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sabato 20 giugno 2015

Sara e il suo migliore amico.

Sara non aveva un elevato numero di amici.
O meglio.
Ogni lavoro, comportava nuovi amici.
La fine del liceo aveva comportato la perdita di alcuni di loro.
La fine dell'università altrettanto.
Negli ultimi 3 lavori aveva conosciuto molta gente, ma nessuno di loro era ancora definibile un amico (se non su facebook) tranne per tre o quattro ex-colleghe, licenziate come loro per esubero di personale (e sostituite da tirocinanti sfruttate e non pagate).
Poi c'era Romeo.
L'aveva conosciuto a un corso d'Inglese e dal primo momento aveva capito alcune cose fondamentali su di lui:
- Un nome del genere era del tutto sbagliato con un uomo poco galante come lui, per quanto fosse sempre un signore con il gentil sesso, visto che l'unica cosa romantica che aveva era la perfetta pronuncia francese, data dall'averci vissuto tutta la sua infanzia.
- Aveva necessariamente bisogno di un incontro con Enzo Miccio per evitare di mettere dei pantaloni ascellari di 3 taglie superiori alle sue e pensare che quella fosse eleganza. (Insomma! Era cresciuto in Francia, non in Germania! Come poteva avere un così pessimo senso estetico?!)
- Aveva un'anima delicata da artista, per quanto fosse un ingegnere.
- La sua cantina era piena di vini spettacolari, ma in fondo, da uno cresciuto in Francia...


Finito il corso, Romeo era l'unico con cui si era sentita, per quanto gli altri fossero oggettivamente più brillanti.
Romeo sapeva ascoltare ed era sempre disponibile a dare una mano.
Era vedova da qualche mese e con una tresca odiosa alle spalle (con un uomo che l'aveva lasciata per la eiaculazione precoce, tra l'altro, come se fosse stata colpa sua! E non lo aveva neanche deriso come invece aveva fatto la sua amica quando l'aveva raccontato!) che le aveva lasciato solo amarezza, quando accettò l'invito a casa sua.
Si stava preparando ad andare quando sua sorella, l'Infingarda, le aveva messo la pulce nell'orecchio.
 
E se quello per lui era un appuntamento?

Con quel tarlo che la rodeva, arrivò fino al citofono di casa sua e per tutta la serata, continuò a fare allusioni sulla sua impossibilità emotiva di iniziare una qualunque relazione.
Riuscì a elencare tutti i motivi per cui al momento lei non voleva avere mosconi in giro:
- La sofferenza per il suo lutto
- Il fatto che nessuno (NESSUNO!) fosse riuscita a scuoterla dal torpore (aveva certo accuratamente evitato di parlare di Ejaculatio Praecox - come ormai la sua socia l'aveva soprannominato, assieme ad un numero sempre più inquietante di altri sedicenti Latin Lover)
- L'esigenza che aveva di sentirsi viva non era così forte da essere disperata da rinunciare alla sua nuova libertà (in fondo con EP voleva solo rilassarsi un po', certo non progettava un secondo matrimonio! Forse era un po' depressa, ma non disperata!)
- Ora vedeva tutti gli uomini come degli stronzi (vero: non avrebbe mai parlato a Romeo di EP, ma comunque non poteva non sfogarsi).

Lui aveva ascoltato in silenzio, gli aveva dato ragione. Anche per quel che lo riguardava, infatti, le ragazze che incontrava erano tendenzialmente delle amebe stupide che non sapevano ragionare col loro cervello.
Con il risultato che nessuno la attraeva davvero e lui cominciasse a temere di essere diventato gay.
La serata, con suo grande sollievo, si finì con un nulla di fatto ed era tornata casa brilla e sicura che Romeo avesse mangiato la foglia e che avesse capito che tra loro non ci sarebbe mai stato niente. Si compiacque anche con se stessa: l'aveva messa in modo tale da non fagli pensare di avere qualcosa che non andava o irritare il suo amor proprio.
 
Ci vollero due giorni prima che lui le scrivesse, lasciandola basita.
 
Scusa, Sara, ma l'altra sera ci stavi provando con me?
 
Lei lesse e rilesse il messaggio, prima di rispondere.
Sei ore dopo.
Insomma, va bene tutto, ma dire che non era emotivamente disponibile, voleva dire provarci, secondo lui?!
 
Perché, scusa?
 
La replica di Romeo non si fece attendere.
 

I discorsi che hai fatto. Erano così strani... 
 
Sara confermò a se stessa una verità fondamentale: uomini e donne abitavano su mondi diversi.
 
NO. Veramente no. Provarci con te non era assolutamente nei miei pensieri. Anzi. Perché? Tu ci volevi provare quando mi dicevi che le donne che incontri in questo periodo non riescono a interessarti?
 

Lui rispose poco dopo.
 
No, infatti. Anche io volevo chiarire che non ero interessato. Ma poi oggi, mentre lavoravo, mi è venuto il dubbio...
 
A quelle parole, Sara scoppiò a ridere e si rilassò.
 
Di serate come quelle ne arrivarono altre, solo loro due, o con altri amici.
Sara era felice di averlo nella sua vita.
Il rapporto con lui era come quello che si poteva avere con un fratello, solo senza quella rivalità tipica che si ha con qualcuno con cui dividi lo stesso sangue e gli stessi genitori.
 
Il loro rapporto aveva solo due difetti.
Il fatto che non gli avesse mai presentato qualcuno di interessante (cosa purtroppo reciproca, visto che, ahimè!, o gli aveva fatto conoscere donne impegnate, o le sue amiche insensibili al suo cuore vecchio stile) e che non aveva ancora avuto il coraggio di dirgli che lo avrebbe accompagnato a fare shopping.

martedì 7 aprile 2015

SARA e le grandi storie di una vita





Sara era sempre stata una di quelle ragazze che, finita una relazione, ne iniziava immediatamente un'altra.
Se non finiva una relazione proprio perché ne aveva un'altra a disposizione.
Un bel cuscinetto comodo-comodo su cui cadere senza farsi male.
Avrebbe potuto dire che era sempre stata fortunata in quel senso: quando si lasciava con un uomo (ed era lei che lasciava) aveva sempre trovato ben presto qualcuno con cui ricominciare.
Sua sorella le aveva sempre detto che era solo perché non era capace di rimanere single, ma lei rispondeva facendole il verso: in fondo non aveva mai iniziato la relazione con un uomo solo perché poteva, ma tutti gli uomini che aveva avuto, li aveva amati.

Era successo con Silvano che aveva lasciato per telefono dopo 5 anni di storia. Silvano era stato il primo amore, quello che solo durane il liceo si può vivere.
Crescendo, però, Silvano si era dimostrato diverso da come lo vedevano i suoi occhi da adolescente: non il principe azzurro, era un maschilista incivile che affermava che il suo sogno era arrivare a casa, avere i figli che gli portavano le ciabatte e la moglie che gli faceva trovare la cena calda, la casa pulita e in ordine, poi mettersi sul divano e passare la serata servito e riverito.
Una volta era stata costretta (per quanto non lo fosse con una catena, ma col senno di poi avrebbe parlato di "intimidazione sociale") ad aspettare a casa con un'amica che loro tornassero da una partita e si erano dovute preoccupare di cucinare per tutti.
E non era arrivato nemmeno un grazie, dopo essere arrivati con UN'ORA E QUARANTA minuti di ritardo perché dovevano farsi l'aperitivo al bar.
E neanche una scusa.
 
Beh... se non ti dicono neanche un grazie per una cena da 3 portate più dolce...
 
Oggettivamente, non se l'era presa molto sul momento, ma era rimasto un tarlo che l'aveva accompagnata per parecchio tempo e aveva cominciato a farle pensare seriamente al futuro,
Il suo, non il loro.
Non si era accorta quando lui avesse cominciato a dirlo e non si era accorta neanche di quando avesse cominciato seriamente a renderla furiosa a ogni sparata di quel livello.
Mesi, troppi mesi.
Sapeva solo che a un certo punto quando lui aveva detto, parlandole al telefono dopo l'ennesima discussione inconcludente, quasi fosse una minaccia, le parole che lei in fondo sperava:
<< Beh, allora se continuiamo così allora dovremmo lasciarci. >>
Lei non gli lasciò neanche il tempo di riflettere sulle possibili conseguenze di una frase detta più per far paura che per altro.
<< Hai ragione, bene. E' finita. Ciao. >>
Messo giù il telefono, Sara si sentì improvvisamente libera di un peso, sorprendendo tutti anche sua cugina a cui l'aveva raccontato serena durante una passeggiata domenicale per il centro e che l'ultima volta che li aveva visti, le erano sembrati innamorati come il primo giorno.

Un mese dopo aveva cominciato una relazione con Daniele.
La sua storia da universitaria.
Daniele era l'assistente di un suo professore universitario e avevano continuato a parlare quando si ritrovavano entrambi al bar in attesa di un caffè che, per sua fortuna, arrivava sempre più tardi di un buon servizio.
Daniele aveva un'aria elvetica e saldi principi morali: cattolico praticante e gentiluomo per passione. Forse un po' troppo austero, ma le conferiva molta sicurezza.
Era stato capace di farla sentire sin da subito come voleva sentirsi: considerata e desiderata.
Daniele era un uomo pieno di bei propositi e seriamente impegnato sul suo futuro.
Forse troppo, ma sapeva dove voleva arrivare e avrebbe fatto di tutti per raggiungere i suoi scopi.
Col tempo, però, l'impossibilità di potersi sposare( viste le esigue capacità economiche di entrambi) e la sua ossessione per il risparmio l'avevano influenzata a tal punto da minare anche il tra Sara e sua sorella: ad ogni compera fatta assieme, la passione per la considerazione dei pro e dei contro di Sara aveva raggiunto livelli sempre più alti e quando Claudia, esasperata, l'aveva presa di petto dicendole che per un euro poteva anche rilassarsi e prendere la cosa che più gradiva e se la spesa risultava essere cinque, poteva anche prendere qualcosa invece che privarsene come fosse una martire, visto che, comunque, non si comprava mai niente. 
Sara non aveva digerito l'offesa e le due per molti mesi si erano solo parlate in cagnesco.
Pian piano, poi, Sara si era resa conto che l'ossessione del controllo dei costi di Daniele si era reso ossessivo tanto che non uscivano più neanche per bere una Coca-Cola ( << Per 3 euro e 50 posso comprarmi due bottiglie intere e bermele a casa! >>) e si ritrovarono a passare l'ultimo anno chiusi in casa dei genitori di lui a guardare orribili programmi televisivi con la madre che, adorabile donna, tentava di essere un'alternativa migliore del cinema, ma non si accorgeva che più che altro le conversazioni con lei si erano trasformate in un'alternativa migliore a quelle col figlio.
Che stava cominciando a recriminare anche sullo stile di vita dei loro amici che, senza strafare, vivevano i loro vent'anni con moderata tranquillità.
Sara non guardava necessariamente con invidia le sue amiche che uscivano ogni sera, ma nello stesso tempo non riusciva a digerire che quei pochi eventi a cui avrebbe voluto partecipare (una sagra, un film interessante, un concerto gratuito) le erano stati preclusi perché << Bisognava risparmiare. >> e il che comportava:
  • Niente uscite il sabato sera
  • Niente scite la domenica pomeriggio (manco per un gelato in pieno luglio e afa milanese)
  • Niente profumo (perché in fondo cosa vuoi fare? Sembrare una prostituta?)
  • Niente caffè al bar (grande onta! Una donna da sola a un bar è un'addescatrice! E' lì solo per trovare un uomo e farsi pagare chissà cosa!)
Forse era per quello che, quando era andata in vacanza con sua madre, la conoscenza di Ettore le aveva cambiato la vita.

Ettore era alto e divertente.
E nello stesso momento in cui aveva posato gli occhi su di lei le aveva fatto capire di desiderarla.
Era stato elegante nel corteggiarla, Ettore.
Le aveva solo chiesto se era fidanzata (lanciando anche una battutina alla madre sull'argomento) per poi essere semplicemente premuroso per tutta la sua vacanza dove Ettore era l'animatore principale.
Finite le due settimane di visite, prima di salire sul pullman, le aveva dato il suo numero e lei, due giorni dopo essere tornata, l'aveva richiamato anche solo per parlare del tempo.
In fondo, non avrebbe resistito di più, dopo aver passato mezz'ora al telefono con Daniele a sentirgli dire che, insomma!, sua madre invece che pagarle la vacanza (una vacanza che non faceva da due anni), avrebbe potuto darle quei soldi che avrebbero potuto mettere via!
Ed Ettore invece sorrideva anche attraverso la cornetta telefonica...

Aveva lasciato Daniele guardandolo faccia a faccia e lui aveva minacciato di buttarsi sotto al treno della metropolitana.
Non si era sentita in colpa, a ben vedere (anche perché per colpa dei loro 5 anni assieme sua sorella quasi non gli rivolgeva la parola visto che, in un modo velato o meno le era stata della puttana e della ladra senza motivi oggettivamente validi), solo un po' dispiaciuta per averlo visto disperato per aver perso una delle sue cose.
Perché, nei fatti, in metropolitana non si era buttato, ma Sara aveva taciuto che si sarebbe buttata lei, all'idea di stare ancora con lui che si svegliava con idee grigie e non sorrideva neanche, quasi pensasse di dover pagare una tassa per il sorriso.

Ettore, poi, l'aveva corteggiata e conquistata.
Non che ci fosse già riuscito prima, ma Sara amava la galanteria da romanzo rosa.
Quando si erano rivisti, l'aveva fatta divertire e l'aveva fatta sentire come tutte le altre ragazze: piena di cose da fare, da vedere e da sentire.
Da vivere.
A ben vedere, Ettore era stato l'unico uomo che, nonostante i bisticci riguardanti la vita quotidiana, non le aveva mai fatto pensare che potesse trovare di meglio.
Ed era stato anche l'unico amore che non aveva mai voluto sostituire davvero.
Dopo pochi anni, Ettore se n'era andato semplicemente, con il suo sorriso allegro sulle labbra.

E nonostante tutto, Sara non avrebbe mai cambiato quei pochi anni con nient'altro. Neanche una vita piena di soldi, fama e successo.
E la sua vita, identica a quelle di tanti altri, fatta di lavori precari e insicurezza sul futuro, era stata degna di essere vissuta, perché lui era stato al suo fianco per quel battito di ali.

Il suo problema, però, era che non conosceva il significato delle parole "Da sola", da quando aveva 15 anni... e ormai ne erano passati altrettanti.