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mercoledì 6 maggio 2015

Michela e il principe azzurro (III parte)

 
 
Giacomo era andato via per una settimana.
Non era insolito. Anzi.
Il suo lavoro non lo costringeva certo a mancare così tanto, ma Michela non si preoccupava.
Insomma, se uno lavora in un campo speciale come il suo...
In quei casi, tanto, usciva con Federica.
Era sua amica da molti anni e, in fondo, era quel genere di amica che non le incuteva timore.
L'aveva conosciuta appena era diventata la ragazza di Giacomo e, dopo solo un attimo, l'aveva inquadrata per la disperata che era.
Non era una brutta ragazza, ma volgare.
Non era cattiva, ma stupida.
A volte Michela non poteva non pensare che in fondo l'unico motivo per cui ci usciva e che la passava a prendere.
Non riusciva mai a tenersi uno straccio d'uomo.
Mai una volta che fosse una.
O almeno per più di un mese.
Era stata con parecchi uomini ma non Federica sapeva che non sarebbe mai stata capace di tenersene uno, anche perché non ascoltava MAI i suoi consigli.
Anche quella sera, mentre si lamentava dell'ultimo con cui era uscita (com'è che si chiamava? Marco? Franco?) e che non si era fatto più sentire, lei ascoltava senza riuscire a sentirsi quasi infastidita.
<< Oh, andiamo! Non credi che fare l'isterica e continuare a chiamarlo ha solo innescato la sua grande resistenza maschile? >> chiese infine.
Federica la guardò senza capire.
Niente da fare, Federica era essenzialmente troppo stupida.
<< Bisogna essere dirette e chiare con gli uomini.>> disse in fine dopo una lenta sorsata al suo bicchiere di coca cola << E soprattutto non fare dieci telefonate in un'ora. Gli uomini amano la donna che li adora, ma non che li perseguita. E' castrante.>>
Federica continuava a guardarla senza replicare.
<< Io ho chiamato Giacomo solo una volta stasera. Ora, non è che controllo il telefono per vedere se mi scrive qualcosa. D'altro canto, non lo chiamo ogni 5 secondi per sapere cosa fa. So cosa sta facendo, le trasferte di lavoro sono sempre le trasferte di lavoro e ora è giustamente con i suoi soci a bere qualcosa, ovviamente. Vorrei sentirlo? Ovvio, ma lo faccio respirare. >>
Federica fece per aprire la bocca per parlare ma poi tacque e Michela si chiese se avesse almeno capito una delle cose che le aveva detto, ma poco importava: anche se non c'era Giacomo, quella era una bella serata, altri amici erano lì attorno per fare quattro chiacchiere intelligenti e lei era bella come sempre.
Soprattutto con quel corpetto rosa che la faceva sembrare uscita dal Moulin Rouge...

domenica 1 marzo 2015

MICHELA e il principe azzurro (II parte)


Era una serata come le altre, quando Michela, dopo aver chiacchierato con qualche minuti, si girò e vide qualcosa che non le piacque.
E quella cosa era l'ex lesbica di Giacomo.
Agnese, quello era il suo nome, era una vecchia fiamma di Giacomo, una di quelle storie tormentate che erano finite perché lui, voleva.
E lei, pur concedendosi più passatempi saffici che normali, non disdegnava farsi ancora avanti con il ragazzi delle altre. Specialmente con il suo.
Michela arricciò la bocca, irritata.
La si vedeva una volta ogni morte di papa, ma ogni volta faceva la gatta morta con Giacomo.
 
La stronza.
 
Era come quell'altra, quella sciacquetta con cui usciva Giacomo all'inizio della loro storia.
Sciacquetta che, tra parentesi, era stata ben estromessa dalla loro vita nel momento stesso in cui lei lo ava scoperto e, affrontandolo a muso duro, l'aveva fatto scegliere.
 
E lui aveva scelto lei.
 
Ovviamente!
 
Michela si era avvicinata e li aveva raggiunti, salutandola con un abbraccio e i baci di rito, concludendo i convenevoli muovendo la chioma rossa e accennando un sorriso da gatta.
 
La stronza, per fortuna, non era rimasta per molto: dei suoi amici l'avevano chiamata ed erano presto partiti per andare in una qualche anonima discoteca con musica coatta come lo era lei.
Agnese aveva salutato ed era andata via con un sorriso.
Giacomo, dal canto suo, era stato indifferente all'argomento, ignorando volutamente il suo sguardo interessato che gli lanciava e la sua normale e continua domanda.
 
<< E dimmi, cosa voleva? >>
 
Alla fine, preso dall'esasperazione, Giacomo alla fine rispose.
 
<< Nulla di che. Cosa vuoi che volesse? Era un anno che non ci si vedeva, dalla festa di Vittorio, ti ricordi? >>
<< Ah, c'era anche lei? >> chiese anche lei conscia di non aver mostrato ironia nella domanda: certo che lo ricordava! Ma non doveva essere certo così importante! Non davanti a lui!
<< Sì, era lì con una ragazza. Mi ha detto che si sono mollate mesi fa. Ci siamo solo aggiornati su cosa è successo. Hai in mente no? Il mio lavoro, i miei impegni con l'esercito, il suo lavoro, le sue storie... >>
<< Le sue storie? Davvero? Riesce ad averne molte? >> chiese lei con un sorriso ironico.
<< E' una bella ragazza, in fondo. >>
<< Se ti piacciono le burine tamarre... >>
<< Se ci sono stato assieme per sei mesi... >>
<< E quindi possiamo immaginare che le sue ragazze siano degli omoni pelosi. >>
<< Veramente ha gusti più raffinati. >>
<< Ah, davvero? >> chiese lei senza trattenersi dal ridere << E come fai a saperlo? >>
<< No... nulla >> ribattè il suo ragazzo tentando di tagliare corto.
 
Eh, no, caro mio. Ora parli.
 
<< Non mi sembra nulla. Ti ha fatto vedere delle foto? >>
<< Delle foto? No, ricordo solo la sua ragazza quella volta. >>
<< E da quando ti ricordi così bene le ex di quella? >>
<< Ho una memoria fotografica. Ricordo tutte le persone che incontro. >>
<< Giacomo? Come fai a sapere come sono le sue ex? La incontri senza dirmelo? >>
Il tono di Michela era così secco, che il ragazzo comprese subito di averla irritata sul serio.
<< Ti trova figa. >> disse dopo un lungo momento di analisi, aprendo gli occhi, scuotendo la testa e aprendo le braccia come se quella fosse un'ovvietà.
<< So di esserlo. Non è difficile. >> rispose Michela sempre più irritata. << Sparane un'altra. >>
<< Non la sto sparando per farti un complimento, giuro. Miky, Agnese pensa che tu sia davvero una gran figa, prima che tu arrivassi ha pure fatto un signor complimento. >>
Michela strinse le labbra, pronta a esplodere.
Giacomo si mosse sulla sedia.
<< Giuro che è così. Mi ha proposto una cosa a tre, figurati! >>
Michela sgranò gli occhi e lui si tranquillizzò.
<< Stai scherzando, vero? >>
<< No. >>
<< Ma che schifo! >>
<< Sapevo che l'avresti detto. Per questo che ho rifiutato e non te ne volevo neanche parlare! >>
Il silenzio calò per qualche minuto.
<< Ma davvero? >> disse lei in fine con un filo di voce.
Lui la guardò per un istante, mentre compariva nei suoi occhi una strana luce.
<< Sì... Perché? Ti interesserebbe? >>
<< Giak? No. Anche questa, proprio no. >>
Giacomo asserì a sguardo basso, sconfitto. Come un bambino che scopre che Babbo Natale non viene che una volta l'anno, mentre lui voleva vederlo almeno una volta a settimana.
Michela sospirò alzando gli occhi al cielo.
Quella sera gli avrebbe dovuto dare qualche contentino.

martedì 10 febbraio 2015

MICHELA e il principe azzurro (I parte)

rossetto rosso


Michela era, a detta di tutti, una bellissima ragazza.
Soprattutto, sapeva di esserlo.
Aveva lunghi e morbidi capelli rossi, grandi occhi neri e un corpo mediterraneo: piccolo e formoso.
Non era una bomba sexy, come le modelle di Victoria Secrets, ma anche lei sapeva far girare più di una testa al suo passaggio.
Le piacevano i vestiti, soprattutto quelli che sapevano valorizzare ogni curva del suo corpo, facendola assomigliare a una Barbie.
E si sa, alle bambine piccole piace giocare con le barbie, ai bambini grandi pure.

Sì, Michela amava scaturire l'interesse degli uomini, soprattutto perché non provava interesse per nessuno dei suoi spasimanti: lei apparteneva a un uomo, uno soltanto.

Giacomo.

Michela e Giacomo si erano conosciuti quando lei aveva diciannove anni.
Lui ne aveva nove in più e l'aria rude dell'uomo vero.
Non era bellissimo, tutt'altro: non era molto alto, aveva un corpo piuttosto asciutto e a dire la verità avrebbe dovuto fare più di una visita dal dentista, ma a lei non importava.
Giacomo aveva infatti quel modo di fare maschio che a lei piaceva: rude quando serviva, prepotente quando era necessario. In più, la coccolava come una bambina e la trattava come fosse la regina del mondo, la sua principessa da difendere; ovunque volesse andare, lui l'accompagnava, qualunque cosa volesse fare, lui l'accontentava, qualunque cosa volesse, lui gliela prendeva.
La viziava. E lei adorava essere viziata.
In effetti, metà del suo guardaroba era fatto da dei suoi regali. Se Michela fosse stata del tutto sincera, non avrebbe potuto dire di non aver mai dovuto sbattere le sue folte ciglia nere, per averli, ma non era mai stato particolarmente difficile: Giacomo era un uomo che amava pavoneggiarsi delle cose che aveva e lei gli apparteneva.