Questo post serve per segnalare che la storia di Fedrica e il Barista è possibile da scaricare tutta assieme come pdf.
In verità le storie tendono ad essere lette all'unisono, come se cronologicamente fossero un capitolo dietro l'altro.
Penso però che sia interessante leggere anche la singola storia d'amore, senza interessarsi necessariamente delle altre.
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sabato 3 settembre 2016
venerdì 2 settembre 2016
Federica e il barista (ultima parte)
Rosa e Federica dal barista
Federica lo incontrò un altro paio di volte. Lui ripeté che la sua amica era simpatica, ma in effetti vide che era un ghigno, il suo, e che quando diceva che sarebbe stato carino rivederla... mentiva.
Lei tergiversò, dicendo che Rosa era sempre al lavoro e che lei di solito non usciva spesso, avendo come lui una vita fatta di serate come barista e liberarsi era un problema.
Lui si fece sentire ancora un paio di volte, giusto una al mese, per vedersi.
Poi più nulla.
Nessuna chiamata, nessun messaggio.
Nessuna risposta a chiamate e messaggi.
Federica smise di parlarne alle sue amiche e, per fortuna, nessuna di loro chiese mai nulla.
Non ebbe, stranamente, neanche l'impressione che pensassero "Te l'avevo detto".
Ok, aveva sbagliato l'ennesimo uomo, ma almeno questa volta non quelle con cui confidarsi.
Federica lo incontrò un altro paio di volte. Lui ripeté che la sua amica era simpatica, ma in effetti vide che era un ghigno, il suo, e che quando diceva che sarebbe stato carino rivederla... mentiva.
Lei tergiversò, dicendo che Rosa era sempre al lavoro e che lei di solito non usciva spesso, avendo come lui una vita fatta di serate come barista e liberarsi era un problema.
Lui si fece sentire ancora un paio di volte, giusto una al mese, per vedersi.
Poi più nulla.
Nessuna chiamata, nessun messaggio.
Nessuna risposta a chiamate e messaggi.
Federica smise di parlarne alle sue amiche e, per fortuna, nessuna di loro chiese mai nulla.
Non ebbe, stranamente, neanche l'impressione che pensassero "Te l'avevo detto".
Ok, aveva sbagliato l'ennesimo uomo, ma almeno questa volta non quelle con cui confidarsi.
lunedì 29 agosto 2016
Federica e il barista (III parte)
Federica arrivò da lui a mezza mattinata.
Lui la accolse a petto nudo.
<< Sei giusto arrivata in tempo. Stavo per piazzarmi al sole. >>
Lei sorrise entrando, compiaciuta del fisico forte che gli si era appena mostrato.
Lui l'accompagnò in giardino e gli offrì una coca-cola, prima di aprirsi una birra.
Bene, pensò lei, almeno si ricorda quello che bevo.
Non che fosse difficile saperlo: era praticamente l'unica cosa che beveva.
Sapeva che avrebbe dovuto smettere, visto i dolori di stomaco che le stava causando, ma era più forte di lei.
C'era chi beveva troppi alcolici.
C'era chi mangiava troppa cioccolata.
C'era chi beveva troppi caffè.
Lei viveva a coca-cola.
<< Cosa fai stasera? >>
<< Lavoro. >> disse lui con ovvietà.
<< Sì, ma c'è qualche serata particolare? >>
<< Nulla di che, no. Ma ci sono un sacco di ragazzini che festeggiano la fine della scuola, quindi sarà un casino. Verrai? >>
<< Sì. Mi sono messa d'accordo con un'amica. >>
<< Bene, E com'è? >>
<< Simpatica. La conoscerai. >>
Federica non si scambiò molte altre parole con lui.
Si preoccupò più che altro di mettersi in bikini, spalmarsi la crema solare e pomiciare un po'.
Il resto del pomeriggio passò silenzioso e caldo, senza particolari colpi di scena, ma si sentì comunque esausta nel suo viaggio di ritorno verso casa.
Allora era vero quello che dicevano: prendere il sole è davvero stancante.
Arrivata a casa e mangiò qualcosa di veloce, una piadina di quelle già preparate del reparto frigo e poco più, prima di farsi la lunga doccia che la divideva dal raggiungere Rosa al suo bar.
Certo, il non avere la minima coscienza del tempo che passava l'aveva fatta arrivare con mezz'ora in ritardo e l'amica, l'aspettava leggendo una rivista dopo aver chiuso il suo locale.
Rosa non commentò il ritardo, se non per un'occhiata all'orologio e un'alzata di sopracciglio.
Dopo i saluti di rito, la convinse a salire in macchina con lei, anche se Rosa non sembrava fidarsi molto.
Chissà poi perchè.
Nel tragitto, Rosa le raccontò che la sera prima era andata con Simona al Joke e si erano visti con alcuni abituè del locale.
<< Cavoli! A saperlo venivo anche io! >>
<< Non avevi un impegno con una tua amica? >>
<< Ah, si... ma siamo stati a un concerto di un gruppo di Milano. E' stato una noia mortale. Non so se la conosci, si chiama Michela. Frequenta anche lei il Joke, col suo ragazzo. >>
<< Io non conosco i frequentatori abituali di quel posto. Se ci vado, ci vado solo con qualche amico e non faccio mai molto caso a chi c'è o non c'è, anche perchè di solito, vado lì che è estate e c'è il triplo della gente. La musica non mi piace ed è insopportabile d'inverno. >>
<< Ah.. Beh, ma lei non passa inosservata. Ha lunghi capelli neri, indossa sempre abiti da bambina sexy e il suo ragazzo si veste spesso in nero. Si chiama Giacomo, lo conosci? >>
<< Come sopra. Credo che al massimo li conosca Simona. >>
<< Ok. Comunque è stata una noia colossale. Era meglio venire lì, invece che andare a quel concerto. Ti giuro una noia mortale. >>
<< Guarda, detto tra noi: non che sia stato meglio da noi. Se non fosse stato per Simona, me ne sarei andata dopo mezz'ora. >>
<< E come mai non l'avete fatto? >>
<< Come stasera, eravamo in macchina assieme e lei voleva rimanere. Ora, potresti dirmi che genere di locale è quello dove stiamo andando ora? >>
<< Boh... normale? >>
<< Questo devi dirmelo tu. >>
Federica non riuscì a trovare una definizione e bofonchiò una mezza risata. Rosa decise di non proseguire oltre.
Arrivati al locale, la musica e le urla dei suoi frequentatori si sentiva a metri di distanza.
Entrarono superando in nutrito gruppo di ragazze ben vestite, che chiacchierava ferma davanti all'entrata senza una ragione apparente.
Raggiunsero con qualche difficoltà il bancone, nonostante il locale non fosse particolarmente grande e lì trovarono Luca che la salutò con un sorriso smagliante e guardò per un lungo istante Rosa che di rimando, aveva ricambiato con un saluto e la richiesta di un Martini bianco senza ghiaccio.
La serata andò tranquilla e arrivarono preso alle due.
<< Certo che era parecchio alta, la musica, eh? >> commentò a Luca uno dei suoi amici.
<< Non più del solito. >> commentò lui, prima di tornare a guardare Federica e sorridergli.
Rosa si massaggiava stanca il collo, senza dire niente, quando Luca, la osservò per un lungo istante prima di cominciare a parlare.
<< E tu che cosa ne pensi? >>
Lei lo guadò.
<< Di cosa? >>
<< Della serata. >>
<< Normale. >>
<< Ti piace il posto? >>
<< Avete una bella zona all'aperto. >> disse lei guardandosi attorno abbozzando un sorriso.
<< E dimmi, dove vai di solito? >>
<< Dipende. >>
<< Oh, beh. Fa un esempio. >>
<< Dipende da cosa ho deciso di fare. Ovviamente. >>
<< Ah, simpatica. >>
<< Abbastanza. >>
<< Mi piace. >> disse lui strizzando l'occhiolino con un mezzo sorriso e un'alzata di mento.
Non sapeva bene quando era cominciata a farsi strana la cosa, ma poi lo vide scattare in avanti con il volto deformato in una smorfia di astio.
Frasi come "Come ti permetti", "Guarda che ti picchio" erano dette con vera minaccia da Luca ed erano tutte rivolte a Rosa, seguite sempre da uno scatto d'ira nei suoi confronti.
La prima volta lei era rimasta sorpresa, l'aveva guardate e aveva riso.
Lui aveva risposto con un civilissimo << Cazzo ti ridi? >> per poi aggiungere ogni volta, guardando Federica frase come "Scherzavo" o, "la tua amica è simpatica".
Federica però notò subito dopo che anche Rosa aveva cominciato ad affilare le armi: mentre gli insulti di Luca si facevano sempre più pesanti, lei sorridendo lo mortificava come uomo e persona, come probabilmente non gli era mai successo.
Che fosse irritato lo si vedeva, lo notavano anche gli altri amici che passavano lo sguardo tra i due e quasi si chiedevano se chiedere scusa per lui o godersi il battibecco.
Vinse il secondo pensiero, anche perchè la sua amica non rimase mica zitta e muta, scandalizzata e offesa. No, lei davvero replicava alla stessa maniera, guardando tutti e muovendo le mani come se dicesse qualcosa di ovvio.
<< Beh, non stiamo tutti scherzando, qui? >> diceva lei in tono quasi mellifluo, con il sorriso smagliante che aveva al lavoro << Non puoi di certo pretendere di essere l'unico... >>
La conclusione della serata arrivò all'alba con Luca che le salutò e le disse, ad alta voce.
<< Non portarmela più, quella. >> per poi sorridere e dire << Scherzavo, mi sei simpatica. >>
Rosa rise e ribattè.
<< Per fortuna! Io non vedevo l'ora di rivederti ancora! >>
In tutto questo, Federica rimase inebetita e muta.
Saliti in macchina Rosa tacque per una decina di minuti.
<< Tutto bene? >>
<< Sono stanca. E' l'alba e ho lavorato tutto il giorno. Per fortuna domani non lavoro. >>
<< E... Che ne dici? Di... Luca? >>
<< Mi prendi in giro? >>
Federica rise nervosamente.
<< Dai, è simpatico. >>
<< No. Non è simpatico. I suoi scatti d'ira erano veri e io neanche so perchè ha cominciato a farli, visto che avevo parlato solo della musica troppo alta per le mie abitudini. E ti dirò di più: è il classico bulletto violento che non è abituato a sentirsi contraddire oppure a essere preso in giro. Ho sorvolato alle prime battutacce ad inizio serata perchè te lo scopi, ma, mamma mia! Cafone e bugiardo. Pretende pure che una donna non solo gli cada ai piedi, ma creda davvero a tutto quello che dice. Orrido. Spero almeno sia bravo a farti venire degli orgasmi multipli. >>
Federica rise nervosamente, guardando la strada.
<< Fede, scusa... >>
<< Sì? >>
<< Hai appena superato la nostra uscita. Sia casa tua che la mia macchina sono di là... >>
domenica 22 maggio 2016
Federica e il barista (II parte)
<< No, fammi capire. Lui ti piace, tu piaci a lui, ma... >>
<< Ma è uscito da una lunga storia. >> ripeté Federica.
<< Quanto tempo fa? >>
<< Non ricordo. >>
<< Un mese, due... sei? >>
<< No...? >>
<< Fede, più di un anno? Più di un anno. Fede, per quel Luca sei una scopata e basta. >>
<< Ma no, ci tiene a me! Mi ha anche invitato a passare la domenica con lui! >>
<< A fare cosa? >>
<< Prendiamo il sole. >>
<< Tu e lui soli? >>
<< Sì, tutto il pomeriggio e poi cosa? >>
<< No, vabbeh, non tutto il pomeriggio. >>
<< Fede, io ti sono amica. Sei una scopata e per quello che mi dici tu, fidati: quello non lo devi neanche considerare niente di diverso. >>
Rosa era una donna... dura.
La sua parola era lapidaria e costantemente terra-terra.
Federica aveva sentito spesso l'esigenza di un suo giudizio positivo. Inizialmente, lei sorrideva e scuoteva la testa in segno di assenso, mentre serviva la coca-cola che le aveva ordinato.
Poi alla fine aveva ceduto alle sue confidenze e aveva fatto delle uscite che lei aveva sempre pensato che solo tra uomini potevano esserci.
<< No, te lo giuro! >>
<< Ok, come vuoi. >>
<< Perchè non mi credi?! >>
<< Non è che non ti credo, anzi! Sono sicura che tu lo dica con il massimo della tua convinzione, solo che credi male. >>
<< No, non è vero. >>
<< Tranquilla, quando smetterà di farsi sentire, io non ti dirò "te l'avevo detto", ci penserò ma non te l dirò. >>
<< Dire cosa? >> chiese Simona sedendosi al suo fianco.
<< Che è una scopata. >>
<< Lui merita? >>
<< A quanto pare è un culturista alto uno e... ottanta? >>
<< Ottantacinque. >>
<< Ecco, uno e ottantacinque. Lo sappiamo: troppo alto e troppo muscoloso per te! O magri o con la pancetta!! >> ironizzò Sara ridendo, prima di servirle senza che chiedesse un cappuccino.
<< E' molto caldo? >>
<< Più di così siamo all'inferno. >>
Federica rise a quella freddura, più che altro felice che non si parlasse più di lei, ma purtroppo non durò.
<< Quindi? Cosa fa il tuo trombamico? >>
<< Non è un trombamico >>
<< Ha ragione. E' uno che sai "ha lasciato la fidanzata da poco", ovvero più di un anno... >>
<< Più di un anno? >>
<< Sì. >> risposero all'unisono Federica e Rosa.
<< Allora è una scusa. >> sentenziò lapidaria Federica.
Federica odiava il sorriso compiaciuto di Rosa... non se ne sarebbe mai fatta una ragione.
<< Io lo so, dillo a lei. >>
<< Oh, andiamo! Sabato vienite con me e poi vediamo! >>
<< Io no, ho una cena con i genitori di Roberto perchè è il compleanno della madre. >>
<< Che culo... Dai, allora vengo io. >> rispose Rosa. << Ma finisco tardi. Marco porta la bimba dalla suocera e... beh, c'è la partita. La Vecchia Signora è sempre la Vecchia Signora e sai com'è: Del Piero dice addio. >>
<< Non fa nulla: vengo qui e andiamo assieme, ti va? >>
<< Ok.>>
Federica bevve un sorso di coca, felice di avere una compagna di avventure diversa da Michela per una volta.
<< Senti... posso chiederti una cosa? >>
<< Sì, dovrai guidare tu: voglio bere molto e tu sei astemia. Ceca come una talpa e non metti gli occhiali, ma astemia. >>
<< No... Volevo sapere cosa è la Vecchia Signora. >>
<< Shhh! Sei pazza?! >> disse lei con il volto trasfigurato << Mai fare domande simili in questo bar! Senti che è una cosa che riguarda lo sport e Marco e sorridi e annuisci, come quando senti un uomo che dice quanto è figo ma intanto gli stai contando i brufoli sulla testa! >>
<< Non l'ho mai fatto. >>
<< Ragazza fortunata, ma io faccio la barista. >>
<< Ma... chi è? >>
<< Scusa, ma se si parla di Del Piero che abbandona... >>
<< La... Juve? >>
<< Qualcuno ha detto Juve?! >> disse qualcuno alle loro spalle.
Marco era appena entrato e dallo strano rantolo che fece Rosa, Federica capì che qualcosa di noioso era appena successo.
sabato 30 gennaio 2016
Federica e il barista (I parte)
Federica era una ragazza come tante altre.
Viziata dalla mamma, viziata dal papà, viziata dalla sorella maggiore.
Amava i bei vestitini neri e le borse.
Decisamente, le borse erano il suo punto debole.
Non aveva mai avuto molta voglia di studiare e quindi quando era stata assunta con un part-time indeterminato come cassiera in un noto supermercato aveva smesso di cercare qualunque possibile alternativa.
Grazie a quel lavoro era riuscita a comprarsi, con il tempo, un centinaio di morse di marca di qualunque foggia e dimensione. Dalla più orribile alla più classica.
Girava parecchi locali, anche in una sola sera.
Non aveva un gruppo preciso con cui uscire, ma più amici.
Il che, tra le tante cose, le permetteva di essere e fare tutto quello che voleva.
In quel periodo il sabato sera si vedeva con il suo caro amico storico Giacomo e la sua fin troppo piena di sè morosa Michela. Dio, a essere oneste lei voleva bene a Michela.
Era un po' stupida, a volte, e lanciava sentenze senza arte ne parte che ricordavano un po' troppo sua nonna, ma non era cattiva.
Solo un po' troppo... piena di sè.
Sì, non sapeva come faceva a non accorgersene.
Ma in fondo, tutti sapevano che quando lei non era in giro - vuoi perchè doveva cominciare a lavorare la mattina presto, vuoi perchè si era presa l'influenza - lui ci provava sistematicamente con parecchie ragazze. A lei dispiaceva, ma - come del resto facevano TUTTI - aveva preferito glissare sull'argomento.
Il venerdì, per fortuna, era dedicato ad altri amici meno impegnativi.
Agli amici e a lui.
Luca.
Bello, muscoloso, accattivante e dall'aria perennemente abbronzata come se fosse appena tornato da un viaggio esotico.
Luca lavorava come barista in un locale a una ventina di minuti da casa sua.
Era sempre circondato da belle ragazze, ma, d'altronde, era tanto bello che non poteva essere altrimenti.
Quando poi lui cominciò a prestarle attenzione, lei non potè fare altro che sciogliersi come neve al sole.
Le sue labbra poi erano così invitanti che era un piacere assaporarle.
La faceva sentire speciale e bellissima.
E non era anche solo quello che bastava a una donna?
Fu per questo che aveva cominciato ad aspettare la chiusura e a rimanere a chiacchierare con lui nel piccolo spazio all'aperto del locale.
Nonostante il freddo superasse la giacchetta nera che indossava e le si ficcasse dritta nelle ossa.
Lui le aveva raccontato della sua ultima storia finita male (tutta colpa del fatto che lei fosse una stronza pazza, fuori di testa e che l'aveva sempre trattato come uno zerbino) e che da allora avesse solo cercato solo di rimanere fuori da qualunque relazione per evitare di mettersi ancora in un incubo come quello.
Federica lo capiva bene. Lei pure ne aveva passate.
Forse era per quello che alla fine aveva ceduto... nella sua macchina.
Proprio sotto a casa sua, dove abitava solo...
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