lunedì 3 giugno 2019

Blush lavera - Natural Mousse

(Questo articolo è stato scritto il 02 settembre 2016 sul blog della sottoscritta Opimioni a go-go) 

Partiamo con l'aneddoto.
Ora anche certi supermercati vendono Lavera.
E' una marca tedesca che io personalmente uso molto perchè, nonostante i prezzi è davvero pregevole.
Questa volta parlo del loro Natural Mousse Blush.
L'esperienza con questo trucco non è iniziata nel modo migliore.
Le premesse da parte mia e sua non sono il massimo:

  • io non uso i blush solitamente
  • il prezzo era davvero elevato per una robina del genere, per lo meno a parer mio.
In effetti l'ho preso solo perchè col brutto tempo che c'è per essere giugno e a fine mese ho un matrimonio, non volevo sembrare così tanto cadaverica, ecco...

Alla fine quindi mi sono decisa a prenderlo, ripromettendomi di non comprare altri trucchi fino a quando non ne finisco almeno uno... beh, a parte quando comprerò la matita nera che mi manca, OVVIO (almeno quella mi è finita davvero!!). 

La prima volta che l'ho aperto è stato un DELIRIO.
E' impossibile farlo.
Ho provato girando, Niente
Ho provato con le unghie, Niente.
Ho provato con quell'odioso aggeggio da cucina che serve per aprire i vasetti scivolosi.
NIENTE.
Sono arrivata a usare un coltello...per fare pressione e alzarlo, visto che non si capiva se era da girare o a pressione... finendo per aprire la parte sotto.
Ok. Almeno a quel punto sono arrivata a capire che è avvitato...
Ma come aprirlo?
Alla fine ho chiesto aiuto a mio padre.
Non per altro, ma visto che peso meno di 45 chili, capirete che la mia forza, per quanto ragguardevole, sia proporzionata alla mia corporature di piccola donna minuta, mentre mio padre pesa due volte me a essere gentili...
Ci ha provato anche lui alla stessa maniera mia: mani, aggeggio odioso da cucina.
Niente.
Allora ha acceso il fornello per riscaldare la plastica.
Questo perchè?
Perchè riscaldare leggermente la fiamma aiuta ad aprire.
Peccato che non ha funzionato.
O meglio.
Era ancora caldo quando, dopo avergli detto per la terza volta l'ultima avventura col coltello, ha sentenziato che allora era a pressione e, preso a sua volta il coltello, mentre mi diceva "Allora, devi sapere dove fare pressione..." l'ha aperto dalla parte giusta.
E abbiamo scoperto essere da avvitare.
Da lì, sia io, che mia madre, ci abbiamo messo le dita sopra per vedere come fosse.


Responso sul prodotto.


Di primo acchito sembra davvero scuro, tanto che una pelle pallida-mediterranea (sì esiste è quella che nessuno vorrebbe avere, visto che è meglio il pallido nordico che sembra meno malaticcio) come la mia può risultare troppo chiara per poterci stare bene, mentre sicuramente è ben disposto sin da subito per le mediterranee più scure, come ad esempio mia madre.
Bisogna fare attenzione ad usarlo, onde evitare di avere un effetto pagliaccio quando si vuole avere uno naturale.
Per il resto, le so si stende con l'adeguata delicatezza dosandolo senza essere particolarmente eccessivo riesce a dare un certo tono senza sembrare un pagliaccio, tanto che io stessa avevo un aspetto più sano e, visto che passo le mie giornate a lavorare davanti a un pc e la mia ora d'aria è effettivamente un'ora d'aria e neanche tutta assieme, è qualcosa che è notevolmente facile da apprezzare.
Ho provato questo prodotto sia in primavera che in estate, notando che anche per le pelli abbronzate (non la mia, io ho solo un leggero colorito dato dalla mia ora d'aria di cui ho parlato qui sopra) l'effetto è delicato e piacevole.
Il suo problema, decisamente, è aprirlo e chiuderlo.

Per il resto... LO CONSIGLIO!!!




sabato 1 giugno 2019

Tutta colpa dell'arrivo della luce e dell'estate: Haruki Murakami

E' da un po' di tempo che non riuscivo a scrivere e finalmente riesco a tornare qui a scrivere.
Ho fatto le ore piccole per lavoro e in questi ultimi giorno ho dimibuito ulteriormente le mie ore di Haruki Murakami: L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio.
sonno leggendo uno degli ultimi libri di
E' stato un acquisto d'impulso. 
Il primo libro che lessi fu il suo grande successo: Norvegian Wood (che all'epoca aveva ancora il secondo nome italiano: Tokyo Bluse) e che mi fece innamorare di quelle atmosfere malinconiche.
Lessi poi A Sud del Confine a Ovest del Sole che mi piacque abbastanza.
Passai a Kafka sulla Spiaggia e a Tutti i Figli di Dio Danzano.
Il mio problema è nato con La fine del Mondo e il Paese delle Meraviglie: sono anni che sono ferma ai prime cinquanta pagine. L'unica cosa bella, ormai, per me era solo l'unicorno della copertina.
Sinceramente convinta che ormai Murakai era perduto (tanto mi aveva inorridito la poca fluidità del romanzo) che non ho mai cominciato a leggere L'Elegante Scomparso.

Il mio problema era che arrivata la bella stagione (e più in particolare l'estate o comunque la luce), con l'arrivo dell'estate sentivo l'esigenza del genere di racconti scritti dall'autore giapponese.
Ho sofferto molto: io non leggo Banana Yoshimoto, nonchè praticamente unica autrice giapponese davvero popolare qui in Italia. Il suo solo nome mi basta per escluderla come possibile autrice. Che volete farci: ho le mie fisime.
Comunque, di recente ho prestato Norvegian Wood a una mia amica: sta scrivendo un romanzo e mi parlava del suo problema di trattare argomenti delicati come la dipartita di una persona cara. Lei non è una di quelle scrittrici che scrive cose che non conosce, ma sicuramente è una di quelle che non vuole sembrare patetica (e quindi con pathos lezioso e inutile) e quindi gli ho presentato (metaforicamente parlando) il signor Murakami. 
Ovviamente con il primo libro che ho letto.
Di recente ha comprato per il suo compleanno ho deciso di comprarle A Sud del Confine, ad Ovest del sole.
Mentre ero lì, ho visto  L'incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio e, non sto qui a raccontarvi i miei moti interiori: l'ho comprato, mentre mi chiedevo perchè cavolo avesse dato un nome così contorto al libro. Personalmente, sono arrivata alla conclusione che è stato scelto perchè sembrava filosofico (quindi molto giapponese) ma che l'autore non era riuscito a trovare nulla di meglio e così anche gli editori.
Ho fatto bene.
La storia non è la più allegra del mondo, ma chiunque legga mezza pagina di Murakami sa che è piuttosto difficile che succeda. La sua bellezza sta nel velo che scopre sulla vita che racconta e nella fluidità estrema della sua penna, oltre che della placidità in cui racconta tutto nella massima normalità.
Che dire: mi è tornata (quasi) la fiducia in Murakami.
Comincia nella maniera più esasperante che potrebbe... per un italiano.
Dice che Trukuro, a vent'anni, voleva morire. Questa drastica decisione, assolutamente ben descritta, è data dal fatto che i suoi migliori amici (praticamente un'anima in 5 corpi) gli hanno praticamente escluso dal loro gruppo. Senza spiegazioni.
Sedici anni dopo.... bla bla: leggetevi la quarta di copertina del libro.
La storia è fluida e estremamente godibile della lettura. In stile Murakami, ovviamente.
Lo stile è impeccabile: riesce a raccontare la sofferenza come se fosse una piuma. E' delicato e impalpabile come il dolore.
Un po' meno lo è stato nella scelta degli escamotage narrativi. Sinceramente, credo sapesse che non aveva una via di uscita particolarmente brillante, soprattutto per avere il suo protagonista come "nel giusto", quindi quando ha affrontato i suoi vecchi amici, lo ha fatto con la coscienza pulita.
Poi però c'è il solito stile di Murakami che può non piacere: l'autore infatti sceglie di raccontare una precisa parentesi di vita di un individuo, né più, né meno. Usa spesso qualcosa che è una particolarità, un' assenza o qualcosa che distacca il soggetto da chi lo circonda: in A sud del confine [...] lui è l'unico figlio unico nella sua classe, a parte quella che diventerà la sua migliore amica dell'infanzia e Tsukuro è l'unico che nel suo nome non ha un colore.
Non ti parla di come finirà e ti lascia spesso con un finale sospeso (tanto che lo stesso Murakami ha dovuto confermare che non avrebbe mai scritto un secondo libro sul protagonista di Norvegian Wood) e lo stesso fa con questo libro. 
Personalmente a metà del libro mi sono detta "no, non sapremo mai perchè! " e a due capitoli dalla fine, sapevo che l'ultima risposta di Tsukuro noi non l'avremmo saputa.
In questo libro, inoltre, l'autore sfiora altre temi delicati che non sono esattamente nella sua zona confort, decidendo e dimostrando così di volersi sempre mettere alla prova.
Una chicca interessante? Tsukuro potrebbe essere figlio di Watanabe Tōru: è della generazione successiva, ci fai caso quando Haida (leggete il libro e scoprite chi è) racconta di come suo padre era studente durante i moti studenteschi di Tokyo... e quasi ti viene voglia di leggere Norvegian Wood per vedere se c'è un Haida che compare fugacemente... o magari il pianista Jazz.

domenica 16 dicembre 2018

Eco imballaggio

(Questo articolo è stato scritto il 30 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)


Forse non tutti sanno (sono ironica, ovviamente) la plastica non è solo qualcosa di vomitevole da vedere nel mare (sin da piccola sono sempre stata tra quelli che guardava schifata la carta del gelato nel golfo di Taranto - Basilicata - dove andavo a bagnarmi, forse è anche per questo che non sono la classica italiana media fanatica della spiaggia), ma anche pericolosa per gli animali acquatici.

http://finestradonna.blogspot.it/
http://finestradonna.blogspot.it/
I FAVOLOSI ESEMPI DEL NOSTRO OPEATO

La Saltwater Brewery, un'azienda americana (Florida - di cui ho già parlato sempre per una questione "verde": la città ad energia elettrica, dimostrando che in quel Paese i fricchettoni si sono evoluti) che produce birra artigianale ha deciso di affrontare il problema degli anelli di plastica che vengono da loro (e altri) utilizzati per tenere unite le bottiglie di plastica (come nei migliori telefilm/comics USA), visto che non è solo l'italiano medio ad essere incivile, ma anche tutti gli altri abitanti del globo.
Cosa hanno fatto quindi?
Sapendo che spesso questi anelli finiscono per imprigionare, soffocare e avvelenare pesci e tartarughe marine (che colpa non hanno visto che in fondo quella è casa loro e non passavano di lì per fare un dispetto ai nostri rifiuti), hanno deciso di creare degli anelli commestibili (e, quindi, biodegradabili) in modo che se proprio gli animali marini ci finiranno in mezzo potranno mangiarseli.

https://finestradonna.blogspot.com
LA BIRRA E IL SUO IMBALLAGGIO

Come hanno prodotto questo eco-imballaggio?
Sapete il detto "Del maiale non si scarta nulla"? Ecco, loro l'hanno fatto con l'orzo e il grano, o meglio: fatta la birra, ci sono dei residui organici e da questi residui hanno fatto questi anelli che, così, sono 100% biodegradabili e compostabili, nonchè sicuri per ambiente e uomini (anche se io di certo non spasimo per la voglia di assaggiarli).

La Saltwater Brevery ha precisato che questo nuovo prodotto è resistente ed efficiente come il vecchio imballaggio di plastica (solo migliore, aggiungerei io) il cui solo inconveniente è che, per forza di cose, il prezzo di produzione è superiore a quello vecchio.
Si sa, i costi di solito diminuiscono a seconda delle quantità (e parliamo comunque di una piccola fabbrica di birra creata da pescatori, surfisti e altre persone che amano il mare che è parte integrante - se non indispensabile - delle loro vite) e che in fondo basta metterci un bio per vedere i prezzi lievitare, ma per ora la società americana spera solo che i clienti non rinuncino alla loro birra e che siano disposti a pagare di più per mantenere il loro prodotto nella dispensa e aiutare a non inquinare ulteriormente l'ambiente.

https://finestradonna.blogspot.com
LA FABBRICA


Come si dice: chi vivrà... vedrà. Magari anche altre piccole aziende compreranno il loro imballaggio o formeranno con loro una cooperativa tale per cui i prezzi di produzione di abbassano... intanto rido come una matta nel vedere che chiedono se hai o no 21 anni...

martedì 4 dicembre 2018

Deodoranti? Sì, e pure bio.

Negli ultimi mesi ho provato due tipi di deodorante di cui ora voglio condividere la mia personale opinione.
Se vi ricordate la mia esperienza con il deodorante della coop, comprenderete che non avevo una grande opinione dei deodoranti che si dicevano bio.
La mia opinione è: se sudi e puzzi, comprati la cosa che meglio funziona per evitare e fottitene se è bio o no.
Nel mio negozio bio di fiducia (Mondvert, ve ne ho già parlato) c'era in offerta il Miodeo Lady della Bioearth e, più per voglia di emulare mia sorella che per vera volontà di provarlo. Così come il secondo deodorante Deo Neutrino di Radici Toscane.
La commessa ci ricordava che è normale che il deodorante lo si debba mettere un'altra volta nel mezzo della giornata. Io concludo: una, se dovete di più, allora... beh, cambiate deodorante.
Se arrivate fino a sera, non abbandonatelo. Mi raccomando.
Per prima cosa, ho provato Deo Neunutrino di Radici Toscane.
rosascioccato.iobloggo.com
Ho comprato quello senza odore che ha come commento della stessa casa produttrice "per ascelle atomiche". Le altre hanno come sottotitolo "per ascelle mitiche".
Ridicolo?
Sì.
Ma cacchio. Ascelle? Ti dimentichi proprio di averle.
Per prima cosa, si presenta in una scatoletta rotonda e il mio primo pensiero era uno: costava troppo per quanto poco era. Sbagliavo. Merita tutti i soldi spesi.
Rientra nella categoria dei deodoranti in crema e la consistenza è caratterizzata dal bicarbonato che gli da una consistenza ruvida, ma non per questo fastidiosa al contatto con le ascelle. La cosa più fastidiosa è che devi prenderlo con le mani e poi spalmarlo, ma (capirete anche voi) non è quel gran dramma.
L'odore è del tutto inesistente sia del deodorante che delle vostre ascelle che rimarranno fresche. Le mie lo hanno fatto e io, non lo nego, sono una che suda (e sono fumatrice... e mangio male... e nulla di questo aiuta). Con questo deodorante (usato anche durante le giornate calde) non ho avuto problemi fino a sera e se non erano giornate fresche allora può durare anche di più (ma poi la sera ti lavi, quindi si ricomincia) e posso garantire che la sua efficacia è totale.
Ascelle atomiche? Sì, ascelle atomiche.
Peccato che bisogni imparare a dosare per non eccedere con il prodotto, o dura davvero troppo poco.
Dopo questo, che non vedo l'ora di ricomprare, ho provato  Miodeo Lady della Bioearth.
Purtroppo dopo un deodorante come Deo Neutrino, l'odore di Miodeo Lady lo sentivo (e lo sento tutt'ora visto che è il deodorante che sto usando) e per quanto molto buono, mi fa mancare quando non c'era alcuna presenza.
rosascioccato.blogspot.comAnche Miodeo Lady è un deodorante in crema, ma è da spruzzare. Il dosatore poi permette di spruzzare direttamente sull'ascella e poi di massaggiare per aiutare l'assorbimento, ma se pure vi dimenticate che essendo crema deve essere steso e quindi vi dimenticate di farlo, non c'è problema perché funziona bene lo stesso. Altra cosa molto buona è che con il dosatore non si eccede troppo.
Nonostante non mi abbia entusiasmato come l'altro, anche Miodeo vale i soldi spesi, essendo davvero molto buono e sia l'odore gradevole, sia la durata della sua azione che compete con molti (oserei dire quasi tutti) i deodoranti chimici più comuni e "rassicuranti".
Una nota dolente è che credo che Miodeo Lady non continuerà la sua produzione, spero solo che la Bioearth non smetterà di creare deodoranti, perché se sono tutti come questo, meritano davvero di conquistare una buona fetta di mercato, visto che io ho davvero apprezzato il rapporto qualità prezzo.

lunedì 3 dicembre 2018

Politica e parità di genere in Tunisia

(Questo articolo è stato scritto il 30 Giugno 2016 sul blog della sottoscritta Donna in Rete: una finestra sul mondo)

Visto che ho già parlato e ancora parlerò di quanto fanno schifo gli uomini italiani, quest'oggi ho deciso di bypassare l'argomento (anche se ne avrei da raccontare visto che non vi smentite mai) e trattare in vece di un argomento decisamente migliore.
La Tunisia ha infatti fatto dei passi avanti per il raggiungimento della parità di genere in politica.
Il 15 giugno del 2016, infatti, il Parlamento tunisino ha approvato un elemento che garantisce alle donne una maggiore rappresentanza nella politica locale, in quele che sono le elezioni comunali e regionali e comprende una proposta che prevede che ci sia lo stesso numero di uomini e donne sia nelle liste elettorali che all'interno di ogni ogni lista.
Entrambe le poroste sono state adottate dall'Assemblea dei rappresentanti del Popoli, passando con 127 rappresentanti su 134 .
Per la prima volta 17 donne parlamentari (mi sa più delle nostre) che fanno parte di diversi partiti e idologie politche hanno votato all'unanimità e si sono attivate per favorire la parità di genere in politica.
Quest'azione politica comporterò che nelle elezioni locali previste nel marzo dell'anno prossimo le donne avranno una maggiore rappresentanza nei consigli comunali e regionali del Paese.
Secondo il Gender Gap Report del 2015, la Tunisia si è classificata 69° (su 145) in termini di empowerment femminile che secondo dal rappresentante delle UN Whomen Leila Rhiwi garantirà l'effettiva partecipazione delle donne alla vita tunisina.


Fonti:
http://www.unwomen.org/