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domenica 14 novembre 2021

TEEN-DRAMA AMAZON PRIME (ovvero: nè meglio nè peggio di quelle di Netflix, ma sicuramente da migliorare)

Parliamoci chiaro: se sei un fanatico di serie TV, non focalizzarti solo su Netflix.
Esiste anche Amazon Prime.
Personalmente, sono una di quelle persone che si è rifiutata divedere Squid Game: ho visto il trailer e ho detto (alla mia gatta) "ma secondo loro sono così disperata da farmi piacere una merda del genere? Ma per favore."
Cosa ci volete fare, capisco il concetto di fondo di critica della società con una nota di velata crudeltà ma comunque molto interessante (tipico non solo della Corea, ma anche di molti altri Paesi, soprattutto asiatici) ma vederlo anche no.
Non mi piace che le persone si ammazzino per gioco, tantomeno perché disperate. Soprattutto: non è una vera e propria trama.

Se voglio situazioni di tensione dove qualcuno viene ucciso, allora cerco altro.

Lucifer? Lo trovo talmente raccapricciante, che non sto qui a dirlo.

La Casa di Carta? Bella l'idea ma non è un genere che mi interessa.

Strange Things? la nuova stagione arriverà sempre troppo tardi... questa sì che è crudeltà.


E questa volta voglio parlarvi di due uscite recenti (una recente in quanto appena finita, l'altra credo sia comunque di quest'anno) ma di Amazon Prime.
E no, non sarò molto carina neanche con queste.

Sto parlando di Panic e So cosa hai fatto l'estate scorsa.
Che avrebbero potuto mettere in pratica la legge "stereotipato non è banale", ma nessuna delle due serie ci riesce.

In Panic, si narra l'adorabile vicenda di una cittadina del Texas (orientale? chi può dirlo? io no): Carp.

Qui si è nel classico paesino che è, essenzialmente, il nulla. 
Da anni, nell'ultimo anno di liceo i ragazzi che vogliono sfidare le proprie paure (e guadagnare una barca di soldi) partecipano a Panic, una specie di competizione dove si affrontano le proprie paure e chi non si arrende vince.
E quell'anno, ci sono in palio 50.000 dollari.
Heather Nill (intepretata da Olivia Welch) è una ragazza povera (molto povera) che pensa di non avere capacità particolari e ha la grande passione per lo scrivere. Nonostante il desiderio di fuggire e andare all'università di scrittura creativa, negli ultimi anni è riuscita a mettere da parte i soldi per un corso professionale per poter trovare un lavoro vagamente civile e non finire come quella drogata di sua madre. Peccato che la madre proprio quell'anno glieli frega. 
Per questo motivo, per quanto sia la fifona della zona, decide nello sconforto e nella disperazione di partecipare a Panic, a sorpresa di tutti, anche dei suoi due migliori amici Natalie Williams (Jessica Sula) che partecipa lei stessa alla competizione per poter avere i soldi e fuggire in CaliforniaBishop Moore (Camron Jones).
Insieme a Heather e Natalie partecipano anche altri 45 ragazzi tra cui il nuovo arrivato Dodge Mason (Mike Faist) che attira subito l'attenzione di Natalie, il cattivo-disaddattato-ma-in-fondo-buono ragazzo di quell'anno scolastico Ray Hall (Ray Nicholson) anche lui tra i poveri dei poveri del paese con famiglia disfunzionale alle spalle.
Nel tentativo di chiudere questa gara, lo sceriffo James Cortez (Enrique Murciano) e la sua squadra, che sono intenzionati a chiudere definitivamente questa idiozia visto che capita che scappi il morto. L'anno prima, infatti, erano morti due ragazzi e uno di loro era proprio il figlio di Cortez.
Nel frattempo, l'ombra del sospetto che ci sia qualcosa che approfitta di quello che è "il gioco estivo di laureandi annoiati che vogliono scappare dal nulla" e che mette seriamente a rischio la vita dei ragazzi si fa sempre più presente.
I colpi di scena non mancano, nella storia e risulta anche piacevole nel vederla.
Il fatto che i personaggi siano praticamente degli stereotipi, poi, aiuta, sia l'autore a manovrarli, sia lo spettatore nel misto di sorpresa e previsione degli eventi.
L'ultima puntata è interessante perchè ci sono delle scoperte che intuisci ma non hai colto fino, fino a quando non si svela la verità che sta dietro a degli enigmi che vengono pian piano raccontati. 
Il problema di fondo è che la storia non ha mordente.
Semplicemente non coinvolge.
Saranno i personaggi che comunque non hanno presa, ma neanche la storia. Di certo potevano evitare molte cose nel plot, ma questo è un altro discorso e forse bisognerebbe vedere pure il libro da cui è tratto...
Insomma, meglio di altre serie che ci sono in giro, ma è noiosa.
Irritante è la fine-non fine, dove lei dice che "è tutto finito" ma poi scopre che non lo è, come se co fosse una cospirazione.
Probabilmente volevano avere la possibilità della seconda serie, ma dubito ci sarà.


Non è particolarmente diverso So Cosa hai fatto.
so cosa hai fatto l estate scorsa

Sottospecie di remake rivisitato e modificato del libro/film degli anni '90, non suscita particolare entusiasmo.
Di simile all'originale è essenzialmente il concetto base: dei ragazzi investono una persona uccidendola nel giorno del loro diploma, lo nascondono, un anno dopo, in occasione del ritorno della protagonista, comincia la mattanza.
Le differenze invece sono significative: sull'isola c'è stato il suicidio di massa di una setta e a guidare la notte dell'incidente è la protagonista che uccide... la sorella gemella.
Nel costante gioco di inganni e scoperte, dove sembra che tutto contraddica tutto.
Peccato che a metà stagione personalmente avevo capito chi commetteva tutti gli omicidi.
Ho perso un paio di sfumature, ma ero sicura.
E non sono rimasta delusa, anche se un po' lo è stata la parte finale, quando c'è lo spiegone di come e perché sono successe certe cose.
Anche qui, però, non posso dire che il racconto fosse appassionante.
Anzi, in certi momenti era addirittura noioso.
Paventano grandi supsance... che sono inesistenti.
Rendiamoci conto: mi è piaciuto così poco che non voglio neanche citare i nomi dei protagonisti. 
Un po' come Pretty Little Liars dopo la quarta stagione (e sono gentile... con quest'ultima serie televisiva: non ho ancora visto l'ultima, ma mi rifiuto: anche io ho una vita e non posso sprecarla per questo).
Troppa carne al fuoco mal gestita.
Anche qui, sono piuttosto sicura che non faranno una seconda stagione.






E voi? Che ne pensate?

domenica 3 gennaio 2021

CONSIGLI PRATICI PER UNA PELLE IDRATATA (ovvero: lo consiglio solo perché ora la mia pelle del viso sta meglio)

Strano ma vero, sono tornata.
Sono tornata nonostante il libro da finire, nonostante la stanchezza cronica data delle ore di sonno mancanti e dal dolore alla cervicale che mi perseguita.
Si, sono una mezza carretta, ma ho superato i trentacinque (35!) anni e gli acciacchi si sentono.
 
Tutta colpa dell'ultima notte insonne passata guardando (lo giuro: mi vergogno, ma lo giuro è tutto vero) le lavette su Amazon. Il tutto perchè mia sorella (dulcis in fundo) a capodanno disse proprio che ne voleva prendere di più, in modo che se aveva più di quattro ospiti nella casa nuova non rischiava di tirar fuori le salviette grandi che erano meno pratiche.
Dalle lavette, comunque, sono passata senza volerlo alle (purtroppo per me) anche troppo interessanti asciugamani compressi e da lì alle maschere in tessuto compresse
Non mi dilungherò anche quali altri balzi ha avuto la mia ricerca perché è delle maschere in tessuto che voglio parlare.
Come tutti, tra covid, freddo, mascherina, sciarpa, vento e (essenzialmente) inverno e stress, ho avuto la pelle che presentava parecchio stress se non un invecchiamento precoce.

Sì. Precoce. Non rompete.

Io non ho mai avuto rughe d'espressione, e ora ho una odiosa e fastidiosa riga sulla guancia.
In più avevo odiosi punti neri, a1ccenni di brufolini da stress ed era tirata e dolorante.

Uno schifo.

Mi sorella ha, inoltre, una fissa per le maschere in tessuto e trattamenti viso di vario tipo.
Io se metto una crema la sera è già tanto e la mattina guardo storta qualunque lozione.

Sono pigra, enormemente pigra.
E non ho così tanti soldi da spendere per lozioni di vario tipo.

Però la mia pelle è ferita e mi fa male.
Come la mia cervicale.

Allora proprio oggi ho deciso di fare un trattamento per viso e corpo... e si chiama bagno caldo.

Riempita la vasca con acqua calda, un po' di bagnoschiuma e un paio di cucciai di bicarbonato, mi ci sono immersa fino al mento.

Prima di buttarmi nell'acqua però ho spalmato con un pennello sul viso una maschera dai da te facilmente replicabile ed il risultato è stato spettacolare.

Io ho una pianta di Aloe Vera che (per colpa di una mancata adeguata idratazione da parte mia) ha perso una figlia. Da lì ho recuperato la gelatina che è al suo interno. circa due cucchiaini.
Probabilmente non tutti hanno una pianta di Aloe Vera, ma si può comprare il gel.
Tra l'altro una mia amica, volendo fare la figa e denotare quanto io sia sfigata, mi ha detto che non si può usare la pianta d'Aloe se non ha minimo quattro o cinque anni (accetto smentite). La mia ne ha più di dieci. Si, lo so: è un miracolo che sia viva. In più, voi non lo sapete, ma la mia piccola è stata vittima di innumerevoli attentati: le hanno dato troppa acqua dal primo anno (mia nonna e mia madre che negano) e ogni volta che esce a prendere il calore estivo immancabilmente diluvia. Poi ci sono io che come quest'estate mi dimenticavo di darle un minimo per vivere.

Però nonostante tutto, ha pure figliato.

All'Aloe, comunque, ho aggiunto circa 2 cucchiaini di Olio di Mandorle (io ho quello dell'Erboristica) e uno, uno e mezzo di Acido Ialuronico (il mio questa volta non è quello de La Saponaria o dell'Alkemilla di cui ho già parlato, ma quello della Forsan).
Mischiati in modo che l'Aloe assimilasse gli altri due ingredienti, ho spalmato il tutto viso e collo ( qui per fortuna è rimasto nonostante l'acqua calda) e lì è rimasto per metà del bagno.

Per meglio assimilare la cosa ho deciso di farmi suggestionare da 2 cose: la prima è la tecnica spa di far riscaldare gli asciugamenti, l'altra è proprio la maschera in tessuto.
Mi sono ovviamente chiesta se fosse possibile riciclare qualcosa in casa per fare la maschera in tessuto (e la ricerca web mi ha immediatamente portato a Clio MakeUp che parla di come farne una), ma se devo farmi una bagno o comunque devo farmi una maschera viso, io preferisco che sia un momento dove stacco il cervello.
Lavoro molto, lavoro molto col cervello e sono sempre bombardata di ansie e cose da fare.
Decidere di mettere un asciugamano di cotone sul viso, un asciugamano caldo, umido di acqua calda e rimanere con gli occhi chiusi e controllare il respiro è stato sia rilassante per la mente, che piacevole per il corpo.
Vi dirò la verità: il cervello fumava per l'ansia data dalla mancanza di stimoli e cose da fare, ma non ha potuto non decongestionarsi un po'.

Ho tolto il residuo, usando lo stesso asciugamano con acqua tiepida.

Il risultato finale?

L'asciugamano umido e caldo ha aiutato a dilatare i pori e i punti neri sono ridotti del 70%.
La mia pelle è più idrata e distesa, piacevole al tatto. Lo ha notato persino mia madre che mi ha detto che era più rilassata. E mia madre non noterebbe manco se ho un occhio nero...
Persino la righetta stronza si è ritirata un po'.


Che dire... la consiglio.
Consiglio soprattutto l'approccio al trattamento.

E voi? cosa ne pensate?

domenica 2 febbraio 2020

Crema anti rossori deliskin rs

http://rosascioccato.blogspot.com/
Di recente mi hanno passato la Crema Deliskin RS della Relastil.
E' una crema lenitiva anti-rossori, per pelli normali e miste, sensibili e reattive (se no perché essere anti-rossori?) e viene definito come "un trattamento dermocosmetico specialistico studiato per la cura del viso di pelli sensibili, normali e miste, soggette a rossori ed a tendenza  couperosica" (cit.).
Per chi non sapesse cosa vuol dire pelle couperosica (l'ho scoperto per scrivere questo post, la definivo come sensibile agli sbalzi di temperatura) vi rimando a questo link. Lo sapete: non scrivo minchiate come gli ingredienti... figuriamoci se faccio al secchiona fingendo di sapere il significato di una parola simile o peggio do' per scontato che lo sappiano tutti. Che poi la gente è pigra e preferisce rimanere ignorante che gugolarlo...
Me l'hanno passata per questo periodo invernale, per evitare una sofferenza inutile della pelle: per quanto non avesse fatto particolarmente freddo, ce n'è stato e il contatto della pelle delle guance con l'aria fredda dell'inverno può essere particolarmente dolorosa.
Per me quest'anno lo è stato: la mattina quando andavo al lavoro, quando uscivo per la pausa pranzo, quando tornavo a casa e quando, la sera tardi, portavo fuori il cane, ho avuto la pelle delle guance che veniva come infilzata da decide di aghi.
Non ho usato moltissimo questa crema, ma posso confermare, per mia modesta opinione, che la pelle ha apprezzato e ringraziato. Gli aghi non mi hanno fatto più male e la pelle ha avuto un sincero miglioramento.
La consiglio? Sì, ma se si ha meno di trent'anni e la pelle del viso che soffre di pelle couperosica (comunque sì, è un termine che esiste. Che bravi che siamo? Abbiamo imparato una nuova parola!) e quindi non ha bisogno di protezione ed idratazione ma non un tipo di nutrimento specifico.
Perché sì: io ho più di trent'anni e la mia pelle ha giovato della crema, ma non come e quanto avrei voluto io. Sig!

sabato 23 novembre 2019

LaSaponaria e Alkemilla a confronto con il loro acido ialuronico

Nel mio negozio bio preferito, che vado ogni volta che necessito del mio deodorante di fiducia (Nutrino della Radici Toscane), ho di recente comprato prima l'Acido Ialuronico de LaSaponaria, per poi provare quello della Alkemilla.

Provai il primo perchè ho apprezzato più di un loro prodotto (ne parlerò appena mi tiro assieme) e ho voluto rischiare.
Il rischio è valso e mi sono trovata deliziosamente soddisfatta. L'odore non è dei migliori, ma sinceramente non si può neanche dire che odori di qualcosa. Le istruzioni ti dicono di metterlo qualche goccia sul viso e/o mischiato nella crema idratante. Essendo con il contagocce, entrambe le soluzioni sono estremamente fattibili. Ammetto di non averlo mischiato nella crema idratante, ma di averlo usato direttamente come crema idratante prima di andare a dormire. Ho provato a stenderlo a mani nude, ma ho presto sostituito la cosa con con un dischetto di cotone. Il motivo principale di questa scelta è stata data dall'impressione di sprecarne di meno. All'inizio sembra quasi ci sia una sensazione di appiccicaticcio (anche sulle dita quando la spalmi se lo fai senza batuffolo) ma è una sensazione estremamente breve: la pelle risulta ben presto morbida e levigata.
Una piacevolezza infinita.
Parlando con la commessa, mi ha parlato del rischio (forse che ha avuto qualcuno) di avere la pelle che risultava lucida dopo il suo utilizzo. Per mia esperienza, direi di no. Anzi. E ho la pelle tendenzialmente grassoccia.
L'ho regalato per il compleanno anche a mia cugina, che si avvicina ai quaranta. Lei aveva avuto una brutta reazione con una crema con acido ialuronico che le regalai a Natale e che comprai in farmacia. Le cominciò a bruciare il viso e a gonfiarsi. Se è vero che spesso ti brucia un po' ma è solo per una reazione alla effettiva esigenza della pelle di qual determinato ingrediente, è vero che era decisamente troppo nel suo caso.
Con questo prodotto, invece, a parte un leggero gonfiore, non ha avuto particolari disagi e la pelle le è rimasta comunque più idratata.

L'altro prodotto che ho comprato, quello dell'Alkemilla, l'ho comprato proprio per la fiducia che mi aveva dato quello precedente. Questo non è solo acido ialuronico, ma possiede anche estratti biologici di avena, aloe, malva, lino ed altea con l'intento di ampliarne l'azione idratante ed emolliente. Contrariamente all'altro, non con il contagocce, ma è contenuto in un tubetto da pomata con il becco stretto e lungo che permette un'attenta erogazione.
Come con il precedente, non posso lamentarmi. Questo prodotto sarebbe da stendere come una crema, io ho usato lo stesso procedimento dell'altro e tutt'ora non me ne pento.
La grande differenza tra i due sta nella sensazione del prodotto. L'effetto appiccicoso qui si sente decisamente di meno ed effettivamente, sembra essere più leggero, ma comunque efficace.
Faccio un esempio: mi sono truccata, il fondotinta mi ha fatto irritazione e quando (5 minuti dopo averlo messo) l'ho tolto mi sono ritrovata con parti del viso visibilmente irritate. Dopo aver pulito il viso con tanto di maschera purificante, avevo la pelle sì sgombra da qualunque cosa, ma ancora irritata. Indecisa su quale tester di crema crema nutriente o lenitiva (che comunque non avevo, ma solo idratanti) da mettere, alla fine sono andata dritta da questo prodotto che, in poco tempo, ha fatto sparire sia il rossore che il bruciore.
Un altra cosa che lo discosta dall'altro è proprio la questione odore. Mentre nell'altro c'era qualcosa di non particolarmente piacevole all'olfatto, qui manca del tutto questa sgradevolezza.
Sono entrambi di 30 ml, quindi la grandissima differenza sta nel prezzo che comunque in entrambi i casi è contenuto.
Non so gli altri prodotti simili, ma io questi li consiglio. Decisamente.

martedì 4 dicembre 2018

Deodoranti? Sì, e pure bio.

Negli ultimi mesi ho provato due tipi di deodorante di cui ora voglio condividere la mia personale opinione.
Se vi ricordate la mia esperienza con il deodorante della coop, comprenderete che non avevo una grande opinione dei deodoranti che si dicevano bio.
La mia opinione è: se sudi e puzzi, comprati la cosa che meglio funziona per evitare e fottitene se è bio o no.
Nel mio negozio bio di fiducia (Mondvert, ve ne ho già parlato) c'era in offerta il Miodeo Lady della Bioearth e, più per voglia di emulare mia sorella che per vera volontà di provarlo. Così come il secondo deodorante Deo Neutrino di Radici Toscane.
La commessa ci ricordava che è normale che il deodorante lo si debba mettere un'altra volta nel mezzo della giornata. Io concludo: una, se dovete di più, allora... beh, cambiate deodorante.
Se arrivate fino a sera, non abbandonatelo. Mi raccomando.
Per prima cosa, ho provato Deo Neunutrino di Radici Toscane.
rosascioccato.iobloggo.com
Ho comprato quello senza odore che ha come commento della stessa casa produttrice "per ascelle atomiche". Le altre hanno come sottotitolo "per ascelle mitiche".
Ridicolo?
Sì.
Ma cacchio. Ascelle? Ti dimentichi proprio di averle.
Per prima cosa, si presenta in una scatoletta rotonda e il mio primo pensiero era uno: costava troppo per quanto poco era. Sbagliavo. Merita tutti i soldi spesi.
Rientra nella categoria dei deodoranti in crema e la consistenza è caratterizzata dal bicarbonato che gli da una consistenza ruvida, ma non per questo fastidiosa al contatto con le ascelle. La cosa più fastidiosa è che devi prenderlo con le mani e poi spalmarlo, ma (capirete anche voi) non è quel gran dramma.
L'odore è del tutto inesistente sia del deodorante che delle vostre ascelle che rimarranno fresche. Le mie lo hanno fatto e io, non lo nego, sono una che suda (e sono fumatrice... e mangio male... e nulla di questo aiuta). Con questo deodorante (usato anche durante le giornate calde) non ho avuto problemi fino a sera e se non erano giornate fresche allora può durare anche di più (ma poi la sera ti lavi, quindi si ricomincia) e posso garantire che la sua efficacia è totale.
Ascelle atomiche? Sì, ascelle atomiche.
Peccato che bisogni imparare a dosare per non eccedere con il prodotto, o dura davvero troppo poco.
Dopo questo, che non vedo l'ora di ricomprare, ho provato  Miodeo Lady della Bioearth.
Purtroppo dopo un deodorante come Deo Neutrino, l'odore di Miodeo Lady lo sentivo (e lo sento tutt'ora visto che è il deodorante che sto usando) e per quanto molto buono, mi fa mancare quando non c'era alcuna presenza.
rosascioccato.blogspot.comAnche Miodeo Lady è un deodorante in crema, ma è da spruzzare. Il dosatore poi permette di spruzzare direttamente sull'ascella e poi di massaggiare per aiutare l'assorbimento, ma se pure vi dimenticate che essendo crema deve essere steso e quindi vi dimenticate di farlo, non c'è problema perché funziona bene lo stesso. Altra cosa molto buona è che con il dosatore non si eccede troppo.
Nonostante non mi abbia entusiasmato come l'altro, anche Miodeo vale i soldi spesi, essendo davvero molto buono e sia l'odore gradevole, sia la durata della sua azione che compete con molti (oserei dire quasi tutti) i deodoranti chimici più comuni e "rassicuranti".
Una nota dolente è che credo che Miodeo Lady non continuerà la sua produzione, spero solo che la Bioearth non smetterà di creare deodoranti, perché se sono tutti come questo, meritano davvero di conquistare una buona fetta di mercato, visto che io ho davvero apprezzato il rapporto qualità prezzo.

mercoledì 28 novembre 2018

Fanfiction in continua evoluzione.

Oggi farò il commento di una storia che, incredibilmente, pur essendo una fanfiction, non è ancora stata abbandonata.
Sto parlando di Annoiati Pericolosi, una fanficion ambientata nei giorni nostri, ma comunque ispirata alla ben famosa opera letteraria del diciottesimo secolo Relazioni Pericolose di De Laclos.
Fatto sta che per lo meno il numero di capitoli (anche se alcuni piuttosto piccoli) permettono uno svago di qualche ora... non tante, ma ci arriveremo.
Io lessi anni fa il libro e ancora oggi ho un paio di sassolini nella scarpa per la disparità uomo e donna, non tanto perché lì ci sono, ma perché sono ancora le stesse.
L'autore (qui il suo blog) è un amante dello scrivere e del condividere i suoi racconti, ma non ha bene bene a mente come funzioni il mondo del web.
Lo capisco. Io non riesco più a scrivere le storie di cui ho raccontato qui, ma tra il lavoro e la casa non ho molto tempo per stare al pc... e non sono di certo un'esperta del mondo online. 
Sarà che non ho facebook: sospetto che Franco de Michele lo abbia solo con la sua vera identità... manco fosse Batman.

Voi che ne pensate?


giovedì 1 novembre 2018

Crema Viso Biologica Giorno Avril

Oggi vi parlerò di una chicca dermatologica.
Tempo addietro comprai una serie di creme e col tempo ho potuto provarle tutte. 
In questo post parlerò brevemente di una delle creme che più mi sono piaciute.
La crema per il giorno della Avril. Una cream poco costosa, rispetto alle altre e con un buon rendimento.
Io personalmente compro per la maggior parte delle volte nel negozio fisico di Mondvert (poverine, le commesse sono sempre carine e gentili con me e mia sorella... e io in particolare sono un po' una rompina ma loro non perdono mai la cortesia), ma l'articolo è perfettamente recuperabile praticamente ovunque.
La crema è certificata biologica (o la Mondvert, comunque, non la venderebbe) ed è di produzione francese. Diciamo che posso riscontrare come difetto proprio la nazionalità di produzione e non perché la Francia è la Francia, ma perché il mio tubetto NON ha la descrizione in italiano (che poi dovrebbe essere proibito, ma vabbè... e se vi state chiedendo se non è colpa del negozio, la risposta è NO: anche in altre sedi l'ho vista con le scritte solo nella lingua dei nostri cugini galli).
Comunque, parlando della crema, è pubblicizzata come una crema da giorno per pelli normali e miste, con olio di macadamia e mandorle dolci bio, nonchè l'estratto di Giglio bianco. Affermano che la texture leggera permette alla crema di asciugarsi rapidamente e non ungere, garantendo protezione per tutto il giorno. Il profumo è dato proprio dal giglio che aiuta a tenere un'azione antiossidante.
Ovviamente garantiscono tutto il resto del bio possibile: senza parabeni e/o siliconi, senza coloranti di sintesi, cerificato bio da EcoCert (ignoro cosa significhi, ma io non voglio fingere di essere un'esperta, voglio solo annoverare la mia opinione insieme alle altre nella ricerca online), non testato sugli animali.
Purtroppo, ma anche no, non posso garantire nulla di quello che riguarda la composizione chimica, nè i certificati. 
Posso solo raccontare la mia esperienza nel provarla che per quanto facciano fighe le persone che scrivono recensioni, lo sappiamo tutti: è la cosa che davvero conta, il resto riempie solo spazio.
E confermo (quasi) tutto.
Il profumo è delizioso. Personalmente lo trovo molto fresco e delicato e, amando i buoni odori, ne rimango piacevolmente dipendente. Non rimane però addosso quindi non te lo senti tutto il giorno tutto il tempo, altra cosa molto apprezzabile.
Come dicono nella descrizione, la crema è effettivamente delicata e di facile assorbimento: la metti e subito dopo ti viene quasi da chiederti se l'hai messa, se non fosse per la sensazione di benessere che ti lascia.
La mia pelle ha apprezzato tantissimo questa crema: non rimaneva lucida ed era morbida.
Non posso dire che dura tutto il giorno, ma sicuramente buona parte della giornata.
A livello nutritivo non so dire se è effettivamente particolarmente "vitaminico", ma sicuramente ne ha abbastanza per non rovinare la pelle e tenerla fresca.
Non ho visto le qualità antiossidanti, ma qualcuno un giorno o l'altro dovrà spiegarmi come vederle.
Non me la sento di consigliarli a chi ha effettivamente una pelle normale, perchè se la mia che tende a essere grassa poi non rimane traslucida, forse non è abbastanza nutriente per loro.
Sicuramente per chi ha la pelle mista: quindi il 90% della popolazione (non illudetevi: sappiamo tutti di averla così! Non l'avete sensibile, l'avete solo grassa, la nostra pelle è speciale perchè è la nostra pelle, non perchè è vostra).
Comunque se volete una crema biologica a buon prezzo (meno di 10 euro) e con un buon rendimento, questa fa per voi.

sabato 13 ottobre 2018

Oli nutrienti per capelli.

(Questo articolo è stato scritto il 16 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Tempo fa (taaanto tempo fa) comprai a mia madre uno spray nutriente per capelli.
Che poi non era uno spray. Era un olio che si sprizzava sui capelli.
Più avanti ne comprai incuriosita uno per me, ritrovandomi però a usare prima quello che mia madre aveva usato.
Questi sono l'Olio di Argan della Omia e quello di Amla della Khadi.
Qui ne parlerò ora.



http://lamiasolaopinione.blogspot.it/



Quest'olio è piuttosto buono. 
Lo presi perchè era indicato per capelli secchi e fragili ed in effetti fa quello che dovrebbe fare: nutre il capello.
Preso per ammorbidire i capelli lisci, fa il suo effetto. Il problema è come si usa.
Il problema è che, per quanto dicano che non unge nè appesantisce, se segui le istruzioni che ti danno loro, ovvero applicarlo come balsamo dopo aver lavato i capelli, l'effetto è quello che nessuno vorrebbe mai volere: sembrano bagnati, sporchi.
Per quanto ne abbia capito, non è un problema solo dell'olio d'Argan, ma di tutti. 
http://lamiasolaopinione.blogspot.it/
Coda di cavallo che necessita di gel o forcine
La cosa da fare è metterlo prima di fare la doccia e lasciare che faccia il suo lavoro. Io personalmente l'ho lasciato agire sempre un paio d'ore e poi ci si lava i capelli come al solito.
Dicono che può essere utilizzato sia sui capelli asciutti che umidi dopo lo shampoo, ma se lo mettete prima di fare la doccia o comunque lavarvi i capelli, vedrete che i capelli risultano essere sì lucidi, ma perchè danno un effetto gel. Penso quindi che se volete legarvi i capelli con un'alta coda di cavallo tipo questa qui sotto, allora credo faccia al caso vostro. Anche perchè almeno non è gel.
Comunque il suo effetto nutritivo lo ha eccome.
Personalmente ho avuto i capelli davvero più morbidi e quella sofferenza di due ore, perchè i capelli lunghi (e tutti quelli con i capelli lunghi sanno come si trattano) sono più districabili e hanno davvero un aspetto migliore.
Bisogna però avere pazienza. Non bisogna di certo spruzzarselo e subito dopo lavarsi i capelli.




http://lamiasolaopinione.blogspot.it/

Preso dopo l'altro, sapevo cosa aspettarmi e cosa fare.
Questo lo presi per le ottime recensioni sull'Amla, perchè diciamocelo: quest'olio è presentato come il genio della lampada per i capelli e per quanto si sa che i miracoli non esistono, ci dovrà pur essere qualcosa di buono, no?
Il lato negativo dell'olio della Kadi è il dosatore, se quest'olio lo si vuole usare direttamente sui capelli, essendo conferito con un contagocce.
Personalmente, per applicarlo, l'ho messo nel boccettino ormai vuoto dell'altro olio e l'ho applicato così.
Anche questo bisogna usarlo alla stessa maniera dell'Olio di Argan, ma ammetto che la sensazione di nutrimento è più alta rispetto all'altro, anche se non di molto. Una cosa che ho notato è che se usato e lasciato applicare quel paio d'ore (loro consigliano anche tutta la notte, io non ho così tanto coraggio e poi riuscirei a dormire per il mal di testa che i capelli sporchi e oleosi mi producono) i capelli rimangono puliti almeno un giorno in più rispetto al solito.
Certo, non lo consiglierei come gel, anche perchè contrariamente all'olio di Argan l'odore non è così gradevole (e profumoso) ed ha dei residui dati dall'Amla (che potete vedere dalla stessa fotografia).





                     

Mi dispiace solo di averli finiti...

venerdì 5 ottobre 2018

Due prodotti Viviverde Coop

(Questo articolo è stato scritto il 15 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Opinioni a Go Go!)

La Viviverde Coop è una linea che ha fatto impazzire il mondo delle squattrinate come me.
Perchè?
Basso costo e altamente "bio".
Quando si impazza sul web a ricercare le recensioni, infatti, sono talmente entusiaste che non si può non provare.
E invece...
Mia sorella adora comprare i prodotti alla Coop e quando ci va mi chiede se voglio che prenda qualcosa.
Qualche mese fa le feci comprare, presa da quell'ottimismo di cui tanto si parla il Deodorante delicato spray e la Crema viso Gel per pelli normali e miste.

Ma questa non sarà una recensione positiva. Ma manco per niente.

DEODORANTE SPRAY COOP

http://lamiasolaopinione.blogspot.it/

Premessa. Io sudo come tutti. Ne troppo, nè troppo poco. Sudo nella media.
Anzi, se devo essere sincera, faccio talmente poco movimento che si può dire che non sudo così tanto.
Al massimo ci sono, come con tutti, dei tessuti che mi fanno sudare e altri no.
Da non comprare. Assolutamente. Se è vero che quello spray è più efficacie, allora non bisogna manco prendere quello roll-on.
Mi chiedo se chi li ha recensiti li ha davvero provati o no e per quanto tempo. 
Tranne un paio di loro, penso sinceramente che tutte le altre abbiano fatto copia-incolla e tanti saluti.
E se li hanno provati, per quanto tempo?
Io l'ho tenuto un mese. 
E poi ho detto "ma manco morta".
Non ho mai puzzato così tanto in tutta la mia vita. Anche quando non metto il deodorante.
E non parlo di molto tempo: parlo di poche ore. Prima di pranzo già sentivo che l'effetto del deodorante era svanito.
E se mi dite che allora avrei dovuto portarmelo dietro e usarlo ancora, il dito medio ve lo alzo dritto in faccia: una persona non si deve preoccupare che il suo deodorante non funzioni. E ci si può anche aspettare che non funzioni fino a sera, ma per l'amor del cielo! Almeno fino alla pausa pranzo!

Che fine gli ho fatto fare?
E' nel beauty-case da piscina: quelle volte che vado in un paio di SPA.
Perchè, va bene che costa poco, ma non posso fare a meno di non continuare a usarlo fino a quando non finisce.


CREMA VISO GEL IDRATANTE PROTETTIVA - pelli normali e miste


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Altro Flop.
Non basso come quel deodorante, ma un altro Flop.
Anche qui, dovrebbe essere proprio come dice l'iscrizione. Pelli normali e miste.
Il risultato?
Deprimente.
Non sono una di quelle persone che mette chili di crema addosso: metto sinceramente giusto l'indispensabile se non addirittura una dose inferiore, quindi non si può parlare del prodotto come "sovradosato".
Ho già usato prima creme gel, ma in effetti ne ricordo solo una della mia farmacia di quartiere.
Lasciando perdere la risposta plausibile che tutte le creme gel sono così (e no, perchè quella appena citata non lo era), l'unica cosa davvero bella di questa crema è il suo involucro che non lascia sprechi e non fa andare a contatto con l'aria la crema stessa.
A stenderla è anche liscia e spalmabile, non è densa, ma è proprio per la sua natura di gel.
Ma non mi sembra lasci particolari effetti positivi alla pelle. Non la sento idratata, ma piuttosto lucida.
E' come sentire un leggerissimo strato di pellicola trasparente sul viso.
Uno strato che ti rimane addosso per almeno mezza giornata (funzionasse così anche il deodorante...) e non ti fa sentire a posto, ma piuttosto con la pelle lucida.
Tendo a usare altri prodotti biologici?
Sì.
Una cosa che consigliano e che a me è capitato di fare e di avere delle buone performance (o comunque accettabili) è creare una sorta di bb-cream. Con questa è impossibile: sfalda letteralmente il fondotinta (e io ne uso uno della Avril, quindi non è esattamente il più chimico sul mercato, ma fa dannatamente bene il suo lavoro) e anche appena spalmata non permette che si stenda lo stesso fondotinta sopracitato.
La mia paranoia lo accusa anche dei brufoli che di recente mi sono comparsi, ma questa penso sia solo una mia paranoia.
Anche qui, è vero che mi è costata poco, ma questo non vuol dire che siano soldi sprecati.

Purtroppo, contrariamente al deodorante, al momento non ho una crema di rimpiazzo e mi devo accontentare di qualche tester che recupero o davvero di questa crema.
Per fortuna sono una che si dimentica di metterla.























martedì 2 maggio 2017

dillo con la moda! parte 3

Ritorno con quello che si può definire il mio concetto di... "Dillo con la moda". Devo dire che questa poi ha un taglio decisamente accattivante. Meno banale del Primo, più bello del secondo. Almeno nel taglio.
Non sto a cercare la marca per un semplice motivo: non so neanche di che anno è ma è il concetto del messaggio, ovviamente, che conta.
Perchè essere femministe vuol dire essere libere di non dover sopportare l'essere giudicate per il nostro sesso.
E non siate amiche mie, lo dirò ogni volta che farò spuntare magliette guerriere: ci dicono che non possiamo fare certe cose, che anche prima di essere adolescenti dobbiamo smettere di giocare a calcio perchè non è da donne.
Devi essere felice di avere offensivi e continui commenti sul proprio culo o del proprio seno, che sia grasso o sodo, alto o basso... e devi pure essere contenta e ringraziare.
Che devi per forza essere lesbica se dici di no a un ragazzo che non ti piace.
Perchè hai qualche problema se non sei docile e sorridere sempre.
Perchè in un gruppo non sei quella che viene ascoltata e la tua idea non è mai presa in considerazione se c'è prima quella di un maschio.
Perchè non puoi permetterti di piangere o arrabbiarti perchè se no sei esterica ed è tutto nella tua testa.




Perchè lo sai: avresti spaccato il mondo, se non ti avessero tarpato le ali prima.

giovedì 23 febbraio 2017

Perle rosa da indossare


Perchè mi piace tornare sulle cose ovvie, se non ricordate...
Non è esattamente il mio ideale di maglietta, ma credo che il messaggio sia semplicemente meraviglioso.

giovedì 28 luglio 2016

Distopie vecchie e nuove

Oggi parliamo di libri.
Ebbene sì. I libri, quella cosa strana che tutti hanno ma in pochi usano.
L'argomento di oggi sono le disutopie.
Un genere poco commentato nel mondo, ma i due libri che qui tratterò sono particolarmente conosciuti nel mondo: uno perchè un classico, l'altro perchè - a quanto mi è sembrato di vedere - non solo ha fatto un buon lavoro di marketing, ma anche perchè... beh, merita.
I due libri sono Il mondo Nuovo di Aldos Huxley e Solo per sempre tua di Louise O'Neill.

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I due libri, scritti a quasi un secolo di distanza, dimostrano indubbie similitudini e personalmente ho notato molto del primo nel secondo, senza che questi però ne risulti un clone, anzi, ma è indubbio che un colosso del genere fantascientifico de Il nuovo mondo è il massimo riferimento del genere e se si vuole scrive un libro di questo genere, è impossibile non averlo preso almeno in parte come modello.
Le mie recensioni qui sotto riporteranno la mia personalissima opinione, senza farne un riassunto per un ovvio motivo: il primo libro è un classico e la sua storia se non è nota è facilmente recuperabile, il secondo è parecchio commentato sul web e quindi non è difficile trovarne il riassunto che quindi anche in questo caso è superfluo.


Questo libro, scritto nel 1932 è una straordinaria perla del genere fantascientifico.
Per argomento e sviluppo, si può pensare che il libro sia incredibilmente attuale, nonostante i suoi ottant'anni.
Scritto più di quindici anni prima del più famoso 1984, è come lui un lampante colpo di genio del suo scrittore.
In questo libro abbiamo tutto quello che si può volere nelle paranoie di chiunque, sia nel campo scientifico che politico: dall'eugenetica al controllo mentale, ma anche i comportamenti sociali hanno un secco e ben definito modello.
Come ogni brava storia, questa società è nata dopo una guerra e la nascita di un unico grande governo, dove non si sa l'origine di tutto questo e parlano di quello che era il passato, come un'era barbara.
In questo mondo ci sono tutti gli elementi che possono alimentare le fantasie dei paranoici e far penare i pensatori:

  • un governo unico i cui capi sono gli unici a sapere perchè sono così e come erano prima
  • ossessione per il nuovo e il buttar via le cose recuperabili anche se solo lievemente scheggiate
  • serializzazione di ogni cosa
  • sessualizzazione precoce indotta già in giovane età
  • alienazone ai sentimenti perchè sbagliati
  • nascite in laboratorio e in serie
  • divisione in caste (con tanto manipolazione dei feti per intervenire sullo sviluppo di chi non è destinato agli alti livelli)
  • utilizzo di droghe euforizzanti per compensare il mancato condizionamento che induce ad amare la propria vita ed è impossibile non prenderlo
  • parole tabu come padre e madre (che sono usate come insulti)
  • vita collettiva e inaccettabile scegliere di passare il tempo in solitudine (Benni? In questo c'entri anche tu? Eh, Benny? Tu e la tua casa Balilla?)
  • e avere opinioni politiche? Ma scherziamo!

Tutto però ha un cambiamento proprio quando questa bella società incontra un suo simile: gli abitanti quindi incontrano un giovane uomo nato per errore da una donna e un uomo (lei viene mollata dove ci sono dei primitivi e, creduta morta, passa lì la vita dall'abbandono in avanti) di un'alta casta e che, confrontandosi contro di loro si scontra.
Nei fatti lui è stato allevato con lo stile non civilizzato, pur sapendo leggere e scrivere grazie alla madre.
Lo stratagemma è geniale e non puoi fare a meno di parteggiare per il giovane John e nel uso conflitto con il mondo da cui teoricamente dovrebbe venire. 
Se da un lato, infatti, ti viene voglia di mandare a quel paese le donne della riserva che si arrabbiano con sua madre perchè "gli ruba i mariti" manco fosse la puttana di turno e i loro compagni non avessero scelta (ma parliamo comunque di un libro scritto da un uomo nei primi anni trenta del 900, non posso chiedere un cervello e comunque rispecchia bene anche molte situazioni qui contemporanee) e quando ritornano i contatti col nuovo mondo è allontanata da questo perchè... tatatadaaan: è una madre.

Il libro incuriosisce e appassiona e personalmente, avendolo letto per la prima volta a diciassette anni, lo reputo interessante per tutte le età e tutti i generi.
Non è complicato, nè contorto. Piacevole alla lettura e affascinante. Non ha idee di cospirazione, ma certo ti fa pensare, quasi a chiedersi il mondo non si sta dirigendo davvero fino a quel punto.
In fondo, guardatevi attorno: davvero non trovate un po' di tutti i punti in quella società?



Questo libro è decisamente un altro paio di maniche.
Lo ammetto, forse è un po' sessista (ma anche no, se Salvini più dire certe cose sulla Boldrini e non esserlo), ma non credo che sia una lettura per uomini.
Le premesse sono le stesse del libro precedente: il mondo per un qualche motivo (in questo caso le nostre amate catastrofi naturali) si è trasformato in Zone.
La storia è ambientata in una specie di scuola femminile dove le eva, le nuove donne (anche queste  nate progettate in laboratorio) vengono allevate per diventare le compagne degli Eredi della loro zona.
La protagonista tale freida (notare che no, la f non è maiuscola, ma nessuna donna avrà il nome maiuscolo), una eva insucura e bisognosa di conferme. Il suo ultimo anno di scuola è l'anno decisivo: come eva dell'ultimo anno, dovrà conoscere gli eredi ed essere scelta: o diventerà una compagna (come lei e la sua migliore amica isabel hanno sempre sognato), una concubina o una casta.
Il suo piccolo mondo però si sconvolge in quanto la presenza costante di isabel viene a mancare: lei, la favorita del loro anno, smette di essere l'ape regina della situazione e anzi, comincia a essere il genere di donna che nessuno vorrebbe essere: grassa.
Durante tutto il racconto ci sono costanti riferimenti all'indottrinamento che le eva subiscono sin dalla tenera età, o il comportamento feroce che lor hanno tra di loro che va dall'ipocrisia alla cattiveria sempre celate in un sorriso per amore della richiesta di accettazione.
Oltre a freida e isabel, un altro elemento fondamentale della storia e megan, altra eva del loro anno che, sparita isabel, diviene la nuova ape regina.
Premetto (e conoscendomi lo ripeterò anche alla fine) il romanzo è estremamente veloce e fosibile. Non è pesante e anche quando è futile, non è stopposo e che l'innumerevole numero di pagine è assolutamente veloce, vuoi perchè di solito i libri hanno caratteri più piccolì, così come la spaziatura.
Ma c'è quel però. 
Oh, c'è, ma è totalemente personale.
Perchè?
Perchè se Il nuovo mondo lo guardi con un certo distacco, questo libro un po' di colpisce, urtando il tuo ego.
Ormai trent'enne, posso permettermi di guardare la me adolescente e darle un bel calcio sul fondo schiena ossuto, ma non ho voglia di rivedermi in un personaggio come quello di freida.
Tutte le ragazze si illudono di essere come isabel: bella, carina, simpatica, sincera, onesta... insomma, l'ape regina che tutte noi gregarie sogniamo di incontrare, ma in verità sono tutte delle stronze come megan.
La questione gregaria, in fondo, è il vero problema. Più leggi di freida più ti immedesimi. Purtroppo non è per la bravura dell'autrice (o della traduttrice), ma è per quella bruciante vocina nella tua testa che ti fa vedere troppo di lei in te, o nella vecchia te. Da come non risponde quando dovrebbe, pur di non farsi nemica dal capetta di turno, della sua esigenza di piacere.
In un certo senso, la sua dipendenza da sonniferi te la rende più accettabile perchè tu non necessariamente sei dipendente dai farmaci.
Forse è vero che, non essendo un'adolescente, vedo al questione "social network" in maniera più distaccata di come farebbe una diciassettenne (e quando viene tolto loro non l'ho reputato così tremendo), ma l'ossessione della magrezza è una costante della vita di tutte le donne. Io personalmente sono magra e il mio problema non è mai stato dimagrire ma ingrassare, ma non ho passato una settimana degli ultimi dieci anni, senza sentire qualcuna che non se ne lamenta anche se non ne ha decisamente bisogno. Poi c'è l'insana esigenza di dover piacere che ti fa venir voglia di tagliarti le vene, visto che ti fa ingoiare rospi davvero grossi offerti dal falso sorriso della stronza di turno che è prona a distruggerti appena non la veneri.
Io ho avuto la mia megan e la mia megan mi ha distrutto con le diffamazioni di rito quando a un certo punto l'ho mandata a 'fanculo, quindi personalmente ho avuto la mia vittoria, ma la freida che è in me, nonostante gli anni e il lavoro su me stessa, è rimasta. E nonostante tutto, non sarebbe stato difficile per me rimanere freida.
Perchè lasciate perdere tutte le parti di condivisione virtuale della storia, per il resto, con o senza fotografie postate in rete e commenti del cavolo, siamo state tutte fredia e una delle sue sorelle eva.
Leggendolo non ho però potuto non pensare alla mia nipotina di undici anni e a come, in effetti, le cose si stiano avvicinando a quelle descritte.
Lasciamo perdere le assurdità messe solo per far arrivare alla creazione della scuola (la nascita di soli maschi per pillola che elimina la possibilità di concepimenti femminili), ma l'induzione delle donne di essere sottomessa, senza lamentele, stupida e analfabeta, ubbidiente, servizievole e a pura e sola disposizione maschile non è così lontano da quello che ti inducono a pensare ora: mia nipote, ad esempio, dopo aver ricevuto uno skateboard come regalo per la promozione mi ha commentato "lo so, ti sembrerà assurdo che io abbia voluto un gioco del genere, ma..." e si è sorpresa quando le ho detto che alla sua età anche io ci giocavo e che non era un gioco da maschi.
La presenza anche degli eredi, poi, è del tutto irrilevante se non nel mostrare come queste eva siano del tutto anonime e intercambiabili tra di loro per quanto quei ragazzi possano professarsi coinvolti, e che anche questi eredi lo sono, basta che loro riescano a finire nella categoria che hanno scelto (poi, più in alto va, meglio è), ma il problema della loro presenza è proprio non tanto l'impossibilità delle eva di scegliere se andare o no con uno di loro, ma anche di come attualmente ci mettiamo in mostra per dimostrare quali brave serve (non mogli) potremmo essere perchè dobbiamo essere etichettate e dimanere in quelle etichette e perchè devi essere sempre in relazione con un uomo se no non sei nessuno. 
E che hai una data di scadenza.
Sfumature poi sulle modifiche genetiche che eliminano il gene Arcobaleno poi è solo pura inutilità dell'essere e l'autrice poteva evitarlo se non vuole poi approfondire la cosa in un altra storia (che allora ben venga, io me lo leggerò volentieir).
Il finale di freida è piuttosto scontato, anche se non lo è il modo in cui si arriva: passando per isabel, fino al crudele destino che di isabel che alla fine ha ceduto le armi, o forse ha vinto.
L'amicizia/non-più-amicizia tra le due è un elemento costante nella storia e comunque un elemento estremamente interessante per l'interazione e nel far riflettere sull'amicizia, peccato che in fondo, non sia particolarmente approfondito e sembra solo la parte della (forse troppa) carne al fuoco della storia (come la questione del gene, ma questa non è più sviluppabile).

giovedì 30 giugno 2016

MARIA ANTONIETTA E LO SCANDALO DELLA COLLANA di Benedetta Craveri



Maria Antonietta è di certo la più famosa regina di Francia.
Più di Caterina de Medici, che tenne unito il regno mentre a uno a uno i suoi figli passavano a miglior vita.
Più di Anna, infanta di Spagna, che ha protetto il figlio con maestrale eleganza dalla Fronda e ha dato alla Francia il Re Sole.
Potrei continuare citando anche la cara Maria Leszczyńska o la povera e sola Maria Teresa e andare zizzagando per tutta la storia del regno che più di tutti rappresenta l' Ancier Regim.
Ma è Maria Antonietta, rosa di Versailles, che ha le sfumature più malinconiche di tutte.


Il clamoroso Affare della Collana, poi, è forse l'emblema dell'incredibile impiccio in cui lei e il marito si stavano andando a cacciare (un impiccio che farà saltare migliaia di teste tra cui la loro, ma che soprattutto ha cambiato il mondo intero).
In questo libro, praticamente un compendio viste anche l'esiguo numero di pagine, ha l'incredibile capacità di lasciare al lettore un'intensa e precisa idea dei fatti, analizzando i personaggi principali di questa che, se non fosse successa davvero, sarebbe semplicemente un'opera rappresentabile alla Scala, suggestiva e surreale a tratti, divertente per altri, sicuramente con note drammatiche di interessante rilievo.

E' inutile, per me, stare qui a parlare della storia in sè: tutti la conoscono. Quindi scusatemi, passo direttamente al libro.


 La Craveri qui analizza in maniera metodica i fatti, raccoglie le fonti e il suo punto di vista rimane velato, anche perché sono i fatti che si commentano da soli e questo aneddoto, che accomuna la figlia illegittima di una casa reale decaduta e la sua sventurata regina, è esemplare sul mondo che fu.

Personalmente, lo ammetto senza mezzi termini, mi è piaciuta molto una certa ambiguità che si può notare alla conclusione della storia.
Un'ambiguità che certo è data anche dalle pieghe del tempo, ma che non può non lasciarti avvolti nel suo mistero.
E' un aneddoto che la Craveri non si risparmia di notare e che invece risulta essere estremamente interessante proprio perchè denota la superficialità che era ben ritratta anche dai libri di Watteau: quando guardi la nobiltà ritratta dall'artista e leggi della stessa superficialità nella fine di quel libro, non puoi non capire perfettamente come mezzo secolo dopo la morte dell'artista, i francesi hanno fatto una (la) Rivoluzione.




Se sei interessato...


giovedì 16 giugno 2016

Vendetta in rosa

Sto scrivendo ancora il nuovo capitolo di uno dei racconti, che mi sta prendendo più tempo del previsto. Spero di finirlo a breve, per intenderci.

Intanto mi permetto di segnalare la storia di una vendetta al femminile. Una storia vera e piuttosto simpatica. E' comparsa sul Corriere della Sera e per quanto ci siano delle premesse sulla situazione attuale della ragazza quando il giornalista parla della trasformazione su cui avrei da ridire su un paio di punti, è la storia in se che non ho potuto non apprezzare e mi è venuta voglia di condividerla. Lui chiede anche scusa con le frasi di circostanza, ma lei ha ribattuto la verità. Spero poi non gli dia una possibilità, perché quelle parole sono talmente vecchie che le ho già sentite pure io. E no, sono stufa di dare il beneficio del dubbio.

Perché?
Perché io stessa sono stata una di quei mostri che poi si è trasformata in una ragazza piacevole da guardare anche senza i mille chili di trucco (che sono troppo pigra per mettere) e ho avuto a che fare con amici che a distanza di tempo hanno fatto apprezzamenti che denotavano quanto mi sottostimassero prima come oggetto di probabile desiderio. Il che comunque insulta la mia dignità in primis (perché non sono solo un oggetto scopabile, ma una persona), e la loro che se pensano così di relazionarsi con le donne, allora sono i primi a non essere scopabili.

Un altro motivo è perché le commedie americane che ci costringono a tenere come stereotipo l'idea che la ragazza brutta (che brutta non è) e sfigata, diventa la strafiga (perché da pantalone, passa a minigonna) di turno e poi è felice che il tipo che prima la tormentava ora la ama.
Ma quella protagonista non merita il meglio. Le donne vere sì.

giovedì 9 giugno 2016

IL CALORE DEL SANGUE di Irène Némiruvsky e PAESI TUOI di Cesare Pavese

Volevo scrivere un post solo sul primo dei due libri del titolo, ma poi non ho potuto non fare mentalmente il paragone all'altro e la passione di quella lettura ancora è tanto forte in me che non ho potuto non decidere di metterla in atto.
Due libri che sono stati scritti nello stesso periodo, due libri che hanno una morte tragica al loro interno, due libri che indubbiamente mostrano una differenza abissale: quella dei due autori.

L'anno scorso il nome di Irène Némiruvsky è diventato famoso grazie a un film d'amore ambientato nella seconda guerra mondiale dove una donna francese si innamora di un soldato nazista che, se non ricordo male, è stato ospitato a casa sua. 
Ammetto di non aver visto il film per due motivi fondamentali: è una storia d'amore ed è ambientata nel periodo della seconda guerra mondiale. 
Ebbene sì, in questo blog parlo essenzialmente delle (dis)avventure morose di gruppo di donne, basandomi su storie veramente accadute, ma di romanzi rosa ne leggo ben pochi e, di sicuro, i film d'amore sono ben lontani dalla mia classifica dei film da non perdere.
Devo anche ammettere che la seconda guerra mondiale è in argomento piuttosto controverso per me. Sono una che legge documentari e resoconti di prima persona, che si è commossa con Elie Wiesel (pubblicherò certamente un riassunto del suo libro La notte e aggiungerò il link qui), ma non guardo i documentari sul nazifascismo, figuriamoci guardare un film simile.

Nei fatti, la signora Némiruvsky la conosco per un altro racconto.

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Il libro non è altro che il racconto controverso ed estremamente realistico. Provate a seguirmi. La storia comincia con il narratore Sylvestre che viene invitato al matrimonio della figlia di alcuni suoi amici di vecchia data a cui è molto legato: sua cugina Helene ed il marito Francois. Da qui sappiamo già qualcosa dei due coniugi: sono sempre stati molto innamorati e fin dal primo momento che Francois la incontrò quando ancora era una bambina, aveva deciso che si sarebbe sposato con lei. Già dalle prime battute, però, sappiamo che c'è qualcosa che non viene detto, che viene taciuto e che non tutti sanno; non era il primo marito di lei, non era nulla di che... forse. La storia comunque va avanti e parla del matrimonio dei due giovani innamorati (Colette e Jean) e si scopre anche molto sul perchè Sylvestre, un tempo di famiglia ricca e agiata, avesse invece perso tutto. La storia poi precipita in un giallo e i nodi vengono al pettine. Cose che il lettore intuisce solo o ha il sospetto, alla fine hanno un senso compiuto.


Questo breve racconto (scusate, ma per me è davvero difficile chiamarlo romanzo visto che il formato della Piccola Biblioteca Adelphi è di un A5 e il numero di pagine si aggira ai 150 con una velocità di lettura che può essere da un giorno a un'ora - dipende dal lettore) racconta quello che in verità era quasi la norma nelle storie di paese, parlando di una certa omertà dilagante, dove la noia porta ad azioni che in facciata non si farebbero mai, dove il rancore da tempo nascosto viene alla luce in tutto il suo fuoco. Se inizialmente puoi patteggiare per un personaggi, poi non puoi non trovarlo insofferente per il finto perbenismo che impone. Le persone del villaggio poi sembrano così simili a tutti gli abitanti di un certo mondo antico, dove devi obbedire alle loro regole, essere con loro e rimanere dalla loro parte e dove non c'è spazio che per l'assecondare un volere collettivo, dove, soprattutto, tutti sanno tutto ma nessuno sa niente e anche quando hanno deciso e voglio ammonire, comunque non parlano della verità di quello che è e che tutti sanno.
Il libro riesce ad essere in una così veloce lettura, tutto quello che molti libri tendono a voler essere in molte più pagine, anche se forse non sarebbe mai riuscito ad andare più nel profondo nella denuncia dell'ipocrisia di una finta vita perfetta dove il mondo agreste è idilliaco che non lo è e dove i rancori e le passioni non sono latenti, ma solo mal celate.

Insomma: un classico: nessuno parla ma tutti sanno tutto, tranne chi dovrebbe.




Autore di tutt'altro calibro è invece Cesare Pavese, sopratutto in PAESI TUOI .

Lessi questo libro bella più completa ignoranza. Solo dopo associai uno dei libri-polettone (La luna e il falò) di cui mi parlavano alcuni compagni e che il mio professore di italiano non ci fece mai leggere (preferendo molto di più Memorie dal Sottosuolo).  


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Anche Paesi Tuoi è un libro campestre, come l'altro. Ma qui il narratore non è un uomo ormai ritiratosi dal mondo, ma piuttosto un giovane ragazzo torinese: Berto.
Berto incontra in cella Talio, un contadino che non gli si scolla di dosso e che infine segue, finendo in un posto a lui del tutto estraneo: la campagna.Qui fa la conoscenza della famiglia di Berto: dal padre Talino (che guai a chi gli tocca l'unico maschio), alla madre alle quattro sorelle.
La differenza tra Berto e i suoi ospiti è profonda, lui non ha un'alta considerazione, se non per la più giovane, Gisella, che è l'unica ad avere un minimo di attrattiva ai suoi occhi.
Il ragazzo veleggia, come il lettore, che c'è qualcosa che non va, ma come il lettore prosegue con la sua storia fino all'atto tragico e Berto, sconvolto, l'unica cosa che vuole fare è tornarsene a casa. Qui di idilliaco non c'è nulla, solo la cruda realtà del mondo.Tutto è intenso in quello che accade e non c'è nessun mistero da svelare. Anche qui tutti sanno e tutti tacciono e solo Berto, che è estraneo, rimane veramente sconvolto dalle azioni che vengono perpetrate. Qui Pavese affronta temi forti e terribili, dalla violenza, all'incesto, dal maschilismo alla violenza di genere in un libro che sconvolge e quando lo finisci non puoi ancora credere di averlo letto davvero.
Qui si parla di passioni profonde, di ingiustizie inaudite e di rifiuto, della Bestialità della condizione umana.Nei fatti, Pavese vuole mostrare anche il cambiamento del mondo, come si stanno evolvendo le cose, dal malessere delle persone alla sempre attuale migrazione.
Temi allegorici usati o no, non riesci a rimanere indifferente davanti alla storia che Berto racconta, non puoi farlo.
Nel romanzo c'è la misoginia che ancora è ben presente nel nostro Paese, dove il figlio maschio viene difeso da tutto: dagli incendi, dallo stupro, dall'omicidio.
E' un libro intenso e, ben lontano dall'essere splatter, ti da meglio di altri un forte senso di orrore, come un pugno allo stomaco: perchè anche se non è reale, è indubbio che abbia un che di realistico.


Se anche tu sei interessato a leggerli...

    

sabato 28 maggio 2016

H&M: quando dei bei messaggi forti fanno davvero moda.

La stagione scorsa per spendere un regalo di compleanno (buono spesa) sono andata ad H&M.
Ammetto che non sono una grande amante di quel marchio, ma sono rimasta sorpresa di un loro prodotto.
Così tanto che l'ho comprato.

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Forse avrei dovuto premettere che ODIO le scritte sulle magliette. 
Penso sia poco intelligente indossare il marchio di una società e pagarlo pure in maniera spropositata, penso anche che qualunque logo debba essere eliminato (anche perchè se non riesci a distinguere un buon capo da uno pessimo senza il logo, allora vuol dire che anche il buon capo è pessimo) e anche la maggior parte delle scritte e dei disegni.
Tutto deve essere in un certo standard di estetica.
Dai Pois alle farfalle per arrivare al Tartan (primo grande amore) tutto deve essere dentro un certo schema estetico, di proporzioni e... beh, non deve essere quello che io definisco "cinesata", "paino", "paesano" e chi più ne ha più ne metta.
Sì, sono un po' puzzona.

Poi arriva questa:
feminism the radical notion that women are people

Femminismo: l'idea radicale che le donne sono persone.

E' sconvolgente nella sua semplicità. Felpa nera con scritta bianca, scritta senza fronzoli, da dizionario (dizionario, non Wikipedia), con un messaggio chiaro, semplice, lineare e assolutamente centrato.

Ho scoperto per scrivere di questo post che lo hanno scritto anche sulle magliette.



In verità H&M non è nuova a queste scritte.
Ne ha fatte altre di molto belle:

rosascioccato.blogspot.com
Questo ne è solo un esempio



Denotano un'idea di fondo estremamente bella e provocatrice che non è come la puttanata delle Veline "Che sono nate facendo il verso alle vallette ma che in fondo sono molto peggio visto che sin da subito è diventato un termine dispregiativo".

Qui c'è un messaggio e qualcuno con il coraggio di indossarlo.

In Italia dobbiamo quasi ringraziare l'essere molestate e mettere messaggi simili offenderebbe la nostra società... ma io sono nata Punk.

Perchè ne ho parlato?
Perchè consiglio a tutti di indossare le proprie idee, non solo fingere  di averle. Forse non potremo cambiare il mondo, ma sicuramente cambia il nostro amor proprio.