qualcosa.
Loro si limitano quasi a un qualcosa di tanto grande, senza capire che se volessero, sarebbe possibile per loro fare tutto quello che vogliono.
Certo, loro si sentono dei pari dei loro compagni, ma è indubbio che non sono loro che prendono alcuna decisione, piuttosto costringono i loro coniugi a farlo.
Tutto può essere, ma non femminismo.

Ma non sembra anche a voi qualcosa di tremendamente contemporaneo?






Se sei interessato a comprare

martedì 16 giugno 2015

SIMBOLO VUOTO - storie arturiane

Dopo l'ultimo post cambio del tutto il genere.
L'ho detto che amo le storie e ne ho appena letta una che mi ha fatto piangere...
Che volete che vi dica: fondamentalmente sono una romantica e gli amori tragici hanno sempre un fascino tutto loro...

La storia poi è basato sulle Leggende Arturiane, e qui Mordred e Ginevra sono i protagonisti dei ricordi di Artù e dove la sofferenza di un padre si unisce a quella di due amanti alla fine delle loro vite...

Simbolo vuoto.

Leggetelo e fatemi sapere se non è triste... e non vi piace.

lunedì 15 giugno 2015

Una nuova idea e tante scuse.

E' da un po' di tempo che non scrivo.
I motivi sono tanti. Quelli ufficiali sono che il tempo è diminuito e quello ufficioso è che se ho avuto un po' di tempo libero non l'ho passo davanti al pc... piuttosto davanti alla tv, che comunque ora finge di non conoscermi.

Mentre scrivevo i mediocri resoconti a cui mi capita di assistere, non ho potuto fare a meno di pensare alle mie letture al femminile.
Sono in molti i libri che mi sono passati tra le mani.
Ho preso la balzana decisione di condividerli, proprio come ho condiviso gli altri racconti.
Queste, però, sono scritte da professionisti e possono essere racconti più stimolanti dei miei, per lo meno per sognare.

Basterebbe solo questo da dirvi, ma da prolissa quale sono (faccio piuttosto fatica a fare post di media lunghezza, voi non lo sapete, ma è così ora l'ho detto) voglio farvi sapere che i libri saranno di diverso tipo:

- Saggi biografici (che sono oggettivamente la mia insana passione, tanto che ancora sogno esca in Italia un saggio su Madame Elisabeth di Francia, ma la prossima volta che vado a Londra o a Parigi entro in una libreria e al diavolo la mia poca - o nulla - conoscenza della lingua)
- Romanzi biografici (anche se a volte peccano di troppo amore dello scrittore per il protagonista, ma le storie tendono a essere così belle che non posso fare a meno di apprezzarle
- Romanzi (che non necessitano di altro da dire perché sono una meraviglia letteraria)
- Letteratura varia che mi ha colpito.

Ammetto anche che ho pochissimi fondi per compare libri, quindi mi permetterò di linkare e collegarmi con siti che li vendono... se volete aiutarmi (non vi costa nulla) e volete comprarli, potete aiutarmi a guadagnare qualche centesimino.