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sabato 2 ottobre 2021

Gap generazionale nella vecchia letteratura britannica

   (Questo articolo è stato scritto il 18 aprile 2018 sul blog della sottoscritta Opinioni a Go-Go)

Se devo essere sincera, ci ho messo un po' a trovare il nome per questo post. Il motivo? Semplice: era difficile trovare il giusto taglio da dare.



Di recente ho voluto fare un esperimento e mi sono autoinflitta una punizione per me notevole: leggere Ragione e sentimento di Jane Austen.

Permettetemi di dire due parole sull'argomento. Più di due, ma sono prolissa e lo so.
Checchè dicano le sue estimatrici, è una storia mediocre di tizie inutili che findono di non volere un buon partito, ma in verità cercano solo un marito ricco.
La stessa autrice, è indubbio, opta per dare il suo punto di vista tra le righe ed è palese che per lei non esiste un amore passionale, ma solo un modo per accasarsi con un uomo che ci ama e che ci possa mantenere.
Essenzialmente non so se ha bassa stima negli uomini o nelle donne.
Lei scrive di quello che sa e che pensa debba essere la vita di una donna. Ogni tanto mi viene il sospetto (e la speranza) che avrebbe voluto scrivere qualcosa di più audace, ma ha preferito evitarlo per la mera questione del guadagno.
Tornando al libro, ho trovato la maggior parte dei personaggi inutili, pedanti e irritanti.
Il personaggio che più viene amato è Marianne e io l'avrei presa a schiaffi due giorni due giorni dopo averla conosciuta: egoista, antipatica, cafona ed agocentrica, e poi io detesto i piagnisei e il suo non era morire d'amore, ma una mera posa più nel suo ruolo di derelitta che altro.
Elinor ha avuto più di un sorriso da parte mia, anche solo per la sua scelta di fare la martire silenziosa, ma perchè almeno ha tentato di avere più polso.

Certo, mi direte voi, parliamo di DUE SECOLI FA. Certo, dico io e aggiungo che sono due ragazze di 17 e 18 anni, quindi so perfettamente che non sono due adulte anche se si atteggiano a tale.
Se penso alla loro età mi viene da sorridere: la pensano nè più nè meno come il 90% delle loro coetanee anche contemporanee, soprattutto Marianne quando parla dell'amore... poi penso alle 18enni che basano l'idea dell'amore e del romanticismo e di quello che dovrebbe essere il loro ideale di vita a questi libri e penso di dare loro un colpo in testa, poi guardo le trentenni che inneggiano queste storie e mi chiedo se non devo dare a me stessa un colpo in testa.

Comunque Marianne si innamora di un vanesio che di bello ha palesemente solo l'aspetto, mentre Elinor del timido cognato del suo ottuso fratellastro che però riesce a far intendere a tutti il suo interesse verso di lei anche senza parole.
Entrambi gli amori sono infelici. Il bellissimo Willoughby  infatti dopo poche settimane appassionate sparisce e non si fa risentire se non fino al momento in cui lo trova per puro caso ad una festa in cui è in compagnia della ricca fidanzata (con cui sta - e comunque tradisce - da anni), tratta con indifferenza Marienne fino a chiudere con un britannico insulto il suo rapporto con lei. Lei si dispera facendo una sceneggiata napoletana in piena regola, di quelle che ho visto da innumerevoli 17enni. Ah... gli ormoni...
Elinor invece ha una storia più urticante: scopre che una ragazza che lei pensa come inferiore (per inteletto, indole, cultura e bellezza) è la fidanzata del ragazzo che ama e di cui lei sa, anche se sarebbe meglio dire suppone, di essere amata.
Ovviamente finisce tutto per il meglio, per quello che potrebbe essere il meglio per delle ragazze inglesi di inizio ottocento.
Ci sono un paio di elementi urticanti e altri interessanti, indubbuiamente, in questa inutile storia di mediocre amore da inizio ottocento.
La prima nota positiva è la deliziosa capacità di scrittura dell'Autrice. Non pretende di essere altro che un piacevole passatempo per il lettore, pur nascondendo qua e là dei moralismi molto convenzionali e adatti al suo tempo e alla sua cultura. Capisco perchè pur essendo un romanzetto rosa, è un romanzetto rosa che dopo 200 anni è ancora letto: è scritto bene.
Poi c'è una grandissima capacità della resa dei discursi pieni di sottointesi. Quando Elinor parla con la sua rivale, entrambe si detestano cordialmente ed entrambe lo sanno, ma nessuna delle due dice parole offensive e, anzi, sono due zuccherini. Dicono quello che vogliono dire senza semrbare delle stronze.
Poi basta.
Ho odiato moltissime cose che non sono solo riscontrabili al mio femminismo, piuttosto ai personaggi e a come spesso me li descrivono o le persone li giustifichino solo perchè gli ricordano persone reali che avevano conosciuto.
Mi chiarisco citando poche delle cose che ho odiato, giusto quelle più palesi.
Willoughby. Lui è uno dei tasti dolenti. Ancora ricordo quando me ne parlavano sospirando (manco fosse vero) e che dicevano "lui la ama così tanto... lo vedi dalla sua disperazione...".
Cazzate.
Willoughby è quello che è: un inutile paraculato egoista.
Un libertino che seduce ragazzine alla prima uscita nel mondo (forte della sua parlantina e della sua superiorità non tanto mentale quanto intellettuale), le ingravida come si farebbe con una vacca e le abbandona (leggete SCAPPA) lasciandole prossime al parto e senza possibilità di sopravvivenza. Perchè? Perchè è bello, sa di essere bello, è un affabulatore e oggettivamente pensa che siano inferiori e non meritevoli di alcuna attenzione. A lui interessano poche cose: se stesso e il suo piacere. Ammette lui stesso alla fine che Elinor era solo un modo per rendere più piacevole la sua vacanza, come dà la colpa alla studidità di Eliza se era disperata e incinta in una stamberga e che se fosse stata un minimo intelligente lo avrebbe trovato eda pure una giustificazione poco credibile sul perchè l'ha lasciata senza un soldo, ma comunque non è tronato indietro perchè non gli interessava. Poi dà colpa alla moglie che dice di avergli dettato le "brutte cose da dire". E' un uomo inutile che piagnucola sempre e non ha mai colpa di nulla, senza spina dorsale. Si dice innamorato di Marienne, alla fine, ma in verità non lo è così tanto, semplicemente al massimo si è sentito lievemente in colpa ma non poi così tanto. Non avendo più quel giocattolo, lo vuole riavere comunque a sua disposizione e sapere che gli appartiene.
Trovo AGGHIACCIANTE che ci siano donne che pensano che questo sia un ideale di uomo.
Edward Ferras. Altro essere inutile. Eddire che quando mi costrinsero a vedere i film di questo libro era uno dei pochi che non volevo uccidere (ironciamente, volevo uccidere la fidanzata perchè sembrava troppo stupida, ma in veirtà era una donnina parecchio sveglia almeno nel libro ma che per qualche strano motivo riducono sempre a semplice oca...). Lui si fidanza con una che poi non ha il coraggio di mollare? Mah... La stessa Elinor legge le sue lettere alla fidanzata che in fin dei conti solo alla fine è felice di non aver sposato. Non dubido di quello, mi lascia però perlessa in parecchie occasioni: quando scrive alla ragazza fa l'innamorato, quindi vuol dire che comunuqe ha del trasporto verso di lei. Sembra esserne felice per tutto il tempo. Semplicemente, poi gli piace un'altra ragazza. Quando è con una ama una e idem quando è con l'altra.
Che uomo.
Eliza Williams. Figlia nautrale che ha una figlia (o un figlio) naturale, come se ci fosse un'ereditarietà. Eliza è una povera disgraziata figlia della brutta educazione di quel tempo. E' solo nominata e non fa mai la sua comparsa, probabilmente perchè l'autrice non voleva dare voce a un personaggio così sfortunato, ma mi chiedo perchè: l'intera sotria è piena di luoghi comuni e stereotipi, tanto valeva usasse anche lei (ma forse sarebbe stato troppo sconveniente, magari poi diventava una moda...). Avrei preferito dall'autrice qualcosa di più incisivo per lei:  contraria all'idea che potesse condannarla, altrimenti l'avrebbe già fatto, io avrei fatto ereditare alla "sua creatura" il patrimonio della Smith, altro personaggio che si sente nominare e che dopo aver reso Willoughby suo erede lo disereda perchè non sposa la Williams (e perchè non è stato abbastanza con lei durante quella vacanza).
Un'altra cosa che ho odiato è quando dicono che "il colonello è un ripiego". Incredibilmente io non parto prevenuta solo perchè nell'ultimo film era Alan Rickman (che se permettete è sempre stato tanta roba sia da giovane che da anziano), ma proprio per il personaggio.

 A parte, alla faccia del ripiego, io mi sento di dissentire: ha lo stesso spessore di personaggio del suo rivale quindi sono piuttosto identici nella loro bidimensionalità. Non capisco perchè se un autore dice certe cose sui personaggi, gli altri pensano che no, non è vero. Alla fine viene scritto che Marienne lo ama quando avrebbe mai amato Willoughby, solo perchè non è stato un "colpo di fulmine", questo non vuol dire che non sia amore. Entrambi sanno che hanno amato qualcun altro prima ma a nessuno dei due sembra importare. Io mi chiederei piuttosto un'altra cosa. Visto il periodo storico in cui è stato scritto e il gretto puritanesimo vittoriano... non è che la Austen intendeva che la cara Marienne non è arrivata illibata al giorno delle nozze? I momenti per essere deflorata (e quindi disonorata) ci sono ampiamente stati...


Ok... ok! Passo all'altro argomento, per me più interessante.


Vedete, Ragiorne e Sentimento è stato scritto a cavallo tra il XVIII e il XIX secolo. L'anno in cui l'autrice lo ha definitivamente concluso (e un anno prima della sua pubblicazione) è nata un'altra Elizabeth Gaskell che, negli anni '50 dello stesso secolo ha pubblicato Nord e sud.
Questo libro che non dico sia scritto meglio, ma sicuramente ha argomenti più interessanti di donne (ragazzine) che cercano marito.
Soprattutto, dimostra quanto la società sia cambiata nel corso di mezzo secolo, in tutte le differenze generazionali che si possono vedere.
Una è rurale e fatta di balli in lussuose case, l'altra conosce sì quel mondo, ma viene catapultata in un nuovo mondo, fatto di fumo, macchine e gente che lavora duramente.
Una, molto più sottile, è la differenza di età per il matrimonio. Se a vent'anni già sei zitella per la Austen, a 19 per la Gaskell non è così impellente il matrimonio. Certo, ci sono giovani spose di quell'età, ma comunque capita anche più avanti o per lo meno, l'età si è alzata.
La Gaskell potremmo quasi definirla di una generazione di scrittori "impegnati", se mi lasciate passare il termine. La sua è una generazione importante per la letteratura inglese: per la rivista di Dickens (suo coetaneo) lei stessa ha scritto a puntate questo romanzo, fu amica di Charlotte Brontë (di cui, come della Austen, non mi azzardo leggere i libri proprio per la reputazione che hanno tutti i lavori di quelle sorelle), di William Makepeac (ricordo che non mi dispiacque il film tratto dalle sue Memorie di Berry Lindon) e di Geroge Eliot (di cui apprezzo più la vita che le opere).

Nord e Sud ha dentro di sè interessante spaccato sociale.
Il primo contatto che ho avuto con questo libro è stato tramite una miniserie della BBC e ho trovato questa storia molto più coinvolgente delle altre in costume Made in UK.
La storia principale (of course!) è ovviamente la relazione tra Margarett, bella e sofisticata figlia di un ex pastore anglicano del sud, e il signor Thorton, rude e taciturno e ricco imprenditore (del cotone) del nord.
Lei è piena di pregiudizi contro gli abitanti di Milton dove ora abita e del nord in generale, pensando con disprezzo a tutti coloro che lavorano per vivere,  e pensa che il signor Thorton sia, oggettivamente, solo un parvenu, mentre lei è, anche senza un soldo, una gentildonna. Ha un animo molto romantico, ma del romanticismo del tempo: è passionale per le giuste cause, meno per il romanticismo.
Lui è un rigido uomo (e mammone ma per buone ragioni) che si è fatto da sè: costretto a fare il garzone da piccolo, e avendo sofferto la fame, è un uomo determinato ad avere successo e orgoglioso. Pensa che gli uomini del sud siano, essenzialmente, dei fancazzisti. Per quanto trovi Margaret altezzosa, etc-etc, se ne innamora all'istante, suggestionato dalla sua alterigia oltre che dalla sua bellezza.
I due si muovono in una serie continua di incomprensioni non dettati dalle ipocrisie formali della Austen e della buona società inglese (una delle poche cose della buona società londinese che la bella Margarett non rimpiange), ma proprio da incomprensioni, mentre attorno a loro la nuova società industriale si riversa attorno a loro e nella mente del lettore.
Tutto nasce dalla decisione paterna di rinunciare alla toga e iniziare a fare l'insegnante privato dell'industriosa e ricca città di Milton e costringe la moglie e la figlia diciannovenne a trasferirsi.
Prima di partire lei rifiuta la proposta di matrimonio di Henry Lennox, avvocato suo caro amico e cognato di sua cucina, per cui prova del sinciero affetto, ma che è solo amicizia. Lui le chiede di dimenticare quello che ha fatto e fingono che non sia successo nulla.
La città di Milton è grigia e fumosa, molto diversa dal loro paesino della campagna meridionale da cui lei proviene e che continua a utilizzare come termine di paragone, innalzandolo al luogo ideale dove vivere.
La ragazza pian piano comincia a conoscere il vicinato e comincia a notare le sostanziali differenze tra il ricco e sofisticato ambiente in cui ha passato la sua adolescenza, allo spartano, acerbo e rude ambiente popolare. La cosa che più le ha fatto effetto sono i commenti degli operai: essendo una bella ragazza e loro non aducati alle sue stesse buone maniere, le fanno dei complimenti aperti ma che lei non riesce a sentire come volgari, perchè dettati dall'innocenza della loro non cultura, come quando viene fermata e interrogata per i suoi vestiti dalle operaie.
Non c'è nulla di affettato o viziato nelle loro azioni che sono "genuine come quelle dei bambini".
Un uomo in particolare attira la sua attenzione: costui la vede sorridere, la ferma e le fa i complimenti ringraziandola per aver reso la giornata più bella. I due non si rivolgeranno più la parola (per quanto rimangono a strette comunicazioni non verbali di saluto), fino a quando lei non pogre il mazzo di fiori appena raccolto alla giovane donna che passeggia con lui. Bassy Higgins è una sventurata e malata ragazza, come ce ne erano tante all'epoca, che si ara ammalata sin da piccola e Nicolas, suo padre, è quello che noi ora chiameremmo sindacalista, ma uno di quelli che ci crede, come forse ci credevano allora.
Le due comunque fanno amicizia e in questo modo Margarette comincia a conoscere anche il mondo della classe operaia.
Scoppia poi uno sciopero tra gli operai della fabbriche del cotone e quando il signor Thorton chiama degli operai irlandesi per fare il lavoro, alcuni scioperanti irrompono nella fabbrica. Anche Margaret è lì per una fortuita coincidenza e convince Thurton a parlare con gli scioperanti per salvare gli irlandesi arrivati a sostituirli e quando lui comincia a rischiare seriamente la vita, lei - sentendosi in colpa per averlo convinto e forte del fatto che non aggredirebbero mai una donna - si precipita a difenderlo prima facendogli da scudo e tentando di parlare con gli scoperanti e poi, quando lui tenta di farla rientrare, gli butta le braccia al collo. Lei alla fine viene colpita in testa da una pietra, poco prima dell'arrivo dei poliziotti.
Lui lì esplode nella sua dichiarazione d'amore a una incosciente donna e capisce di essere innamorato, ma quando il giorno dopo le chiede di sposarlo, lei (che era già in paranoia per la cosa per i fatti suoi) sentendosi offesa dal suo comportamento che sembrava pure essere un obblogo perchè aveva fatto qualcosa che comunque avrebbe fatto per chiunque anche con più cuore.
Qui lui la offende irrimediabilmente: dicendole che anche se lei lo respinge lui continuerà ad amarla.
Giuro che lei si dice offesa. Io avrei riso, anche solo perchè un'uscita del genere implcia che l'amore sia una cosa davvero... meccanica, ma il suo amico della Londra che conta in fondo ha agito prorio in quel modo, quindi dovrebbe essere una consuetudine... badate comunque che lui non ha più fatto scenate d'amore nè ha palesato i suoi sentimenti.
Mentre i disordini si estinguono, così come lo sciopero, cominciano per Margaret una serie di lunghissima di lutti (e sfighe) che la segnano profondamente: come ogni romanzo figlio del suo tempo infatti gli muore la madre, il fratello che rischia la galera e che è lì per la madre moribonda, rischia di essere scoperto e per salvarlo lei mente alla polizia scoprendo poi di aver infangato la sua pia reputazione proprio con Turthon (che li ha visti a braccetto e già rosicava per la gelosia) che evita l'istruttoria, muore il padre, se ne va da Milton tornando a vivere con la cugina e la sua famiglia, scopre che suo fratello non verrà mai riabilitato, muore il suo tutore... tutto in due anni. Una sfiga quasi alla fantozzi. L'unica cosa buona è che eredita dal tutore i terreni di Milton su cui sorge la fabbrica di Thurton e un bel patrimonio in contanti.
Questa scena è diversa da miniserie a film,
ma è ben cogeniata
Sì, come anche le ragazze della Austen, non potendo lavorare (perchè gentildonne) l'unico modo per sopravvivere senza l'elemosina altrui è ereditare.
Neanche a Thurton le cose vanno bene se non il matrimonio (comunque costoso) della vizziata sorella minore e un rinnovato interesse per il suo lavoro che lo fa avvicinare a certe esigenze dei suoi lavoratori (quella che noi ora chiameremmo mensa): lo sciopero infatti ha creato dei danni economici non indifferenti alla sua fabbrica e, invece che rischiare i soldi di creditori e operai in una speculazione che rischiava di fargli perdere tutto, ma un tutto che era di altri, ha preferito chiudere i battenti e non avere debiti.
I due si ritrovano per affari a Londra e... beh. Finisce bene, come ogni storia d'amore che si rispetti leggere. 



Sì, non nego che questo romanzo sia una storia d'amore.


Ci sono molti elementi belli e altrettanti brutti.
Il phatos di Margaret quando salva Thorton fa tanto pantomima. Se vedete la miniserie, capite come l'attrice mentre lo fa, si chiede come cavolo pensasse la scena l'autrice... sembra una scena da fumetto di serie b, scegliete voi la nazione.
Quando il padre della ragazza tenta di pagare Mary, la seconda figlia di Higgins, per la settimana che ha prestato servizio da loro lui rifiuta affermando che neanche lui ha pagato Margaret per i servizi della ragazza nei confronti della sua compianta Bessy, mostrando che, per quando chiami l'uomo "padrone", lo consideri comunque un suo pari, per lo meno in dignità.
La Gaskell tende un po' troppo a fare polpettoni moralistici che tendono a spiegare un po' troppe idee, con un intendo quasi istruttivo, rendendo la storia un po' pesante.
Ironico che proprio per quello è estremamente interessante: non è un romanzo storico, ma è contemporaneo e parla di eventi a lei contemporanei.
Come la Austen, anche Gaskell parla di quello che sa, ma è totalemnte diverso: il suo mondo è fatto di operai e industrie, di forza lavoro, di opinioni politiche e sociali. Ci sono due classi sociali distinte che si scontrano, non ricchi e non ricchi della buona società: la Gaskell osserva anche i "popolani" e da loro voce, volto, idee e opinioni. Per la Austen era impensabile proprio perchè nella sua società non l'avevano.
Se si pensa che l'una potrebbe essere la figlia dell'altra, è disarmante.
E' un mondo femminile totalmente diverso dove le prospettive verso il mondo sono diverse e dove anche il mondo è diverso.
Il fine ultimo di Gaskell non è il matrimonio, ma l'uguaglianza tra classi, o forse neanche quello. Forse è solo poter raccontare la nuova era a chi è ancora cristallizzata in quella vecchia e ricordare che un futuro migliore è possibile, o semplicemente vuole far sentire alla massa le motivazioni che spingono i movimenti operai a manifestare.


           

Se recupero Mogli e Figlie vedrò di comrpare un altro dei mallopponi della Austen... 

domenica 2 febbraio 2020

Crema anti rossori deliskin rs

http://rosascioccato.blogspot.com/
Di recente mi hanno passato la Crema Deliskin RS della Relastil.
E' una crema lenitiva anti-rossori, per pelli normali e miste, sensibili e reattive (se no perché essere anti-rossori?) e viene definito come "un trattamento dermocosmetico specialistico studiato per la cura del viso di pelli sensibili, normali e miste, soggette a rossori ed a tendenza  couperosica" (cit.).
Per chi non sapesse cosa vuol dire pelle couperosica (l'ho scoperto per scrivere questo post, la definivo come sensibile agli sbalzi di temperatura) vi rimando a questo link. Lo sapete: non scrivo minchiate come gli ingredienti... figuriamoci se faccio al secchiona fingendo di sapere il significato di una parola simile o peggio do' per scontato che lo sappiano tutti. Che poi la gente è pigra e preferisce rimanere ignorante che gugolarlo...
Me l'hanno passata per questo periodo invernale, per evitare una sofferenza inutile della pelle: per quanto non avesse fatto particolarmente freddo, ce n'è stato e il contatto della pelle delle guance con l'aria fredda dell'inverno può essere particolarmente dolorosa.
Per me quest'anno lo è stato: la mattina quando andavo al lavoro, quando uscivo per la pausa pranzo, quando tornavo a casa e quando, la sera tardi, portavo fuori il cane, ho avuto la pelle delle guance che veniva come infilzata da decide di aghi.
Non ho usato moltissimo questa crema, ma posso confermare, per mia modesta opinione, che la pelle ha apprezzato e ringraziato. Gli aghi non mi hanno fatto più male e la pelle ha avuto un sincero miglioramento.
La consiglio? Sì, ma se si ha meno di trent'anni e la pelle del viso che soffre di pelle couperosica (comunque sì, è un termine che esiste. Che bravi che siamo? Abbiamo imparato una nuova parola!) e quindi non ha bisogno di protezione ed idratazione ma non un tipo di nutrimento specifico.
Perché sì: io ho più di trent'anni e la mia pelle ha giovato della crema, ma non come e quanto avrei voluto io. Sig!

domenica 1 dicembre 2019

Sezione Giallo Storico.

Finalmente, dopo un sacco di tempo, mi sono decisa a (ri)iniziare e finire l'unico libro mai comprato dalla sottoscritta da Danila Comastri Montanari e mi sono decisa di fare una recensione su dei libri gialli storici.
Anzi: più che recensire, direi sproloquiare.

la Signora Comastro Montanari scrive soprattutto i gialli storici, ambientati in periodo romano, ma ha scritto anche un libro ambientato durante la Rivoluzione Francese.
Io sentii  l'esistenza di questo libro tramite un podcast su Robespierre che mi ha portato a un video  da cui comprai il libro:
TERRORE.
rosascioccato.blogspot.com
Terrore è un giallo ambientato nella Parigi del 1793.
A un giorno della proclamazione del Terrore, viene trovata la testa di un giacobino. Ma non sarà il solo.
Etienne Verneuil verrà chiamato dal suo migliore amico ad indagare su questi atroci delitti, districandosi tra i nemici della neonata rivoluzione, vendette personali e la fame del popolo.
Il mio giudizio? Non sono di bocca buona, quindi non apprezzo un libro solo perchè parla della rivoluzione francese (e sono figlia degli anni '80: Lady Oscar è sempre Lady Oscar) e, anzi, forse tendo a essere persino più stronza.
Non posso infatti negare di aver storto un po' il naso. Il protagonista a volte tende ad essere troppo modernizzato e attivare la mentalità del senno di poi, con quesiti che per quanto legittimi, raramente qualcuno si fa nel mentre. E lui è nel pieno di un evento semplicemente unico ed epocale.
O anche aggrottato un po' la fronte per i nomi che spesso fanno la loro comparsa per nessun motivo preciso, se non per ricordare al mondo che sono esistiti. Ho apprezzato Lazare Carnot, ad esempio, a cui ha dato respiro e pure un ruolo che ho trovato molto interessante, ma non ho capito perchè citare Etta Palm, se non per invogliare qualcuno a ricercare informazioni su certi personaggi e scoprire che sì: la Parigi rivoluzionaria era piena di Persone per lo meno interessanti.
In se la lettura è carina e scorrevole e ti affezioni pure a un paio di personaggi, ma ho come l'impressione che l'autrice abbia tagliato troppo. Verneuil è come noi vogliamo che sia e va bene, ma gli indizi che dovrebbero farti arrivare al colpevole non mi sono sembrati abbastanza anche se il convincerti fino all'ultimo della colpevolezza di qualcun altro è in verità ben orchestrata.
Il senso degli omicidi c'è, ma qui forse è la mia mente troppo contemporanea (o italiana, o femminile, boh) che mi fa pensare che il colpevole era un idiota a pensarla così. Ma fondamentalmente era un esaltato e si sa che gli esaltati non ci stanno molto con la testa.
Ho comunque la sincera convinzione che se fosse stato più lungo (anche se parliamo comunque di 300 pagine con un foglio poco più piccolo di un A5) e più approfondito in certe parti, oltre che una bella lettura, sarebbe stata fantastica. Lo dico sinceramente perchè la lettura è scorrevole e veloce. Non ci si annoia e sarebbe stato piacevole leggerlo anche se avesse avuto altre 200 pagine in più.
Ammetto, comunque, che mi sarebbe piaciuto sapere che dell'esistenza di un seguito: che fine a fatto Verneuil? Alla fine è stato uno di quei figli divorati? O alla fine ha fatto a patti con il suo sangue?

O forse, semplicemente, è il periodo che è sbagliato. Troppa passione, troppe emozioni, troppa...rivoluzione. Pure troppa Parigi: mette troppe aspettative. Molte sono assolte, molte altre no.

Se considerate, ad esempio, un altra serie di libri storici prodotti alla sintetica mano inglese di Ellis Peters: I misteri dell'Abazia, tutte risulta essere più chiaro.
Sono una serie di libri gialli dove ad investigare abbiamo padre Cadfael, ex crociato ora frate benedettino in uno sperduto monastero al confine tra Galles e Inghilterra. Lo sfondo pieno di pathos c'è: ci sono delle lotte per la conquista del regno, ma sono lontane (per quanto anche qui i nobili si fanno pesantemente la guerra per difendere la propria fazione) e quindi ci si più focalizzare anche sul resto, ovvero sulla storia.
Anche Cadfael pecca di troppa modernizzazione, ma come Verneuil non lo è in maniera particolarmente eccessiva e quindi puoi simpatizzare per lui e non pensare che sia un alieno viaggiatore del tempo.
La differenza sta ance nei personaggi: qui non ce ne sono più di quanti ce ne devono essere, ma è innegabile che la Rivoluzione Francese e Parigi sono un connubio pieno di troppa passione e troppi grandi uomini perchè non si citino e, sicuramente, citarne solo due o tre sarebbe quantomeno forzato (ci sono troppi nomi che si è obbligati a citare), mentre col monaco Cadfael possiamo trasportarci nella tranquilla routinne di un monaco benedettino al confine del mondo.
Il lettore deve appassionarsi alla storia e quindi quella vera deve essere uno sfondo, ma la rivoluzione a Parigi non può essere comprimaria ma solo protagonista e il canto corale che pretende è troppo complesso e articolato per decidere di metterne solo pizzichi e bocconi.

sabato 23 novembre 2019

LaSaponaria e Alkemilla a confronto con il loro acido ialuronico

Nel mio negozio bio preferito, che vado ogni volta che necessito del mio deodorante di fiducia (Nutrino della Radici Toscane), ho di recente comprato prima l'Acido Ialuronico de LaSaponaria, per poi provare quello della Alkemilla.

Provai il primo perchè ho apprezzato più di un loro prodotto (ne parlerò appena mi tiro assieme) e ho voluto rischiare.
Il rischio è valso e mi sono trovata deliziosamente soddisfatta. L'odore non è dei migliori, ma sinceramente non si può neanche dire che odori di qualcosa. Le istruzioni ti dicono di metterlo qualche goccia sul viso e/o mischiato nella crema idratante. Essendo con il contagocce, entrambe le soluzioni sono estremamente fattibili. Ammetto di non averlo mischiato nella crema idratante, ma di averlo usato direttamente come crema idratante prima di andare a dormire. Ho provato a stenderlo a mani nude, ma ho presto sostituito la cosa con con un dischetto di cotone. Il motivo principale di questa scelta è stata data dall'impressione di sprecarne di meno. All'inizio sembra quasi ci sia una sensazione di appiccicaticcio (anche sulle dita quando la spalmi se lo fai senza batuffolo) ma è una sensazione estremamente breve: la pelle risulta ben presto morbida e levigata.
Una piacevolezza infinita.
Parlando con la commessa, mi ha parlato del rischio (forse che ha avuto qualcuno) di avere la pelle che risultava lucida dopo il suo utilizzo. Per mia esperienza, direi di no. Anzi. E ho la pelle tendenzialmente grassoccia.
L'ho regalato per il compleanno anche a mia cugina, che si avvicina ai quaranta. Lei aveva avuto una brutta reazione con una crema con acido ialuronico che le regalai a Natale e che comprai in farmacia. Le cominciò a bruciare il viso e a gonfiarsi. Se è vero che spesso ti brucia un po' ma è solo per una reazione alla effettiva esigenza della pelle di qual determinato ingrediente, è vero che era decisamente troppo nel suo caso.
Con questo prodotto, invece, a parte un leggero gonfiore, non ha avuto particolari disagi e la pelle le è rimasta comunque più idratata.

L'altro prodotto che ho comprato, quello dell'Alkemilla, l'ho comprato proprio per la fiducia che mi aveva dato quello precedente. Questo non è solo acido ialuronico, ma possiede anche estratti biologici di avena, aloe, malva, lino ed altea con l'intento di ampliarne l'azione idratante ed emolliente. Contrariamente all'altro, non con il contagocce, ma è contenuto in un tubetto da pomata con il becco stretto e lungo che permette un'attenta erogazione.
Come con il precedente, non posso lamentarmi. Questo prodotto sarebbe da stendere come una crema, io ho usato lo stesso procedimento dell'altro e tutt'ora non me ne pento.
La grande differenza tra i due sta nella sensazione del prodotto. L'effetto appiccicoso qui si sente decisamente di meno ed effettivamente, sembra essere più leggero, ma comunque efficace.
Faccio un esempio: mi sono truccata, il fondotinta mi ha fatto irritazione e quando (5 minuti dopo averlo messo) l'ho tolto mi sono ritrovata con parti del viso visibilmente irritate. Dopo aver pulito il viso con tanto di maschera purificante, avevo la pelle sì sgombra da qualunque cosa, ma ancora irritata. Indecisa su quale tester di crema crema nutriente o lenitiva (che comunque non avevo, ma solo idratanti) da mettere, alla fine sono andata dritta da questo prodotto che, in poco tempo, ha fatto sparire sia il rossore che il bruciore.
Un altra cosa che lo discosta dall'altro è proprio la questione odore. Mentre nell'altro c'era qualcosa di non particolarmente piacevole all'olfatto, qui manca del tutto questa sgradevolezza.
Sono entrambi di 30 ml, quindi la grandissima differenza sta nel prezzo che comunque in entrambi i casi è contenuto.
Non so gli altri prodotti simili, ma io questi li consiglio. Decisamente.

lunedì 7 ottobre 2019

Lucine da... pc ma anche no

(Questo articolo è stato scritto il 28 ottobre 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Questo post è diretto a tutti quei pazzi furiosi che, come me, hanno la paranoia che tutto possa succedere e che, per davvero, con la propria macchina si possa vivere qualunque avventura (o come nel mio caso) tutte le sfighe possibili e immaginabili.
Nella mia macchina, infatti, ho un po' di tutto:
- 5 euro di scorta per la benzina qualora rimanga a secco per tornare a casa e mi ritrovi senza soldi (5 euro usati e riusati almeno una decina di volte, a dire il vero e che ogni mese rimetto nella speranza di non usarli).
- 1 coperta ignifuga (ho la paranoia che un giorno la mia macchina si surriscaldi).
- 1 coperta normale (se parto che fa troppo freddo: dalle mie parti se ci sono dei begli inverni nevica e nevica tanto).
- 1 set per la pulizia dentale e personale (questo è dato anche dal fatto che se dimentico qualcosa quando vado a dormire fuori un paio di notti, quella cosa che dimentico è proprio lo spazzolino)
- 1 magione (caldo) e una maglietta di scorta...

Sì, lo so è quasi ridicolo. Ma è come avere le borse della spesa nel bagagliaio: può sempre capitare di averne bisogno. E a onor del vero almeno la metà delle cose sopra citate è statisticamente probabile che venga utilizzato nel giro di un anno (soldi e set di igiene in primis).

Di recente alle mie piccole novità che non posso non condividere.
Questa volta voglio parlare proprio di una di queste due perle, per la seconda mi preoccuperò di tenere il riserbo fino a quando non avrò conferma della sua utilità.

Voglio infatti parlare della Luce Led Bianca per presa USB ad alta Luminosità.


Ho dei sentimenti contrastanti su questo piccolo aggeggio.
In primis devo ammettere una cosa innegabile: fa una bella luce ed è quasi notevole nonostante la piccolezza delle dimensioni. Perchè è un oggettino davvero minuscolo.

Io quando l'ho preso, però, mi aspettavo di poterlo collegare al cellulare tramite il cavetto adattatore adeguato (in modo da tenerlo sempre pronto in tasca) e invece no.
La cosa mi ha urticato un po', ma poi ho optato per una cosa piuttosto utile per chi, come me, ha una macchina a tre posti e una luce centrale (quella classica per poter vedere al buio) piuttosto scarsa (la Fiat l'ha fatta tanto bella e cara, la mia macchina, ma se cerco qualcosa nei sedili dietro o sotto non ha dato una luce molto utile) da non essere particolarmente utile, questa luce invece sopperisce alle mie esigenze.
Nei fatti tra i cavi da ricarica per cellulare e simili, ora c'è anche l'adattatore e, lo ammetto: è comodo.
Non lo tengo collegato al pc per un ovvio motivo: la luce a me serve per illuminare solo ed esclusivamente la tastiera e troverei poco utile una luce che, comunque, risulta così laterale.

Lo so, praticamente potrei dormire nella mia macchina... ma è la mia unica proprietà e non è detto che un giorno non possa capitare. E fidatevi: una luce è sempre utile. 

lunedì 23 settembre 2019

IT, ovvero: chissà perchè a tutti fa paura sempre e solo il pagliaccio di McDonald

(Questo articolo è stato scritto il 22 Ottobre e2017 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

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In occasione dell'uscita di IT, in molti hanno organizzato un evento per poterlo vedere con i fan. Un esempio è Paola Barbato, autrice italiana che so aver fatto l'evento a Milano "IT per Talebani". Per lei tanto di capello l'idea di organizzare qualcosa a Milano invece di preferire l'attuale città di residenza.
E proprio dal suo "IT per Talebani" che voglio partire.
Il suo intento è palese: era per coinvolgere i fan di IT. Quel genere di fan che in Giappone verrebbero (credo ancora) chiamati Otaku.

E, ragazzi, io non lo sono. Quindi il mio commento non sarà come uno qualunque di loro.
Per lo meno non lo sono di IT.
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Non ho mai letto il libro ed è troppo grosso per cimentami, fors'anche perchè in questo periodo ho cominciato tutto anche la serie completa di Guida Galattica per Autostoppisti (una figata, ma ne parlerò).
Ho visto il film degli anni '90 in un età forse troppo precoce ma, ad essere onesti, possiamo dire che non mi ha mai impressionato. Ma io da piccola rientravo nella categoria "bambine coraggiose e non impressionabili", forse... o semplicemente, conoscendo il clown del McDonald, quello di IT non era niente.
Fatto sta che non ero particolarmente interessata a vedere IT, fors'anche perchè ero così delusa da L'Uomo di Neve, da non voler andare al cinema per un po'. Poi però un mio amico mi ha invitato e mi sono fatta convincere. 
Fors'anche perchè lui paga il cinema, io da bere e passiamo una bella serata demolendo o facendo i complimenti al film in questione.

Ma passiamo al commento. 
Consiglierei mai questo filma a qualcuno?
Sì e No.

No se sei un fanatico di IT, visto che ci sono delle modifiche che, non so quanto siano colossali, ma sicuramente sono palesi e che un purista (e quindi fanatico) non gradirebbe e, per quel che ho visto e sentito a fine proiezione, non ha gradito.
Se non siete un fanatico o, meglio ancora, non avete MAI visto i film precedenti o letto il film, allora sì.
Sì perchè è un horror notevole.
Puoi rimanere sconvolto come si deve dalla morte di Giorgie (e nella sala tutti volevano urlare "Non uscire, Gigino!!"). Certo, anche uno che non conosce IT, capisce che non farà una bella fine quel bambino, visto che compare sin dall'inizio, ma non ci stai così male.
Poi ci sono la freschezza dei protagonisti. Quei ragazzini permettono scene che se fossero adulti sarebbero orripilanti e faziose, mentre con loro sono decisamente divertenti. Non voglio farvi degli esempi, vi dirò soltanto che la sala ha riso.
Le scene divertenti e quelle che ti fanno salire l'adrenalina sono ben congegnate, facendo diventare un bel mix il film che risulta piacevole nonostante la durata.
Personalmente ho trovato alcune cose trascurabili (ma ho sentito che il resto della platea ha apprezzato - per paura, sorpresa o simpatia) ma comunque non era male.
Le critiche, ovviamente, ci sono.
  • Bill Skarsgård si rifà troppo ai Clown che lo hanno receduto: sicuramente a Mr Nicholson
    (al quale comunque si rifanno tutti per fare un cattivo decente su quel genere), un po' anche a Tim Curry e a Heath Ledger (che si rifò a Nicholson, ma è - pardon era - una versione più figa e giovane ed è uno dei pochi che ha reinterpretato adeguatamente il Joker - un giorno ne parlerò, forse, perchè la cagata della maledizione del Joker ha rotto da un pezzo: tutta la grandezza del joker contemporaneo viaggia di rendita dal film del 1989, rinvigorito un po' poi di vent'anni dopo).
  • Si vede forse troppo che l'estetica degli anni '80 è plasmata in modo che sia più apprezzabile per chiunque abbia un minimo di buon gusto, o comunque un estetica anche solo di 10 anni più giovane (figuriamoci più di 30).
  • L'attore che fa Billy doveva recitare meglio. Ho discusso con il mio amico e lui lo ha difeso dando ipoteticamente la colpa al doppiatore o alla regia. Per me doveva recitare meglio.
  • La citazione di Superman, a omaggio per la prima Annette O'Toole, prima Beverly adulta, nonché Lana Leng di Superman III... carina ma un po' leziosa. Ora, non so se esiste nel libro, ma sicuramente evitabile (anche se hanno scelto bene l'attore del farmacista maniaco).
  • La scena di Beverly nel bagno, col padre e It... una caduta rispetto al resto del film.
Un altro ragionamento sta nella questione Clown spaventoso.
Quell'It non è spaventoso.
Tutti quelli con cui parlo concordano con me: nessun clown è spaventoso, al di fuori di quello del McDonald. Bill Skarsgård doveva ispirarsi a lui. 
Decisamente.

Da quando sono piccola è l'unico pagliaccio spaventoso e infatti il mio amico, quando gliel'ho detto ha concordato dicendo che "insomma, quelli del McDonald dovrebbero decidersi a sostituirlo".

Io so solo che, visto che la proiezione era durante l'orario di cena... all'apice della fame ho cominciato a fare ragionamenti del tipo: "Ho voglia di un hambuger... ma la carne la voglio ben cotta. Sì, decisamente ho voglia di carne, ma ben cotta: nulla al sangue che a me non piace".

Concludendo: il film lo consiglio con remore, ma lo consiglio. 

Vi ricordo, però... che ovviamente ci sarà una seconda parte. Quella dei bimbi-minkia adulti.

lunedì 3 giugno 2019

Blush lavera - Natural Mousse

(Questo articolo è stato scritto il 02 settembre 2016 sul blog della sottoscritta Opimioni a go-go) 

Partiamo con l'aneddoto.
Ora anche certi supermercati vendono Lavera.
E' una marca tedesca che io personalmente uso molto perchè, nonostante i prezzi è davvero pregevole.
Questa volta parlo del loro Natural Mousse Blush.
L'esperienza con questo trucco non è iniziata nel modo migliore.
Le premesse da parte mia e sua non sono il massimo:

  • io non uso i blush solitamente
  • il prezzo era davvero elevato per una robina del genere, per lo meno a parer mio.
In effetti l'ho preso solo perchè col brutto tempo che c'è per essere giugno e a fine mese ho un matrimonio, non volevo sembrare così tanto cadaverica, ecco...

Alla fine quindi mi sono decisa a prenderlo, ripromettendomi di non comprare altri trucchi fino a quando non ne finisco almeno uno... beh, a parte quando comprerò la matita nera che mi manca, OVVIO (almeno quella mi è finita davvero!!). 

La prima volta che l'ho aperto è stato un DELIRIO.
E' impossibile farlo.
Ho provato girando, Niente
Ho provato con le unghie, Niente.
Ho provato con quell'odioso aggeggio da cucina che serve per aprire i vasetti scivolosi.
NIENTE.
Sono arrivata a usare un coltello...per fare pressione e alzarlo, visto che non si capiva se era da girare o a pressione... finendo per aprire la parte sotto.
Ok. Almeno a quel punto sono arrivata a capire che è avvitato...
Ma come aprirlo?
Alla fine ho chiesto aiuto a mio padre.
Non per altro, ma visto che peso meno di 45 chili, capirete che la mia forza, per quanto ragguardevole, sia proporzionata alla mia corporature di piccola donna minuta, mentre mio padre pesa due volte me a essere gentili...
Ci ha provato anche lui alla stessa maniera mia: mani, aggeggio odioso da cucina.
Niente.
Allora ha acceso il fornello per riscaldare la plastica.
Questo perchè?
Perchè riscaldare leggermente la fiamma aiuta ad aprire.
Peccato che non ha funzionato.
O meglio.
Era ancora caldo quando, dopo avergli detto per la terza volta l'ultima avventura col coltello, ha sentenziato che allora era a pressione e, preso a sua volta il coltello, mentre mi diceva "Allora, devi sapere dove fare pressione..." l'ha aperto dalla parte giusta.
E abbiamo scoperto essere da avvitare.
Da lì, sia io, che mia madre, ci abbiamo messo le dita sopra per vedere come fosse.


Responso sul prodotto.


Di primo acchito sembra davvero scuro, tanto che una pelle pallida-mediterranea (sì esiste è quella che nessuno vorrebbe avere, visto che è meglio il pallido nordico che sembra meno malaticcio) come la mia può risultare troppo chiara per poterci stare bene, mentre sicuramente è ben disposto sin da subito per le mediterranee più scure, come ad esempio mia madre.
Bisogna fare attenzione ad usarlo, onde evitare di avere un effetto pagliaccio quando si vuole avere uno naturale.
Per il resto, le so si stende con l'adeguata delicatezza dosandolo senza essere particolarmente eccessivo riesce a dare un certo tono senza sembrare un pagliaccio, tanto che io stessa avevo un aspetto più sano e, visto che passo le mie giornate a lavorare davanti a un pc e la mia ora d'aria è effettivamente un'ora d'aria e neanche tutta assieme, è qualcosa che è notevolmente facile da apprezzare.
Ho provato questo prodotto sia in primavera che in estate, notando che anche per le pelli abbronzate (non la mia, io ho solo un leggero colorito dato dalla mia ora d'aria di cui ho parlato qui sopra) l'effetto è delicato e piacevole.
Il suo problema, decisamente, è aprirlo e chiuderlo.

Per il resto... LO CONSIGLIO!!!




sabato 1 giugno 2019

Tutta colpa dell'arrivo della luce e dell'estate: Haruki Murakami

E' da un po' di tempo che non riuscivo a scrivere e finalmente riesco a tornare qui a scrivere.
Ho fatto le ore piccole per lavoro e in questi ultimi giorno ho dimibuito ulteriormente le mie ore di Haruki Murakami: L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio.
sonno leggendo uno degli ultimi libri di
E' stato un acquisto d'impulso
Il primo libro che lessi fu il suo grande successo: Norvegian Wood (che all'epoca aveva ancora il secondo nome italiano: Tokyo Bluse) e che mi fece innamorare di quelle atmosfere malinconiche.
Lessi poi A Sud del Confine a Ovest del Sole che mi piacque abbastanza.
Passai a Kafka sulla Spiaggia e a Tutti i Figli di Dio Danzano.
Il mio problema è nato con La fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie: sono anni che sono ferma ai prime cinquanta pagine. L'unica cosa bella, ormai, per me era solo l'unicorno della copertina.
Sinceramente convinta che ormai Murakai era perduto (tanto mi aveva inorridito la poca fluidità del romanzo) che non ho mai cominciato a leggere L'Elegante Scomparso.

Il mio problema era che arrivata la bella stagione (e più in particolare l'estate o comunque la luce), con l'arrivo dell'estate sentivo l'esigenza del genere di racconti scritti dall'autore giapponese.
Ho sofferto molto: io non leggo Banana Yoshimoto, nonchè praticamente unica autrice giapponese davvero popolare qui in Italia. Il suo solo nome mi basta per escluderla come possibile autrice. Che volete farci: ho le mie fisime.
Comunque, di recente ho prestato Norvegian Wood a una mia amica: sta scrivendo un romanzo e mi parlava del suo problema di trattare argomenti delicati come la dipartita di una persona cara. Lei non è una di quelle scrittrici che scrive cose che non conosce, ma sicuramente è una di quelle che non vuole sembrare patetica (e quindi con pathos lezioso e inutile) e quindi gli ho presentato (metaforicamente parlando) il signor Murakami. 
Ovviamente con il primo libro che ho letto.
Di recente ha comprato per il suo compleanno ho deciso di comprarle A Sud del Confine, ad Ovest del sole.
Mentre ero lì, ho visto  L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio e, non sto qui a raccontarvi i miei moti interiori: l'ho comprato, mentre mi chiedevo perchè cavolo avesse dato un nome così contorto al libro. Personalmente, sono arrivata alla conclusione che è stato scelto perchè sembrava filosofico (quindi molto giapponese) ma che l'autore non era riuscito a trovare nulla di meglio e così anche gli editori.
Ho fatto bene.
La storia non è la più allegra del mondo, ma chiunque legga mezza pagina di Murakami sa che è piuttosto difficile che succeda. La sua bellezza sta nel velo che scopre sulla vita che racconta e nella fluidità estrema della sua penna, oltre che della placidità in cui racconta tutto nella massima normalità.
Che dire: mi è tornata (quasi) la fiducia in Murakami.
Comincia nella maniera più esasperante che potrebbe... per un italiano.
Dice che Trukuro, a vent'anni, voleva morire. Questa drastica decisione, assolutamente ben descritta, è data dal fatto che i suoi migliori amici (praticamente un'anima in 5 corpi) gli hanno praticamente escluso dal loro gruppo. Senza spiegazioni.
Sedici anni dopo.... bla bla: leggetevi la quarta di copertina del libro.
La storia è fluida e estremamente godibile della lettura. In stile Murakami, ovviamente.
Lo stile è impeccabile: riesce a raccontare la sofferenza come se fosse una piuma. E' delicato e impalpabile come il dolore.
Un po' meno lo è stato nella scelta degli escamotage narrativi. Sinceramente, credo sapesse che non aveva una via di uscita particolarmente brillante, soprattutto per avere il suo protagonista come "nel giusto", quindi quando ha affrontato i suoi vecchi amici, lo ha fatto con la coscienza pulita.
Poi però c'è il solito stile di Murakami che può non piacere: l'autore infatti sceglie di raccontare una precisa parentesi di vita di un individuo, né più, né meno. Usa spesso qualcosa che è una particolarità, un' assenza o qualcosa che distacca il soggetto da chi lo circonda: in A sud del confine [...] lui è l'unico figlio unico nella sua classe, a parte quella che diventerà la sua migliore amica dell'infanzia e Tsukuro è l'unico che nel suo nome non ha un colore.
Non ti parla di come finirà e ti lascia spesso con un finale sospeso (tanto che lo stesso Murakami ha dovuto confermare che non avrebbe mai scritto un secondo libro sul protagonista di Norvegian Wood) e lo stesso fa con questo libro. 
Personalmente a metà del libro mi sono detta "no, non sapremo mai perchè! " e a due capitoli dalla fine, sapevo che l'ultima risposta di Tsukuro noi non l'avremmo saputa.
In questo libro, inoltre, l'autore sfiora altre temi delicati che non sono esattamente nella sua zona confort, decidendo e dimostrando così di volersi sempre mettere alla prova.
Una chicca interessante? Tsukuro potrebbe essere figlio di Watanabe Tōru: è della generazione successiva, ci fai caso quando Haida (leggete il libro e scoprite chi è) racconta di come suo padre era studente durante i moti studenteschi di Tokyo... e quasi ti viene voglia di leggere Norvegian Wood per vedere se c'è un Haida che compare fugacemente... o magari il pianista Jazz.

martedì 4 dicembre 2018

Deodoranti? Sì, e pure bio.

Negli ultimi mesi ho provato due tipi di deodorante di cui ora voglio condividere la mia personale opinione.
Se vi ricordate la mia esperienza con il deodorante della coop, comprenderete che non avevo una grande opinione dei deodoranti che si dicevano bio.
La mia opinione è: se sudi e puzzi, comprati la cosa che meglio funziona per evitare e fottitene se è bio o no.
Nel mio negozio bio di fiducia (Mondvert, ve ne ho già parlato) c'era in offerta il Miodeo Lady della Bioearth e, più per voglia di emulare mia sorella che per vera volontà di provarlo. Così come il secondo deodorante Deo Neutrino di Radici Toscane.
La commessa ci ricordava che è normale che il deodorante lo si debba mettere un'altra volta nel mezzo della giornata. Io concludo: una, se dovete di più, allora... beh, cambiate deodorante.
Se arrivate fino a sera, non abbandonatelo. Mi raccomando.
Per prima cosa, ho provato Deo Neunutrino di Radici Toscane.
rosascioccato.iobloggo.com
Ho comprato quello senza odore che ha come commento della stessa casa produttrice "per ascelle atomiche". Le altre hanno come sottotitolo "per ascelle mitiche".
Ridicolo?
Sì.
Ma cacchio. Ascelle? Ti dimentichi proprio di averle.
Per prima cosa, si presenta in una scatoletta rotonda e il mio primo pensiero era uno: costava troppo per quanto poco era. Sbagliavo. Merita tutti i soldi spesi.
Rientra nella categoria dei deodoranti in crema e la consistenza è caratterizzata dal bicarbonato che gli da una consistenza ruvida, ma non per questo fastidiosa al contatto con le ascelle. La cosa più fastidiosa è che devi prenderlo con le mani e poi spalmarlo, ma (capirete anche voi) non è quel gran dramma.
L'odore è del tutto inesistente sia del deodorante che delle vostre ascelle che rimarranno fresche. Le mie lo hanno fatto e io, non lo nego, sono una che suda (e sono fumatrice... e mangio male... e nulla di questo aiuta). Con questo deodorante (usato anche durante le giornate calde) non ho avuto problemi fino a sera e se non erano giornate fresche allora può durare anche di più (ma poi la sera ti lavi, quindi si ricomincia) e posso garantire che la sua efficacia è totale.
Ascelle atomiche? Sì, ascelle atomiche.
Peccato che bisogni imparare a dosare per non eccedere con il prodotto, o dura davvero troppo poco.
Dopo questo, che non vedo l'ora di ricomprare, ho provato  Miodeo Lady della Bioearth.
Purtroppo dopo un deodorante come Deo Neutrino, l'odore di Miodeo Lady lo sentivo (e lo sento tutt'ora visto che è il deodorante che sto usando) e per quanto molto buono, mi fa mancare quando non c'era alcuna presenza.
rosascioccato.blogspot.comAnche Miodeo Lady è un deodorante in crema, ma è da spruzzare. Il dosatore poi permette di spruzzare direttamente sull'ascella e poi di massaggiare per aiutare l'assorbimento, ma se pure vi dimenticate che essendo crema deve essere steso e quindi vi dimenticate di farlo, non c'è problema perché funziona bene lo stesso. Altra cosa molto buona è che con il dosatore non si eccede troppo.
Nonostante non mi abbia entusiasmato come l'altro, anche Miodeo vale i soldi spesi, essendo davvero molto buono e sia l'odore gradevole, sia la durata della sua azione che compete con molti (oserei dire quasi tutti) i deodoranti chimici più comuni e "rassicuranti".
Una nota dolente è che credo che Miodeo Lady non continuerà la sua produzione, spero solo che la Bioearth non smetterà di creare deodoranti, perché se sono tutti come questo, meritano davvero di conquistare una buona fetta di mercato, visto che io ho davvero apprezzato il rapporto qualità prezzo.

sabato 10 novembre 2018

GHOSTBUSTERS!!!

(Questo articolo è stato scritto il 07 agosto 2016 sul blog della sottoscritta Opimioni a go-go)
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L'altra sera sono andata al cinema con un'amica: io non avevo voglia di fare molto e lei non era piuttosto stravolta.
Abbiamo quindi optato per il cinema.
Al multisala, purtroppo per noi, c'era poca scelta decente e alle fine, visto l'esigenza di leggerezza, abbiamo optato per quello che sapevamo essere il remaike del primo film dei 4 acchiappa-fantasmi che ci hanno accompagnato durante l'infanzia.
Fondamentalmente, non mi aspettavo grandi cose, ma sono stata piacevolmente sorpresa: è molto più carino di quel che pensassi.
La storia è elementare: Erin è una professoressa della Columbia, laureata al MIT, che sta per ottenere la tanto agognata cattedra. Le cose però predono la piega sbagliata quando scopre che la sua vecchia amica d'infanzia, Abby, ha ripubblicato il loro libro sui fantasmi rischiando di farle perdere il posto, Erin cerca di intervenire e finisce su youtube mentre, piena di ectoplasma urla esaltata di credere ai fantasmi.
Viene così licenziata in tronco.
Le due donne aprono quindi assieme a Jillian (ingegnere nucleare collega di Erin e che anche loro, nel giro di 2 minuti vengono licenziate dalla loro università farlocca) un'agenzia di acchiappa fantasmi per investigare sul fenomeno in maniera scientifica.
Da qui al salvare New York il passo è breve.

La storia è molto godibile e anzi, sembra quasi più credibile rispetto a quello che dovrebbe essere il suo originale.
Ho personalmente trovato esagerata l'attrice che interpreta Jillian Holtzmann sia stata un po' troppo esagerata e un po' troppo imitatrice di Egon Spengler, ma alla fine è stata davvero simpatica.
La scelta di quello gnoccolone di Chris Hemsworth come segretario scemo è stata una chicca e davvero un bel modo di interpretare la segretaria scema al maschile, anche se forse era davvero troppo... e lui non si stava particolarmente impegnando nel ruolo, ma piuttosto divertendo.
La cosa bella è rivedere pian piano tutti gli attori che hanno recitato nei primi due film; i richiami erano carini ed è stato divertente cercarli (anche se ci sono rimasta male quando, non avendo visto il 4° acchiappa fantasmi, ho scoperto che è deceduto tre anni fa e che infatti il film è dedicato a lui).

Lo consiglio: se non si è degli idioti, lo si apprezza per la commedia leggera che è e che è anche divertente.
Per il resto... cacchio quanto è costato il biglietto!!!

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ps: quando ci sarà il dvd, sono sicura che ci siano dei pezzi tagliati con Hemsworth che balla che saranno spettacolari!

giovedì 8 novembre 2018

Il ritorno del classico fantascientifico, perchè X FILES è per sempre

(Questo articolo è stato scritto il 07 agosto 2016 sul blog della sottoscritta Opimioni a go-go.
Capirete che il riferimento a Bud Spencer è un po' triste e che questa nuova serie è stata seguita da un'altra... Ho inoltre riguardato qualche puntata su Fox delle serie precedenti... volevo strapparmi gli occhi e lavarli con l'amoniaca)


rosascoccato.blogspot.com


EBBENE SI'.
Si riuniscono gruppo mummia.
Una mamma per amica torna sullo schermo.
Ci ripropongono Friends su Italia 1.
Bud Spencer è ancora tra noi (grazie Bud! L'uncia cosa buona!).
E Mulder e Scully, sono qui per ricordarti che la verità... è ancora la fuori.
Della serie: cosa non può fare la Fox per far fuori la rimanenza di magazzino.
Da qui una miniserie.

X FILES - LA SERIE EVENTO.

Una cagata stratosferica.
Mediocre bella trama, mediocre nelle storie.
Mettete tutte le più brutte puntate delle serie precedenti e queste sono peggio.
Se le 10 serie precedenti, nonostante alti e bassi era la più grande serie fantascientifica dopo (se non con) Doctor Who e che ha lasciato l'amaro in bocca per il mediocre finale, questa 11esima stagione è la degna conseguenza a quell'orribile puntata.
La storia dovrebbe avere un filo conduttore inesistente, che collega poi solo la prima e l'ultima puntata e c'è come tema principale il cambio di rotta di Mulder sulle teorie di cospirazione aliene e infatti ora gli alieni sono buoni e tutti i rapimenti sono invenzione di umani (in particolare uno, indovinate chi!) che creano una razza superiore (con l'aiuto di DNA alieno); certo, spesso mettevano rapimenti del governo camuffati da incontri del terzo tipo... ma qui è tutto messo all'ennesimo livello.


La puntata più bella è stata la terza, dove troviamo cosa? Un Rettiliano che piace tanto a Dr Who o ai fanatici degli alieni (che poi tecnicamente sarebbero meno alieni di noi al pianeta)? Beh, un fantastico ometto rettile, qui definito Lucertola Mannara (almeno nel doppiaggio italiano... non mi interessava vederlo in inglese e si sa, certi doppiaggi...).

martedì 6 novembre 2018

Disutopie vecchie e nuove

(Questo articolo è stato scritto il 28 luglio 2016 sul blog della sottoscritta Opimioni a go-go)

Oggi parliamo di libri.
Ebbene sì. I libri, quella cosa strana che tutti hanno ma in pochi usano.
L'argomento di oggi sono le disutopie.
Un genere poco commentato nel mondo, ma i due libri che qui tratterò sono particolarmente conosciuti nel mondo: uno perchè un classico, l'altro perchè - a quanto mi è sembrato di vedere - non solo ha fatto un buon lavoro di marketing, ma anche perchè... beh, merita.
I due libri sono Il mondo Nuovo di Aldos Huxley e Solo per sempre tua di Louise O'Neill.

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I due libri, scritti a quasi un secolo di distanza, dimostrano indubbie similitudini e personalmente ho notato molto del primo nel secondo, senza che questi però ne risulti un clone, anzi, ma è indubbio che un colosso del genere fantascientifico de Il nuovo mondo è il massimo riferimento del genere e se si vuole scrive un libro di questo genere, è impossibile non averlo preso almeno in parte come modello.
Le mie recensioni qui sotto riporteranno la mia personalissima opinione, senza farne un riassunto per un ovvio motivo: il primo libro è un classico e la sua storia se non è nota è facilmente recuperabile, il secondo è parecchio commentato sul web e quindi non è difficile trovarne il riassunto che quindi anche in questo caso è superfluo.


Questo libro, scritto nel 1932 è una straordinaria perla del genere fantascientifico.
Per argomento e sviluppo, si può pensare che il libro sia incredibilmente attuale, nonostante i suoi ottant'anni.
Scritto più di quindici anni prima del più famoso 1984, è come lui un lampante colpo di genio del suo scrittore.
In questo libro abbiamo tutto quello che si può volere nelle paranoie di chiunque, sia nel campo scientifico che politico: dall'eugenetica al controllo mentale, ma anche i comportamenti sociali hanno un secco e ben definito modello.
Come ogni brava storia, questa società è nata dopo una guerra e la nascita di un unico grande governo, dove non si sa l'origine di tutto questo e parlano di quello che era il passato, come un'era barbara.
In questo mondo ci sono tutti gli elementi che possono alimentare le fantasie dei paranoici e far penare i pensatori:

  • un governo unico i cui capi sono gli unici a sapere perchè sono così e come erano prima
  • ossessione per il nuovo e il buttar via le cose recuperabili anche se solo lievemente scheggiate
  • serializzazione di ogni cosa
  • sessualizzazione precoce indotta già in giovane età
  • alienazione ai sentimenti perchè sbagliati
  • nascite in laboratorio e in serie
  • divisione in caste (con tanto manipolazione dei feti per intervenire sullo sviluppo di chi non è destinato agli alti livelli)
  • utilizzo di droghe euforizzanti per compensare il mancato condizionamento che induce ad amare la propria vita ed è impossibile non prenderlo
  • parole tabù come padre e madre (che sono usate come insulti)
  • vita collettiva e inaccettabile scegliere di passare il tempo in solitudine (Benni? In questo c'entri anche tu? Eh, Benny? Tu e la tua casa Balilla?)
  • e avere opinioni politiche? Ma scherziamo!

Tutto però ha un cambiamento proprio quando questa bella società incontra un suo simile: gli abitanti quindi incontrano un giovane uomo nato per errore da una donna e un uomo (lei viene mollata dove ci sono dei primitivi e, creduta morta, passa lì la vita dall'abbandono in avanti) di un'alta casta e che, confrontandosi contro di loro si scontra.
Nei fatti lui è stato allevato con lo stile non civilizzato, pur sapendo leggere e scrivere grazie alla madre.
Lo stratagemma è geniale e non puoi fare a meno di parteggiare per il giovane John e nel uso conflitto con il mondo da cui teoricamente dovrebbe venire
Se da un lato, infatti, ti viene voglia di mandare a quel paese le donne della riserva che si arrabbiano con sua madre perchè "gli ruba i mariti" manco fosse la puttana di turno e i loro compagni non avessero scelta (ma parliamo comunque di un libro scritto da un uomo nei primi anni trenta del 900, rispecchia bene anche molte situazioni qui contemporanee) e quando ritornano i contatti col nuovo mondo è allontanata da questo perchè... tatatadaaan: è una madre. Oggi è il contrario: sei allontanata se non ne hai lo status... ma è un'altra storia.

Il libro incuriosisce e appassiona e personalmente, avendolo letto per la prima volta a diciassette anni, lo reputo interessante per tutte le età e tutti i generi.
Non è complicato, nè contorto. Piacevole alla lettura e affascinante. Non ha idee di cospirazione, ma certo ti fa pensare, quasi a chiedersi il mondo non si sta dirigendo davvero fino a quel punto.
In fondo, guardatevi attorno: davvero non trovate un po' di tutti i punti in quella società?



Questo libro è decisamente un altro paio di maniche.
Lo ammetto, forse è un po' sessista (ma anche no, se Salvini più dire certe cose sulla Boldrini e non esserlo), ma non credo che sia una lettura per uomini.
Le premesse sono le stesse del libro precedente: il mondo per un qualche motivo (in questo caso le nostre amate catastrofi naturali) si è trasformato in Zone.
La storia è ambientata in una specie di scuola femminile dove le eva, le nuove donne (anche queste  nate progettate in laboratorio) vengono allevate per diventare le compagne degli Eredi della loro zona.
La protagonista tale freida (notare che no, la f non è maiuscola, ma nessuna donna avrà il nome maiuscolo), una eva insicura e bisognosa di conferme. Il suo ultimo anno di scuola è l'anno decisivo: come eva dell'ultimo anno, dovrà conoscere gli eredi ed essere scelta, o diventerà una compagna (come lei e la sua migliore amica isabel hanno sempre sognato), una concubina o una casta.
Il suo piccolo mondo però si sconvolge in quanto la presenza costante di isabel viene a mancare: lei, la favorita del loro anno, smette di essere l'ape regina della situazione e anzi, comincia a essere il genere di donna che nessuno vorrebbe essere: grassa.
Durante tutto il racconto ci sono costanti riferimenti all'indottrinamento che le eva subiscono sin dalla tenera età, o il comportamento feroce che lor hanno tra di loro che va dall'ipocrisia alla cattiveria sempre celate in un sorriso per amore della richiesta di accettazione.
Oltre a freida e isabel, un altro elemento fondamentale della storia e megan, altra eva del loro anno che, sparita isabel, diviene la nuova ape regina.
Premetto (e conoscendomi lo ripeterò anche alla fine) il romanzo è estremamente veloce. Non è pesante e anche quando è futile, non è stopposo e che l'innumerevole numero di pagine è assolutamente veloce, vuoi perchè di solito i libri hanno caratteri più piccoli, così come la spaziatura.
Ma c'è quel però. 
Oh, c'è, ma è totalmente personale.
Perchè?
Perchè se Il nuovo mondo lo guardi con un certo distacco, questo libro un po' di colpisce, urtando il tuo ego.
Ormai trent'enne, posso permettermi di guardare la me adolescente e darle un bel calcio sul fondo schiena ossuto, ma non ho voglia di rivedermi in un personaggio come quello di freida.
Tutte le ragazze si illudono di essere come isabel: bella, carina, simpatica, sincera, onesta... insomma, l'ape regina che tutte noi gregarie sogniamo di incontrare, ma in verità sono tutte delle stronze come megan.
La questione gregaria, in fondo, è il vero problema. Più leggi di freida più ti immedesimi. Purtroppo non è per la bravura dell'autrice (o della traduttrice), ma è per quella bruciante vocina nella tua testa che ti fa vedere troppo di lei in te, o nella vecchia te. Da come non risponde quando dovrebbe, pur di non farsi nemica dal capetta di turno, della sua esigenza di piacere.
In un certo senso, la sua dipendenza da sonniferi te la rende più accettabile perchè tu non necessariamente sei dipendente dai farmaci.
Forse è vero che, non essendo un'adolescente, vedo al questione "social network" in maniera più distaccata di come farebbe una diciassettenne (e quando viene tolto loro non l'ho reputato così tremendo), ma l'ossessione della magrezza è una costante della vita di tutte le donne.
Io personalmente sono magra e il mio problema non è mai stato dimagrire ma ingrassare, ma non ho passato una settimana degli ultimi dieci anni, senza sentire qualcuna che non se ne lamenta anche se non ne ha decisamente bisogno. Poi c'è l'insana esigenza di dover piacere che ti fa venir voglia di tagliarti le vene, visto che ti fa ingoiare rospi davvero grossi offerti dal falso sorriso della stronza di turno che è prona a distruggerti appena non la veneri.
Io ho avuto la mia megan e la mia megan mi ha distrutto con le diffamazioni di rito quando a un certo punto l'ho mandata a 'fanculo, quindi personalmente ho avuto la mia vittoria, ma la freida che è in me, nonostante gli anni e il lavoro su me stessa, è rimasta. E nonostante tutto, non sarebbe stato difficile per me rimanere freida.
Perchè lasciate perdere tutte le parti di condivisione virtuale della storia, per il resto, con o senza fotografie postate in rete e commenti del cavolo, siamo state tutte fredia e una delle sue sorelle eva.
Leggendolo non ho però potuto non pensare alla mia nipotina di undici anni e a come, in effetti, le cose si stiano avvicinando a quelle descritte.
Lasciamo perdere le assurdità messe solo per far arrivare alla creazione della scuola (la nascita di soli maschi per pillola che elimina la possibilità di concepimenti femminili), ma l'induzione delle donne di essere sottomessa, senza lamentele, stupida e analfabeta, ubbidiente, servizievole e a pura e sola disposizione maschile non è così lontano da quello che ti inducono a pensare ora: mia nipote, ad esempio, dopo aver ricevuto uno skateboard come regalo per la promozione mi ha commentato "lo so, ti sembrerà assurdo che io abbia voluto un gioco del genere, ma..." e si è sorpresa quando le ho detto che alla sua età anche io ci giocavo e che non era un gioco da maschi.
La presenza anche degli eredi, poi, è del tutto irrilevante se non nel mostrare come queste eva siano del tutto anonime e intercambiabili tra di loro per quanto quei ragazzi possano professarsi coinvolti, e che anche questi eredi lo sono, basta che loro riescano a finire nella categoria che hanno scelto (poi, più in alto va, meglio è), ma il problema della loro presenza è proprio non tanto l'impossibilità delle eva di scegliere se andare o no con uno di loro, ma anche di come attualmente ci mettiamo in mostra per dimostrare quali brave serve (non mogli) potremmo essere perchè dobbiamo essere etichettate e rimanere in quelle etichette e perchè devi essere sempre in relazione con un uomo se no non sei nessuno. 
E che hai una data di scadenza.
Sfumature poi sulle modifiche genetiche che eliminano il gene Arcobaleno poi è solo pura inutilità dell'essere e l'autrice poteva evitarlo se non vuole poi approfondire la cosa in un altra storia (che allora ben venga, io me lo leggerò volentieri).
Il finale di freida è piuttosto scontato, anche se non lo è il modo in cui si arriva: passando per isabel, fino al crudele destino che di isabel che alla fine ha ceduto le armi, o forse ha vinto.
L'amicizia/non-più-amicizia tra le due è un elemento costante nella storia e comunque un elemento estremamente interessante per l'interazione e nel far riflettere sull'amicizia, peccato che in fondo, non sia particolarmente approfondito e sembra solo la parte della (forse troppa) carne al fuoco della storia (come la questione del gene, ma questa non è più sviluppabile).