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sabato 20 febbraio 2016

Simona e la lunga storia d'amore (V parte)




Mario era alto, capelli lunghi e riccioluti, barba ispida e... l'aveva detto che era alto?
Pochi uomini della sua vita erano più alti di lei.
E lui era molto più alto di lei.
Aveva studiato lettere e aveva quell'aria mista tra la noia e l'irriverenza che attirava un bel giro di donne.
Almeno così le sembrava.
Frequentava un po' il giro del Bar dove lavorava Rosa.
Non aveva ancora capito che lavoro facesse, forse lavorava in un negozio di videogiochi poco distante... o era di giocattoli? O...
Beh, non era importante, no?
Spesso lo sentiva correggere le pronunce di nomi stranieri e le ragazze che lo circondavano, sempre diverse tranne le amiche storiche, morose dei suoi amici.
Piaceva e gli piaceva cambiare.
<< Rosa? >> chiese infine un giorno quando Roberto stava chiacchierando con un'altro degli avventurieri del locale << Ma... Mario è impegnato? >>
<< Mario chi? Lo Sperlonga? >> ribattè l'altra vedendo che guardava da quella parte.
Lei asserì con la testa.
<< No! Non sono mica così stupide le ragazze. Dopo venti minuti che lo frequentano lo inquadrano e passano a meglio. >>
<< Dici? Quindi non ha nessuno? >>
<< Tranquilla, è single. >> disse lei guardando dietro l'amica arrivare il moroso e decidendo quindi di tacere.
Simona era rimasta in silenzio per qualche minuto, prima di ricominciare a parlare delle proposte della serata che i suoi amici stavano organizzando. Per un momento tornò a guardare Roberto e gli sorrise.
E lì, in mezzo alla piccola folla di amici che riempivano quel pomeriggio estivo, Simona non poteva non pensare.
Si chiedeva se amasse ancora Roberto, ma sapeva che più che amore, ormai si parlava di profondo affetto.
Lo rispettava? Sì, o non penserebbe mai così tanto alla loro storia, giusto?
Lui la rispettava? Non ne era più sicura. Stava diventando prepotente nelle sue richieste, che stavano diventando soprattutto pretese.
Oltre alla sua fuga dal concerto del mese prima, alla quale non aveva dato alcuna spiegazione tra l'altro, la settimana precedente aveva preteso che rinunciasse alla festa di addio al nubilato di una sua amica per accompagnarlo alla Fiera del Motocilismo alla quale erano soliti partecipare. Non erano valse le spiegazioni: lei era una stronza. La settimana prima erano rimasti così fino a quando lei, pragmatica come sempre, aveva preso il telefono e dopo un giro di telefonate aveva chiamato Mario.Aveva ricordato infatti, di aver avuto una conversazione con lui tempo prima proprio sulla fiera. Gli chiese se c'era un posto anche per Roberto nella sua macchina ed era così riuscita a sistemarlo.
Ora sembrava quasi che Roberto avesse un nuovo migliore amico e Simona non aveva il coraggio di rinfacciargli nulla. Era a mala pena riuscita a far tacere Rosa che, saputa la cosa, aveva proposto di mettere al suo ragazzo del lassativo nel caffè.

Forse sì: la piccola barista chiassosa non aveva tutti i torti e si sarebbe dovuta far valere... ma sapeva che Roberto non lo faceva apposta per ferirla, ma, semplicemente, non ci arrivava.
Avrebbe anche potuto provare a spiegarglielo, ma quando ci aveva provato... le erano mancate le forze.
Forse era per quella stanchezza che gli attaccava addosso, quel sabato sera, quando lui rispose che no, non aveva voglia di andare al cinema a vedere Molier è in bicicletta ( << E' una commedia francese! Ma per favore! Ti sembra che io mi metta a guardare filmetti rosa con la Erre Moscia? >> ) lei gli aveva detto che Rosa e altri amici le avevano detto fosse divertente e per nulla romantico e che le avevano tutti consigliato di vederlo, ma lui non demorse: era stanco e voleva guardare la tv sul letto di camera sua. Lei, in silenzio, assecondò il suo volere, pensando all'orario per la seconda guardare l'ultima proiezione.
E così fece. Uscì da casa di Roberto e, invece di prendere l'uscita della superstrada per casa sua, prese quella prima, quella che portava dritto al multisala più vicino.
Sì, il film era davvero carino.
Le risate c'erano state e il traduttore che faceva l'idiota tentando di essere credibile nel fare il francese cantando "il mondo", era davvero terribile come le aveva detto Rosa.

Quando lo raccontò alla sua amica da bar lei commentò solamente:
<< La prossima volta chiamami, che se non sono qui al bar, vengo volentieri anche io: mi sarebbe piaciuto rivederlo, è uno di quei pochi film che non mi hanno irritato quest'anno! E, andiamo, voglio pure bene al Ciccio, lì, ma ci passo insieme troppo tempo, rischia un esaurimento nervoso con me. >>
Lei le promise che l'avrebbe avvisata, prima di guardarla stranita.
<< Ciccio? >>
<< Sì, Mauro. >>
<< E perchè Ciccio? >>
<< Perchè ha la panza. Ma tu non dirglielo, o mi va in paranoia. Manco fosse un'adolescente anoressica a cui hanno detto che ha il culone. >>

mercoledì 18 novembre 2015

Simona e la lunga storia d'amore (IV parte)



Il concerto era stato davvero bello.
Lei, le sue amiche, Rosa e Stella, e tanta gente.
Soprattutto tanti amici. 
Un casino come pochi, anche se in fondo il concerto non era di un gruppo particolarmente amabile.
Simona si era spesso chiesta che fine avessero fatto Roberto e il loro amico, ma se doveva essere sincera si era divertita così tanto che non se n'era preoccupata molto.
Erano arrivati separatamente (visto che lui era rimasto d'accordo con altri amici di arrivare prima per mangiare) e lei li aveva raggiunti portando, a sorpresa, le sue amiche ignorando la faccia irritata di Roberto appena aveva posato gli occhi su Rosa.
Forse perchè negli ultimi mesi, quando lui non aveva voglia di uscire lei rispondeva:
<< Ok, allora raggiungo Rosa. >>
Ma non era colpa di Simona, se Rosa dopo aver chiuso il bar, a qualunque ora fosse, era disposta a rimanere fuori e andare a sua volta per locali, mentre Roberto non voleva muoversi neanche a pagarlo oro per la maggior parte dei fine settimana.

Cosa avrebbe dovuto fare? Starsene chiusa in casa a guardare la tele?
Non era mai stata il tipo e non lo era mai stata.

Che poi il concerto li avesse visti separati, non era di certo colpa sua, nè lei l'avrebbe mai reputato a Roberto. Anche con le altre per qualche momento si era persa, ma la sua altezza permetteva alle amiche di scovarla nel bel mezzo della folla e anche se non l'avessero fatto, sapevano perfettamente di poterla raggiungere alla prima pausa o appena finito il concerto.
Le era sembrato ovvio che Roberto non avesse fatto come le sue amiche.

In fondo era un uomo.

Sarà per quello che, appena la musica aveva cessato definitivamente di girare per l'aria, non si era subito chiesta dove fosse, limitandosi di guardarsi attorno.
Fu quando la folla si era diradata che cominciò a pensarci seriamente, smettendo qualche volta di parlare con gli amici appena trovati.
<< Dov'è Roberto? E' da un bel po' che il concerto è finito, io non lo vedo da nessuna parte. Magari è riuscito ad andare dietro il palco? >> chiese Rosa capendo perfettamente quali domande le stavano scuotendo il cervello.
<< E' vero... non lo vediamo da un po'. Magari è alle bancarelle a vedere i vinili di cui ci parlava quando siamo arrivate.... >> Commentò Stella guardandosi attorno a sua volta.
In tutta risposta, Simona tagliò la testa al toro: prese il cellulare e lo chiamò.
Stella e Rosa l'ascoltarono parlare brevemente la conversazione:
<< Ciao, dov'è che sei? >> disse << Io sono all'entrata con Stella e Rosa. Vi stiamo aspettando. Come? Ah... Ok. >>
Quando mise già le guardò, quasi stordita.
<< E' alla macchina. >> disse << Ha detto che stava giusto per salire in macchina e tornare a casa. >>
<< Stai scherzando? >> disse Stella guardandosi alle spalle, dove c'era l'immenso parcheggio dove anche loro avevano trovato posto.
<< No. >>
<< No, dai, impossibile. Sarebbe venuto almeno a salutarti. >> continuò Stella.
<< A quando pare no. >>
<< Ma no, che stronzo! >> disse Rosa.
<< Ma infatti! >> convenne Stella << Simona? Da quanto ci conosciamo? Dieci anni? Fuori dai denti, te lo ripeto. Mollalo. Da quanto te lo dico? Undici anni? No, sul serio, non si lascia la propria fidanzata da sola senza salutarla, manco se è con delle amiche! >>
Lei tacque.
<< Stella? Sai quante volte glielo dico io? Almeno una a settimana. Tipo ogni volta che gli da buca. Simo? Va bene, gli vuoi bene. Va bene, è un bravo ragazzo. Va bene, ci stai da tanto tempo... no aspetta. Appunto perchè ci stai da tanto tempo, mi spieghi perchè dovevi chiamarlo tu se è lui che se ne sta andando? Manco un messaggio? Cos'è? Quando pensava di dirtelo? >>

Simona non rispose.


In fondo, che doveva rispondere?

lunedì 13 aprile 2015

Simona e la lunga storia d'amore (III parte)




Rosa era diventata una sua amica col tempo.
Si erano conosciute al lavoro di lei: il bar che Simona frequentava ogni domenica con Roberto.
Era piccola, chiassosa e con la faccia da brava bambina che lei non aveva mai avuto.
Aveva visto uomini trattarla come i guanti o spiegarle le cose come fosse stata stupida.
Peccato che a lei non sembrava stupida. Magari vanesia, ma non stupida: lei li faceva parlare, bere e ancora bere.
Spendevano più quando c'era con lei che quando lei era assente.
Ed era per questo che lavorava lì nonostante tutti i ritardi che le capitava di fare.
Nella pura cortesia dei momenti passati in quel piccolo locale, si erano annusate e studiate nel massimo della cortesia che la situazione comportava.
Avevano cominciato a parlare sul serio quando, a un suo compleanno, lei era passata per festeggiare con Roberto e un paio di amici, giusto quelli che beccavano in quel bar.
Roberto era in ritardo quel giorno.
Non era passato lei a prenderlo quella volta: Roberto doveva fare un paio di commissioni con un suo amico e l'avrebbero raggiunta più tardi.
Rosa e Mauro, il proprietario del bar, l'avevano accolta con il solito sorriso gioioso e Mauro si era ricordato addirittura di farle gli auguri.
<< E' il tuo compleanno? Auguri!!! >> disse di rimando Rosa con un sorriso entusiasta.
Simona non potè che sorriderle di rimando chiedendosi perché le sue sorelle non le avevano mai sorriso così quando erano piccole.
Certo, neanche Rosa era piccola, ma visto che era 20 centimetri più bassa di loro, non poteva vederla in maniera diversa da una bambina delle scuole medie... anche se aveva appena finito il liceo.
<< Il tuo moroso capellone? Non viene? Festeggiate stasera? >> le chiese in automatico mentre le preparava il caffè.
<< Deve arrivare... ma lo conosco. E' con Enrico, un suo amico del gruppo, ha detto che arriverà tra un paio d'ore. >> rispose lei respirando profondamente l'aroma della miscela arabica nella sua tazzina.
In verità, Simona sapeva perfettamente che Roberto sarebbe arrivato tardi. Ma in fondo la cosa non le importava particolarmente. Se non fosse che era il suo compleanno... e parlare di Roberto cominciava a deprimerla.
Rosa fece palesemente finta di non accorgersene, tirando fuori una bottiglia di spumante.
I festeggiamenti andavano avanti da un'oretta abbondante e Roberto, in ritardo, non era ancora arrivato.
Simona, seduta al bancone del bar, sorseggiava il suo terzo bicchiere pensierosa.
Fu in quel momento che Rosa si sedette sullo sgabello al suo fianco.
<< Bello stronzo il tuo ragazzo, però. Al tuo compleanno arriva in ritardo? Cos'è? Non è lui al centro dell'attenzione e allora fa la prima donna? >> gli disse con un sorriso mieloso.
<< No... >> disse lei con poca convinzione.
Non serviva vedere l'alzata di sopracciglio di Rosa mentre lo diceva, lo sapeva benissimo che quello era uno dei pensieri frequenti che le erano venuti nell'aspettarlo.
<< Simona? E' uno stronzo. Doveva venire a prenderti, magari con una rosa, sicuramente con un bel regalo, e portarti qui per vedere quegli altri lì, se proprio dovevate, e poi portarti fuori a cena. >>
Simona non riuscì a ribattere.
<< Ammettilo che ho ragione. >>
<< E' impossibile. Lo vado a prendere io ogni volta. >>
<< No. >>
<< No? Non ci credi? >>
<< No, non ci voglio credere, anche se ha perfettamente senso. Però pensavo vi trovavaste al parcheggio qui vicino, vi facevate un giro e arrivavate qui per l'aperitivo. >>
<< No... se non arrivo io a prenderlo, non riesce a uscire di casa in tempo per l'aperitivo. >>
<< Sì... credibile. Immagino si faccia anche ogni sera le cento spazzolate per rendere i capelli lisci... li ha più belli dei miei. >> commentò lei facendo l'occhiolino di chi la sapeva lunga.
Simona rise.
<< No... quello no. Ma sì, ci tiene molto. Forse è solo un po' arrabbiato con me. In questo periodo le cose non vanno benissimo. >>
Dopo un attimo di silenzio, con lo sguardo fisso verso il suo bicchiere, continuò:
<< L'altro mese abbiamo discusso molto sul nostro futuro. Volevo ristrutturare casa di mia nonna e andarci a vivere, insieme a lui ovviamente, ma lui non ha voluto. >>
<< Da quanto state assieme?>>
<< Un po' di anni... >>
<< Del tipo?>>
<< Sei... quasi Sette. >>
<< Ah... >>
Rosa le riempì il bicchiere e se ne riempì un altro.
<< Purtroppo non posso farlo da sola perché non ho abbastanza soldi per ora, con tutte le spese di casa mia. >> continuò << E visto che ci sono rimasta male, lui ha cominciato a fare i capricci. Prima su cosa andare a mangiare, poi al telefono sul perché ho chiamato o non ho chiamato... e ha spostato a oggi l'acquisto di un ordine di cd che ha fatto in un negozio e dove doveva andare settimana scorsa... Si è anche lamentato all'idea di venire qui perché essendo sotto antistaminici ed essendo praticamente astemio, non potrà bere neanche mezzo bicchiere di spumante e avrebbe voluto portassi in giro lui e il suo amico.>>
Rosa bevve un altro sorso del suo bicchiere guardandola in silenzio.
<< E io di solito non parlo di queste cose, ma è il terzo bicchiere... e ora tutti sapranno i fatti miei. >>
<< Simona? Stai parlando con me, siamo tra donne e siamo solo in due. Qualunque presente in questo bar che potrebbe dar ragione a lui per pura idiozia è lì che gioca a calcetto o guarda gli altri pene-muniti giocare a calcetto. E mi ripeto. E' uno stronzo. Quando arriva posso trattarlo male? >>
Simona aprì la bocca per replicare, guardò tutti i suoi amici e il proprietario del bar in un angolo del bar a strillare come dei bambini davanti a Cristina D'Avena... o all'Uomo Ragno.
<< No... che poi mi da la colpa della cosa. Ci manca anche quello. >>
<< Sicura? Sono brava ad insultare e poi essendo una specie di bambola di porcellana, la gente non riesce a capacitarsi che possa essere anche la stronza che sono e rimane spiazzata. Sarà che io sorrido sempre... di solito io sono tipo insulto i clienti, ma fuori di qui prendo le misure tipo il pitone, hai in mente? Ti si piazza affianco, vede se può mangiarti, poi ti stritola e ingoia tutto. Io uguale. >>
<< Chi ingoia? >> chiese Mauro alzando la testa ridendo come un bambino che ha appena sentito una parolaccia, seguito dai suoi compagni di giochi.
<< Tu! >> rispose lei ammiccando e facendo ridere tutti.
<< Tu non sei stronza. >>
<< Tu mi sei simpatica, è per quello che non lo sono E poi Mauro mi ha messo il veto... >> disse lei stiracchiandosi << E lui non lo prendo in giro solo perché è il tuo ragazzo... anche se vi chiamo la coppia invertita. Perché fai quella faccia? Oh... sono la prima che ve l'ha detto? >> 
<< Sì. >>
<< Cavoli... E perché? Mica fai paura... ed è una battuta così palese che mi sembra ovvia... e comunque, scusa, ma non chiederò scusa per questo. E' vero e ti giuro che non sono l'unica che lo pensa... All'inizio pensavo fosse il tuo amico gay, poi Mauro mi ha detto che stavate assieme... da qui la coniazione del termine. E poi dai... state assieme da anni, preferisce stare a casa con mammina, piuttosto che andare a vivere con te, ma tu non puoi rimanerci male? Il minimo che, come donna, io posso fare è prenderlo per il culo sulla sua virilità. >>
Susanna aprì la bocca per replicare quando al porta si aprì.
Rosa saltò giù dallo sgabello.
<< Macciao! >> disse lei con un sorriso zuccheroso << Sei arrivato! Stavo giusto discutendo con Simona se chiamare la polizia, i vigili del fuoco o uno spogliarellista per festeggiare. >>
Alla parola spogliarellista tutti i ragazzi attorno al calcetto alzarono all'unisono la testa.
<< Dove?! >> chiese Mauro con fare tra il goliardico e l'assatanato.

A ripensarci, ad anni di distanza, Simona non poteva non pensare che in fondo Rosa fosse più simile a lei di quanto avesse mai pensato all'inizio: anche con lei le persone davano giudizi fermandosi sul superficiale ed era una cosa estremamente consolante.

mercoledì 18 febbraio 2015

SIMONA e la lunga storia d'amore (II parte)




Simona non era stupida.
Sapeva che la sua relazione con Roberto non era idilliaca.
Tutt'altro.
Da quanti anni stavano assieme, ormai? Sette? Otto?

C'erano giorni che le sembravano centinaia...

La passione era decisamente scemata, anche se il profondo affetto che la univa al ragazzo era rimasto.
Aveva deciso scientemente di tenere soffocata in un angolo quella vocina, troppo simile alla sua di quando era bambina, che le diceva cose che non voleva sentire.
Perché sì, ormai doveva fingere di non trovare frustrante l'esigenza fisica che non veniva appagata.
Il problema tra di loro, ormai, era soprattutto il sesso.

Non è che era fatto male o ce n'era poco.
Il problema era che non c'era proprio.

Simona non era certamente una ninfomane (anche se ormai sembravano andare tanto di moda, per quanto le capitava di vedere quelle poche volte che stava davanti alla televisione), né una donna particolarmente ossessionata dal lato fisico di una relazione, ma anche lei aveva le sue esigenze.

Eccheccacchio!

Amava Roberto, ma da qualche (troppo) tempo a quella parte, quanto fosse preferiva non pensarci o sarebbe stata male, non avevano più rapporti.
Se passavano la serata assieme, si ritrovavano chiusi in casa a leggere libri sul letto.
O a guardare qualche vecchio film western.
Se era Sabato, passavano prima la giornata in quel bar carino che c'era in centro città, dove giravano amici vecchi e nuovi e si poteva stare tranquilli.

Quando aveva provato a invogliarlo a fare qualcosa, lui fingeva di non vedere.
E Simona sapeva che stava mentendo: lo conosceva meglio di quanto lui conosceva se stesso.
E quelle azioni erano ormai ben collaudate.
Ma se un uomo non vuole, non puoi costringerlo, no?
Peccato.

Ma in fondo lo capiva: non avevano una casa loro, l'intimità vera c'era quelle poche volte che riuscivano ad andare fuori per un fine settimana, il lavoro li sfiancava, le prove coi gruppi diminuivano ancora il tempo da passare assieme e assorbivano ancora più energie.
Poi c'erano i concerti, i pezzi da incidere.
La spesa, le pulizie di casa.
Le bollette...
La vita di tutti i giorni, insomma.

Ma Simona non poteva pensare quanto la cosa fosse frustrante.
Anche perché, non erano certo sposati.

Un paio di volte aveva anche provato a parlarne.
Ma come fai a intavolare la conversazione?

- Scusa amore, possiamo parlare?
- Sì, cara dimmi.
- E' da un po' che tra di noi non si scopa più. Come mai? Un'altra? Guarda che basta dirlo.
- ...
- Allora sei malato? Ci sono problemi? Guarda che si può curare quasi tutto, ormai.
- ...
- Allora?
- Oh, guarda... una cinciallegra sta mangiando le molliche di pane che hai lanciato in giardino.
- Eh, almeno tu e quel giardino ne vedete di uccelli...

A quei pensieri Simona non poteva che non ridere istericamente o fingere di non averli fatti. Anche se ormai, non riusciva più a guardare con gli stessi occhi quei volatili dal petto giallo e nero e con le guancette bianche che vedeva sempre dalla finestra della sua cucina mentre facevano colazione.

Doveva concentrarsi.
Anche lei era frustrata per quella situazione.
Se dovevano essere una vecchia coppia di sposi, che almeno abitassero assieme!

Le serviva una casa sua.

Ristrutturare il vecchio appartamento di sua nonna era la soluzione a tutti i suoi sogni.
Cominciare ad avere una vita sua, lontana da bollette non pagate che non erano neanche sue.

La sua tranquillità.
La loro intimità.

Sì, decisamente.

Con l'idea di aver risolto il problema, andò da Roberto e glielo propose.
Il sorriso, però, scemò pian piano dal suo volto quando lo vide arricciare la bocca, come se l'idea non gli piacesse.
Nei fatti, lui disse di no.
Simona non riuscì neanche ad ascoltare le sue scuse (la madre? I soldi? La distanza col suo lavoro?), ma sentì sempre più tenue la sua voce, mentre quella vocetta infantile cominciava a farsi più forte nella sua testa.

Ehi, Simo! Cos'è che dice sempre ai suoi amici?
"Sono così pigro che piuttosto che mettere incinta una tipa, me ne sposo una che lo è già!"?
Che ci sia qualcosa di vero?

Simona si depresse così tanto, che decise di risparmiare ancora un po', prima di impegolarsi nell'onere di una spesa così cospicua.
In fondo, con il mantenimento della sua famiglia, non era riuscita a risparmiare poi molto...

A ripensarci, Simona avrebbe dovuto ammettere che era stato quello, il giro di volta di tutto.
Comprendendo che in fondo anche lei era stata troppo pigra.
Comprendendo che...
che...

mercoledì 4 febbraio 2015

SIMONA e la lunga storia d’amore (I parte)


 
La rosa di Simona
 
Simona era una donna forte, indipendente e decisa, soprattutto agli occhi dei più.
Non aveva avuto una vita particolarmente facile, tutt’altro: non aveva ancora finito il liceo che si era messa a lavorare e aveva continuato a farlo da allora per mantenere la famiglia, si era occupata delle sorelle minori, della casa e delle bollette.
La vita l’aveva resa pragmatica e diretta. Un macigno, per i più.
Ma quando la si conosceva meglio, si scopriva la dolcezza morbida di un batuffolo di cotone, la pazienza infinita di una madre e il cuore vellutato come la sua voce.
E chiunque la ascoltava, non poteva fare a meno di innamorarsi della sua voce.
Era circondata da amici maschi, per lo più, e le relazioni femminili, nella maggior parte dei casi, si limitavano alle fidanzate di questi, soprattutto se si parlava dei membri del gruppo jazz con cui suonava.
Non comprendeva le sottili dinamiche di un’amicizia femminile, preferendo il comportamento diretto e meno contorto che si instaurava nei rapporti con gli uomini, tanto che gli stessi membri del suo gruppo non la consideravano una donna in senso stretto, per quanto sapessero benissimo che lo era, ma come un amico.
Lei stessa non aveva mai visto nessun membro del suo gruppo come un possibile amante e anche le gelosie delle loro fidanzate nei suoi confronti, morivano nello stesso istante in cui facevano la sua conoscenza, con il suo sguardo diretto e deciso e i modi per nulla affettati.
Francesco, il suo chitarrista, poi, era l’uomo a cui avrebbe affidato la sua stessa vita senza pensarci due volte. Era il suo migliore amico e la sua roccia. Tutti si fidavano di lui e lui non smentiva mai la stima che gli si attribuiva. Era l’uomo che più stimava e la rendeva felice sapere quanto il sentimento fosse reciproco. Forse era perché i loro due caratteri si completavano, forse era perché si conoscevano da quando erano poco più che bambini, ma dove non riusciva ad arrivare lei, priva del talento naturale della diplomazia, arrivava lui, nato per fare il venditore.
Ironicamente, l’unica fidanzata che non si era mai preoccupata della sua presenza all’interno della loro Band, era proprio quella di Francesco, mostrandosi a Simona subito in maniera aperta e amichevole, da donna amabile e socievole quale era, senza particolari pregiudizi, ma solo con la voglia di conoscere qualcuno con cui fare amicizia e legare.
Oltre che a Bianca, col quale fu impossibile non instaurare un buon rapporto, anche alcune delle altre ragazze che erano passate nella sua vita per colpa del gruppo, erano diventate delle buone amiche, tanto che Simona si ritrovò spesso ad essere oggetto della loro protezione quando un ragazzo non si comportava nella maniera che loro reputavano poco corretta. Certo, Simona non era particolarmente entusiasta all’idea di essere trattata da bambina idiota, ma non poteva comunque non essere grata della loro partecipazione sincera alle sue scivolate in campo amoroso.
Questa, a ben vedere, era la differenza tra le sue amicizie maschili e femminili: per quanto anche gli uomini tendevano a spalleggiare, rimanevano comunque un po’ ottusi e distaccati davanti a certe situazioni, mentre erano le donne che si prendevano più a cuore ogni situazione.
Per Simona, così priva di un costante supporto emotivo, era una piacevole novità.
Certo, era ben conscia che spesso quelle amicizie erano prive di un vero fondamento, ma col tempo era riuscita a trovarne alcune solide e sicure, continuando comunque a prediligere una compagnia maschile che era ben più affine alle sue corde.
Simona da quando era giovane aveva vissuto appieno ogni azione che le si presentava davanti.
E con la stessa determinazione aveva affrontato ogni sfida e, soprattutto, ogni amore, che fosse fugace e breve come la vita di un fiammifero, scoppiettante e istantaneo come un fuoco di paglia, avvolgente e costante come una coperta, o turbolento e distruttivo come un uragano.
Poi arrivò lui e le relazioni, brevi o lunghe che fossero, finirono.
Era una giovane donna single quando aveva conosciuto Roberto, molti anni prima, andando per concerti con il suo gruppo. Era un amico di amici e come lei era un musicista.
Chitarrista, per di più. E in fondo, Simona aveva un debole per i chitarristi, come tutte le donne.
Era di quattro anni più piccolo, con i suoi ventidue anni, ma non sembrava infastidito da quella differenza d’età.
Sin dall’inizio avevano sentito entrambi una certa alchimia tra di loro, piacendosi all’istante.
La conferma, Simona la trovò quando, tornando alla macchina quella sera, aveva scoperto che anche lui aveva parcheggiato in quella direzione e si erano messi subito a parlare. Andarono via da quel parcheggio quasi per ultimi: solo le persone che lavoravano a quell’evento avevano ancora le macchine lì parcheggiate.
Si erano scambiati i numeri di telefono e ben presto cominciarono a uscire.
All’inizio si erano frequentati solo per conoscersi, prendersi le reciproche misure, magari corteggiarsi un po', ma dopo qualche mese, cominciarono a fare sul serio ed entrambi concordarono nel definirsi ufficialmente una coppia.
Roberto apprezzava molto quel suo carattere deciso, che lei solitamente spiazzava gli uomini, e lei apprezzava quello del ragazzo, così tranquillo, di quella tranquillità che lei stessa in fondo cercava.
Certamente, Roberto non era un cultore del macismo, categoria maschile che solitamente preferiva, ma piuttosto possedeva una certa eleganza che a volte lo faceva risultare quasi delicato, instillandole il senso di protezione tipicamente femminile che in lei era sempre stato presente sin da piccola, quando si occupava delle sorelle minori.
Simona lo accompagnava ai concerti, lo ascoltava suonare e gli diceva dove avevano sbagliato e dove invece erano andati bene. Anche i membri della band l’ascoltavano seriamente quelle critiche: avendo un orecchio allenato e non essendo solo una fidanzata, ma una musicista, aveva il giusto orecchio per aiutarli a migliorare. Il suo modo schietto di dire tutto, poi, aveva garantito la fiducia di quel gruppo rocker.
Aveva notato che, finito il concerto, molte ragazze andavano da Roberto per chiedergli l’autografo e per civettare con lui, ma lui, fedele come un cucciolo, rispondeva cortese ma monosillabico a quelle attenzioni mentre finiva di sistemare la sua attrezzatura, per poi terminare ogni serata seduto al suo fianco e passare con lei il resto della serata.
Ai suoi concerti di Simona, invece, lui assisteva in silenzio, e quando era tutto finito le si avvicinava, facendole i complimenti e, soprattutto, raccontandole tutti commenti entusiasti di quelli che la ascoltavano ma che, intimoriti dal suo sguardo fiero, non osavano avvicinarsi a lei. A quelle parole, inesorabilmente, il suo gruppo scoppiava a ridere e aggiungeva all'elenco altri ammiratori intimoriti: in molti si erano avvicinati a loro per complimentarsi, ma la maggior parte di coloro che l’ammiravano, raramente avevano il coraggio di farlo di persona.
<< E perché mai? Mica li mordo! Soprattutto se mi fanno un complimento! >>
A quelle parole, che cambiavano sempre solo per poche sfumature, tutti ridevano.
E a quella costante della sua vita, Simona sapeva che non si sarebbe mai davvero abituata.