Visualizzazione post con etichetta Sulla libertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Sulla libertà. Mostra tutti i post

mercoledì 18 agosto 2021

Michela Murgia, Corpo della donna e femminismo (intervista)

  (Questo articolo è stato scritto il 23 ottobre2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

sabato 7 agosto 2021

Lettera Aperta a un Giudice

(Questo articolo è stato scritto il 03 aprile 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Giudice Minucci,
È da qualche giorno che tento di capacitarmi come è possibile una cosa del genere, lo sa? In effetti succede tutte le volte che sento parlare di una cosa del genere, ma al momento il programma su cui sto lavorando è bloccato e quindi scrivo ora, che poi, non devo mica giustificarmi per avere ragione.
In fondo dovrei farci il callo: sei già stata picchiata da tuo marito? Allora non c’è reato, lo sostengono i giudici a Genova. Chiessene frega degli studi sulla violenza di genere, su quella domestica e sulle loro vittime. I giudici ne sanno di più e ne sanno meglio.
Ma lei non è di genova, Giudice, lei è di Torino ha ragione.
Io mi senti indignata come persona e come essere umano prima che come donna.
In Svezia, è vero, la vittima di studio che non presenta lividi non è vittima di stupro, ma le donne svedesi stanno combattendo una lotta d'opinione per cambiare questa legge e sono sicura che non ci metteranno molto a vincerla. In Svezia c’è un così basso tasso di violenza sulle donne che per loro le punizioni sono meno severe. Per noi le punizioni non ci sono per gli stupratori, perché giudici come lei, Minucci, che danno loro ragione.
Dire “Basta” a quanto pare per lei non è abbastanza. Bisogna chiedere aiuto e urlare. La prego, giudicem scriva “il manuale di chi subisce uno stupro” così quando capiterà nuovamente (e sappiamo che è già successo dalla sua sentenza fino ad oggi, ma loro le tralasciamo perché non avevano le sue direttive) a una donna di subire violenza saprà come comportarsi.
Sa vero che dovrebbe bastare? Quel basta? E dire che ha studiato molto per diventare giudice, come fa a essere così ignorante?
Non usi la scusa dei sui colleghi, giudice, sappiamo tutti che la misoginia tra quelli della sua categoria hanno permesso più stupri, omicidi e violenza di genere che impedirli anche solo liberando gli aguzzini perché non erano un pericolo. E immagino ne andiate tutti molto orgogliosi.
Che poi io sono tremendamente ignorante dell’emotività femminile e nella lingua italiana, pur essendo io donna e italiana, ma quando leggo che le motivazioni sono date dal fatto che lei avrebbe tradito quell’emotività che pur doveva suscitare in lei la violazione della sua persona… io lo ammetto: non lo capisco. Che significa?
Si sa che voi persone di legge siete come i giornalisti: parlate pomposo e male per non dire niente, ma magari se dice a una donna stuprata che se l’è cercata perché non ha fatto abbastanza, dovrebbe dirlo meglio.
Oltre il danno, la beffa: la vittima di stupro deve pure subire un’accusa di calunnia. E lei, Giudice? Lei sarà così orgogliosa della sua persona e della sua toga, che interpreta in maniera arbitraria le legge e decide come devono comportarsi le donne. Già che ci siamo, andiamo dal Papa e dirgli di toglierci l'anima, non l'abbiamo avuta per così tanti secoli! Non ci serve più!
E lei, Giudice Minucci, sicuramente si è sentita un vero Giudice della nostra amata repubblica, dopo quella sentenza. Sono molto felice per lei.
Non mi chiedo neanche come fa a dormire la notte, o guardarsi allo specchio, Giudice: sappiamo entrambe che lo fa benissimo. Perché questo non è di certo il paese di William Murray.
Lei, Giudice, smetta di guardate la televisione e cominci a guardare la vita vera. E si ricordi: anche il suo è stato uno stupro. Ha stuprato la dignità stessa di tutte le persone e tutte le donne. Avvalorare tesi come la sua sono un insulto dei Nostri Tempi, del Nostro Paese e della Libertà e Dignità umana. Ma immagino che i giudici del suo calibro amino follemente poter decidere del corpo di una persona.
Poi ci si chiede perché le scrivono quelle cose sui muri...
Finchè ci saranno persone come lei.


Avrà capito,  Giudice, che a me non interessa il suo sesso. Interessa il suo ruolo. E non mi interessa di che sesso sono io, perchè IO sono una Persona. E non piagnucoli perchè la trattano male, se lei non avesse protetto gli stupratori. Si ricordi: non serve dire basta. Ma lei immagino abbia anche il culo parato per poter fare la voce grossa.

domenica 11 luglio 2021

Essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata.

 (Questo articolo è stato scritto il 01 luglio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Non farò la guerra al paese più misogino e quello meno in Europa. Ci sono troppi dati da contare che spesso non vengono mia davvero diffusi per essere distorti e, soprattutto, molte donne non ammettono neanche a se stesse di aver subito un reato, figuriamoci a terzi.

L'Agenzia europea per i diritti fondamentali (Fra) ha condotto un'indagine che prendeva quarantaduemila (42.000) donne provenienti un egual modo da tutti i 28 paesi.
Si evince che, in Europa, una donna su tre subisce abusi. Parliamo di sessantadue milioni (62.000.000) di donne.
Una donna su cinque invece subisce violenza domestica.
Solo il 13% di loro ha però sporto denuncia se questo è il proprio partner o un altro uomo.
Una donna su venti ha subito uno stupro.

Dall'indagine, comunque, si avvince che sì, le donne subiscono violenza anche da altre donne, ma il numero risulta irrilevante rispetto all'azione maschile che rende praticamente inesistente quella cifra.

Il problema è l'ammissione in sé della violenza. 

Spesso se un uomo dice ridendo insulti o denigrazioni, noi donne lo accettiamo come se fosse un dazio da pagare.
Approcci sgradevoli come uno scotto tollerabile per essere accettate.
La stessa paura di rimanere sole è alla base di denunce mancate e di non accettazione della realtà. 
Ci hanno insegnato che senza l'accettazione maschile non possiamo vivere.
Non lasciamo perché essere una donna sola è peggio di essere una donna picchiata dal proprio partner.
Almeno così ci insegna la nostra cultura progressista europea: anche la ministro bavarese Ilse Aigner che subisce ingiustizie perchè non ha un partner, perchè anche solo l'idea di una donna single rimane un abominio agli occhi di molti. 
Figuriamoci qui da noi...

Non c'è infatti solo la paura delle critiche (spauracchio di base per le mancate denunce) o per le denigrazioni di vario genere, ma soprattutto la paura del rimanere sole.
Magari senza casa o senza alcun tipo di sussistenza.
A volte si ha paura di perdere anche il lavoro che non è necessariamente legato all'uomo che ne abusa.
Un tempo si voleva definire la violenza sulle donne come legato all'odio razziale, perché non guarda solo il trattamento di un'altra persona, ma perchè prende il 50% della popolazione mondiale come oggetto di discriminazione, odio e ghettizzazione.
Ma si sa, non siamo così importanti.

Poi c'è la coscienza che tanto le autorità non fanno nulla, essere umiliate anche in questo modo, quando ti dicono che c'è un maniale per la donna maltrattata e se non rientri in quegli standard allora non è vero. 
A volte è davvero troppo da sopportare. Anzi, lo è di sicuro, per qualunque essere umano.

Perché per quanto dicano no al burca, mentono e ancora ci vogliono pie relegate in casa e uscire solo col permesso e ben coperte.
Senza desideri, aspirazioni e appetiti.


E intanto sale il numero delle vittime di odio da parte di uomini.

Fonti:
1 - 2

sabato 3 luglio 2021

Diritti d'autore, libertà di mercato, libertà di scelta.

(Questo articolo è stato scritto il 31 marzo 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Fermento nel mondo dei diritti d'autore.
O forse tanto casino per rimanere sempre nella solita monopolizzazione del mercato a favore di un mondo dittatoriale e castrante.
Dall'11 aprile di quest'anno entra in vigore un decreto legislativo che deriva da una Direttiva Europea del 2014.
Questa direttiva riguarda la gestione collettiva dei diritti d'autore e di quelli connessi, nonchè la concessione di licenze multiterritoriali per i diritti su opere musicali perl 'uso online nel mercato interno. Cosa vuol dire? Bella domanda.
Gli autori potranno scriversi a società di altri Stati UE, tanto che le società straniere europee potranno legittimamente lavorare sul nostro territorio e con gli artisti Italiani, senza portare qui la loro sede legale.
Ma guardiamo bene cosa succede in Italia. Come l'hanno recepita i nostri estremi difensori del governo?
Beh, è la direttiva Barnier per la liberalizzazione del diritto d'autore all'interno dell'Unione Europea, quindi...
Quindi sappiamo che la migliore amica di ogni scrittore, cantante, artista che sia, la SIAE potrebbe avere qualche rimostranza. Ma no. Non sapete? Pretende di gestirli lei e poi dare agli altri enti. Perchè? Perchè gli hanno confermato il monopolio.
Insomma, intendiamoci: se l'ennesimo governo dittatoriele di strozzini assassini che non abbiamo votato (Gentiloni) gli ha lasciato amorevolmente l'esclusiva sulla gestione come UNICO ente autorizzato in Italia, potrà avere anche da ridire se non fa i suoi porci comodi, no?
Vedete, il decreto stabilisce come debbano essere gestiti i diritti d'autore da parte dei vari organi o entità, requisiti a cui si dovranno adeguare antro sei mesi, vigilati dall'AgCom (Atorità delle Garanzie per le Telecominicazioni) che darà l'elenco degli Organismi di gestione collettiva nel nosro Paese alla Commissione Europea e in futuro lo farà per eventuali modifiche.
Entro tre mesi dalla data di entrata in vigore, il Ministero dei Beni Culturali (innegabile che letteratura e musica e affini lo siano, anche se visto l'andazzo ce ne stiamo dimenticando) dovrà emanare un decreto che riguarderà le nuove disposizioni sui compensi degli artisti, che questi siano interpreti o esecutori.
Il 31 marzo (oggi) entra invece in vigore quello dell' AgCom per contrastare la pirateria e il copyright online, anche se ancora non sappiamo bene come verrà fatto.
Sarà che io detesto il termine MONOPOLIO, se non concerne me stessa e l'utilizzo del mio corpo, ma che ci sia scritto o che lo si faccia in effettivo.
Quindi non riesco a sopportare che se è presente una legge di liberalizzazione del mercato che ci hanno imposto non la si voglia seguire e si continui con la dittatura.
Non sopporto neanche che ci debbano imporre la liberalizzazione del mercato, ma sappiamo che l'italiano medio, arrivato a una poltrona, ammazza chiunque pur di tenersela anche se vantava grandi idieali.
Che poi se voglio, potrò scegliere lo stronzo che mi difende i diritti d'autore? Perchè devo essere sempre costretto a sentire SIAE dietro il culo? Non sono uno di quegli uomini che va con i Trans, che dice che non lo vuole prendere in quel posto ma alla fine ci gode da morire (giudico l'ipocrisia della cosa non l'atto in sè, ma so che chi leggerà amerà puntarsi su questa frase che sul resto).
Questo articolo un po' senza senso per dire...
Sarà che io voglio dire NO.
Non mi piacciono le dittature, non mi piacciono di alcun tipo.



mercoledì 16 ottobre 2019

Notizie dal mondo, tanto che fanno pensare, ma forse troppo poche per fare qualcosa

(Questo articolo è stato scritto il 2 febbraio 2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)



Credo sinceramente che ci siano note e informazioni che in questo periodo non possono che colpire il lettore.
Perchè tra le manifestazioni americane contro il proprio presidente, manifestazioni che non stanno cambiando le cose, ma almeno fanno esprimere le proprie opinioni (non come noi) e che li rende degni di rispetto per l'amore che dimostrano per quello in cui credono o che dicono di credere (ma lameno non si lamentano soltanto nascosti in casa), ci sono innumerevoli storie che non fanno altro che far pensare.
Ci sono Ray Johnstone che non vuole farsi abbattere dalla solitudine e dalla vecchiaia e che cerca dei nuovi compagni di pesca. Ha provato con Facebook, ma non ha ricevuto risposta, ma non si è arreso e ha messo un annuncio su Gumtree (sito popolare per gli annunci in Australia), sotto la dicitura "usato", il che denota anche un certo senso dello humor. Un annuncio che ha avuto migliaia di riscontri, dai vicini di casa e da persone anche più lontane, olre a imbarcazioni che lo vogliono ospitare sulla loro barca. Ancora ricordo amarmanete il vecchio romano che chiedeva di fare il nonno a una famiglia (e piangeva per la sua solitudine) e che poi ha finito per derubarla, ma mi consolo e credo ci sia ancora speranza nel mondo.
Un mondo sommerso che riemeprge, un po' come quello che dicono di aver trovato grazie alle rocce vulcaniche sulle isole Mauritius, che ancora permettono di sognare mondi nuovi senza cercarli fuori dal sistema solare, probabilmente soprattutto per le vittime di abusi in famiglia nel grande Stato/Continente che è la Russia, dove a quanto pare hanno rimosso dal codice penale russo il reato di "percosse in famiglia", declassandolo a illecito amministrativo, punibile con un'ammenda ridicola con un arresto altrettanto ridicolo. Un po' come il fondatore della Jingbei Investiment che denota solo di odiare e aver paura delle donne, non di avere ragione, a dimostrazione che il mondo arretrato è ovunque e in qualunque ceto sociale. In fondo si sa, di schifosi imbecilli ne è pieno il mondo ed è così pieno che comandano e impediscono al mondo di evolvere... poi ci si chiede perché dalla Cina scappano tutti.
Finiamo con il piangere in modi diversi le nostre amiche: Nadia Pulvirenti, che muore a 25 (venticinque) anni mentre svolgeva il suo lavoro di riabilitatrice spichiatrica e che è stata accoltellata dal suo paziente e mentre sdrammatizzano dicendo "sapeva i rischi che correva", quando in certe strutture dovrebbero stare attenti e no, non te lo devi aspettare, i suoi familiari chiedono al suo spirito di aiutarli a imparare a perdonare. Perché il perdono non è qualcosa che di lungo e tortuoso, qualcosa che è personale e che nel perbenismo buonista dei nostri giorni è del tutto abusato dando sempre ragione al male e mai alla vittima di quel male. Se la si smettesse di farla così facile con l'idea di perdonare e ci si interessasse di più di star vicino a chi soffre... magari Fabio di Lello non avrebbe ucciso l'assassino di sua moglie, non avrebbe passato questi mesi struggendosi dell'amore che tutti sogniamo di avere e che lui ha perduto, perchè forse avremmo più fiducia della giustizia. Anche se, lo so, in Italia è una parola vuota.

E concludo con la felicità degli animalisti, dove i falchi viaggiano in aereo meglio delle persone normali. Basta avere i soldi.

















venerdì 26 ottobre 2018

mercoledì 24 ottobre 2018

Campagna anti sessita: "Sei pronta per la prova costume?"

(Questo articolo è stato scritto il 23 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Sembra che sia stato per volontà del sindaco di Londra, ma è una lunga battaglia che le femministe britanniche stanno combattendo da molto tempo e comunque non è la prima città a farlo.
Sembra infatti che Sabid Khan abbia messo al bando per sua espressa iniziativa e volontà i manifesti pubblicitari che girano suoi mezzi pubblici e che propongono stereotipo negatici che minano l'autostima delle persone.

Cosa vuol dire questa cosa?

Un po' di psicologia: non si tratta di eliminare fotografie e pubblicità che fanno uso del corpo (nudo e non), ma elimina quelle pubblicità che impongono uno standard di bellezza irreale e non realistico visto anche che le stesse modelle e gli stessi modelli vengono ritoccati.
Questo procedimento di marketing nel corso degli anni ha creato standard estetici sempre più restrittivi e che esercitano forti pressioni sui giovani (soprattutto donne) che quindi vengono auto-suggestionate che, per vivere, devono piacere e per piacere devono avere un determinato aspetto che ormai ha raggiungo l'irreale, oltre che non salutare.

Khan, però, non è che una mattina si è svegliato e ha detto "ora che sono sindaco di Londra, faccio quel che voglio", non è idiota e ha seguito la corrente sempre più progressista e sociale che da anni in Inghilterra si sta battendo (e contrariamente all'Italia non viene derisa, ostracizzata, insultata perchè "non piace agli uomini") e ha quindi deciso di avvalorare questa politica affermando in un'intevista:
Come padre di due adolescenti, sono estremamente preoccupato per questo tipo di pubblicità che sminuisce le persone, in particolare le donne, e le spinge a vergognarsi dei loro corpi.
E' così appassionato che si dice intenzionato ad affidare a una commissione di vigilanza sulle pubblictà con tanto di censura delle immagini di stereotipi sbagliati.
Secondo le fonti italiane, infatti, il signor Khan appena eletto si è preoccupato subito di fare censura.
Nei servizi pubblici e sui cartelloni cittadini, quindi, certe pubblicità (discriminazione di genere e che sviliscono fisicamente - e quindi emotivamente e psicologicamente - le persone con difetti fisici) in quanto in quei posti si è costretti a vederli e non si può cambiare posto e a quelle dodicimila pubblicità che all'anno subiranno delle censure a Londra...  signori pubblicitari: fatene di migliori, perchè non è censura: la liberà è tale fino a quando non lede quella degli altri e se ferisci e violi l'individuo non puoi parlare di "libertà", "provocazione" o "buoni propositi": sei solo ipocrita, soprattutto se, come in questo caso, non si lede solo il singolo, ma un'intera parte della popolaizone.
E' proprio come la pubblicità che è stata la prima vittima di questa campagna anti-psicosi-fisica su cui Khan si è in primis scagliato: una ragazza (di quanti? Quindici anni?) magra con un bel seno e un atteggiamento sessualmente provocante che ti chiede "sei pronta per la prova costume" (tormentone da mesi su tutte le riviste femminili - come l'arte del perdono), e che la ditta di prodotti per l'allenamento dice essere solo una pubblicità che aveva la sola intenzione di motivare i consumatori a migliorarsi e a curarsi di più per una vita sana ed essere più forti.

Certo, sto parlando io, nel cui Paese le grandi intelighenzie itellettuali femminile della televisione e dei giornali dicono che si, quelle pubblicità sono sbagliate ma vendono, quando non è vero: sono solo parte di un circolo vizioso che innesca l'insicurezza nell'autostima e che impone uno stato di ansia e insicurezza che porta a comprare-comprare-comprare.
Che poi... vende... sul serio fanno così schifo in marketing? 
Nei fatti, in Italia i giornalisti hanno subito veleggiato all'ipocrita politically correct secondo cui se il sindaco fosse stato cristiano ci sarebbe stata un'insurrezione sulla libertà di espressione, contro bigottismo e simili.
Capirete che questi signori venerabili esigono che la donna sia solo un oggetto sessuale.
Agli imbecilli che pensano una cosa del genere, vorrei far notare un paio di cose:

  • ci sono studi che dimostrano che l'oggettivazione sessuale di genere da parte dei media ha peggiorato la situazione sociale delle donne
  • ci sono studi e indagini che da anni denunciano l'ossessione di un corpo "da pubblicità" che molti adolescenti intuiscono come lo standard da perseguire e che portano a problemi di salute quali bulimia e anoressia. In Italia quanti sono? Due milioni gli adolescenti che soffrono di queste malattie?
  • sono gli adulti per primi che impongono questi standard agli più giovani.

Vorrei anche far notare che nei Paesi Nordici, non sono i primi ad aver fatto una cosa simile.
In Norvegia Trondheim, la terza maggior città del Paese, a maggio ha bandito gli annunci pubblicitari con modelle e modelli seminudi con lo scopo di affrontare le istanze collegate a un'immagine negativa del corpo e le attiviste che lo hanno promosso stanno ora chiedendo agli altri di imitarla. Il consiglio comunale cittadino ha infatti votato (perchè non è come sembra dai resoconti italici e nell'immaginario collettivo del nostro paese o nel cervello bacato di certi Primi Ministri: bisogna che si voti) per la rimozione di tutti i cartelloni e tutti gli striscioni che possono contribuire a creare problemi sull'immagine corporea, seguendo la politica che dice:
"Nessuna pubblicità che convoglia una falsa immagine dell'apparenza di chi fa da modello/a e contrinuisce a un'immagine del corpo sarà permessa. come minimo, le pubblicità in cui le forme del corpo sono state ritoccate dovrebbero essere apertamente presentate come tali"
Non credo che abbiano accusato di volere la Shari'a anche il consigliere Ottar Michelsen quando nella tivù di stato norvecese ha affermato che:
Dobbiamo rifletere bene su che tipo di pubblicità contribuiamo a diffondere. Non dobbiamo diffondere immagini che contribuiscono alla crescente pressione sull'immagine corporea
perchè
Se siamo seri nel discutere il tipo di pressione cui sottoponiamo la nostra gioventù sull'apparenza fisica, allora abbiamo anche in mente che tipo di pubblicità avere. Dobbiamo essere consci di che tipo di modelli sono usati e quando sono pesantemente manipolati mostrando corpi del tutto irrealistici.
Giusto per la cronaca questo signore norvegese ha detto le stesse cose del primo cittadino di Londra, solo con meno phatos paterno ma più razionalità sociale.


E soprattutto, quel musulmano ha solo cavalcato l'onda: nel 2015 la modella in bichini ha fatto esasperare qualche buon anima che ha portato a cenitnaia di segnalazioni all'autorità govenativa del settore e ha raccolto firme di protesta.
Non erano tanti, solo SETTANTAMILA (70.000). 
Blyuthe Pepino, cantante del gruppo Vaults, ha replicato alla domanda "are You Beach body ready?" con "each body's ready" che ha avuto il suo seguito.
Quest'azione dal Municipio della capitale britannica è solo la parte di una lunga storia che vuole riprendere la dignità del corpo e restituirlo al legittimo possessore: l'individuo personale.

Citando infine Roper Caitlin (direttrice di campagne per il movimento anti-oggettivazione), voglio ribadire che:

Una pubblicità che riduce le donne a oggetti sessuali per l'uso e l'intrattenimento degli uomini non dovrebbe aver posto in una società progressista.

Alcune fonti:
lunanuvola.wordpress.com
mrctv.org
change.org

martedì 2 ottobre 2018

Giornalista Marchettaro che fa goliardiche battute sessiste

(Questo articolo è stato scritto il 16 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Chi di noi non ha sofferto un po' guardando l'altra sera l'esordio della Nazionale Italiana agli Europei di Calcio?
A quanto pare se sei donna non puoi. Devi guardare annoiata pregando che l'incubo (che consiste nel calcio in sé in questo caso) finisca presto.
Perché si sa, le tifose di calcio non esistono: sono lì solo per accontentare e piacere un uomo.
Poi ci si stupisce della misoginia ignorante di Felice Belloli che deruba di dignità e fondi le giocatrici di calcio professioniste.
Ma durante la partita di calcio è toccata a una che sicuramente le subisce solo perchè fa il lavoro che fa e si sa che certa gente con cui collabora non manca di arroganza maschilista.
E' Ilaria D'Amico, l'attuale fidanzata di Buffon (mi dispiace per lei, io non la conosco, ma sono ben lontana dal rispettare Buffon come persona e come giocatore). Perché in fondo l'intelligenza dell'uomo medio italiano si sa qual è e se lei è una giornalista sportiva lo è solo per accalappiare un calciatore, ma in verità non ne sa nulla, vero?
Secondo i suoi colleghi giornalisti lei ha tanti buoni motivi per seguire la partita di calcio, mettendo pure sotto inteso che il più importante è il guadagno che Gigi avrà come calciatore.
Primis fra tutti è il goliardico Stefano De Frandis che, nella sua boria del "come è bello fare battute di pessimo gusto", invece di guardare la partita che a quanto pare lo annoiava (perché è un grande tifoso) si divertiva a guardare una tifosa che come mille altri tifosi, si preoccupava per le sorti degli Azzurri (perché si sa, solo lei si preoccupava che Buffon potesse perdere il pallone - io in particolare temevo che lo facesse apposta, ma è un'altra storia) si preoccupa di attivare la telecamera e chiedere se soffriva come conduttrice, tifosa o Wag (che è il modo carino di dire fidanzata di turno - se non peggio - di un calciatore) che è statisticamente più preoccupata dei soldi che porta a casa che del fidanzato in sé.
Lei risponde in maniera estremamente diplomatica: "Ti do' una testata se non ti togli...".
I giornali ora dicono che si scherza con lei, ma non scherziamo.
Lei l'avrà anche presa sul ridere, ORA e solo perché tanto non ha molto da fare e fingerà di essere d'accordo perché se no fa al parte dell'acida, quando sarebbe virile se fosse un uomo.
Ma sappiamo anche che questa non è né la prima, né l'ultima volta che gli pseudo-giornalisti geniali (sì, proprio come quelli che chiedono ai terremotati che dormono in macchina se hanno paura di dormire in casa) insultano costantemente le giornaliste sportive con la battuta MINIMA che sono di parte perché il fidanzato di turno ha cambiato squadra o no (sì, ricordo la replica di una battuta simile su Mediaset) 

Credo comunque che il suo collega sia più marchettaro di lei ed ha l'invidia della vagina. Perché lo dico? Logica: è un uomo.
Non preoccupatevi: se vi sentite offesi, posso dirvi pure ridendo che è uno scherzo.
Ma sappiamo entrambi che è una cazzata, vero?

venerdì 28 settembre 2018

L'APP ANTI STOLKING

(Questo articolo è stato scritto il 10 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Non è allarmismo. Non penso che tutte le donne debbano averle quest'app.
Ma certamente quelle che ricevono molestie da parte di Chicchesia sarebbe bene che le avesse.
Telefono Donna, associazione di volontariato regolarmente iscritta al registro regionale dedicato e facente parte del CNDI e affiliata da Conseil International Des Femmes (ONU) e che trova la sua sede alla Ca'Granda di Milano (il Niguarda, per intenderci), si è preoccupata di creare un'applicazione per combattere queste molestie.
Stop Stalking infatti è stata ideata e realizzata da Telefono Donna con il contributo dell' ASL di Milano e vuole essere un aiuto per difendersi dallo stalking.
OVVIAMENTE l'app è gratuita, è in italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo (peccato non ci sia anche in russo e portoghese, ma non si può essere perfetti) ed è compatibile con Adroid e IOS. 
Una volta installata quest'App è come un consulente portatile: consente di avere sempre a portata di mano le informazioni e le strategie utili per contrastare lo stalker, di memorizzare ora, data e luogo degli eventi significativi generando automaticamente il "diario dello stalking" e invia una richiesta di aiuto automatica allo Sportello Antistalkng di Telefono Donna, che è sempre attivo.
Se ancora non volete scaricare quest'app, sulla stessa pagina c'è un pdf scaricabile che consiste (tolte le "pataffiate" della regione) in un piccolo manuale illustrativo sul fenomeno e come agire.
Sappiamo che è poco, ma almeno è qualcosa.
Nella stessa pagina si ha anche le Otto regole per difendersi dallo stalking.
Giusto per la cronaca, le riporto qui sotto in maniera LEGGERMENTE rielaborata:

1 - INFORMATI su associazioni, centri e strutture che possono aiutarti
2 - PARLA perchè solo parlando puoi sperare di aiutarti o che ti aiutano. Va bene tutto, ma i segnali non si colgono così facilmente.
3 - CHIEDI ASSISTENZA perchè da soli non si va avanti, ma serve il confronto e la condivisione per avere forza e si sa fin troppo bene: sei fregata (ricordiamo la storia di Giordana di Stefano che ha avuto la prontezza di chiedere al cugino di andare con lei, ma poi lo ha lasciato andare via ed è rimasta sola col suo omicida codardo e vigliacco che poi è scappato a Milano).
4 - ALLONTANATI lo stalker è un pianificatore e per pianificare a tua volta come agire.
5 - SII PRUDENTE e conserva lucidità e sii semrpe pronta a contattare le autorità.
6 - USA DUE CELLULARI (questa io non me l'aspettavo) e mentre con uno raccogli sms e chiamate dello stolker a cui non devi mai rispondere.
7 - NON SCAPPARE A CASA perchè gli dai un'informazione in più che lo metterebbe in condizione di conoscere dove abiti e dove stanno i tuoi cari e se ti pedina contatta le forze dell'rodine o recati personalmente in questura.
8 - RACCOGLI LE PROVE perchè di certo non lo farà nessuno per te: sii una di quelle donne che ammiri nei telefilm e spetta a te raccogliere e conservare ogni prova del reato: dai biglietti agli sms alle email con cui puoi almeno ottenere un ammonimento giudiziario.


mercoledì 26 settembre 2018

Come difendersi dalle molestie sul luogo di lavoro

(Questo articolo è stato scritto il 04 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Riprendo pari passo un pezzo di un articolo che ho trovato navigano nel web e da cui è nato un altro post.

Trattasi del REGOLE CONTRO LE MOLESTIE SUL POSTO DI LAVORO a cura di Rosa M. Amorevole.



PUNTO 1: Definizione di Molestia Sessuale

Capire cosa sono le molestie sessuali.
Si parla di Molestie sessuali tutti quei comportamenti di carattere sessuale che non sono desiderati da chi le riceve e che ne offendono la dignità.

Si definiscono molestie:
  • insinuazioni e commenti equivoci sull'aspetto esteriore
  • osservazioni e barzellette riguardanti caratteristiche, comportamenti e orientamenti sessuali
  • materiale pornografico sul posto di lavoro
  • contatti fisici indesiderati
  • avance in cambio di vantaggi o delle loro promesse
  • inviti indesiderati con chiaro intento
  • ricatti sessuali
  • atti sessuali, coazione sessuale o violenza sessuale.

La normativa vigente è il Decreto Legislativo 198/2006 (Codice delle pari opportunità) che definisce la molestie:

Quei comportamenti indesiderati, posti in essere per ragioni connesse al sesso, aventi lo scopo o l’effetto di violare la dignità di una lavoratrice o di un lavoratore e di creare un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo»; molestie sessuali: «ogni comportamento di carattere sessuale o fondato sull’appartenenza di genere, che risulta indesiderato a una delle parti, e ne offende la sua dignità.


PUNTO 2: La prima azione da intraprendere

La prima cosa da fare è manifestare in modo chiaro e netto che l'attenzione che si subisce non è gradita. Se si ha paura di parlare direttamente con il molestatore o se questo non ha effetto, puoi scrivere un'email elencando ciò che ti disturba e chiedendo che questi comportamenti vengano interrotti. E' molto importante che si tenga una copia di quanto si ha scritto stampandone una copia e, qualora avessi usato l'email dell'ufficio, inoltrala anche al tuo indirizzo privato.


PUNTO 3: Cosa fare se le molestie non smettono

Bisogna chiedere aiuto: è sempre controproducente affrontare da sola le molestie. Non bisogna nascondere nè tanto meno minimizzare i fatti: non si è responsabili delle aggressioni subite e non si è responsabili se qualcuno ci tormenta, ricatta o abusa di noi.



PUNTO 4: A chi rivolgersi?

Bisogna rivolgersi al consigliere di fiducia del tuo posto di lavoro. Le grandi aziende e le pubbliche amministrazioni hanno (o comunque dovrebbero) avere questa figura nel loro organico. Il consigliere deve ascoltare le parti e cercare una soluzione formale o informale riferendosi al codice etico e quello di condotta dell'azienda. In particolare: se lavori nella pubblica amministrazione c'è la possibilità di chiedere aiuto internamente al Comitato Unico di Garanzia

Puoi se no rivolgerti al consigliere di parità territoriale che agirà gratuitamente e insieme ad un tuo avocato di fiducia. Altrimenti ci sino le organizzazioni sindacali o il proprio avvocato.


PUNTO 5: Raccogli le prove.


Soprattutto in un campo così delicato e così poco considerato, bisogna avvalersi delle prove. Bisogna tenere tutte le email, le lettere, registrare le telefonate, le testimonianze (ormai sembra lecito dire "se trovate qualcuno che ha il coraggio di farlo"). Sappiamo già che nella nostra legislazione non sono ammesse in un processo perché, soprattutto per le registrazioni, non valgono se non si ha l'autorizzazione di tutti i soggetti, ma questo non vuol dire che non siano utili nella trattazione del vostro caso specifico e nella ricerca di una soluzione conciliativa (con riconoscimento economico del danno): spesso le aziende preferiscono chiudere privatamente le questioni.


PUNTO 6: Tenere nota
Bisogna sempre tenere nota di tutto quello che vi accade:
  • Nomi del molestatore
  • date con ora e luogo
  • tipo di molestia
  • la vostra reazione
  • la presenza di testimoni

PUNTO 7: Parlare.
Bisogna parlare. Parlare con i colleghi di cui ci si fida.
Infatti l'ammisione verbale del problema potrebbe essere come la goccia che fa traboccare il vaso (o rompe l'argine dell'Arno) e scoprire che non si è l'unica persona molestata e quindi si potrebbe agire in comune. Il sapere di non essere i soli può anche rassicurare dall'avere o no delle colpe.
Inoltre, anche se non fossero anche loro vittime, possono aiutare nella prevenzione delle molestie, anche solo evitando che si rimanga soli con il recidivo.

Non bisogna provare vergogna: non è chi subisce molestie a doversi vergognare.


PUNTO 8: Contattare gli ex colleghi.

Siamo onesti: i colleghi, seppur solidali, non hanno mai molta voglia di allontanarsi dall'omertà di rito. I motivi vanno dalla paura di essere considerati degli spioni a quella dell'avere il posto di lavoro a rischio (o aver paura che lo diventi). Gli ex colleghi spesso non hanno di questi problemi. Bisogna quindi sentirli: probabilmente alcuni di loro hanno subito lo stesso trattamento e/o sapere di azioni simili e quindi potrebbero testimoniare senza temere ritorsioni.

PUNTO 9: le responsabilità del datore di lavoro.

E' da ricordare che anche se si è precari, il datore di lavoro è responsabile dell'incolumità fisica e psichica dei propri dipendenti e deve adottare tutte le misure necessarie a garantirla come da articolo 2087 del codice civile.


Fonte: http://d.repubblica.it/attualita/2015/10/09/news/toglimi_le_mani_di_dosso_molestie_lavoro_olga_ricci_libro-2797516/

domenica 23 settembre 2018

HISSENE HABRE CONDANNATO ALL'ERGASTOLO

(Questo articolo è stato scritto il 31 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


http://finestradonna.blogspot.it/



Segnalo questo articolo (da cui poi si possono leggere anche approfondimenti sull'argomento nell'intero sito) per tutti gli amanti dell'Africa e della giustizia.
Il Tribunale di Dakar oggi ha dato il verdetto sull'ex dittatore del Ciad Hissene Habre: è stato condannato all'ergastolo, ma non alla confisca dei beni guadagnati con i suoi crimini,

Chiedo scusa, ma non essendo molto "dentro" l'argomento, mi preoccupo solo di segnalarlo.



FONTI

http://africalive.info/hissene-habre-condannato-allergastolo/

sabato 16 giugno 2018

Giornalismo e Libertà

(Questo articolo è stato scritto il 09 Maggio 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

L'anno scorso la libertà di stampa è diminuita, soprattutto rispetto gli ultimi 12 anni, quindi, fate il conto: dalle torri gemelle. Prima sicuramente ne avevamo molti di più.
Le pressioni del tacere, aura legge del nostro Paese (basta pensare l'omertà sulla pedofilia di cui tanto si parla in questi giorni e che in quel caso accusano i familiari, qui i mezzi di stampa) sono dati da fantomatiche paure di ritorsioni: che esse siano politiche, terroristiche o mafiose: denunciare i regimi (che siano sentiti o no) non è bene. Ti ritrovi sotto casa le camice rosse, nere, legali o altro che ti fanno la pelle, sparire, ti buttano sul lastrico.
Sappiamo tutti del finto perbenismo del nostro paese, come sappiamo che all'epoca della caduta del governo Berlusconi per colpa di falso da pubblico ufficiale e prostituzione minorile (che tra l'altro sono tutti atti illeciti che il "signore" milanese ha commesso) avevamo i giornalisti tedeschi che commentavano che se avessero avuto qualcosa di simile nel loro Paese avrebbero fatto speciali su speciali. Rispetto alle inchieste che avrebbero fatto gli altri paesi, diciamocelo: noi non ne abbiamo praticamente parlato.
E ora si arriva con il Report del 2016 dell'istituto Washington Freedom House che non solo ricorda che il nostro vicino, il Medio Oriente ha messo sotto pressione giornalisti e media, ma che in Europa anche le cose non sono poi così fighe.
E mentre i leader politici di Polonia, Serbia e simili hanno instaurato maggiore controllo sui media nazionali e in Cina hanno aumentato l'ossessione di omertà su economia ed ecologia (che onore averli come partner, nè?) tanto che non si sa se è meglio essere un giornalista cinese o turco, 

Nei fatti, soli il 13% della popolazione mondiale gode di vera libertà di stampa, o di una stampa libera.
il 41% del mondo la stampa e libera per metà... e il restante 46% non lo è per nulla.
Capiamoci: è l'87% dove la stampa non è libera: perchè dire "questo sì e questo no" non ha nulla a che cedere con la libertà di stampa.

Ma andiamo più in specifico: il nostro continente, l'Europa.
Mentre si dice che l'86% della popolazione è libera, la Polonia, con l'ultimo governo, ha modificato la legislazione, permettendo così all'esecutivo di controllare direttamente e poi licenziare la gestione dei media di proprietà dello Stato. Quest'azione è stata ispirata dal primo ministro dell'Ungheria Viktor Orbam.
Ma voi penserete: sono paesi dell'Est, si sa che di democrazia ne sanno ben poco (mica come noi, eh?).
Bene, andiamo allora nell'Ovest dell'Europa, tra i nostri cari amici di Francia, Spagna e Gran Bretagna che hanno messo in cantiere leggi restrittive in nome della sacrosanta "sicurezza pubblica".
Noi? Noi siamo definiti "parzialmente liberi": siamo solo la prima nazione europea la cui stampa è definita "parzialmente libera" (perchè puoi parlare liberamente delle tette rifatte della valletta di turno, ma non degli abusi di ufficio e peculato d'uso - poi ci si chiede perchè i nostri "giornalisti d'assalto" chiedono domande stupide come "perchè dorme in macchina ha parua" ai terremotati o soffrono della pazzia di Einstein quando chiedono sempre la stessa cosa allo stesso modo e si arrabbiano perchè uno non solo risponde allo stesso modo, ma si esaspera pure - ah... che giornalismo! CHE GIORNALISMO!!!), ma almeno la Romania è dopo di noi. In fondo non siamo mica all'ultimo posto; stiamo al 63°!

Non consola la capacità di recupero, vogliamo di più. Dire che "almeno chi combatte continua a farlo" è come dire "zitto che poi passa" e "non possiamo farci niente". Dobbiamo cambiare le cose, cambiarle sul serio e questa e l'ennesima conferma che una sola voce non basta, ne servono migliaia. Servono mille foto in più. Mille vite in più che si alzano a combattere. 
Perchè non si parla solo di libertà di stampa, ma di libertà e basta.
Forse perchè non c'è sicurezza senza libertà... 
Siamo regrediti a settant'anni fa, ma almeno allora non eravamo così ipocriti da essere perbenisti e politicamente corretti. Eravamo nazisti, fascisti, comunisti e razzisti. E sapevamo che quando un termine che finiva con "ista" non era era mai una bella cosa, ma non ce ne importava.


Fonti:
https://rsf.org/fr/ranking
http://www.unimondo.org/